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Romana e le altre. La narrazione femminile dell'amianto a Casale Monferrato.
La tragedia della contaminazione da amianto di Casale Monferrato, dovuta all’attività dello stabilimento Eternit chiuso nel 1986, non è ancora finita: il picco delle morti per mesotelioma pleurico – a fronte di oltre 1300 decessi finora accertati – è atteso tra il 2020 e il 2025. Dalla fine degli anni Settanta la cittadina è stata protagonista di una mobilitazione innescata dal sindacato territoriale, capace di “uscire dalla fabbrica” e di rivolgersi all’intera comunità, superando le tradizionali coordinate culturali delle organizzazioni dei lavoratori incentrate fino ad allora, con poche eccezioni, sulla difesa dei posti di lavoro e sulla “monetizzazione del rischio”. Ma è stato soprattutto attraverso le narrazioni femminili, costruite e veicolate da persone come Romana Blasotti Pavesi – dal 1988 al 2015 presidente dell’associazione delle vittime – e da altre donne attive nella scuola, nel giornalismo, nella professione medica, che il dramma dell’amianto si è integrato nell’identità comunitaria, fino a diventare un elemento unificante e ad amalgamare all’interno della città un sentimento comune del dolore e dell’impegno in difesa della salute e dell’ambiente
Recensione a Gioacchino Lanotte, "Segnale radio. Musica e propaganda radiofonica nell'Italia nazifascista 1943-1945", Perugia, Morlacchi 2014
Recensione a Toni Ricciardi, "Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone", Roma, Donzelli, 2016.
Recensione a MONICA BUSTI, "Il governo della città durante il ventennio fascista. Arezzo, Perugia e Siena tra progetto e amministrazione", Perugia, Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, 2010.
"Un groviglio di problemi". Le conseguenze politiche, istituzionali e amministrative di un disastro industriale
L’incidente di Seveso del 10 luglio 1976 fu un grave disastro ambientale e industriale, che investì le istituzioni politiche in un momento delicato della storia italiana. Alcuni dei problemi che emersero da quell’evento come gli aborti per evitare nascite con gravi malformazioni e la bonifica della zona contaminata furono suscettibili di lacerare la fragile trama degli equilibri politici nazionali e regionali. Oltre a costituire un indicatore eloquente delle dinamiche proprie di quel passaggio politico-istituzionale, il disastro di Seveso costituì anche un primo punto di svolta nel percorso di costruzione di una coscienza ecologista in Italia
Recensione a "Paesaggi italiani della protoindustria. Luoghi e processi della produzione dalla storia al recupero", a cura di Augusto Ciuffetti e Roberto Parisi, Carocci, Roma 2018
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