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28222 research outputs found
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Waste Driven Design. Il progetto nelle metamorfosi della materia
Il contesto contemporaneo, segnato da uno squilibrio tra risorse terrestri portate al limite e abbondanza di rifiuti, richiede una transizione di salvaguardia ambientale, economica e sociale per raggiungere una “società a zero rifiuti”. Il design, come disciplina capace di promuovere strumenti per il cambiamento e facilitare l’implementazione di strategie e normative, può agire nella trasformazione del “limite” come potenziale opportunità.
In particolare, dalla prima fase esplorativa della ricerca, emerge che il design dei e con i neomateriali, sviluppati attraverso il riutilizzo di scarti e rifiuti in filiere circolari non consolidate, ha un ruolo determinante nell’innescare un riequilibrio tra i limiti delle risorse e l’abbondanza di rifiuti. Tuttavia, l’analisi quantitativa di un campione di indagine ha evidenziato che la sfida principale dei neomateriali risiede nel loro stato spesso solo sperimentale. Pertanto, l’ipotesi di ricerca proposta è che sia necessario sviluppare uno strumento – assumendo il termine in un senso più ampio e riferito a qualsiasi mezzo o risorsa utile a raggiungere un obiettivo progettuale –per contribuire alla sistematizzazione di un approccio olistico al design dei neomateriali.
Per approfondire l’ambito di studio, è stata condotta una ricerca qualitativa sui contributi disponibili in letteratura relativi ai processi progettuali material driven e material based, al fine di comprenderne i principi di base e le criticità. Sulla base di questi risultati, e attraverso un’ulteriore fase di ricerca qualitativa svolta sul campo e rivolta a una selezione di casi-studio, la ricerca dottorale si propone come studio e sistematizzazione di teorie, strumenti, competenze, metodi e contributi delle discipline di supporto per proporre un nuovo approccio, definito Waste Driven Design. Si tratta di un processo progettuale che può orientare, da un lato, una ri-significazione culturale di ciò che consideriamo scarto e rifiuto e, dall’altro, il superamento della soglia sperimentale dei neomateriali, favorendone la diffusione e l’applicazione. Tale output, insieme agli altri risultati operativi e concettuali della ricerca, rappresenta un elemento chiave per comunicare il principale esito dello studio, ossia esprimere il significato del “progetto nelle metamorfosi della materia”, oltre a interpretare il “limite” come opportunità.
Dunque, la ricerca si offre come un avanzamento della conoscenza nell’ambito metodologico del design e il cui apporto originale, nello specifico fornito al dibattito disciplinare del design per i materiali, risulta dal delinearsi di ulteriori prospettive di studio finalizzate a dimostrare la possibilità di rinnovati modelli di progettazione, produzione e (non)consumo sostenibili.The contemporary context, marked by an imbalance between finite terrestrial resources pushed to their limits and the abundance of waste, calls for a transition geared towards environmental, economic, and social safeguarding, in order to achieve a “zero-waste society”. Design, as a discipline capable of fostering tools for change and facilitating the implementation of strategies and policies, can play a key role in transforming the notion of “limit” into a potential opportunity.
From the initial exploratory phase of the research, it emerged that the design of and with neomaterials—developed through the reuse of waste and scraps within emerging circular supply chains—plays a crucial role in triggering a rebalancing between resource scarcity and waste overabundance. However, a quantitative analysis of a sample revealed that the main challenge neomaterials face lies in their often merely experimental status. Therefore, the proposed research hypothesis is that it is necessary to develop a tool—understood in a broad sense, as any means or resource useful for achieving a design goal—to contribute to the systematisation of a holistic approach to neomaterial design.
To further explore this field of study, a qualitative investigation of existing literature was carried out, focusing on material-driven and material-based design processes, in order to understand their core principles and limitations. Building on these findings, and through an additional qualitative field study conducted on a selection of case studies, the doctoral research aims to structure and systematise theories, tools, skills, methods, and supporting disciplinary contributions in order to propose a new approach, defined as Waste Driven Design. This design process seeks to guide, on the one hand, a cultural re-signification of what we consider waste and scraps, and on the other, the overcoming of the experimental threshold of neomaterials, thus promoting their dissemination and application.
This output, together with the other operational and conceptual results of the research, represents a key element in communicating the main outcome of the study: to express the meaning of “design in the metamorphoses of matter” and to interpret the “limit” as an opportunity.
As such, the research offers a contribution to the advancement of knowledge in the methodological field of design. Its original contribution, specifically to the disciplinary debate on design for materials, lies in outlining further perspectives aimed at demonstrating the potential for renewed models of sustainable design, production, and (non-)consumption
Palmanova forma spazio architettura
Nel saggio vengono spiegate le ragioni della ricerca che sottendono al volume "Palmanova forma spazio architettura": un percorso di ricerca triennale che si fonda sull’esperienza di progetti a diversa scala che hanno caratterizzato la formazione dell’autrice. La relazione tra progetto di paesaggio, progetto urbano e manufatto edilizio viene qui applicata all'intera città, allo scopo di riportare in luce tratti ancora insuperati del fare architettura di cui oggi la progettazione ha una primaria necessità, dato l’attuale contesto di urgenze ambientali, di nuove esigenze abitative e di servizi, di riqualificazione dell’esistente, di sostenibilità economica e sociale
La scultura sommersa e la nascita della performance. Su “L’Enterrement de la Chose de Tinguely” di Jean-Jacques Lebel
Il festival, come evento culturale e politico, è intimamente legato alla dialettica tra la costruzione di comunità e la sua messa in crisi. In particolare, i festival che emergono tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli Ottanta, come quelli legati al movimento Fluxus e alla performance radicale, sono luoghi di conflitto, non solo tra diverse tradizioni artistiche, ma tra visioni contrastanti di società. Questo lavoro si concentra in particolare su due figure chiave: Jean-Jacques Lebel e Charlotte Moorman, i cui contributi nel panorama dei festival del secondo Novecento hanno ridefinito il ruolo dell’arte performativa come atto di dissenso e di trasformazione sociale.
Il festival non è più concepito come una mera rassegna di eventi culturali, ma come una forma di vita temporanea, un dispositivo di energia sociale che agisce come un catalizzatore di desiderio e conflitto. La contestazione al Festival di Avignone del 1968, con la sua resistenza alle strutture istituzionali, rappresenta un esempio cruciale di come il festival possa diventare un spazio di lotta e di resistenza contro la cooptazione dell’arte.
L'analisi si concentra su come il festival diventa un luogo in cui la comunità erotica e politica raccolta attorno alla sperimentazione performativa negli anni sessanta e settanta, in Europa e negli Stati Uniti, prende forma: un corpo plurale che non cerca la stabilità, ma l’intensificazione delle esperienze collettive, nella tensione tra il desiderio di libertà e le strutture sociali e politiche dominanti
Quero-Vas. Itinerari attivi tra tracce di memorie
Il progetto di ricerca finanziato dal Comune di Quero Vas si concentra sullo sviluppo socio-economico e culturale delle aree interne italiane, con particolare attenzione a un Comune che ha subito un processo di aggregazione con altre municipalità. L’obiettivo principale è superare la frammentazione territoriale e sociale, promuovendo la coesione tra residenti, visitatori e attori locali. Il progetto include la mappatura del patrimonio locale, la creazione di una Civica Collezione Digitale e l'elaborazione di strategie di sviluppo sostenibile. L’archivio digitale partecipativo raccoglie la memoria collettiva, favorendo un senso di appartenenza e valorizzando la storia della comunità. Il design per il territorio, l’innovazione sociale e il design dei servizi sono i principali strumenti utilizzati per attivare processi partecipativi e co-creare soluzioni insieme alla governance e ai cittadini. Il progetto punta a ridefinire l’identità del territorio, rendendo accessibile il patrimonio attraverso l’uso di tecnologie multimediali e il coinvolgimento della cittadinanza in eventi e workshop. Questo approccio dimostra come il design possa contribuire alla valorizzazione dei territori marginali e alla costruzione di un'identità collettiva sostenibile
Exploring the Impact of Span Length on Environmental Performance: A Comparative Study
Architects and building designers are pivotal in mitigating climate change by shaping the environmental footprint of buildings from their inception, with life cycle assessment (LCA) serving as a crucial tool for quantifying these impacts. Given that structural systems contribute significantly to embodied carbon, accounting for approximately 24% of a building’s life cycle emissions, this research investigates the relationship between structural span length—a key design factor influencing material choices and construction methods—and overall environmental performance. Through a scenario-based analysis employing building information modeling (BIM) and whole building life cycle assessment (WBLCA) tools, this study evaluates various building configurations to reveal that in long-span scenarios, steel demonstrates a lower environmental impact compared to timber. This finding offers a novel, quantifiable insight for architects and designers to assess and optimize building designs, particularly in the context of emerging architectural trends featuring longer spans, ultimately contributing to more sustainable building practices
Singolarità italiane = Italian Singularities
Visto da fuori, attraverso la pubblicistica, sembra (erroneamente) che il nostro Paese non stia producendo molta “architettura”. Eccezione fatta per i nomi più celebrati o per qualche sporadico caso di eccellenza internazionale, quello che maggiormente capita è riscontrare l’oggettiva difficoltà nel riuscire a tracciare un ritratto di quanto stia accadendo in Italia: sia da parte di occhi critici esterni o stranieri, sia da parte degli addetti ai lavori laddove, fatto salvo per qualche eccezione, si è spesso assistito al tentativo di affastellare nominativi senza uno specifico “perché” capace di rappresentare un’architettura veramente nazionale. Secondo questi presupposti, un importante assunto da mettere in atto potrebbe essere quello di non volere a tutti i costi trovare un elemento comune, bensì esplorare senza preconcetti il territorio italiano nelle sue singolarità; un Paese con una morfologia tale da includere la compresenza di molte “acustiche” e relative “eco” dovute alle differenti influenze derivate dalla storia, dalle peculiarità dei luoghi, dalle tipicità delle comunità e, in parte, dalla varietà delle posizioni culturali divulgate nelle scuole di architettura