University of Macerata

Archivio istituzionale della ricerca - Università di Macerata
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    43857 research outputs found

    The Role of Values in Inclusive Education

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    BLOCKCHAIN, SMART CONTRACTS E VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI.

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    Il mercato dell’arte soffre, a livello globale, di numerose criticità, che minano la sicurezza delle transazioni e la fiducia dei partecipanti. Tra le principali problematiche si annoverano le difficoltà nel garantire l’autenticità e la provenienza delle opere, spesso legate a carenze documentali e normative. In Italia, l’art. 64 del Codice dei beni culturali impone obblighi di documentazione per i venditori di opere d’arte, ma la normativa lascia ampi margini d’interpretazione riguardo all’individuazione soggetti responsabili dell’autenticazione. Questa lacuna genera incertezze sia sul contenuto dell’atto identificativo sia sul suo valore legale, riflettendo una debolezza strutturale nel sistema di regolamentazione. A complicare ulteriormente il contesto delineato sono il fenomeno della contraffazione, che danneggia artisti e acquirenti, e l’opacità delle transazioni, che spesso non offrono trasparenza sui prezzi e sui passaggi di proprietà. La vulnerabilità contrattuale degli artisti nei confronti degli operatori del mercato, accentuata dal “value gap” tra creatori e industrie culturali, ha portato l’Unione Europea a intervenire con la Direttiva 790/2019, che promuove il principio di equa remunerazione. Nonostante ciò, il mercato dell’arte rimane esclusivo e inaccessibile per la maggior parte dei possibili acquirenti, compromettendo il suo potenziale di apertura democratica ad un numero quanto più ampio possibile di fruitori. In risposta a queste sfide, la ricerca di soluzioni innovative si concentra sull’impiego delle nuove tecnologie, tra cui la blockchain, per migliorare la sicurezza, la trasparenza e l’affidabilità delle transazioni. Già negli anni ’70 vedevano la luce i primi progetti, in un tentativo di ricerca e sviluppo di sistemi di registrazione delle opere, per monitorarne la provenienza e i movimenti, che non si è mai arrestato, e prosegue ancora oggi. La blockchain rappresenta un’evoluzione di queste idee, offrendo un registro digitale immutabile che potrebbe rivoluzionare il mercato dell’arte e il settore dei beni culturali. Sul piano della tutela e valorizzazione dei beni culturali, il panorama italiano riflette difficoltà legate alla scarsità di risorse e personale. Iniziative come il Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali e il Piano Nazionale di Digitalizzazione del patrimonio culturale mirano a superare tali ostacoli attraverso l’uso delle tecnologie digitali. La digitalizzazione è considerata una via per stimolare la partecipazione sociale, attrarre turismo e conciliare le esigenze di tutela con quelle economiche. La tokenizzazione, basata su blockchain, in particolare, offre ulteriori opportunità di raccolta fondi e valorizzazione, favorendo una gestione più sostenibile e trasparente. La blockchain, peraltro, gode del sostegno delle istituzioni europee. Già nella Risoluzione del Parlamento del 2018, le Distributed Ledger Technologies (DLTs) sono state riconosciute come strumenti per migliorare la gestione dei diritti di proprietà intellettuale, garantendo agli artisti un maggiore controllo creativo. Iniziative come l’“European Blockchain Partnership” e l’istituzione dello European Union Blockchain Observatory and Forum evidenziano l’impegno dell’UE nel promuovere l’adozione di standard comuni e interoperabili per la blockchain. Questi sforzi sono accompagnati da ingenti finanziamenti, come i 700 milioni di euro destinati a start-up e progetti legati alla blockchain e all’intelligenza artificiale. La regolamentazione rimane un nodo cruciale. Sebbene l’UE aspiri a diventare leader globale nell’uso della blockchain, permangono tensioni con il diritto vigente, in particolare con il GDPR (Regolamento UE 679/2016). La blockchain, per sua natura, contrasta con alcuni principi del GDPR, come il diritto all’oblio, sollevando interrogativi sulla sua compatibilità con le normative sulla protezione dei dati personali. Tuttavia, la ricerca accademica sta esplorando soluzioni per conciliare queste divergenze, riconoscendo l’importanza di un quadro normativo armonizzato per garantire un utilizzo sicuro e legale della blockchain. L’applicazione della blockchain al mercato dell’arte e alla gestione del patrimonio culturale può apportare vantaggi significativi, migliorando la trasparenza, la sicurezza e la valorizzazione dei beni. Al contempo, però, è necessario affrontare le criticità giuridiche e normative che emergono dall’interazione tra questa tecnologia e il diritto vigente. Una regolamentazione efficace dovrà bilanciare l’innovazione tecnologica con la protezione dei diritti fondamentali, ponendo le basi per un futuro sostenibile e inclusivo sia per il mercato dell’arte sia per il patrimonio culturale. Questi temi vengono affrontati nel presente lavoro di tesi; l’indagine prende le mosse dall’analisi degli aspetti tecnologici e giuridici della blockchain, degli smart contract e degli NFT, illustrando le ragioni dell’ avvertita esigenza di un intervento normativo in materia e procedendo all’inquadramento degli smart legal contract e alla qualificazione ed alla circolazione giuridica dei Non-fungible tokens. Nel prosieguo, l’analisi si serve dei risultati ottenuti nella prima parte dell’indagine per osservare i possibili impieghi degli strumenti della tecnologia nel settore dell’arte, come mezzo per rafforzare la posizione dell’artista e per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Si esamina l’uso della tecnologia blockchain per raccogliere fondi a sostegno degli artisti, attraverso diverse forme di crowdfunding, finalizzate a garantire le risorse necessarie per la loro attività creativa e per la conservazione, la riqualificazione e la promozione dei beni culturali, in particolare quelli appartenenti al patrimonio nazionale italiano, con l’obiettivo di favorirne la diffusione e la valorizzazione a livello internazionale.The global art market suffers from numerous critical issues that undermine the security of transactions and the confidence of participants. Among the main problems there are difficulties in guaranteeing the authenticity and provenance of works, often linked to documentary and regulatory deficiencies. In Italy, Article 64 of the Cultural Heritage Code imposes documentation obligations on sellers of works of art, but the legislation leaves wide margins of interpretation with regard to the identification of parties responsible for authentication. This gap generates uncertainties both on the content of the identification act and its legal value, reflecting a structural weakness in the regulatory system. The context is further complicated by counterfeiting, which harms artists and buyers, and the opacity of transactions, which often do not provide transparency on prices and ownership transfers. The contractual vulnerability of artists towards market operators, accentuated by the "value gap" between creators and cultural industries, led the European Union to intervene with Directive 790/2019, which promotes the principle of fair remuneration. Despite this, the art market remains exclusive and inaccessible to most potential buyers, compromising its potential for opening up democratically to as many people as possible. In response to these challenges, the search for innovative solutions focuses on the use of new technologies, including blockchain, to improve security, transparency and reliability of transactions. In the 1970s, the first projects were launched, in an attempt to research and develop systems for recording works, to monitor their provenance and movements, which has never stopped, and continues today. Blockchain represents an evolution of these ideas, offering a digital record immutable that could revolutionize the art market and the cultural goods sector. In terms of the protection and exploitation of cultural assets, the Italian landscape reflects difficulties linked to the scarcity of resources and personnel. Initiatives such as the Strategic Plan for Major Cultural Heritage Projects and the National Plan for the Digitisation of Cultural Heritage aim to overcome these obstacles through the use of digital technologies. Digitisation is seen as a way to stimulate social participation, attract tourism and reconcile protection needs with economic ones. Tokenization, based on blockchain, in particular, offers additional opportunities for fundraising and exploitation, promoting a more sustainable and transparent management. Blockchain, moreover, enjoys the support of the European institutions. Already in the 2018 Parliament Resolution, Distributed Ledger Technologies (DLTs) were recognised as tools to improve the management of intellectual property rights, giving artists more creative control. Initiatives such as the "European Blockchain Partnership" and the establishment of the European Union Blockchain Observatory and Forum highlight the EU’s commitment to promoting the adoption of common and interoperable standards for blockchain. These efforts are accompanied by massive funding, such as €700 million for start-ups and blockchain and artificial intelligence projects. Regulation remains a crucial issue. Although the EU aspires to become a global leader in blockchain usage, tensions with current law remain, particularly with GDPR (EU Regulation 679/2016). Blockchain, by its very nature, is in conflict with some principles of the GDPR, such as the right to be forgotten, raising questions about its compatibility with the laws on personal data protection. However, academic research is exploring ways to reconcile these differences, recognising the importance of a harmonised regulatory framework to ensure safe and legal blockchain use. The application of blockchain to art market and cultural heritage management can bring significant benefits, improving transparency, security and asset valuation. At the same time, however, it is necessary to address the legal and regulatory issues arising from the interaction between this technology and existing law. Effective regulation will need to balance technological innovation with the protection of fundamental rights, laying the foundations for a sustainable and inclusive future for both the art market and cultural heritage. These topics are addressed in this research work; the survey is based on an analysis of the technological and legal aspects of blockchain, smart contracts and NFT, explaining the reasons for the perceived need for regulatory intervention in this area and proceeding to the classification of smart legal contracts and the qualification and legal circulation of non-fungible tokens. The analysis, then, goes on, using the results obtained in the first part of the survey to observe the possible uses of technology tools in the art sector, as a means of strengthening the position of the artist and for the protection and enhancement of cultural heritage. The use of blockchain technology to raise funds for artists through various forms of crowdfunding, aimed at securing the resources needed for their creative activity and conservation, the upgrading and promotion of cultural assets, in particular those belonging to the Italian national heritage, with the aim of promoting their dissemination and exploitation at international level

    Femminismi black, postcoloniali e intersezionalità

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    Art. 57 - Clausole sociali dei bandi di gara, degli avvisi e degli inviti e criteri di sostenibilità energetica e ambientale (aggiornamento)

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    Il contributo analizza le novità introdotte nell’art. 57 del Codice dei contratti pubblici da parte del (primo) decreto correttivo

    In un mondo di carta e di pergamena. Il romanzo dei cavalieri in viaggio

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    Il Medioevo sperimenta accanto alle relazioni di viaggi fisici e reali, il resoconto di viaggi immaginari o immaginati. A differenza dei modelli antichi quali Luciano (tra l’altro sconosciuto al Medioevo latino), le narrazioni odeporiche fittizie mimano i tratti e i caratteri di quelle vere e pretendono di essere percepite come veridiche. La centralità che alcuni di questi testi riveste nella costruzione o nella conferma degli immaginari sulle meraviglie lontane obbliga a una riflessione sui possibili influssi al contempo storico-antropologici e letterari. I viaggi fittizi, come il Livre des merveilles du monde, riposano su uno statuto ambivalente che produce un duplice influsso: una spinta alla partenza e alla conoscenza della cavalleria tardo-medievale alla ricerca di avventure in luoghi fantastici e sovrasensibili (Purgatori, Paradisi sotterranei della regina Sibilla; Oriente meraviglioso); un impulso sul piano retorico-letterario a una significativa interdiscorsività che traccia una delle possibili direttrici di sviluppo e trasformazione della forma romanzo in direzione delle sperimentazioni dell’età moderna

    Archeologia di precisione: un approccio computazionale alle carte di diagnosi archeologica del territorio.

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    La tesi esplora un approccio innovativo all'archeologia di precisione, sviluppando un metodo computazionale per creare carte di diagnosi archeologica del territorio. Questo lavoro si concentra sull'integrazione dell'archeologia preventiva nella pianificazione territoriale, combinando dati geomorfologici, archeologici e culturali per realizzare mappe in grado di supportare decisioni strategiche nel governo del territorio. Attraverso un approccio multidisciplinare, la ricerca bilancia i paradigmi processuali, caratterizzati dall'uso di modelli quantitativi, e quelli post-processuali, orientati verso un'interpretazione culturale più complessa. L'obiettivo principale è creare strumenti predittivi che permettano di identificare le aree a maggiore sensibilità archeologica, agevolando l’integrazione nei Piani Regolatori Generali (PRG) e nei processi decisionali. Le mappe diagnostiche proposte non si limitano a rappresentare la distribuzione dei siti archeologici noti, ma utilizzano modelli geomorfologici per prevedere la presenza di siti potenziali, fornendo informazioni utili anche per interventi preventivi. Tali carte si basano su parametri quali, asperità, distanza dai fiumi, esposizione, morfologia del terreno, pendenza, quote, visibilità, elementi stabili nel tempo e facilmente integrabili nei sistemi di pianificazione territoriale. Il caso studio del Comune di San Severino Marche, con un patrimonio archeologico che si estende dal Paleolitico ai fabbricati rurali odierni, rappresenta un terreno ideale per testare il metodo. Il territorio è stato analizzato in termini di preferenze geomorfologiche e distribuzione dei siti storici, rivelando continuità insediative e dinamiche di trasformazione attraverso le epoche. L'analisi ha permesso di identificare "hotspot" archeologici, aree in cui si sovrappongono caratteristiche geomorfologiche favorevoli e testimonianze di utilizzo umano, fornendo informazioni utili per la tutela e la valorizzazione del patrimonio. Un aspetto cruciale della ricerca è l'adozione di tecnologie digitali avanzate. Il GIS (Geographic Information System) è stato fondamentale per organizzare, visualizzare e analizzare i dati spaziali. Questa combinazione di strumenti quantitativi e qualitativi consente di superare i limiti dei modelli tradizionali, producendo mappe che riflettono sia la solidità dei dati geomorfologici sia l'interpretazione culturale. Le carte diagnostiche prodotte sono state progettate per essere facilmente comprensibili anche da non specialisti, garantendo così una comunicazione efficace tra archeologi, urbanisti, ingegneri e amministratori pubblici. Questo approccio inclusivo favorisce la collaborazione interdisciplinare e trasforma la complessità dei dati in risorse accessibili e pratiche per il governo del territorio. L’estensione del metodo a strutture più recenti, come chiese, cimiteri e fabbricati rurali, evidenzia un impegno verso la storicizzazione integrale del territorio, collegando il passato remoto alle dinamiche contemporanee. Un ulteriore elemento innovativo è l'integrazione delle carte nei processi di pianificazione territoriale sostenibile. Le mappe diagnostiche sono strumenti pratici per valutare l’impatto degli interventi urbanistici, proteggendo le aree di interesse archeologico senza ostacolare lo sviluppo. Ad esempio, l’applicazione di questo metodo nei PRG consente di identificare in anticipo le aree sensibili, riducendo i costi delle indagini e prevenendo danni al patrimonio culturale. L'approccio proposto è scalabile e adattabile, con potenziali applicazioni sia in contesti urbani che rurali, offrendo soluzioni concrete per una gestione integrata e sostenibile del territorio. Dal punto di vista teorico, il lavoro dimostra che l'analisi geomorfologica fornisce una base solida per le carte di diagnosi archeologica, grazie alla stabilità e alla misurabilità dei parametri considerati. Tuttavia, la comprensione delle dinamiche territoriali richiede un'integrazione progressiva di aspetti culturali, economici e sociali, per offrire un quadro completo del potenziale archeologico. Questa combinazione di approcci garantisce che le carte non siano solo strumenti di analisi, ma anche piattaforme per il dialogo tra archeologia, urbanistica e gestione ambientale. In conclusione, la tesi rappresenta un contributo significativo all’archeologia contemporanea, evidenziando come l’innovazione tecnologica possa migliorare la gestione del patrimonio culturale. Le carte diagnostiche, frutto di un equilibrio tra analisi tecnologia dei dati e interpretazione culturale, offrono strumenti pratici per la tutela del territorio e per una pianificazione responsabile. Il metodo sviluppato non solo risponde alle esigenze attuali di conservazione e valorizzazione, ma costituisce anche una base per future ricerche volte a integrare ulteriormente i dati e migliorare la capacità predittiva. Le implicazioni pratiche di questo approccio sono molteplici, dalla protezione dei beni archeologici alla promozione di un dialogo interdisciplinare, aprendo nuove prospettive per l’archeologia e la gestione territoriale in un contesto globale in continua evoluzione.The thesis explores an innovative approach to precision archaeology, developing a computational method to create archaeological diagnostic maps of the territory. This work focuses on integrating preventive archaeology into territorial planning, combining geomorphological, archaeological, and cultural data to produce maps capable of supporting strategic decision-making in territorial governance. Through a multidisciplinary approach, the research balances processual paradigms, characterized by the use of quantitative models, and post-processual paradigms, oriented toward more complex cultural interpretation. The main objective is to create predictive tools that identify areas of high archaeological sensitivity, facilitating integration into General Regulatory Plans (PRG) and decision-making processes. The proposed diagnostic maps not only represent the distribution of known archaeological sites but also use geomorphological models to predict the presence of potential sites, providing valuable information for preventive interventions. These maps are based on parameters such as asperity, distance from rivers, exposure, terrain morphology, slope, elevation, and visibility, stable elements over time and easily integrable into territorial planning systems. The case study of the Municipality of San Severino Marche, with an archaeological heritage ranging from the Paleolithic to contemporary rural buildings, represents an ideal ground to test the method. The territory was analyzed in terms of geomorphological preferences and the distribution of historical sites, revealing settlement continuity and transformation dynamics over the ages. The analysis identified archaeological "hotspots," areas where favorable geomorphological characteristics overlap with evidence of human use, providing valuable information for the protection and enhancement of heritage. A crucial aspect of the research is the adoption of advanced digital technologies. GIS (Geographic Information System) was fundamental for organizing, visualizing, and analyzing spatial data. This combination of quantitative and qualitative tools allows for overcoming the limitations of traditional models, producing maps that reflect both the solidity of geomorphological data and cultural interpretation. The diagnostic maps produced were designed to be easily understood even by non-specialists, ensuring effective communication among archaeologists, urban planners, engineers, and public administrators. This inclusive approach fosters interdisciplinary collaboration and transforms the complexity of data into accessible and practical resources for territorial governance. The extension of the method to more recent structures, such as churches, cemeteries, and rural buildings, underscores a commitment to the integral historicization of the territory, connecting the distant past to contemporary dynamics. An additional innovative element is the integration of the maps into sustainable territorial planning processes. The diagnostic maps are practical tools for assessing the impact of urban interventions, protecting areas of archaeological interest without hindering development. For example, applying this method in PRGs allows for the early identification of sensitive areas, reducing survey costs and preventing damage to cultural heritage. The proposed approach is scalable and adaptable, with potential applications in both urban and rural contexts, offering concrete solutions for integrated and sustainable territorial management. From a theoretical perspective, the work demonstrates that geomorphological analysis provides a solid foundation for archaeological diagnostic maps, thanks to the stability and measurability of the parameters considered. However, understanding territorial dynamics requires a progressive integration of cultural, economic, and social aspects to offer a comprehensive view of archaeological potential. This combination of approaches ensures that the maps are not only analytical tools but also platforms for dialogue among archaeology, urban planning, and environmental management. In conclusion, the thesis represents a significant contribution to contemporary archaeology, highlighting how technological innovation can improve cultural heritage management. The diagnostic maps, resulting from a balance between data analysis technology and cultural interpretation, provide practical tools for territorial protection and responsible planning. The developed method not only meets current needs for conservation and enhancement but also serves as a basis for future research aimed at further integrating data and improving predictive capacity. The practical implications of this approach are manifold, from protecting archaeological assets to promoting interdisciplinary dialogue, opening new perspectives for archaeology and territorial management in a continuously evolving global context

    Immunohistochemical insights into hyperthermia-related deaths: a systematic review

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    The diagnosis of hyperthermia-related death presents a significant challenge in the field of forensic medicine due to the lack of pathognomonic signs and the complexity of the variables involved. This systematic review analyzes research on the role of immunohistochemistry (IHC) in postmortem diagnosis of hyperthermia, considering studies related to environmental hyperthermia, fire-related fatalities, and substance-induced hyperthermia. A total of 36 studies were included, selected according to PRISMA guidelines and critically evaluated using JBI tools. The results highlighted significant methodological heterogeneity, with differences in the tissues studied, the immunohistochemical markers used, and the analytical techniques employed. Some markers showed diagnostic potential in cases of fire exposure, but in deaths due to environmental or substance-induced hyperthermia, the markers examined were neither specific nor reliable. Common methodological weaknesses included small sample sizes, biases, and insufficient statistical analysis, which influenced the interpretation of the results. Considering these issues, IHC cannot be considered a valid diagnostic technique for hyperthermia-related deaths. Future studies with greater methodological rigor, validation of specific markers, and standardization of procedures are necessary

    SAM-BASED COMPUTABLE GENERAL EQUILIBRIUM MODELS: THEORY AND EMPIRICAL APPLICATIONS

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    Questo lavoro di tesi mira ad integrare la contabilità nazionale con l’equilibrio economico generale per fornire spunti teorici ed empirici rispetto alle attuali sfide globali della sicurezza alimentare, della protezione ambientale e della concorrenza nelle applicazioni ai modelli per la politica economica e per la valutazione dei loro impatti nei sistemi economici. Il lavoro si compone di tre capitoli che esplorano le proprietà e le potenzialità dei modelli di equilibrio economico generale computabile (Computable General Equilibrium, CGE) calibrati sulla Matrice di Contabilità Sociale (Social Accounting Matrix, SAM) quali strumenti di raccordo tra la struttura disaggregata del sistema economico e la caratterizzazione analitica del comportamento degli operatori. La SAM è lo schema contabile adatto a rappresentare in forma matriciale le complesse interrelazioni dei sistemi economici in maniera coerente e scientificamente consistente. Nello specifico, la SAM è la base dati in grado di far emergere l’intero flusso circolare del reddito. L’equilibrio economico generale fornisce le fondamenta teoriche per i modelli CGE, i quali formalizzano le principali relazioni tra gli operatori attraverso un sistema di equazioni simultanee che descrivono le interazioni tra i mercati, i meccanismi di formazione dei prezzi e la determinazione dei redditi disponibili dei settori istituzionali. I modelli CGE calibrati sulle SAM ricavano dalla base dati le quote e i parametri comportamentali e tecnologici di riferimento del sistema economico. Il primo capitolo, intitolato “The disaggregated effects of policies for food security: the Pakistani case”, sottolinea la rilevanza dell’accesso e della sicurezza alimentare nella valutazione d’impatto delle politiche fiscali e propone un caso studio per il Pakistan. Si costruisce una SAM per il Pakistan su cui si calibra un modello CGE per osservare le variazioni nel PIL, nella distribuzione del reddito, nell’accesso e nella sicurezza alimentare a seguito dell’implementazione di tre scenari di policy. La SAM è integrata con i dati sul consumo calorico delle famiglie pakistane adattati dalla Food and Agriculture Organization (FAO) e distingue le famiglie in sedici gruppi rispetto al collocamento geografico e alla fonte di reddito. La matrice di introito calorico registra i dati sul consumo calorico per tipo di bene alimentare e per gruppo di famiglia. Il modello offre indicazioni sui potenziali cambiamenti nei consumi e nei processi nutrizionali derivanti dall’implementazione di politiche di varia natura. Tra queste, la politica dei trasferimenti svolge il ruolo più significativo nel migliorare l’accesso al cibo e sostenere la capacità di spesa delle famiglie a basso reddito. Questo risultato suggerisce di ridisegnare le politiche redistributive utilizzando come metodo di allocazione le quote alimentari al fine di ottenere un impatto perequativo sui redditi disponibili reali e di indirizzare le risorse verso un apporto calorico più sostanzioso e ricco di nutrienti. In definitiva, l’obiettivo è dotare i policymaker di strumenti supplementari per valutare l’impatto delle politiche economiche sull’accesso e la sicurezza alimentare, oltrepassando l’ambito convenzionale dell’allocazione delle risorse. Il secondo capitolo, dal titolo “Tools and policy actions to reconcile economic targets and emission abatement”, presenta un modello CGE calibrato su una SAM che integra il costo della tecnologia di abbattimento della CO2 nella funzione dei costi di produzione. L’obiettivo di questo approccio modellistico è ridurre le emissioni di carbonio garantendo al contempo una performance economica positiva. In primo luogo, si costruisce una SAM ambientale per esaminare i meccanismi di trasmissione degli impatti di politica economica e degli shock dal sistema economico all’ambiente. In questa SAM, i flussi fisici di CO2 per industria sono valorizzati al prezzo medio registrato nel mercato dell’Emission Trading System (ETS). Inoltre, la SAM incorpora i flussi di capitale di abbattimento associati all’assorbimento nei processi produttivi di quattro fonti fossili, quali carbone, petrolio greggio, gas e coking. In secondo luogo, si sviluppa il modello CGE calibrato sulla SAM ambientale che rende endogeni il costo delle emissioni di CO2 generate dalle fonti energetiche fossili (la carbon tax) e il costo della tecnologia di abbattimento di tali emissioni. Questo capitolo si concentra sulla Cina in quanto responsabile di circa un terzo delle emissioni globali di CO2 e maggiore produttore di energia. Tuttavia, questo approccio può rappresentare una best practice da estendere all’analisi delle politiche ambientali di altri paesi. Infatti, i risultati evidenziano la rilevanza di adottare un approccio multisettoriale per la formulazione e la valutazione di misure di politica ambientale settoriale. Questo aspetto emerge attraverso la promozione della tecnologia di abbattimento della CO2 nell’industria elettrica, considerata in alternativa alla carbon tax. L’aumento della domanda di tecnologie di abbattimento attenua gli effetti di disincentivo alla produzione della carbon tax nel sistema economico. Quando i costi associati alla tecnologia di abbattimento e alle emissioni di carbonio sono combinati con il riciclo del gettito da carbon tax, il sistema mostra un’attitudine a superare il tradizionale trade-off tra obiettivi economici e ambientali. Il terzo capitolo, intitolato “Degree of monopoly and price formation in a multisectoral CGE model”, trae spunto dal rinnovato dibattito sulla concorrenza nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Dal punto di vista dell’analisi d’impatto di queste riforme, è necessario riconciliare le fondamenta teoriche dell’approccio di equilibrio parziale di concorrenza imperfetta con l’approccio di equilibrio generale multisettoriale che è in grado di illustrare la risposta del sistema economico, in termini aggregati e disaggregati, derivante dall’allontanamento dall’ipotesi di concorrenza perfetta. Pertanto, si propone un avanzamento teorico e metodologico in un modello CGE calibrato su una SAM per l’Italia. Si introduce un mark-up sul prezzo di beni e servizi per rendere i comportamenti dei mercati dei beni delineati dal modello più coerenti con l’evidenza empirica sui mercati non perfettamente concorrenziali. Si considerano tre scenari di policy, di cui il primo in ipotesi di concorrenza perfetta, il secondo in ipotesi di basso grado di monopolio e il terzo in ipotesi di alto grado di monopolio. Questi scenari consentono di esplorare la capacità del modello CGE di cogliere con precisione la formazione dei prezzi nei mercati dei beni caratterizzati da gradi differenziati di monopolio, l’allocazione delle risorse tra i settori istituzionali e di offrire un quadro più dettagliato dei canali di trasmissione della politica economica. Gli esercizi di simulazione mostrano che esiste una notevole differenziazione settoriale quando si considera un alto grado di monopolio rispetto all’ipotesi di concorrenza perfetta. Questa marcata differenziazione settoriale è influenzata da una moltitudine di fattori. I principali fattori includono il quadro istituzionale vigente, il grado di applicazione nei mercati delle normative nazionali e internazionali e il fatto che ogni settore produttivo è definito da tecnologie e caratteristiche di mercato distinte.This doctoral dissertation integrates national accounting with general equilibrium in order to provide theoretical and empirical insights into addressing the current global challenges of food security, environmental protection, and competition in policy modeling and evaluation. The three chapters collectively demonstrate the properties and potential of Computable General Equilibrium (CGE) models calibrated on Social Accounting Matrices (SAMs) to bridge the disaggregated structure of the economic system, as evidenced in the database, with a rigorous scientific characterization of the behavior of the operators. The SAM is the most suitable accounting scheme for presenting in matrix form the intricate interconnectedness of economic systems in a comprehensive, relevant, and internally consistent manner. In essence, the SAM captures the picture of the complete circular flow of income. General equilibrium provides the theoretical basis for CGE models, which formalize the core relationships between the operators through a system of simultaneous nonlinear equations that describe the interactions among markets, the formation of prices, and the determination of disposable incomes by institutional sector. This is achieved by deriving the system’s reference behavioral and technological parameters and quotas from the SAM. The first chapter, entitled “The disaggregated effects of policies for food security: the Pakistani case”, emphasizes the significance of food access and security in the assessment of economic policies, illustrating this with an example from Pakistan. To examine changes in GDP, income distribution, and food access, three policy scenarios are analyzed using a CGE model calibrated on a SAM for Pakistan. The SAM is complemented with data on calorie consumption, adapted from the Food and Agriculture Organization (FAO) data set, and categorizes households into sixteen groups based on geographic location and source of income. The calorie intake matrix provides a comprehensive account of food consumption by food type and household group. The model offers insights into potential shifts in consumption and nutritional processes resulting from the implementation of distinct policies. Of these, the policy of transfers plays the most significant role in simultaneously improving access to food and the spending capacity of low-income households. This outcome would suggest a need for a redesign of redistributive policies using the most consumed food quotas relative to other food commodities as the allocation method, with the aim of achieving equalizing impacts on real disposable incomes and directing resources towards a more substantial and nutrient-rich calorie intake. Ultimately, the objective is to equip policymakers with supplementary tools to assess the impact of economic policies on food access and security, moving beyond the conventional scope of resource allocation. The second chapter, entitled “Tools and policy actions to reconcile economic targets and emission abatement”, presents a CGE model based on a SAM that integrates the cost of CO2 abatement technology into the production cost function. The objective of this modeling approach is to reduce carbon emissions from fossil fuel plants while maintaining a sustained economic performance. Specifically, to examine the transmission mechanisms of economic policy impacts and shocks from the economic system to the environment, an environmental SAM is constructed, wherein CO2 flows in physical terms by industry are valued at the average price observed in the Emission Trading System (ETS) market. The SAM also incorporates the abatement capital flows associated with the absorption of four fossil sources, namely coal, crude oil, gas, and coking, in production processes. Secondly, the CGE model calibrated on the environmental SAM formalizes the principal relationships between the actors of the system and endogenizes the cost of CO2 emissions from fossil energy sources (the carbon tax) and the cost of abatement technology for these emissions. This chapter focuses on China, which is responsible for approximately one-third of global CO2 emissions and is the world’s largest energy producer. However, this approach may represent a best practice that can be extended to the analysis of environmental policies in other countries. Indeed, the results highlight the importance of adopting a multisectoral approach for the design and assessment of sectoral environmental policy measures. This is exemplified by the promotion of CO2 abatement technology in the electricity industry, which can be conceived as a substitute for carbon taxation. An increase in demand for abatement technology gives rise to interdependencies in production, thereby mitigating the adverse effects of a combined carbon tax on the economic system. When the costs associated with the abatement technology and carbon emissions are accompanied by the recycling of the carbon tax revenue, the system demonstrates a certain ability to overcome the traditional trade-off between economic and environmental objectives. The third chapter, entitled “Degree of monopoly and price formation in a multisectoral CGE model”, draws upon the ongoing discourse surrounding competition in the National Recovery and Resilience Plan (NRRP). From the perspective of the impact analysis of these reforms, there is a need to reconcile the theoretical foundations of the partial equilibrium approach to imperfect competition with the multisectoral general equilibrium approach, which is capable of elucidating the aggregate and disaggregated response of the economic system to a departure from the hypothesis of perfect competition. Therefore, a theoretical and methodological advancement is proposed in a CGE model calibrated on a SAM for Italy. A mark-up on the price of goods and services is introduced to make the commodity market behaviors outlined by the model more consistent with the empirical evidence on imperfectly competitive markets. Three policy scenarios are considered: one representing perfect competition, one representing a low degree of monopoly, and another representing a high degree of monopoly. This allows for an evaluation of the CGE model’s ability to accurately capture price formation in commodity markets characterized by differentiated degrees of monopoly, the allocation of resources across institutional sectors, and offer a more detailed picture of the transmission channels of economic policy. The simulation exercises illustrate that there is a notable sectoral differentiation that is not univocal when considering a high degree of monopoly with respect to the assumption of perfect competition. This pronounced sectoral differentiation is influenced by a multitude of factors. These factors include the institutional framework in place, the extent to which previous international and national regulations have been integrated into the market under consideration, and the fact that each production sector is defined by distinct technologies and market characteristics

    L’italiano scritto degli studenti universitari alla prova dei social network: scritture pubbliche spontanee da Instagram sul tema dell’università in DAD

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    Nella cornice del progetto Univers-ITA, il contributo è dedicato al repertorio testuale degli Spotted universitari di Instagram quale utile contesto di verifica della strutturazione di interazioni scritte online, in forma di pratiche di scrittura, attestanti un peculiare equilibrio tra spontaneità e formalismo, motivato dalle regole e convenzioni del gruppo generazionale oggetto della ricerca. In particolare lo studio prende in esame le comunicazioni registrate nei gruppi Spotted universitari nell'anno 2020, attestanti il racconto condiviso in rete della straordinaria esperienza studentesca che ha accomunato tutti gli atenei nella stagione più acuta della pandemia da Covid-19

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