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    LA SENTENZA N. 192 DEL 2024 SULL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA: QUALCHE RIFLESSIONE SULLA QUESTIONE DELLE “SPECIFICHE FUNZIONI”

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    La sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale ha segnato un punto cruciale nell’attuazione dell’autonomia differenziata, delineandone limiti e modalità coerenti con il tessuto costituzionale. La Corte ha affermato che, ai sensi dell’art. 116, terzo comma, Cost., possono essere attribuite soltanto “specifiche funzioni” legislative o amministrative e non anche “materie”. In tal modo, ha stabilizzato l’assetto regionale, impedendo derive assimilabili alle autonomie speciali, e ancorando il regionalismo differenziato ai principi dell’attuale forma di Stato

    Lavoro e arte. Le corporazioni di mestiere nel Rinascimento bolognese

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    Dalla seconda metà del XII secolo allo scorcio del XVIII le corporazioni di mestiere, pur avendo subito profonde modificazioni, mantennero sempre la loro funzione di garante degli interessi delle categorie di cui erano espressione e instaurarono, mediante la redazione di statuti, un meccanismo di solidarietà fra i rispettivi membri. Esse costituirono dunque il principale punto di forza dell’economia cittadina, senza tralasciare l’attività in campo sociale e assistenziale. La presente ricerca analizza la produzione artistica del Rinascimento bolognese da un punto di vista inedito, quello appunto delle compagnie di mestiere. Se infatti sono già stati condotti significativi studi relativi alla committenza aristocratica, a quella delle confraternite e degli ordini religiosi e a quella connessa allo Studium, mai fino ad ora si è focalizzata l’attenzione sul ruolo rivestito dalle corporazioni nella fioritura delle arti figurative nel XV secolo. Ad essere indagati sono, insieme ai meccanismi e alle particolari vie che consentirono alle corporazioni di accaparrarsi le prestazioni degli artisti più affermati ma anche quelle di maestri più insoliti, i luoghi destinati ad accogliere le opere da essi realizzate: le cappelle e le sale d’adunanza nelle rispettive residenze, spazi nevralgici della vita corporativa che determinarono la messa a punto di manufatti specifici. Oltre a questi ambienti, destinati alla fruizione degli iscritti, le Arti possedevano una cappella nelle chiese cittadine. Anche tali sacelli furono allestiti con dispendiosi apparati ornamentali, che li portarono a gareggiare, in sontuosità e ricchezza, con quelli posseduti dalle autorità civili e religiose. Si affrontano anche argomenti di interesse trasversale, in particolare di natura socioeconomica, come le modalità di accesso e le possibilità di impiego nel mercato artistico bolognese del XV secolo

    Aristotele manager

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    Note per una rappresentazione dello stupro nel Seicento: il caso di Margherita Sarrocchi e Margherita Costa

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    Lo stupro rappresenta un tema costitutivo di numerosi miti e leggende fondative della tradizione occidentale, spesso trasmesso in discorsi che ne hanno edulcorato la componente di violenza, in una galleria di «immagini contese» (Maifreda), su cui si basa un canone culturale di matrice patriarcale. Il saggio si propone un sondaggio tematico sulla rappresentazione del “ratto” nella letteratura del Seicento, restringendo il campo alla scrittura delle donne e prendendo in considerazione in particolare le prospettive assunte, nelle loro opere, da Margherita Sarrocchi e Margherita Costa con un duplice obiettivo: in primo luogo, fornire un contributo su autrici che sono state silenziate e rimosse dal canone, quindi verificare se e in che misura un tema ad alta sensibilità possa essere interpretato in modo differente dalla specola di una scrivente donna. L’indagine si propone di dimostrare come le autrici riscrivano in modo originale il motivo del “ratto”, mettendo in scena protagoniste che, pur subendo violenza, reagiscono e si trasformano da vittime in protagoniste (Costa) oppure donne che si difendono da sole evitando l’abuso (Sarrocchi)

    On the Origins of the Theory of Ideas: A Historical-Philosophical Path

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    This contribution starts from a question of whether it is possible to think of a theory of Ideas before Plato. Answering this query is possible so long as we remember to move with great caution by referring to a series of steps that constitute only a network of clues, even if, in my opinion, it is quite solid. We will therefore trace a path that goes back to the origins of the theory of Ideas and is divided into two parts: 1. in the first part we will analyze some Aristotelian and Platonic passages that seem to verify the circulation of a theory of Ideas that is different and anterior to the Platonic one; 2. in the second part we will focus on the Third Man argument, which seems to bear solid witness in favor of being possible to talk about a debate around the Ideas that existed prior to the Platonic elaboration, so much so that it developed a critical argument featured in several elaborations

    Donne e potere. Due questioni

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