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LA REGOLAZIONE DELLA PRODUZIONE CULTURALE NELL’ERA DIGITALE. ITINERARI DI DIRITTO COMPARATO TRA EUROPA E CINA
Il presente studio si propone di analizzare l'evoluzione della regolazione delle industrie culturali e creative in una prospettiva comparativa, soffermandosi sui contesti giuridici inglese, cinese ed europeo. Esaminando il modo in cui queste normative si sono sviluppate, si mira a offrire una comprensione esaustiva delle implicazioni storiche, teoriche e pratiche che caratterizzano ciascun ordinamento, mettendo in luce le peculiarità e le convergenze che emergono nell'interazione tra diritto, cultura e innovazione tecnologica. Il primo capitolo ricostruisce in modo approfondito il percorso normativo inglese, dalle radici medievali fino alle odierne sfide poste dall’innovazione tecnologica, evidenziando come l’Inghilterra sia stata un pioniere nella regolazione della produzione culturale. L’analisi si apre con l’introduzione della stampa nel XV secolo, evento che ha rivoluzionato il sapere e la sua circolazione, portando alla necessità di definire regole per il controllo e la protezione delle opere librarie. Gli Arundel’s Constitutions e la fondazione della Company of Stationers rappresentano i primi tentativi di normare i contenuti, combinando censura e tutela degli interessi economici degli editori. Proseguendo, il capitolo esplora le dinamiche normative del periodo Tudor e Stuart, analizzando il ruolo cruciale del Printers and Binders Act del 1534 e dei decreti della Star Chamber, che consolidarono un sistema di controllo culturale centralizzato. Particolare attenzione è dedicata al Licensing Act del 1662, che introdusse un regime più strutturato per la regolazione editoriale, e all’influenza delle teorie lockiane sulla proprietà intellettuale, che posero le basi per il moderno concetto di copyright. La Legge di Anna del 1710 segna un momento rivoluzionario nella storia del diritto d’autore, riconoscendo per la prima volta i diritti economici degli autori e trasformando il libro in un bene protetto. Il capitolo si conclude con un’esplorazione delle sfide contemporanee del copyright inglese, tra cui l’armonizzazione normativa europea, le implicazioni delle tecnologie blockchain e l’intelligenza artificiale, che stanno ridefinendo lo statuto giuridico di nuovi prodotti culturali come videogiochi e contenuti digitali. Il secondo capitolo si concentra sul contesto cinese, caratterizzato da un sistema normativo unico che intreccia elementi di continuità storica e profonde trasformazioni moderne. L’analisi si apre con un’esplorazione del concetto di cultura nella tradizione cinese, attraverso i termini wenyan (文言), wenhua (文化) e wenming (文明), mettendo in evidenza il ruolo del confucianesimo nella consolidazione dell’autorità statale e nella definizione dei paradigmi culturali. Si analizzano le pratiche di controllo culturale durante l’unificazione imperiale, con particolare riferimento alla politica del “bruciare i libri, seppellire i confuciani” (焚书坑儒), simbolo della repressione legista. L’invenzione del ban (版) in epoca Song rappresenta una svolta normativa e tecnologica fondamentale, che getta le basi per una regolazione più articolata della produzione culturale. La transizione dalla tradizione alla modernità è esaminata attraverso le riforme della tarda dinastia Qing, influenzate dai modelli giuridici occidentali e accelerate dalle pressioni esterne dei trattati ineguali. Durante il periodo repubblicano, l’emergere di nuove forme di produzione culturale, come il cinema, evidenzia una crescente consapevolezza della tutela autoriale. Nella Repubblica Popolare Cinese, il controllo politico esercitato dal Partito Comunista si intreccia con le politiche di promozione delle industrie culturali e creative, in un contesto caratterizzato da tensioni tra ideologia maoista e riforme del socialismo di mercato. L’analisi si sofferma sulle sfide contemporanee poste dall’intelligenza artificiale generativa e sul ruolo delle Corti cinesi nella tutela delle opere creative, sottolineando come il sistema cinese stia affrontando una trasformazione profonda nell’era digitale. Il terzo capitolo analizza in dettaglio la regolazione delle industrie culturali e creative in Italia e nell’Unione Europea, evidenziando le complessità di un panorama giuridico in continua evoluzione. Si esamina il ruolo strategico delle industrie culturali italiane nella tutela del patrimonio e nella promozione della creatività, con un focus su politiche pubbliche come l’Art Bonus e il sostegno alle start-up culturali, che testimoniano l’impegno delle istituzioni nel valorizzare il settore. L’analisi si amplia con uno studio delle politiche culturali europee, mettendo in evidenza l’impatto di strumenti normativi come la Direttiva Televisione Senza Frontiere, il Digital Services Act e il programma Europa Creativa nel promuovere la diversità culturale e il pluralismo. Particolare attenzione è dedicata all’armonizzazione europea in materia di diritto d’autore, con un approfondimento sulle principali direttive e sui dibattiti suscitati dalla Direttiva Copyright del 2019, che ha sollevato questioni cruciali sul bilanciamento tra creatività individuale e intermediazione digitale. Inoltre, il capitolo si sofferma sulle sfide normative e tecnologiche poste dalle opere culturali e creative, esplorando le loro molteplici declinazioni, dal software alle opere assistite dall’intelligenza artificiale, e sottolineando il ruolo cruciale delle imprese culturali nel contesto del made in Italy. Il lavoro si conclude con una riflessione articolata sulle implicazioni di un sistema giuridico globale in cui cultura e creatività diventano strumenti di soft power e terreni di conflitto regolativo. Si propone un approccio comparato e interdisciplinare che riconosca le peculiarità normative di ciascun contesto e offra soluzioni innovative alle sfide poste dalle industrie culturali e creative nell’era dell’intelligenza artificiale. Questo approccio mira a favorire un equilibrio sostenibile tra la protezione dei diritti d’autore, la promozione dell’innovazione tecnologica e la valorizzazione del patrimonio culturale globale.This study aims to explore the regulatory evolution of cultural and creative industries from an advanced comparative perspective, focusing on the legal frameworks of England, China, and the European Union. Through an interdisciplinary and historical analysis, the research examines the connections between law, culture, and technological innovation, highlighting the specificities, convergences, and practical impacts of each regulatory framework while delving into nuanced debates and cross-jurisdictional influences shaping these industries. The first chapter analyzes the English experience, offering a comprehensive examination of its medieval roots, extending to the intricate challenges of contemporary regulation. The introduction of the printing press in the 15th century was a pivotal event, revolutionizing the dissemination of knowledge and prompting a need for robust regulatory mechanisms. The Arundel’s Constitutions and the establishment of the Company of Stationers marked the nascent stages of systematic regulation, blending censorship with economic incentives to protect emerging market interests. This regulatory foundation expanded significantly during the Tudor and Stuart periods, driven by landmark interventions like the Printers and Binders Act of 1534 and the decrees of the Star Chamber, which institutionalized centralized cultural oversight. An in-depth exploration of the Licensing Act of 1662 reveals its role in solidifying a formal regulatory framework, complemented by Lockean philosophical contributions that underpinned the modern notion of intellectual property. These developments culminated in the Statute of Anne in 1710, a transformative piece of legislation that not only affirmed authors' economic rights but also reshaped the publishing industry’s dynamics, paving the way for international copyright norms. The chapter concludes by addressing contemporary issues such as the harmonization of European regulations, the transformative role of blockchain technology, and the integration of artificial intelligence into the cultural economy, underscoring the evolving interplay between tradition and innovation. The second chapter shifts focus to the Chinese legal framework, characterized by its unique synthesis of historical legacy and adaptive modernization. Central to this exploration is the examination of cultural concepts as embodied in the terms wenyan (文言), wenhua (文化), and wenming (文明), which underscore the Confucian emphasis on culture as a pillar of state authority. The historical trajectory includes an analysis of cultural control during imperial unification, epitomized by events such as the “burning of books and burying of scholars” (焚书坑儒) under the Qin dynasty, and the technological and regulatory innovation of the ban (版) during the Song dynasty, which revolutionized the preservation and dissemination of knowledge. The modernization of China’s legal system is explored through the lens of late Qing reforms, where exposure to Western jurisprudence and the pressures of unequal treaties necessitated significant legal restructuring. The Republican era saw burgeoning attention to copyright law, particularly in emerging cultural industries like cinema. The establishment of the People’s Republic of China introduced a socialist framework, blending centralized political control with a gradual embrace of market-oriented reforms in cultural and creative industries. The chapter concludes with an analysis of modern challenges, including the regulatory implications of generative artificial intelligence and the judiciary’s expanding role in adjudicating creative rights, highlighting China’s strategic approach to navigating digital-era complexities. The third chapter investigates the regulatory landscape of Italy and the European Union, spotlighting the strategic importance of cultural and creative industries in preserving heritage and fostering innovation. In Italy, tools like the Art Bonus and targeted support for cultural start-ups are analyzed as mechanisms that underscore the sector’s dual economic and cultural significance. At the European level, harmonization initiatives such as the Television Without Frontiers Directive, the Digital Services Act, and the Creative Europe program are scrutinized for their roles in promoting cultural diversity and addressing the challenges posed by digital platforms. The 2019 Copyright Directive receives particular attention for its controversial approach to balancing creators’ rights with the operational realities of digital intermediaries, sparking wide-ranging discussions on the future of intellectual property law in the EU. The chapter also delves into the implications of emerging technologies, examining the evolving role of AI-assisted creations and their integration within Italy’s “Made in Italy” framework, which highlights the interplay between traditional craftsmanship and contemporary innovation. Through these analyses, the chapter underscores the necessity of adapting legal paradigms to accommodate rapid technological advancements while safeguarding cultural authenticity and market competitiveness. The study concludes with a comprehensive reflection on the global implications of cultural and creative industry regulation, emphasizing their dual role as instruments of soft power and arenas of regulatory contestation. A comparative and interdisciplinary methodology is proposed, aiming to reconcile the normative particularities of different jurisdictions with the overarching demands of a globalized cultural economy. By addressing the challenges posed by artificial intelligence and other disruptive technologies, the study advocates for sustainable strategies that balance legal protection, technological innovation, and the valorization of cultural heritage, ensuring these industries remain resilient and vibrant in an ever-changing global landscape
Chemical modification for improving drug-like molecular properties of climacostol, a natural resorcinolic lipid.
Small organic molecules are compounds that are manufactured through chemical synthesis. One of the key advantages of small molecules is that they have a low molecular weight and simple chemical structures. This allows more predictability to their pharmacokinetics and pharmacodynamics, which means that dosing is simpler. To use small molecules as a useful tool to address human health issues, the collaboration between disciplines, especially chemistry and biology, is essential. In recent years in our laboratories, we have demon- strated that climacostol, a 5-alkenyl resorcinolic produced by eukaryotic microorganisms as secondary metab- olite and obtained by our synthetic strategy too, it shows important biological and pharmacological activities. These ones are highly dependent on the 5-alkenyl chain, and chemical modi cations to the resorcinolic moiety can be exploited to achieve higher toxicity against pathogen microbes and protists than climacostol. In this study, we have designed and made a synthetic strategy for a new analogue of climacostol (AN3), and evaluated how the new hydroxyl group at position four in the aromatic ring in uences its biological effects on prokaryotic and free- living protists and on non-target cells/organisms, especially with regard to cytotoxic properties
Thinking in opposites improves hypothesis testing performance in Wason’s rule-discovery task
We investigate whether hypothesis testing can be improved by a simple prompt to "think in opposites," a strategy suggested by a growing body of literature as being beneficial in various reasoning and problem-solving contexts. We employed Wason's rule-discovery task and designed three experimental conditions: training that prompted an analysis of the properties characterizing the initial seed triple, training that prompted the same analysis but subsequently required the identification of the opposites of each property for use in the testing phase, and a no-prompt condition. Thinking in opposites nearly doubled the success rate and led to a more frequent discovery of the rule on the first attempt. This improved efficacy was due not to the testing of more triples but to less reiteration of the same hypothesis and a greater awareness of the ascending-descending critical dimension. We discuss how thinking in opposites appears to stimulate counterfactual thinking, with respect to previous literature
Gender-Based Violence and Gender Statistics in Albania: Comparison to the Balkan Region
La violenza di genere (GBV) e le problematiche correlate che colpiscono le donne in Albania riflettono profonde sfide sociali, economiche e culturali. Questa tesi mira a fornire un'analisi approfondita di queste questioni, considerando il panorama socio-politico unico dell'Albania e le influenze culturali, confrontando le prestazioni dell'Albania nei parametri di uguaglianza di genere con altri Paesi dei Balcani. Nonostante i progressi legislativi e una crescente consapevolezza, la GBV rimane diffusa, e il supporto sistemico per le donne, in particolare nelle aree rurali, necessita di miglioramenti significativi. Questo studio esaminerà la situazione dell'Albania in termini di violenza di genere, atteggiamenti delle donne verso la violenza da partner intimo e le prestazioni dell'Albania nelle statistiche di genere nel contesto balcanico. Nel primo capitolo, si approfondisce il contesto dell'Albania riguardo alla violenza di genere. Il capitolo inizia con una panoramica dello sfondo storico del Paese e l'influenza del comunismo sui diritti delle donne. Il ruolo del comunismo, spesso considerato un periodo di uguaglianza imposta, ha lasciato un'eredità complessa nella comprensione albanese dei ruoli di genere, delle aspettative sociali e dei diritti delle donne. Dopo la caduta del comunismo, la rinascita delle strutture tradizionali ha rimodellato i ruoli delle donne sia nella sfera domestica che pubblica. Il capitolo affronta i problemi sistemici che le donne affrontano, come la partecipazione ai processi decisionali, i diritti di proprietà e le prospettive economiche. Da questa prospettiva, si analizzano le problematiche relative alla GBV nella società albanese, inclusa la prevalenza, le norme sociali e le vulnerabilità economiche. Particolare attenzione è dedicata ai progressi legislativi albanesi sull'uguaglianza di genere, con esempi che evidenziano i progressi e le lacune nel quadro legale. A complemento, il capitolo presenta approfondimenti statistici forniti da INSTAT (Istituto Albanese di Statistica), esaminando la correlazione tra l'Indice di Disuguaglianza di Genere (GII) e le variabili socioeconomiche correlate. Metodi analitici come l'analisi di regressione multipla e l'analisi delle componenti principali (PCA) sono impiegati per interpretare queste correlazioni e fornire una base per ulteriori discussioni sui percorsi prospettici per sostenere i diritti delle donne in Albania. Il secondo capitolo si concentra sugli atteggiamenti delle donne verso la violenza da partner intimo, con particolare riferimento all'Albania. Questa sezione include una revisione approfondita della letteratura esistente sulla violenza domestica intima nella regione, facendo luce sugli atteggiamenti comuni e le pressioni sociali che influenzano le risposte delle donne a tali violenze. Il capitolo adotta vari approcci analitici, inclusi modelli pooled least squares, fixed effects e random effects, per valutare i dati specificamente relativi all'Albania. L'uso di questi modelli aiuta a rivelare fattori strutturali significativi, come lo sviluppo economico (misurato dall'HDI) e la religione, che possono influenzare la tolleranza sociale verso la violenza contro le donne. Viene inoltre approfondita la pratica dei matrimoni precoci, un fattore che perpetua la vulnerabilità delle giovani donne, per comprendere l'impatto più ampio sulle norme di genere e la violenza domestica in Albania. Questo capitolo presenta anche i risultati di modelli statistici che rivelano sia le caratteristiche distintive dell'Albania che quelle condivise nella regione riguardo alla percezione e alla giustificazione della violenza da partner intimo. I risultati statistici forniscono una comprensione sfumata di come fattori socioeconomici, culturali e religiosi convergano nel modellare queste percezioni, sottolineando la necessità di politiche mirate alla sensibilizzazione, all'istruzione e all'empowerment economico. Il terzo capitolo amplia l'analisi includendo le statistiche di genere dell'Albania nel contesto più ampio della regione balcanica, coprendo le tendenze dal 1999 al 2023. Questo capitolo inizia con una revisione della letteratura che contestualizza i progressi dell'Albania nella partecipazione al mercato del lavoro, nell'accesso all'istruzione e nella rappresentanza politica, riconoscendo il ruolo dell'integrazione nell'UE e i contributi delle organizzazioni internazionali. Una parte significativa di questo capitolo è dedicata agli approcci metodologici, inclusi l'analisi cluster e i modelli a effetti misti, utilizzati per raggruppare Paesi con profili simili basati su dati statistici di genere. Il dataset, costruito con variabili binarie su diversi indicatori di genere, consente metodi longitudinali di clustering e analisi comparativa. Il Kosovo è trattato come un esempio speciale, data la disponibilità limitata di dati e le situazioni sociopolitiche differenti rispetto agli altri Paesi balcanici. L'analisi mette in evidenza le tendenze e i modelli delle statistiche di genere dell'Albania negli ultimi due decenni, con confronti che sottolineano i progressi distintivi e le questioni persistenti. Questo capitolo si conclude con una valutazione dettagliata delle prestazioni dell'Albania rispetto ai suoi pari balcanici, con enfasi sugli squilibri di genere ancora esistenti e sulle possibili implicazioni di future politiche di intervento. Questa tesi intende offrire una prospettiva ampia e basata sui dati nel campo degli studi di genere e dell'analisi politica nella regione balcanica. Concentrandosi sull'Albania, si spera di fare luce sulle problematiche specifiche e sui successi del Paese in materia di uguaglianza di genere, confrontandoli con le tendenze regionali per creare un quadro più completo. Lo studio utilizza anche tecniche statistiche avanzate, come analisi cluster e regressione, per validare i risultati, approfondendo le intuizioni derivate dai dati. Inoltre, si propone di assistere decisori politici, ricercatori e gruppi sociali nello sviluppo di misure efficaci per ridurre le disuguaglianze di genere, difendere i diritti delle donne e contrastare la violenza di genere in Albania. Infine, la tesi offre un esame approfondito della violenza di genere e delle relative questioni di uguaglianza di genere in Albania, arricchito da prospettive comparative con la regione balcanica. Questo studio si propone di essere un lavoro fondativo che non solo esamina lo sviluppo dell'Albania, ma raccomanda anche specifiche aree di miglioramento futuro, contribuendo alla lotta continua per promuovere l'uguaglianza di genere e la giustizia sociale in tutto il Balcani.Gender-based violence (GBV) and related issues affecting women in Albania reflect deep-rooted social, economic, and cultural challenges. This thesis aims to provide a comprehensive analysis of these issues, considering Albania's unique socio-political landscape and cultural influences, and comparing Albania’s performance in gender equality metrics with other Balkan countries. Despite progress in legislation and rising awareness, GBV remains prevalent, and the systemic support for women, particularly in rural areas, requires significant improvement. This study will examine Albania’s status in gender-based violence, women’s attitudes towards intimate partner violence, and Albania’s performance in broader gender statistics within the Balkan region. In the first chapter, we delve into Albania’s context regarding gender-based violence. This chapter begins with an overview of the country’s historical backdrop and the influence of communism on women’s rights. The role of communism, often regarded as a period of enforced equality, left a complex legacy on the Albanian understanding of gender roles, societal expectations, and women’s rights. Following the fall of communism, the resurgence of conventional structures reshaped women's roles in both the home and public sphere. The chapter covers the systemic problems that women confront, such as participation in decision-making, property rights, and economic prospects. Through this viewpoint, we examine Albanian society's GBV issues, including prevalence, social norms, and economic vulnerabilities. Special attention is given to Albanian legislative progress on gender equality, with examples highlighting advancements and gaps within the legal framework. To complement this, the chapter presents statistical insights from INSTAT (Albanian Institute of Statistics), examining the correlation between the Gender Inequality Index (GII) and related socioeconomic variables. Analytical methods such as multiple regression analysis and principal component analysis (PCA) are employed to interpret these correlations and provide a foundation for further discussions on the prospective paths for supporting women’s rights in Albania. The second chapter shifts focus to women’s attitudes toward intimate partner violence, specifically within Albania. This section includes an extensive review of existing literature on intimate domestic violence in the region, shedding light on common attitudes and societal pressures that influence women’s responses to such violence. The chapter adopts various analytical approaches, including pooled least squares, fixed effects, and random effects models, to evaluate data drawn specifically from Albania. The use of these models helps to reveal significant structural factors, such as economic development (measured by HDI) and religion, which may influence societal tolerance for violence against women. Further examination of early marriage practices, a factor that perpetuates vulnerability among young women, is explored to understand the broader impact on gender norms and domestic violence in Albania. This chapter also presents the results of statistical models that reveal both Albania's distinct and shared characteristics within the region regarding the perception and justification of intimate partner violence. Statistical results provide a nuanced understanding of how socioeconomic, cultural, and religious factors converge to shape these perceptions, emphasizing the need for policies targeting awareness, education, and economic empowerment. Chapter three expands the analysis to include Albania’s gender statistics within the broader Balkan region, covering trends from 1999 to 2023. This chapter begins with a literature review that contextualizes Albania’s progress in labor market participation, educational access, and political representation, acknowledging the role of EU integration and the contributions of international organizations. A significant part of this chapter is dedicated to methodological approaches, including cluster analysis and mixed effects modeling, used to group countries with similar profiles based on gender statistics data. The dataset, constructed with binary variables across various gender-related indicators, allows for longitudinal methods of clustering and comparative analysis. Kosovo is treated as a special example since its data availability and sociopolitical situations differ from those of the other Balkan countries. The analysis sheds light on the trends and patterns in Albania's gender statistics over the last two decades, with comparisons emphasizing Albania's distinctive progress and continuing issues. This chapter finishes with a detailed evaluation of Albania's performance in comparison to its Balkan peers, with an emphasis on ongoing gender imbalances and the possible implications of future policy interventions. This thesis seeks to bring a comprehensive, data-driven viewpoint to the field of gender studies and policy analysis in the Balkan region. By focusing on Albania, we hope to shed light on the country's specific issues and achievements in gender equality, while also contrasting them with regional trends to create a more complete picture. This study also uses advanced statistical techniques to validate findings, such as cluster and regression analysis, which deepen the insights derived from the data. Furthermore, this study aims to assist policymakers, researchers, and social groups in developing effective measures to minimize gender inequities, defend women's rights, and reduce gender-based violence in Albania. Finally, the thesis offers a thorough examination of gender-based violence and related gender equality concerns in Albania, supplemented with comparative perspectives from the Balkan region. This study intends to be a foundational work that not only examines Albania's development but also recommends specific areas for future improvement, ultimately contributing to the continuous fight to promote gender equality and social justice throughout the Balkans
Primo piano: Italo Birocchi (a cura di), Civiltà del diritto. Emilio Lussu, Giacomo Matteotti, Silvio Trentin, Napoli, Editoriale Scientifica, 2024, pp. 246, ISBN 9791223501368, Euro 18
Emilio Lussu (1890-1975), Giacomo Matteotti (1885-1924), Silvio Trentin (1885-1944) hanno tratti peculiari e per certi versi eccezionali: il coraggio estremo di fronte alla dittatura, lo sprezzo del pericolo per sé, la dedizione disinteressata al prossimo. Nel senso comune e anche nella storiografia sono stati perciò considerati spesso come miti. Solo abbastanza di recente si è affermata la tendenza a restituirli alla loro umanità, espressa nella vita familiare, nella professione, negli studi prediletti, nell’impegno politico. La raccolta di saggi curata da Italo Birocchi prosegue su questa strada, proponendone aspetti che si intrecciano e perciò stesso aiutano a comprenderli nel loro agire senza separarli dai contesti in cui vissero. Erano personalità diverse, ma intrecciate e non per casuali intersezioni. Pressoché coetanei, hanno vissuto il medesimo clima culturale della società tardo-giolittiana, curiosi della modernità che essa esprimeva, ma vedendone criticamente i limiti; hanno avuto una formazione giuridica simile messa poi a profitto nell’impegno sociale; hanno coltivato comuni convinzioni laiche e repubblicane; soprattutto hanno operato, al di là dei partiti che fondarono o in cui militarono, pensando al dovere etico di offrire un contributo alla democrazia, usando la leva del diritto per un’Italia e, nello spirito cosmopolita che li accomunava, per un mondo più civili.Emilio Lussu (1890-1975), Giacomo Matteotti (1885-1924), and Silvio Trentin (1885-1944) possess distinctive and, in some respects, exceptional traits: extreme courage in the face of dictatorship, disregard for personal danger, and selfless dedication to others. In common perception and historiography, they have often been regarded as mythical figures. Only relatively recently has there been a trend towards restoring their humanity, expressed in family life, profession, favorite studies, and political commitment. The collection of essays curated by Italo Birocchi continues along this path, proposing aspects that intertwine and thereby help to understand them in their actions without separating them from the contexts in which they lived. They were diverse personalities, but interconnected and not by mere coincidence. Almost contemporaries, they lived through the same cultural climate of late Giolittian society, curious about the modernity it expressed but critically aware of its limitations. They had a similar legal background, which they later utilized in their social commitment. They shared common secular and republican convictions and, above all, operated beyond the parties they founded or in which they militated, driven by the ethical duty to contribute to democracy, using the lever of law for a more civil Italy and, in the cosmopolitan spirit that united them, for a better world.Emilio Lussu (1890-1975), Giacomo Matteotti (1885-1924) et Silvio Trentin (1885-1944) possèdent des traits particuliers et, à certains égards, exceptionnels : un courage extrême face à la dictature, un mépris du danger pour eux-mêmes et un dévouement désintéressé envers les autres. Dans l'opinion commune et l'historiographie, ils ont souvent été considérés comme des figures mythiques. Ce n'est que relativement récemment qu'une tendance s'est affirmée pour les ramener à leur humanité, exprimée dans la vie familiale, la profession, les études favorites et l'engagement politique. Le recueil d'essais dirigé par Italo Birocchi poursuit dans cette voie, proposant des aspects qui s'entrelacent et aident ainsi à les comprendre dans leur action sans les séparer des contextes dans lesquels ils ont vécu. C'étaient des personnalités diverses, mais entremêlées et pas par de simples coïncidences. Presque contemporains, ils ont vécu le même climat culturel de la société tardive de Giolitti, curieux de la modernité qu'elle exprimait, mais en voyant de manière critique les limites ; ils ont eu une formation juridique similaire mise ensuite à profit dans l'engagement social ; ils ont cultivé des convictions laïques et républicaines communes ; surtout, ils ont opéré, au-delà des partis qu'ils ont fondés ou dans lesquels ils ont milité, pensant au devoir éthique d'offrir une contribution à la démocratie, en utilisant le levier du droit pour une Italie et, dans l'esprit cosmopolite qui les unissait, pour un monde plus civil
Riforma costituzionale dell’ordinamento giurisdizionale: procedura e obiettivo
Il saggio analizza la proposta di riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati evidenziandone gli aspetti critici sia sotto il profilo del procedimento che relativamente agli scopi