Università Iuav di Venezia

Archivio istituzionale della ricerca - Università IUAV di Venezia
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    Avamposti nella selva

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    L’unità del molteplice. Abitare l’isola di Torcello a Venezia

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    Mostra degli esiti delle attività didattiche del Laboratorio d’anno 1B, Composizione architettonica e Teorie dell’architettura – Proff. Alioscia Mozzato e Alberto Petracchin. Organizzazione e cura di Alioscia Mozzato e Alberto Petracchin, con Davide Bergo, Leandro Esposito, Tommaso Spagnolli e la partecipazione di Kuno Mayr

    Mediating Synthetic Fibres and Colour at the Centro Design Montefibre in the 1970s, between Fashion Forecasting and Design Culture

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    This article examines the activities carried out in the 1970s by the Centro Design Montefibre (1973-1998), a unit within the textile division of the Italian chemical group Montedison established to support the application of synthetic fibres in the fashion and design sectors in Italy and Europe. By contextualising this experience within the broader transformations of market and consumer patterns, and through the analysis of company records, first-hand accounts from former collaborators, and specialised magazines, the aim is to highlight how, along with mediating synthetic fibres towards manufacturers and professionals, the Centre also served as a platform of experimentation and dissemination of knowledge, practices and tools relating to colour. Revisiting the history of the Centro Design Montefibre, situated at the intersection of production, mediation and consumption in design and fashion, appears particularly significant in light of current debates on colour culture and practice within these fields

    L'identità visiva di una mostra

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    Walkable architectures : Università Iuav di Venezia : Wave 2024

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    Da sempre l’architettura, le città e i territori si sono costruiti in relazione agli spostamenti umani. Dalle distanze costrette entro spazi minimi, misurati sull’ergonomia del singolo individuo, fino alla vasta scala delle migrazioni di interi popoli, l’atto del camminare rappresenta un’azione talmente radicata e imprescindibile nell’esperienza del mondo, addirittura inconsapevole, da poter apparire scontata. Eppure la scelta di intitolare Wave 2024 alle Walkable architectures non va intesa in senso riduttivo, come banale riaffermazione di una tautologia. Si tratta piuttosto di una proposta esplorativa, occasione di riscoperta e intensificazione del tema, finanche una presa di posizione: è l’affermazione che l’architettura, nel suo farsi spazio e nel dare forma alle relazioni che in questo si dispiegano, nella sua fisicità esperita e nella dimensione immateriale che è in grado di evocare, continua a trovare le proprie ragioni d’essere. Il discorso assume particolare significato in un periodo storico pesantemente segnato dalla pervasiva fortuna della dimensione visiva. Nel campo dell’architettura troppo spesso la tendenza alla cristallizzazione del progetto in immagini, per così dire, appiattite fa sì che la loro facile fruizione abbia preso progressivamente il sopravvento sull’intraducibile pienezza dell’esperienza fisica dello spazio. E il prevalere di un approccio oggettuale alla concezione gli edifici ne ha fatto troppo spesso contenitori fragili, esposti al rischio di gratuità, erodendo invece il senso profondo del dare forma e sistema alle cose. Volumi sempre meno interessati a dialogare vedono venire meno il gioco sapiente, rigoroso e magnifico delle relazioni sotto la luce. E mentre si fanno stringenti le norme che regolano aspetti altri del progettare, aspetti di natura procedurale o tecnologico-prestazionale, ma essenzialmente non formali, sembra non essere più al centro la dimensione relazionale insita nell’idea di costruire, non oggetti, ma luoghi. Il volume presenta gli esiti di Wave 2024, workshop di architettura dell'Università Iuav di Venezia

    Gli anni egiziani = The Egyptian years

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    Il contributo ripercorre le vicende degli anni della maturità del fotografo "veneziano" Antonio Beato corrispondenti alla sua permanenza al Cairo (1860-1860) e a Luxor (1862-1905), dove egli è anche l'unico fotografo stabilmente insediato. Ciò significa che a differenza di altri pionieri della fotografia come Maxim Du Camp, Francis Firth, Pascal Sabah o Félix Bonfils, il suo lavoro rappresenta una documentazione senza pari sulle straordinarie vestigia dell'antico Egitto, in un momento in cui questo vede l'arrivo dei primi turisti del nuovo Gran Tour, ma anche in cui nasce la moderna ricerca archeologica. Obbiettivo del saggio è quello di analizzare le fotografie di Antonio per leggervi la sua speciale sensibilità sia per la specificità dell'architettura dell'antico Egitto, sia per i complessi rapporti che s’instaurano tra monumento e paesaggio. Per tale ragione le foto di Antonio sono accompagnate da alcuni ridisegni delle planimetrie dei principali siti archeologici (Giza, Abido, Luxor, Karnak, Tebe ovest, Kom Ombo, Edfu fino a File e Abu Simbel) in un ideale percorso che, dal Cairo, risale il Nilo fino alla Nubia. Ridisegni che, nell’insieme, vogliono essere un primo, germinale, tentativo di ragionare – così come aveva fatto Vincent Scully con i templi della Grecia classica – più che sul monumento in se stesso, su ciò che lo lega agli altri monumenti, al suo territorio e al suo paesaggio

    Tempo, teorie ed esecuzioni all’interno dei processi didattici

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    l progetto costituisce il fuoco attorno a cui si articolano diversi contributi di giovani docenti di progettazione architettonica del Dipartimento di Culture del progetto dell’Università Iuav di Venezia. Le differenti declinazioni rendono conto dei personali posizionamenti rispetto alla proposta di un titolo ricorrente, Progetto e Ne emerge un panorama coeso nei suoi tratti generali, fortemente orientato alla comprensione e alla gestione dei processi di trasformazione del mondo. Allo stesso tempo, però, quegli obiettivi condivisi si arricchiscono nell’intreccio di fili narrativi molteplici, che spaziano dalla necessità di dare risposta alle sfide attuali, alla volontà di affondare le ragioni del progetto nella dimensione atemporale del fare architettura

    Vele di carta. Learning Center Duca di Galliera

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    Il progetto coniuga evocazioni di figure marittime e urbane (la complessità del centro storico genovese), affronta il tema della scala del paesaggio, in un lungo edificio sostenuto e protetto da volte rigate che scandiscono i prospetti. Il tema assegnato - una biblioteca - viene declinato come un Learning Center, luogo denso di attività

    Un milione di voci. Venezia e gli abitanti di carta

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    Stabilire un’equivalenza, o quanto meno una similitudine, tra il libro e l’architettura, tra la carta e la muratura, non è certamente un’operazione rivoluzionaria. In fondo, colui che ha coniato il celebre adagio “l’architettura è il grande libro dell’umanità” lo ha ribadito con cristallina chiarezza. Per contro, non è immediato, sebbene possa sembrare una logica conseguenza della semplice somma di ogni architettura-libro che la compone, elevare, fuor di metafora, un’intera città a immensa biblioteca. Un milione di voci abita la città di Venezia. Un milione di voci, dotte o minori, risuona e rimbalza nel labirinto urbano e letterario che la struttura

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