Università Iuav di Venezia
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28222 research outputs found
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The Four Elements of Fashion
The book is the result of an international conference, held at the Università Iuav di Venezia. It offers an innovative take for fashion studies by focusing on the new prism of the four archetypal elements of earth, water, air, and fire. In the era of ecological crisis, the book aims to investigate new paradigms of fashion cultures through those elements of matter as they are intertwined in the clothes we wear. The research papers shift the attention towards the material and sensory aspects of fashion. This approach fits in with the ‘material turn’, inspired by a re-centring of matter and the materiality of things, objects, technologies, and bodies. In readdressing fashion and its histories through the lens of new materialism, the authors envision possible future fashions in multiple ways: from contributing to an environmentally and socially aware fashion to disseminating good practices in the field of fashion design
Terre incognite. Stratigrafie della miseria
Nel 1988 Kyong Park, direttore dello Storefront for Art and Architecture di New York, invita un eterogeneo gruppo di autori a riflettere sulle possibili strategie progettuali da mettere in campo per avviare il processo di trasformazione e risignificazione dell’area demilitarizzata sudcoreana: un esteso confine politico che divide longitudinalmente la penisola asiatica. In occasione dell’esposizione – intitolata “Project DMZ” – Lebbeus Woods realizza una serie di disegni nei quali l’architettura tramuta in movimento tettonico, o meglio, in forza geologica. Un tappeto metallico costituito dalla giustapposizione di molteplici piani definisce i corpi di una nuova orografia: una Terra Nova (Woods 1991) che trascende la dimensione puntuale del progetto per diffondere le proprie nature sopra l’intera estensione dell’area demilitarizzata. I disegni dell’architetto americano articolano un progetto che “esiste semplicemente in relazione ad uno strato geologico, sovrapposto a tutte le città del pianeta” e che, di conseguenza, “può avere come unico scopo quello di trasformare, di modificare questa materia accumulata” (Baudrillard, Nouvel 2003, p. 21). A partire dalle correlazioni che intercorrono tra architettura e geologia teorizzate da Nouvel e Woods, questo testo interpreta la miseria come vettore tellurico capace di sovrascrivere nuovi strati minerali a ridosso della superfice terrestre e individua negli insediamenti informali l’epicentro e la messa in forma di tali forze. Figurativamente e concettualmente, infatti, la città-architettura di Terra Nova sembra alludere alle distese di slums e favelas disseminate in numerose regioni del pianeta (Davis 2006); insediamenti informali con i quali condivide sia i princìpi insediativi che i problemi di misurazione e rappresentazione. La mappatura di queste conurbazioni spontanee presuppone, infatti, l’adozione di punti di vista capaci di assorbire la mutevolezza e il radicamento al suolo di questi insediamenti. D’altronde, i territori occupati dalle baraccopoli individuano terre incognite e inesplorate (Ratti 2023); superfici urbanizzate opache e in perenne mutamento, nelle quali la visione onnisciente del satellite non riesce a penetrare. Analogamente alle sezioni territoriali realizzate da Alexander von Humboldt, le mappe redatte a corredo di questo contributo interpretano la miseria nella sua dimensione ctonia e geologica; non percepibile dall’osservazione retinica del reale. Nella loro successione, le tre mappe individuano ingrandimenti progressivi, sottolineando la convergenza tra il disegno della miseria e quello del suolo
Nemi, ricerche in corso
Issue 228 of Engramma, Nemi, ricerche in corso, continues the line of enquiry initiated in Engramma 203, Guerra, archeologia e architettura. Le navi di Nemi (June 2023) and brings together the results of the study days held at Iuav University of Venice in December 2024, alongside outcomes from Master’s theses, doctoral research, and teaching activities. The first section, Museum, Construction and Displays, examines the history and transformations of the Museum of the Roman Ships of Nemi. Elisabetta Pallottino discusses the paradox of Theseus’ ship in relation to the Morpurgo complex destroyed in 1944; Daniela De Angelis and Andrea Mandara present the current restoration and renewal programme; Tullia Iori analyses the engineering challenges and the interplay between innovation, archaeology, and Fascist propaganda; Agostina Incutti and Paola Porretta retrace the architectural and museographic evolution of the Museum from 1940 to 2000. Ilaria Grippa and Christian Toson focus on the symbolic and political tensions of the post-war reconstruction, drawing on unpublished documents from the Carla and Guido Ucelli Archive at the Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia in Milan and interpreting Elio Petri’s film L’assassino (1961) as a visual meditation on memory and ruin. The section closes with Massimo Capulli’s comparative reflections on naval displays and the museological challenges of exhibiting shipwrecks. The second section, Research on the Territory, explores the Nemorense landscape. Maddalena Bassani investigates the role of water in shaping settlements, cults, and myths; the CNR–ISMAR team presents a new high-resolution bathymetric survey of the lake, revealing submerged remains and suggesting the original location of the ships; Beatrice Colombaro, Maddalena Bresolin, and Eva Dal Bello examine the sacred landscapes of Diana Nemorensis and Jupiter Latiaris, and propose a new archaeological and naturalistic itinerary linking Albano and Nemi. The third section, Sources and Documentation, turns to archival and visual materials. Ilaria Grippa and Paola Redemagni analyse Guido Ucelli’s strategic use of cinema and photography to document and disseminate the recovery of the ships; Daniela De Angelis publishes for the first time Luigi Tursini’s drawings and photographs and Augusto Biagini’s documents and photographs, preserved in the Meschini and Neri Archive at the Nemi Museum; the issue concludes with an updated bibliography edited by Ilaria Grippa, Agostina Incutti, and Christian Toson, which continues Lucilla Mariani’s pioneering work and offers a comprehensive, interdisciplinary resource for future research
Giuliano Scabia. Teatro. Nello spazio degli scontri 1964-1971, a cura di Massimo Marino, Venezia, Marsilio
La recensione analizza il volume Teatro. Nello spazio degli scontri 1964–1971, curato da Massimo Marino, che raccoglie testi e materiali fondamentali dell’esperienza teatrale di Giuliano Scabia negli anni Sessanta. Il libro restituisce un teatro concepito come pratica di rischio e di sopravvivenza, profondamente intrecciato ai conflitti politici, sociali e linguistici del tempo. Attraverso un dialogo implicito con il pensiero di Franz Rosenzweig, la recensione mette in luce come per Scabia la scrittura e l’azione teatrale si collochino in una “condizione di allarme”, dove il linguaggio non è più strumento di rappresentazione ma spazio di relazione, esposizione e trasformazione. Il teatro nello “spazio degli scontri” emerge così come laboratorio di nuove forme espressive e comunitarie, capace di interrogare il ruolo dell’arte nei momenti di crisi storica e di ridefinire il rapporto tra scena, parola e realtà
Due Oasi urbane per il quartiere: co-progettate, sostenibili e inclusive
Progettate insieme agli abitanti (e finanziate da un Bando a Cascata iNEST), le OASI urbane dell’Arcella nascono per dare risposta al cambiamento climatico e ai bisogni urbani emergenti. Sono dei rifugi urbani climatici, luoghi vivi, accessibili e inclusivi. Un laboratorio collettivo di benessere, resilienza e giustizia ambientale.
Il capitolo "Due Oasi urbane per il quartiere: co-progettate, sostenibili e inclusive" è parte di un volume che presenta i risultati di un ampio percorso di ricerca-azione sviluppato nell’ambito del Research Topic “Interaction between environments and human beings” dello Spoke 4 “Città, Architettura e Design Sostenibile” del progetto iNEST (Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem). L’Arcella, un quartiere di Padova attraversato da dinamiche complesse ma anche da forti energie trasformative, è osservato come caso emblematico per indagare le relazioni tra ambiente costruito, società e benessere, in un’ottica di rigenerazione urbana condivisa. Affrontando il tema della transizione ecologica e sociale in contesti “fragili”, il volume raccoglie esiti di ricerca, riflessioni su politiche e pratiche, esperienze di citizen engagement, sperimentazioni urbane e pratiche di co-progettazione. I saggi raccolti restituiscono una lettura sfaccettata dell’Arcella, mettendo in luce le sue potenzialità come spazio di innovazione dal basso. Il quartiere diventa così un osservatorio privilegiato per sperimentare strategie di rigenerazione urbana fondate sulla prossimità, sulla conoscenza condivisa e sulla capacità dei territori di produrre risposte collettive alle sfide ambientali e sociali
Il progetto Hub Arcella 2030: le logiche di un PINQuA
Il contributo discute il progetto del PINQuA “Hub Arcella 2030”, il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare – introdotto dalla legge di bilancio del 2020 e poi confluito nel PNRR – che insiste sull’area Nord del quartiere Arcella. L’obiettivo è duplice: da un lato osservare la declinazione locale di uno strumento di policy ideato a livello ministeriale per promuovere processi di rigenerazione urbana in quartieri caratterizzati dalla presenza di un importante patrimonio di edilizia residenziale pubblica; dall’altro comprendere i principali sviluppi, punti di forza e nodi aperti sollevati dall’iniziativa padovana. Particolare attenzione è data alla capacità e ai limiti del programma nel riconoscere e mettere a sistema le progettualità di trasformazione urbana e di rafforzamento del tessuto socio-economico già in atto nel quartiere, nonché di delineare una visione strategica efficace e in grado di innescare ulteriori processi di cambiament
Tra Aino ed Elissa, le case manifesto degli Aalto
ITA: Che ruolo hanno avuto Aino Marsio ed Elissa Mäkiniemi nel dare forma ai progetti dello studio Aalto? Attraverso la lente delle tre case di famiglia, questo testo esplora le relazioni professionali e personali che entrambe le coppie — Aino|Alvar ed Elissa|Alvar — hanno sviluppato nel momento in cui sono diventati non solo gli architetti, ma anche i committenti dei propri progetti domestici.
Ne emerge sia il carattere sperimentale di ciascuna casa, sia il contributo specifico di Aino ed Elissa in quanto architette che lavoravano accanto ad Alvar. Pur in modi diversi, tutte e tre le abitazioni rivelano una particolare attenzione alla scelta del sito e mostrano come entrambe le coppie abbiano integrato il modello della fattoria tradizionale finlandese con una rilettura critica del linguaggio architettonico moderno del loro tempo.
Le “case come noi” degli Aalto documentano inoltre i loro viaggi, lo spirito imprenditoriale alla base di Artek e uno stile di vita fondato sulla convivialità e sul benessere. Soprattutto, esse si configurano come un manifesto di una pratica architettonica intesa come impresa condivisa.
ENG: What role did Aino Marsio and Elissa Mäkiniemi play in shaping the projects of the Aalto studio? Through the lens of the three family houses, this text explores the professional and personal relationships that both couples — Aino|Alvar and Elissa|Alvar — developed when they became not only the architects but also the clients of their own domestic projects. What emerges is both the experimental nature of each house and the distinct contributions of Aino and Elissa as architects working alongside Alvar. Although in different ways, all three houses reveal a careful attention to site selection and show how both couples integrated the model of the traditional Finnish farmhouse with a critical rethinking of the modern architectural language of their time. The Aaltos’ “houses like us” also document their travels, the entrepreneurial spirit behind Artek, and a lifestyle rooted in conviviality and well-being. Above all, they stand as a manifesto for architectural practice as a shared endeavor
Valle Millecampi e i casoni della Laguna sud di Venezia
Reconstructions of settlement dynamics across the millennia have traditionally considered the southern lagoon of Venice of marginal interest compared to the northern sector. Nevertheless, this area—delimited to the north by Campagna Lupia, Valle Averto, and the Alberoni inlet, and to the south by Codevigo, Valle
Millecampi, the Boschettona shoreline, and the Pellestrina inlet—has been involved in both natural and anthropogenic geomorphological processes, and has hosted human activity, animals, objects, and knowledge.
In particular, Millecampi—whose toponym and hydronym encapsulate an extra ordinary historical and evolutionary palimpsest—emerges as an exemplary context for a targeted investigation of the southern Venetian lagoon. This research has a dual aim. On one hand, it presents historical, archaeological, and documentary data concerning the settlement patterns and land-use practices of Millecampi, understood not merely as a body of water but as a complex topographical system that has developed over millennia and undergone significant transformations, particularly around the (recent and misleading) intervention known as the Taglio del Novissimo. On the other hand, the study provides a detailed census and mapping of the casoni di barena (traditional lagoon houses), which, unlike in other lagoon contexts such as Caorle where they have been carefully analyzed, have largely been overlooked in this area. For this reason, the research also entailed eldwork conducted by boat to reach certain dilapidated casoni, which were subjected to a photogrammetric survey. Combined with a careful study of historical cartography, this has enabled
the reconstruction of the original architectural development of the area. The archaeological and archival data available depict a succession of modes of inhabiting the southern Lagoon—ranging from buildings and infrastructure for daily use, to land reclamation, cultivation, and animal husbandry—followed by the emergence of new economic and settlement activities such as valliculture (fish farming), shing, and hunting.
ese data allow us to trace human adaptation to this amphibious environment in ways that enabled habitation and sustenance.
At the same time, cross-referencing with historical-architectural and topographical analyses allows us to chart the evolution of a characteristic architectural form—the casone—in this context: from recent design solutions for the reconstruction of the Casone Millecampi to new interpretations that may guide future restoration and conservation e orts for other now-ruined structures.
The focus of this research thus fosters a fruitful synergy among diverse elds of knowledge, necessary for envisioning and designing new strategies for the protection and enhancement of the Venetian lagoon
Lo spazio in scena. Antinomie, tra modernità e storicismi
Il contributo si concentra sul dibattito inerente lo stile e la scenografia nel cinema durante gli anni di nascita del Centro Sperimentale di Cinematografia e della rivista "Bianco e Nero". In particolare, il saggio evidenzia la contrapposizione tra posizioni spiccatamente moderniste, legate al razionalismo e all'idea di International Style, e orizzonti più tradizionali, con architetti-scenografi fautori di scenografie di tipo realista
Talking Objects: gli oggetti editoriali sono superfici d'incontro
Il contributo, sviluppato per il convegno "Small Books. Editoria in scala ridotta" presso Libera Università di Bolzano, riflette sull'importanza dell'editoria di nicchia, e in particolare sulla necessità di lavorare in scala ridotta in ambito editoriale e all'interno di un percorso di progetto universitario, per garantire un alto grado di sperimentazione e di ricerca. Si sofferma, inoltre, su practitioner e teorici contemporanei interessati alla sfera del publishing e i cui lavori sono centrali per qualificare gli oggetti editoriali stampati come "talking objects", ovvero superfici d'incontro capaci di generare relazioni e di connettere saperi e pratiche