Università Iuav di Venezia
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Afra e le Altre. Editoriale di Engramma 226
ITA “Afra e le Altre” è un omaggio ad Afra Scarpa Bianchin e a tutte le donne nell’architettura che, in modo visibile o più defilato, hanno contribuito a plasmare nuovi immaginari della vita domestica. Il volume esplora le dinamiche professionali e personali delle architette che hanno spesso lavorato accanto a partner uomini, frequentemente all’interno di studi condivisi che erano anche spazi di vita familiare. Attraverso l’esempio di Afra, che ha collaborato con Tobia Scarpa sia nel lavoro sia nella vita, il numero indaga il fenomeno più ampio delle coppie di architetti, mettendo in luce come l’intensità e il carattere totalizzante della pratica architettonica conducano spesso a partnership professionali e personali molto strette.
La pubblicazione si innesta su recenti ricerche dedicate al ruolo delle donne in architettura — richiamando progetti chiave come Donnarchitettura, MoMoWo e la mostra del MAXXI Buone nuove. Donne in architettura — per mettere in discussione una storiografia dominante che ha spesso marginalizzato i contributi femminili. I saggi suggeriscono che il lavoro in coppia o all’interno di nuclei familiari abbia storicamente rappresentato per le donne una via più accessibile alla piena partecipazione alla pratica architettonica.
Il numero è articolato in tre sezioni principali e si conclude con una serie di recensioni. La prima sezione, “Afra e il suo paesaggio”, è dedicata alla casa che Afra e Tobia Scarpa hanno costruito a Trevignano e la colloca all’interno di una rete più ampia di coppie di architetti legate allo Iuav, il cui lavoro ha contribuito a definire il territorio veneto. La seconda sezione, “Casa per Noi”, analizza abitazioni nate da collaborazioni tra architetti e artisti o intellettuali, in cui il progetto esprime una visione condivisa. La terza e più ampia sezione, “Casa come Noi”, esplora spazi domestici concepiti da coppie di architetti per vivere e lavorare insieme — dagli Aalto agli Eames, fino a sodalizi meno noti ma altrettanto rivelatori come i Sirén, gli Hansen e Flores & Prats.
Nel corso del volume, la casa è intesa al tempo stesso come spazio abitativo e come manifesto: un luogo sperimentale in cui l’architettura viene messa in atto, teorizzata e abitata. Piuttosto che offrire una rassegna esaustiva, “Afra e le Altre” propone un percorso genealogico e interpretativo attraverso casi di studio selezionati, con l’obiettivo di ripensare le modalità di intersezione tra architettura, domesticità e partnership. Le recensioni che accompagnano il numero segnalano ristampe e pubblicazioni recenti che arricchiscono il dibattito su genere, autorialità e agency spaziale in architettura. ENG. “Afra e le Altre” is a tribute to Afra Scarpa Bianchin and to all the women in architecture who, whether visibly or in the background, have contributed to shaping new imaginaries of domestic life. The volume explores the professional and personal dynamics of women architects who often worked alongside male partners–frequently within shared studios that were also spaces of family life. Through the example of Afra, who collaborated with Tobia Scarpa in both work and life, the issue examines the broader phenomenon of architectural couples, emphasizing how the intensity and totalizing nature of architectural practice often leads to close professional and personal partnerships. The publication builds on recent research into the role of women in architecture–referencing key projects such as Donnarchitettura, MoMoWo, and the MAXXI exhibition Buone nuove. Donne in architettura–to question the dominant historiography that has often marginalized female contributions. The essays suggest that working in pairs or within family teams has historically offered women a more accessible way to participate fully in architectural practice. The issue is structured into three main sections and concludes with a series of reviews. The first section, “Afra e il suo paesaggio”, focuses on the house Afra and Tobia Scarpa built in Trevignano and situates it within a broader network of Iuav-affiliated architect couples whose work has shaped the Veneto region. The second section, “Casa per Noi”, examines homes born from collaborations between architects and artists or intellectuals, where the design expresses a shared vision. The third and most extensive section, “Casa come Noi”, explores domestic spaces conceived by couples of architects to live and work together–ranging from the Aaltos and the Eameses to lesser-known but equally revealing partnerships such as the Siréns, the Hansens, and Flores & Prats. Throughout, the volume positions the house as both a living space and a manifesto–an experimental site where architecture is performed, theorized, and inhabited. Rather than offering a comprehensive survey, “Altra e le Altre” proposes a genealogical and interpretive journey through selected case studies, aiming to rethink the ways in which architecture, domesticity, and partnership intersect. The accompanying reviews highlight reissues and recent publications that enrich the discourse on gender, authorship, and spatial agency in architecture
In ridondanza. 500Mx500Mx500M Cube
Due sostantivi, o meglio due modalità di organizzazione del pensiero e dello spazio, indirizzano l’impalcatura narrativa, le metodologie di ricerca, le strategie progettuali e le speculazioni teoriche di questo testo: la giustapposizione [I] e la ridondanza [II]. Il primo termine [I], nella definizione riportata dal vocabolario Treccani, invita a “mettere accanto, accostare due o più elementi, senza che essi si uniscano strettamente o si fondano insieme”, sia nella loro compagine materiale che nel loro apparato concettuale. Il secondo sostantivo [II], invece, rimanda alle “caratteristiche proprie di un impianto o di un’apparecchiatura nella quale, per aumentarne l’affidabilità, si sono disposti svariati elementi in grado di svolgere la medesima funzione”, a formare un organismo capace di resistere al danneggiamento o alla dissoluzione di parte delle sue componenti. Inseguendo il compito affidato a questi termini i seguenti paragrafi avvicinano [I] i princìpi e i teoremi derivanti dalla formalizzazione matematica delle traiettorie di volo degli storni [x] – descrivibili mediante funzioni di campo – alle strutture spaziali di un progetto, di un’immagine di città costituita dall’accumulo e dall’accatastamento di un catalogo di figure urbane e tipologie architettoniche precisamente categorizzate, iterative e tra loro interdipendenti [y]. In particolare, le teorie di campo [x] che emergono dagli studi sulla complessità del premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi (2021) giustappongono [I] i propri enunciati e i propri assiomi a una peculiare “piastra di Petri” [y] progettata da Hiroshi Hara nel 1992 – il 500Mx500Mx500M Cube. Dalla collisione, o più precisamente dalla giustapposizione [I] di questi due immaginari [x-y], derivano le strutture e le figure di pensiero che il seguente testo assume al contempo come princìpi teorici e come strategie operative per indagare il ruolo del progetto all’interno del paradigma della post sostenibilità
Spazi culturali ibridi: luoghi di conversazione tra istituzioni pubbliche e organizzazioni civiche per nuove capacità istituenti dell’azione collettiva
La ricerca esplora la relazione tra istituzioni pubbliche e organizzazioni civiche nei processi di rigenerazione urbana e territoriale a base culturale, attraverso l’analisi degli spazi culturali ibridi nati da percorsi e pratiche civiche di riappropriazione di spazi pubblici abbandonati o sottoutilizzati. Questi spazi sono letti secondo una prospettiva attenta alla dimensione processuale e di policy, come spazi intermedi – luoghi terzi, campi densi di interazioni in cui si costruiscono relazioni co-produttive tra istituzioni ed energie sociali. Superando la lettura dicotomica tra alto e basso / azione istituzionale e azione civica, la tesi si concentra sul "farsi" della relazione, interrogando dinamiche, elementi abilitanti e disabilitanti che agiscono nelle interazioni tra amministrazioni pubbliche e soggetti civici. La politica regionale “Luoghi Comuni” in Puglia offre un osservatorio privilegiato per indagare se e come tali processi possano generare apprendimenti e cambiamenti istituzionali e sociali, contribuendo alla costruzione di nuove capacità istituenti dell’azione collettiva e riconfigurando ruoli e strumenti dell’azione pubblica. Attraverso un approccio relazionale e interdisciplinare, che intreccia l’institutional ethnography – sviluppata dagli studi sociologici di matrice femminista – con le prospettive degli studi organizzativi critici practice-based, la ricerca adotta uno sguardo posizionato nel mezzo, all’interno dei campi di interazione, contribuendo a una riflessione critica sui processi co-produttivi e sul ruolo dei luoghi terzi nella possibilità di re-immaginare la costruzione dell’azione pubblica
adolescent architecture Shifting features of the architectural medium, its institutions and practitioners at the turn of the 21th century.
The thesis titled Adolescent Architecture: Shifting Features of the Architectural Medium, Its Institutions, and Practitioners at the Turn of the 21st Century aims to investigate one of the ontological transformations undergone by the architectural discipline—its contexts, media, and purposes—as well as its agents, during the period from 1970 to the early 2000s in the Western context. It traces the development of a disciplinary discourse within architectural culture, one that—through formats such as museums, magazines, festivals, and universities— has shaped and redefined architectural discourse as a complex cultural phenomenon.
The gradual emergence of what this thesis defines as a cultural infrastructure dedicated to architecture serves both as an object of analysis and as a lens through which to examine the discipline’s engagement with the broader cultural industry. No longer solely focused on the realization of material services, architectural culture is examined as a methodology, a system of knowledge, and a form of entertainment. Through its hybridization with other disciplinary fields, it inherits not only procedures and topics but, above all, systems of production, communication, and economies.
By examining the historical, social, and communication technology conditions that facilitated this disciplinary expansion at the end of the 21st century, the thesis portrays the emergence of tools, platforms, and contexts – beginning with the exhibition format – through which
3
ABSTRACT
architecture began to be delivered and consumed, thus rewriting its goals, clients, and responsibilities. Methodologically, the thesis seeks to gather and critically reconstruct the historical precedents to the contemporary establishment of a practice-transforming cultural infrastructure dedicated to architecture – through an archival compost rather than a selection of case studies. This metamorphic tension and disciplinary indeterminacy is described in the thesis as adolescent. On one hand, it reflects the relentless search for diverse outputs within the architectural culture; on the other, it analyzes the interdependent relationships and subjectivities fostered by the proliferation of physical and digital disciplinary platforms.
In other words: How do these cultural infrastructures sustain and foster an ongoing disciplinary adolescence?The thesis titled Adolescent Architecture: Shifting Features of the Architectural Medium, Its Institutions, and Practitioners at the Turn of the 21st Century aims to investigate one of the ontological transformations undergone by the architectural discipline—its contexts, media, and purposes—as well as its agents, during the period from 1970 to the early 2000s in the Western context. It traces the development of a disciplinary discourse within architectural culture, one that—through formats such as museums, magazines, festivals, and universities— has shaped and redefined architectural discourse as a complex cultural phenomenon.
The gradual emergence of what this thesis defines as a cultural infrastructure dedicated to architecture serves both as an object of analysis and as a lens through which to examine the discipline’s engagement with the broader cultural industry. No longer solely focused on the realization of material services, architectural culture is examined as a methodology, a system of knowledge, and a form of entertainment. Through its hybridization with other disciplinary fields, it inherits not only procedures and topics but, above all, systems of production, communication, and economies.
By examining the historical, social, and communication technology conditions that facilitated this disciplinary expansion at the end of the 21st century, the thesis portrays the emergence of tools, platforms, and contexts – beginning with the exhibition format – through which
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ABSTRACT
architecture began to be delivered and consumed, thus rewriting its goals, clients, and responsibilities. Methodologically, the thesis seeks to gather and critically reconstruct the historical precedents to the contemporary establishment of a practice-transforming cultural infrastructure dedicated to architecture – through an archival compost rather than a selection of case studies. This metamorphic tension and disciplinary indeterminacy is described in the thesis as adolescent. On one hand, it reflects the relentless search for diverse outputs within the architectural culture; on the other, it analyzes the interdependent relationships and subjectivities fostered by the proliferation of physical and digital disciplinary platforms.
In other words: How do these cultural infrastructures sustain and foster an ongoing disciplinary adolescence
"Portiamo il peso di un’eredità ambigua". Una storia dell’Atlante Mnemosyne di Aby Warburg, 1924-1945
L’Atlante Mnemosyne non esiste. O, più precisamente: l’Atlante Mnemosyne, così come lo conosciamo, non esiste fisicamente. La consistenza materiale che abbiamo del Bilderatlas è un’immagine: una serie di fotografie scattate dopo la morte del suo ideatore Aby Warburg, avvenuta nel 1929, a immortalare un menabò provvisorio di 63 Tavole di grandi dimensioni, in ciascuna delle quali è imbastito un montaggio di riproduzioni fotografiche, disegni, pagine da libri, mappe geografiche, francobolli, ritagli di giornale, inserti pubblicitari.
L’Atlante è cristallizzato per sempre nella sua dimensione in fieri. Ciò che oggi ne rimane, ossia la documentazione fotografica dei suoi pannelli, restituisce un’immagine evocativa e misteriosa, che ricorda un allestimento espositivo: se guardato con poca attenzione, senza entrare dentro i suoi meccanismi compositivi, Mnemosyne rischia di sembrare un’operazione impressionistica e aleatoria. Tuttavia, Mnemosyne è concepito come un progetto editoriale, specificamente un libro-atlante, che avrebbe dovuto essere a breve pubblicato. Con l’Atlante, Warburg voleva sistematizzare in modo lucido e rigoroso la metodologia di ricerca da lui sviluppata, con l’obiettivo di presentarla alla comunità scientifica internazionale.
In un’epoca in cui Warburg, e soprattutto il suo Bilderatlas, sono tornati al centro del dibattito culturale internazionale grazie a iniziative editoriali ed espositive – si può parlare di una pervasiva, auratica, fascinazione di Mnemosyne, e di una vera e propria vague warburghiana – diventa necessario recuperare e ricollegare con rigore metodologico i complessi fili teorici e intellettuali tracciati dallo studioso, al fine di restituire pienamente il valore epistemologico del suo più importante progetto.
Questa ricerca si fonda su un approfondito lavoro d’archivio condotto presso il Warburg Institute Archive di Londra, su una rilettura critica della letteratura esistente, e, soprattutto, su una intensa attività con il Seminario Mnemosyne – il seminario permanente che da vent’anni dedica i propri studi a Warburg e Mnemosyne, coordinato da Monica Centanni presso il centro studi classicA, Università Iuav di Venezia.
L’indagine mira a sistematizzare la complessa storia redazionale del Bilderatlas Mnemosyne, al fine di disegnare un quadro coerente della sua genesi e del suo sviluppo, tenendo conto sia della sua natura editoriale di libro-atlante, opera dalla precisa destinazione editoriale; sia della sua natura di oggetto del pensiero, di messa in forma di un complesso sistema di lettura dell’immagine che intreccia storia dell’arte, filosofia, filologia, antropologia, psicologia.
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Il non lineare processo di composizione dell’Atlante, nato da una urgente necessità intellettuale, sviluppato come una complessa machine à penser1 e consegnato alla storia come un’opera incompiuta, pone notevoli difficoltà agli studiosi. La storia di Mnemosyne è stratificata, complessa. Tentare di tracciarne una ricostruzione significa confrontarsi con un ‘prima’ e con un ‘dopo’, significa cercare di individuare le condizioni che hanno portato alla concezione di un’impresa così straordinariamente unica e interrogare il destino postumo di un progetto interrotto, eppure inesauribile nella sua capacità di attivare il pensiero. In questo senso l’obiettivo della ricerca è cercare di restituire la pluralità di problemi metodologici e teorici affrontati da Warburg, seguendo il percorso, ondivago e vertiginoso, degli ultimi anni della sua vita, contrassegnati da una straordinaria intensità e indirizzati alla realizzazione dell’opus magnum Mnemosyne
Territorializzare a posteriori : Governance, partenariato pubblico-privato e PNRR
A oltre la metà del percorso di attuazione degli investimenti e delle riforme previste dal PNRR, i progetti che riguardano le città e i comuni italiani mostrano luci e ombre. Un grande atlante della domanda a cui non si è data risposta nel suo complesso, una distribuzione delle risorse in gran parte dovuta alla capacità degli enti di rispondere a bandi piuttosto che sulla base delle reali necessità di mitigazione delle fragilità comunali, difficoltà amministrative e di spesa. Pur tuttavia, uno sforzo per territorializzare a posteriori gli investimenti è in corso grazie al lavoro di cabine di regia multi-attore e multilivello e partenariati pubblico privati, che da mero strumento contrattuale si rivelano essere efficaci quando diventano alleanze capaci di ricomporre a livello territoriale governance, risorse e capacità progettuali
Development of a Large Database of Italian Bridge Bearings: Preliminary Analysis of Collected Data and Typical Defects
This paper presents the development and analysis of a bridge bearing databaseconsistent with the 2020 Italian Guidelines (LG2020), currently enforced by the Italian lawfor risk classification and management of existing bridges. The database was developedby putting together the contribution of 24 research teams from 18 Italian universities inthe framework of a research project foreseen by the agreement between the High Councilof Public Works (CSLP, part of the Italian Ministry of Transportation) and the researchconsortium ReLUIS (Network of Italian Earthquake and Structural Engineering UniversityLaboratories). This research project aimed to apply LG2020 to a set of about 600 bridgesdistributed across the Italian country, in order to find possible issues and propose modifica-tions and integrations. The database includes almost 12,000 bearing defect forms relatedto a portfolio of 255 existing bridges located across the entire country. This paper reportsa preliminary analysis of the dataset to provide an overview of the bearings installed ina significant bridge portfolio, referring to major highways and state roads. After a briefstate of the art about the main bearing types installed on the bridges, along with inspectionprocedures, the paper describes the database structure, showing preliminary analysesrelated to bearing types and defects. The results show the prevalence of elastomeric pads,representing more than 55% of the inspected bearings. The remaining bearings are pot,low-friction with steel–Teflon surfaces and older-type steel devices. Lastly, the study pro-vides information about typical defects for each type of bearing, while also underscoringsome issues related to the current version of the LG2020 bearing inspection form
Sviluppo di procedure e strumenti di calcolo e visualizzazione per lo svolgimento di diagnosi energetiche
Questa tesi di dottorato esplora il tema delle prestazioni energetiche degli edifici, concentrandosi su tre aspetti fondamentali: la simulazione energetica, la visualizzazione dei dati e l'usabilità degli strumenti di analisi. La ricerca nasce con l’obiettivo di colmare le lacune esistenti nelle attuali procedure di diagnosi energetica e ottimizzare l'efficienza energetica degli edifici.
Dopo un’approfondita revisione della letteratura sulle metodologie di simulazione e sulle tecniche di visualizzazione, è stato sviluppato BEPVis, uno strumento innovativo progettato per rendere più intuitiva e chiara la rappresentazione dei dati energetici. La sua libreria grafica offre visualizzazioni personalizzabili, che facilitano l’analisi e l’interpretazione da parte di esperti del settore. BEPVis è stato sottoposto a un rigoroso processo di validazione attraverso test di usabilità, coinvolgendo professionisti ed esperti del campo energetico.
I risultati dimostrano come BEPVis, grazie all’integrazione di grafici tradizionali e multidimensionali, possa migliorare significativamente i processi decisionali, supportando l’ottimizzazione delle prestazioni energetiche e contribuendo a una gestione sostenibile. Il confronto con altri software ha evidenziato la competitività dello strumento, pur mettendo in luce potenziali aree di miglioramento.
Questa tesi evidenzia l'importanza di approcci metodologici solidi, tecniche avanzate di visualizzazione e strumenti interattivi per ottenere risultati affidabili nella valutazione energetica degli edifici. Le conclusioni sottolineano la necessità di ulteriori sviluppi tecnologici e di nuove funzionalità per affrontare le sfide future in questo settore.This doctoral thesis explores the topic of building energy performance, focusing on three key aspects: energy simulation, data visualization, and the usability of analytical tools. The primary objective is to address the current gaps in energy diagnostic procedures and optimize building energy efficiency.
Following a comprehensive review of the literature on simulation methodologies and data visualization techniques, BEPVis was developed as an innovative tool designed to enhance the clarity and intuitiveness of energy data representation. Its customizable graphical library facilitates the analysis and interpretation of data by industry experts. BEPVis underwent a rigorous validation process through usability testing, involving professionals and energy efficiency experts.
The results demonstrate that BEPVis, by integrating traditional and multidimensional visualizations, significantly improves decision-making processes, aiding in the optimization of energy performance and supporting sustainable management practices. A comparison with established software tools confirmed BEPVis’s competitiveness, while also highlighting areas for potential improvement.
This thesis underscores the importance of solid methodological approaches, advanced visualization techniques, and interactive tools in achieving reliable results for building energy performance evaluation. The conclusions point to the need for further technological developments and new functionalities to meet the challenges ahead in this field