UniURB Open Journals (Università degli Studi di Urbino Carlo Bo)
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Di Nola Alfonso
Alfonso Maria Di Nola è stato uno studioso di storia delle religioni e antropologia culturale, con un approccio interdisciplinare che ha integrato indagini storiche, etnografiche e sociologiche. Ha curato una vasta opera enciclopedica sulla storia delle religioni, in vari volumi scritti in gran parte da lui stesso. Ha analizzato la religiosità popolare e le credenze delle classi subalterne, opponendosi a visioni archetipali e astoriche della religione. Il suo lavoro rimarca la funzione sociale delle pratiche religiose, mettendo in luce il rapporto tra culture egemoniche e subalterne nell’elaborazione delle credenze e nella costruzione dell’identità religiose.
Parole chiave: Alfonso Maria Di Nola, storia delle religioni, antropologia religiosa, religiosità popolare, Enciclopedia delle religioni
Alfonso Maria Di Nola was a scholar of religious history and cultural anthropology, adopting an interdisciplinary approach that integrated historical, ethnographic, and sociological research. He edited a vast encyclopedic work on the history of religions, in several volumes largely written by himself. He analyzed popular religiosity and the beliefs of subordinate classes, opposing archetypal and ahistorical views of religion. His work emphasizes the social function of religious practices, highlighting the relationship between hegemonic and subordinate cultures in the elaboration of beliefs and the construction of religious identities.
Keywords: Alfonso Maria Di Nola, history of religions, religious anthropology, popular religiosity, Encyclopedia of Religion
Grassi Ernesto
Ernesto Grassi sviluppò spunti teorici heideggeriani in una propria interpretazione dell’umanesimo italiano che si poneva in esplicito contrasto con la svalutazione che, di esso, lo stesso Heidegger aveva invece dato. In questo contesto, assume un ruolo del tutto peculiare l’opera di G.B. Vico, interpretato da Grassi come il più alto portato filosofico della precedente tradizione di studi umanistici. Sottolineando il nucleo religioso e “provvidenzialistico” del pensiero storico di Vico, Grassi afferma che se quest’ultimo oppone la storia umana alla metafisica come scienza di cause di tipo naturalistico, e dunque, in termini heideggeriani, come “metafisica degli enti”, la medesima storia umana è però per il filosofo napoletano manifestazione di un essere non solo non naturalistico, ma anche non esauribile nei “proponimenti” degli uomini stessi.
Parole chiave: Ernesto Grassi, umanesimo, Giambattista Vico, Heidegger, provvidenza
Ernesto Grassi developed some Heideggerian theoretical elements in his own interpretation of Italian humanism, which explicitly contrasted with the devaluation that Heidegger himself had given it. In this context, the work of G.B. Vico takes on a particularly unique role, interpreted by Grassi as the highest philosophical achievement of the previous tradition of humanistic studies. Emphasizing the religious and “providential” core of Vico’s historical thought, Grassi asserts that while Vico opposes human history to metaphysics as a science of naturalistic causes, and thus, in Heideggerian terms, as a “metaphysics of beings,” this same human history is, for the Neapolitan philosopher, a manifestation of a being that is not only non-naturalistic but also not exhaustible in the intentions of human beings themselves.
Keywords: Ernesto Grassi, humanism, Giambattista Vico, Heidegger, providenc
Levi Primo
Pur non essendo un filosofo, lo scrittore e chimico Primo Levi aveva una mens filosofica e il gusto – che sentiva come un dovere dell’uomo in quanto tale – di chiedersi e cercare il perché delle cose naturali e degli eventi storici. Egli non si sottrasse alla ricerca il più possibile razionale nemmeno sull’esperienza traumatica, patita in prima persona, del campo di sterminio, rendendo oggetto di densa testimonianza e riflessione tale esperienza. Da ebreo laico, nel tempo sviluppò un crescente interesse culturale al giudaismo, da lui percepito e articolato essenzialmente come un umanesimo etico. Rivisitò la figura di Giobbe; riscrisse miti come quello di Lilith e del Golem; reinterpretò alcuni salmi e li adattò all’imperativo etico della memoria; rivalutò il codice halakhico noto come Shulkhan ‘arukh per esemplificare il «gioco disinteressato dell’ingegno [umano]».
Parole chiave: Primo Levi, Auschwitz, imperativo della memoria, umanesimo etico, tradizione ebraica
Although he was not a philosopher, the writer and chemist Primo Levi had a philosophical mind and the taste – which he felt was a duty of man as such – to seek explanations for natural things and historical events. He did not shy away from the most rational inquiry possible, even regarding the traumatic experience he personally endured in the extermination camp, making that experience the subject of dense testimony and reflection. As a secular Jew, he developed a growing cultural interest in Judaism over time, which he perceived and articulated essentially as an ethical humanism. He revisited the figure of Job; rewrote myths such as that of Lilith and the Golem; reinterpreted some psalms and adapted them to the ethical imperative of memory; and reassessed the halakhic code known as Shulkhan ‘arukh to exemplify the “disinterested play of [human] ingenuity.”
Keywords: Primo Levi, Auschwitz, imperative of memory, ethical humanism, Jewish traditio
Mancini Italo
Italo Mancini ha affrontato più aree della filosofia: in particolare, negli anni centrali, la filosofia della religione e, negli ultimi anni, la filosofia del diritto. Mancini insiste sull’autonomia dell’esperienza religiosa rispetto a qualsiasi sua condizione di possibilità trascendentale e, diversamente dai fenomenologi della religione, fa valere un modello, da lui definito kerygmatico o puro, che consiste nel derivare il concetto di religione dalle stesse tradizioni religiose e nella fattispecie dal cristianesimo. Questa direttrice del proprio pensiero filosofico-religioso, frutto anche del rapporto con la teologia protestante soprattutto barthiana, è affiancata da Mancini ad un’altra direttrice, che elabora il principio tomistico della contingentia mundi. Mancini non si nascondeva l’eterogeneità di queste due direttrici, ma riteneva che la loro coesistenza potesse costituire un ideale regolativo complessivo del pensiero filosofico-religioso.
Parole chiave: Italo Mancini; filosofia della religione; kerygma; metafisica post-kantiana; ermeneutica religiosa
Italo Mancini has dealt with multiple areas of philosophy: in particular, during his central years, the philosophy of religion, and in his late years, the philosophy of law. Mancini emphasizes the autonomy of religious experience from any transcendental condition of possibility; unlike the phenomenologists of religion, he advocates a model, which he defines as kerygmatic or pure, that consists of deriving the concept of religion from the very religious traditions, specifically from Christianity. This direction of his philosophical-religious thought, also the result of his relationship with Protestant, especially Barthian theology, was accompanied by Mancini with another direction that elaborates on the Thomistic principle of contingentia mundi. Mancini did not shy away from the heterogeneity of these two directions, but he believed that their coexistence could constitute an overall regulative ideal of philosophical-religious thought..
Keywords (English): Italo Mancini; philosophy of religion; keygma; post-Kantian metaphysics; religious hermeneutics
Miegge Mario
Figlio del teologo Giovanni e come lui membro della Chiesa Evangelica Valdese, Mario Miegge ha insegnato per molti anni Filosofia teoretica e Filosofia della religione all’università di Ferrara. Dopo aver curato un’ampia antologia tematica sul pensiero sulla religione, si è dedicato alle questioni teoriche intersoggettività, anche in relazione alla coscienza storica, e all’approfondimento storico-filosofico del movimento della Riforma. In esplicita differenziazione con M. Weber, M. Miegge ha sottolineato, nello sviluppo storico del protestantesimo, non tanto i nessi con l’economia capitalista, quanto la presenza di una dimensione intersoggettiva in grado di coniugare l’autonomia morale e la capacità di agire collettivo, l’esperienza privata/esistenziale e quella sociale e pubblica.
Parole chiave: Mario Miegge, intersoggettività, Riforma protestante, coscienza storica, democrazia
Son of the theologian Giovanni and, like him, a member of the Waldensian Evangelical Church, Mario Miegge taught theoretical philosophy and philosophy of religion at the University of Ferrara for many years. After editing a comprehensive thematic anthology on religious thought, he focused on theoretical issues of intersubjectivity, also in relation to historical consciousness, and on the historical-philosophical deepening of the Reformation movement. In explicit differentiation from M. Weber, M. Miegge emphasized, in the historical development of Protestantism, not so much the connections with capitalist economy, but rather the presence of an intersubjective dimension capable of combining moral autonomy and collective action, as well as private/existential experience with social and public experience.
Keywords: Protestant Reformation, work ethics, prophecy and history, Calvinism, modernity, democracy, religion and politic
Olivetti Marco Maria
Professore ordinario di Filosofia della Religione presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Marco Maria Olivetti fu allievo di E. Castelli e ne continuò la tradizione dei Convegni internazionali su tematiche filosofico-religiose e della rivista «Archivio di filosofia». Olivetti sostiene l’anteriorità dell’etica su qualunque paradigma derivante dalla teticità e, in particolare nella kantiana Religione entro i limiti della sola ragione, opera fulcro di tutta la sua riflessione, egli rimarca la critica a una declinazione della intersoggettività metafisicamente monadica come quella di Leibniz. Olivetti sottolinea altresì l’analisi kantiana della mediazione soprannaturale che offre lo spazio originario di possibilità che consente la comunità etica, quello che egli qualifica come comunità tra le menti: una comunità di res cogitantes, di intelligenze libere.
Parole chiave: Marco Maria Olivetti, filosofia della religione, etica, comunità tra le menti, analogia del soggetto
Full Professor of Philosophy of Religion at the University ‘La Sapienza’ in Rome, Marco Maria Olivetti was a student of E. Castelli and continued his tradition of international conferences on philosophical-religious themes and the journal “Archivio di filosofia.” Olivetti argues for the precedence of ethics over any paradigm derived from theticism, and particularly in Kant’s Religion within the Limits of Reason Alone, the work that is central to all his reflection, he emphasizes the critique of a metaphysically monadic intersubjectivity like that of Leibniz. Olivetti also highlights Kant’s analysis of supernatural mediation, which offers the original space of possibility that allows for an ethical community, which he qualifies as a community among minds: a community of res cogitantes, of free intelligences.
Keywords: Marco Maria Olivetti, philosophy of religion, ethics, community of minds, analogy of the subjec
Ottaviano Carmelo
Carmelo Ottaviano fondò già da giovane e diresse per quarant’anni la rivista «Sophia», nata con l’intento di contrastare l’idealismo e, di conseguenza, l’immanentismo che egli ad esso vedeva legato. Insegnò nelle università di Cagliari, Napoli e, per molto tempo, Catania. Egli intese riallacciarsi alla tradizione del cristianesimo, sostenendo il realismo da una prospettiva fortemente trascendente, ed indicando nella mediazione del Cristo la possibilità concreta della redenzione in cui, insieme all’uomo, tutta la realtà anela ad essere riassunta nell’unità. La dimensione del soprannaturale viene così originariamente connessa con quella della terrenità umana e questa relazione si compie solo nel pensiero che si fa fede, in quanto è esclusiva potenzialità di un pensiero che è un tutt’uno con la fede di poter cogliere il soprannaturale che si manifesta e riportarlo alla comprensibilità dell’uomo.
Parole chiave: Carmelo Ottaviano, critica all’idealismo, realismo trascendente, mediazione del Cristo, unità
Carmelo Ottaviano founded and directed the magazine “Sophia” for forty years, starting from a young age, with the intent of opposing idealism and, consequently, the immanentism he saw as linked to it. He taught at the universities of Cagliari, Naples, and for a long time, Catania. He sought to reconnect with the tradition of Christianity, advocating realism from a strongly transcendent perspective, and indicating in the mediation of Christ the concrete possibility of redemption in which, along with humanity, all of reality longs to be summarized in unity. The dimension of the supernatural is thus originally connected with that of human earthly existence, and this relationship is fulfilled only in the thought that becomes faith, as it is the exclusive potential of a thought that is one with faith to grasp the supernatural that manifests itself and bring it back to human comprehensibility.
Keywords: Carmelo Ottaviano, critique of idealism, transcendent realism, mediation of Christ, unit
Pasolini Pier Paolo
Nella complessa, influente e discussa opera di Pier Paolo Pasolini - poeta, scrittore, cineasta e intellettuale - la dimensione religiosa affiora in modo intenso. La figura di Cristo, in particolare, torna in diverse sue opere quale personificazione dello scandalo, secondo una sequela profetica e apocalittica che ne fa un corpo vivo straziato e straziante. Provocazioni diversificate sul tema del sacro non mancano in molti altri luoghi dell’opera pasoliniana: ad esempio, un lato precristiano, primitivo e selvaggio della dimensione religiosa viene connesso, nella figura del cannibale di Porcile, non senza qualche ingenuità e fragilità teorica, con gli strati più poveri delle popolazioni, ma è comunque rappresentato con incisiva evidenza provocatoria; un altro esempio di provocazione religiosa: le lucciole sterminate dall’industrializzazione e dal cemento sono rappresentate quale un estremo corpo sacrificale del consumismo dilagante.
Parole chiave: Pier Paolo Pasolini, scandalo, corpo sacrificale, cristologia, apocalittica
In the complex, influential, and controversial work of Pier Paolo Pasolini - poet, writer, filmmaker, and intellectual - the religious dimension emerges intensely. The figure of Christ, in particular, reappears in several of his works as a personification of scandal, following a prophetic and apocalyptic sequence that makes him a living body, torn and heart-wrenching. Diverse provocations on the theme of the sacred are not lacking in many other parts of Pasolini’s work: for example, a pre-Christian, primitive, and wild aspect of the religious dimension is connected, in the figure of the cannibal in Porcile, not without some naivety and theoretical fragility, to the poorer layers of the populations, but it is nonetheless represented with striking provocative emergence; another example of religious provocation: the fireflies exterminated by industrialization and concrete are depicted as an extreme sacrificial body of rampant consumerism.
Keywords: Pier Paolo Pasolini, scandal, sacrificial body, Christology, apocalypti
Rensi Giuseppe
Passato attraverso varie fasi di pensiero, Giuseppe Rensi giudicò però retrospettivamente l’indirizzo scettico come sotteso all’intera sua produzione filosofica. Critico del neoidealismo crociano e gentiliano, rifiutò ogni prospettiva panlogica e finalistica, sottolineando la tragicità dell’esistenza umana. Soprattutto negli scritti degli ultimi anni, lo stesso Rensi parlò di una vena “religioso-scettica” del proprio pensiero e nel tardo Testamento filosofico accostò Democrito e la Prima Lettera di Giovanni: «Atomi e Vuoto e Il divino in me», prospettando un percorso redentivo che, a partire dalla propria interiorità («il divino in me»), irriducibile alla materia, gli uomini possono intraprendere tra di loro e nei confronti dello stesso cosmo muto («atomi e vuoto»). Rensi ribadisce, dunque, il proprio rifiuto di qualunque prospettiva armonizzante, ma, dice, «sento (...) di credere, se non nel theós, nel theión».
Parole chiave: Giuseppe Rensi, scetticismo religioso, materialismo afinalistico, interiorità, redenzione
Having gone through various phases of thought, Giuseppe Rensi retrospectively judged the skeptical approach as underlying his entire philosophical production. A critic of Croce’s and Gentile’s neoidealism, he rejected any panlogical and teleological perspective, emphasizing the tragic nature of human existence. Especially in his writings from the last years, Rensi himself spoke of a ‘religious-skeptical’ vein in his thought, and in his late Philosophical Testament, he compared Democritus and the First Letter of John: ‘Atoms and Void and the divine in me,’ suggesting a redemptive path that, starting from one’s own interiority (\u27the divine in me\u27), irreducible to matter, individuals can undertake among themselves and in relation to the same mute cosmos (‘atoms and void’). Rensi thus reaffirms his rejection of any harmonizing perspective, but he says, ‘I feel (...) I believe, if not in the theós, in the theión.’
Keywords: Giuseppe Rensi, religious skepticism, non-teleological materialism, interiority, redemptio
Tarozzi Giuseppe
Formatosi alla fine dell’Ottocento, nella Padova del positivista R. Ardigò e dello spiritualista F. Bonatelli, Giuseppe Tarozzi fu per molti decenni professore di filosofia all’Università di Bologna, partecipando alle discussioni dei rapporti tra scienze matematico-naturali e filosofia che si svolgevano intensamente in quell’università nei primi decenni del secolo. Nel suo lungo tragitto filosofico Tarozzi passò da un’impostazione di tipo positivistico, senza però mai riduzionismi materialistico-deterministi, a uno spiritualismo fondato in modo teistico-trascendente, prospettiva particolarmente presente nella tarda opera L’infinito e il divino.
Parole chiave: Giuseppe Tarozzi, positivismo e spiritualismo, anti-determinismo, infinito, divino
Educated at the end of the nineteenth century in Padua under the positivist R. Ardigò and the spiritualist F. Bonatelli, Giuseppe Tarozzi was for many decades a professor of philosophy at the University of Bologna, participating in the discussions on the relationships between mathematical-natural sciences and philosophy that were intensely held at that university in the early decades of the century. Throughout his long philosophical journey, Tarozzi moved from a positivistic approach, without ever succumbing to materialistic-deterministic reductionism, to a spiritualism grounded in a theistic-transcendent perspective, particularly present in his later work \u27The Infinite and the Divine.\u27
Keywords: Giuseppe Tarozzi, positivism and spiritualism, anti-determinism, infinite, divin