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ROBERTA COLOMBI, Un umorista in maschera. La narrativa di Antonio Ghislanzoni (1824-1893), Napoli, Loffredo, 2012, pp. 144
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1. Il reale della storia e il possibile della finzione nelle “Confessioni d’un italiano”
Antonio Ghislanzoni, lo scrittore giornalista che ebbe «il torto di non nascere in Francia». Introduzione
L’introduzione offre un profilo aggiornato ricco di informazioni su un autore solo recentemente valorizzato per la sua produzione letteraria e una lettura critica di questo testo uscito in rivista a puntate nel 1857. L’eccentricità tematica e stilistica che il testo presenta, rispetto alla tradizione italiana, è debitamente collocata all’interno di un quadro culturale che nell’italia pre-unitaria vede, con la diffusione del giornalismo, l’affermazione della letteratura umoristica, di cui Ghislanzoni è considerato dagli stessi contemporanei un promotore. Oltre a collocare questo breve romanzo all’interno di una genealogia letteraria che dall’epoca classica arriva ad autori stranieri come Hoffmann e alla Francia dei libri illustrati da Grandville nella prima metà del XIX secolo, il saggio ne analizza la scrittura e, confrontando questa prima edizione con una seconda, ne mette in luce la particolare morfologia influenzata appunto dalla sede giornalistica
Introduzione, in Ferrante Pallavicino, Il principe ermafrodito, a cura di R. Colombi, Roma, Salerno Editrice, 2005, pp. 7-42.
Introduzione, in Luca Assarino, La Stratonica, a cura di R. Colombi, Lecce, Pensa MultiMedia, 2003, pp. VII - LXXII.
[Recensione a] Roberta Colombi, La verità della finzione. Il romanzo e la storia da Manzoni a Nievo di Ilaria Burattini, in Studium Ricerca, n.1/2023
Il contributo si propone di recensire il volume di Roberta Colombi, incardinato sul tema dell'evoluzione del romanzo storico dell'Ottocento, con un particolare sguardo alle opere di Manzoni e Nievo
La verità della finzione. Il romanzo e la storia da Manzoni a Nievo.
Nel corso dell’Ottocento, il rapporto verità/finzione, da sempre al centro delle riflessioni teorico-letterarie, trova nei Promessi sposi un modello imprescindibile, ma anche una condanna inappellabile, con la rinuncia di Manzoni ai “componimenti misti di storia e invenzione”. In questo studio si indaga la storia di tale rapporto, in una ricostruzione affascinante delle ragioni dell’invenzione, del “vero veduto dalla mente” su quelle della storia. Dopo Manzoni, infatti, e sotto la sua ombra, la cultura preunitaria mostra una nuova consapevolezza del valore conoscitivo offerto dall’immaginazione letteraria; un quadro in cui Le Confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo appaiono una tappa fondamentale di un percorso di emancipazione in cui sempre più la verità della finzione tenta di affermare il suo diritto di cittadinanza nel panorama letterario italiano. Intrattenendo un rapporto di sostanziale infedeltà con la storia, Nievo mostra al lettore la sua “intelligenza della storia”, inverando quelle potenzialità che Manzoni coglieva nella scrittura letteraria, unica capace di offrire anche quel “possibile” inventato dal suo autore. Sullo sfondo del recente dibattito teorico-critico sui confini tra fiction e no fiction e della lunga vitalità di questo modello narrativo, Roberta Colombi mostra come il tema del “componimento misto di storia e invenzione” sollevi sempre la questione della responsabilità etico-politica della scrittura letteraria che ci parla, si sa, di mondi finti, ma non per questo falsi.
Nel corso dell’Ottocento, il rapporto verità/finzione, da sempre al centro delle riflessioni teorico-letterarie, trova nei Promessi sposi un modello imprescindibile, ma anche una condanna inappellabile, con la rinuncia di Manzoni ai “componimenti misti di storia e invenzione”. In questo studio si indaga la storia di tale rapporto, in una ricostruzione affascinante delle ragioni dell’invenzione, del “vero veduto dalla mente” su quelle della storia. Dopo Manzoni, infatti, e sotto la sua ombra, la cultura preunitaria mostra una nuova consapevolezza del valore conoscitivo offerto dall’immaginazione letteraria; un quadro in cui Le Confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo appaiono una tappa fondamentale di un percorso di emancipazione in cui sempre più la verità della finzione tenta di affermare il suo diritto di cittadinanza nel panorama letterario italiano. Intrattenendo un rapporto di sostanziale infedeltà con la storia, Nievo mostra al lettore la sua “intelligenza della storia”, inverando quelle potenzialità che Manzoni coglieva nella scrittura letteraria, unica capace di offrire anche quel “possibile” inventato dal suo autore. Sullo sfondo del recente dibattito teorico-critico sui confini tra fiction e no fiction e della lunga vitalità di questo modello narrativo, Roberta Colombi mostra come il tema del “componimento misto di storia e invenzione” sollevi sempre la questione della responsabilità etico-politica della scrittura letteraria che ci parla, si sa, di mondi finti, ma non per questo falsi.
Nel corso dell’Ottocento, il rapporto verità/finzione, da sempre al centro delle riflessioni teorico-letterarie, trova nei Promessi sposi un modello imprescindibile, ma anche una condanna inappellabile, con la rinuncia di Manzoni ai “componimenti misti di storia e invenzione”. In questo studio si indaga la storia di tale rapporto, in una ricostruzione affascinante delle ragioni dell’invenzione, del “vero veduto dalla mente” su quelle della storia. Dopo Manzoni, infatti, e sotto la sua ombra, la cultura preunitaria mostra una nuova consapevolezza del valore conoscitivo offerto dall’immaginazione letteraria; un quadro in cui Le Confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo appaiono una tappa fondamentale di un percorso di emancipazione in cui sempre più la verità della finzione tenta di affermare il suo diritto di cittadinanza nel panorama letterario italiano. Intrattenendo un rapporto di sostanziale infedeltà con la storia, Nievo mostra al lettore la sua “intelligenza della storia”, inverando quelle potenzialità che Manzoni coglieva nella scrittura letteraria, unica capace di offrire anche quel “possibile” inventato dal suo autore. Sullo sfondo del recente dibattito teorico-critico sui confini tra fiction e no fiction e della lunga vitalità di questo modello narrativo, Roberta Colombi mostra come il tema del “componimento misto di storia e invenzione” sollevi sempre la questione della responsabilità etico-politica della scrittura letteraria che ci parla, si sa, di mondi finti, ma non per questo falsi.
Nel corso dell’Ottocento, il rapporto verità/finzione, da sempre al centro delle riflessioni teorico-letterarie, trova nei Promessi sposi un modello imprescindibile, ma anche una condanna inappellabile, con la rinuncia di Manzoni ai “componimenti misti di storia e invenzione”. In questo studio si indaga la storia di tale rapporto, in una ricostruzione affascinante delle ragioni dell’invenzione, del “vero veduto dalla mente” su quelle della storia. Dopo Manzoni, infatti, e sotto la sua ombra, la cultura preunitaria mostra una nuova consapevolezza del valore conoscitivo offerto dall’immaginazione letteraria; un quadro in cui Le Confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo appaiono una tappa fondamentale di un percorso di emancipazione in cui sempre più la verità della finzione tenta di affermare il suo diritto di cittadinanza nel panorama letterario italiano. Intrattenendo un rapporto di sostanziale infedeltà con la storia, Nievo mostra al lettore la sua “intelligenza della storia”, inverando quelle potenzialità che Manzoni coglieva nella scrittura letteraria, unica capace di offrire anche quel “possibile” inventato dal suo autore. Sullo sfondo del recente dibattito teorico-critico sui confini tra fiction e no fiction e della lunga vitalità di questo modello narrativo, Roberta Colombi mostra come il tema del “componimento misto di storia e invenzione” sollevi sempre la questione della responsabilità etico-politica della scrittura letteraria che ci parla, si sa, di mondi finti, ma non per questo falsi.
Nel corso dell’Ottocento, il rapporto verità/finzione, da sempre al centro delle riflessioni teorico-letterarie, trova nei Promessi sposi un modello imprescindibile, ma anche una condanna inappellabile, con la rinuncia di Manzoni ai “componimenti misti di storia e invenzione”. In questo studio si indaga la storia di tale rapporto, in una ricostruzione affascinante delle ragioni dell’invenzione, del “vero veduto dalla mente” su quelle della storia. Dopo Manzoni, infatti, e sotto la sua ombra, la cultura preunitaria mostra una nuova consapevolezza del valore conoscitivo offerto dall’immaginazione letteraria; un quadro in cui Le Confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo appaiono una tappa fondamentale di un percorso di emancipazione in cui sempre più la verità della finzione tenta di affermare il suo diritto di cittadinanza nel panorama letterario italiano. Intrattenendo un rapporto di sostanziale infedeltà con la storia, Nievo mostra al lettore la sua “intelligenza della storia”, inverando quelle potenzialità che Manzoni coglieva nella scrittura letteraria, unica capace di offrire anche quel “possibile” inventato dal suo autore. Sullo sfondo del recente dibattito teorico-critico sui confini tra fiction e no fiction e della lunga vitalità di questo modello narrativo, Roberta Colombi mostra come il tema del “componimento misto di storia e invenzione” sollevi sempre la questione della responsabilità etico-politica della scrittura letteraria che ci parla, si sa, di mondi finti, ma non per questo falsi.
Nel corso dell’Ottocento, il rapporto verità/finzione, da sempre al centro delle riflessioni teorico-letterarie, trova nei Promessi sposi un modello imprescindibile, ma anche una condanna inappellabile, con la rinuncia di Manzoni ai “componimenti misti di storia e invenzione”. In questo studio si indaga la storia di tale rapporto, in una ricostruzione affascinante delle ragioni dell’invenzione, del “vero veduto dalla mente” su quelle della storia. Dopo Manzoni, infatti, e sotto la sua ombra, la cultura preunitaria mostra una nuova consapevolezza del valore conoscitivo offerto dall’immaginazione letteraria; un quadro in cui Le Confessioni d’un italiano di Ippolito Nievo appaiono una tappa fondamentale di un percorso di emancipazione in cui sempre più la verità della finzione tenta di affermare il suo diritto di cittadinanza nel panorama letterario italiano. Intrattenendo un rapporto di sostanziale infedeltà con la storia, Nievo mostra al lettore la sua “intelligenza della storia”, inverando quelle potenzialità che Manzoni coglieva nella scrittura letteraria, unica capace di offrire anche quel “possibile” inventato dal suo autore. Sullo sfondo del recente dibattito teorico-critico sui confini tra fiction e no fiction e della lunga vitalità di questo modello narrativo, Roberta Colombi mostra come il tema del “componimento misto di storia e invenzione” sollevi sempre la questione della responsabilità etico-politica della scrittura letteraria che ci parla, si sa, di mondi finti, ma non per questo falsi
La narrativa breve nel primo Novecento: temi e scelte retoriche di un genere in trasformazione
Il panel La narrativa breve nel primo Novecento: temi e scelte retoriche di un genere in trasformazione, attraverso contributi su i racconti di Boine, Viani, Bilenchi, Moravia e Alvaro, offre uno sguardo sul alcune modalità con le quali si esprime nella nostra letteratura il genere breve. La scelta del racconto moderno come punto di osservazione per registrare le trasformazioni della cultura letteraria italiana nella prima metà del secolo e per verificare come esso, in quanto “genere traumatico”, sia stato in grado di accogliere e interpretare nuove modalità di rappresentazione, si rivela particolarmente efficace. Nelle strategie narrative e nelle scelte tematiche che una tale produzione presenta si potranno rinvenire caratteri e peculiarità di una costellazione modernista che anche in Italia sembra trovare particolarmente congeniale la short story. I contributi presenti mostrano attraverso quali modalità questo genere esprime la consapevolezza della cesura culturale col passato e con il vecchio paradigma conoscitivo e narrativo, oltre che del carattere finzionale dei sistemi di rappresentazione tradizionali e della loro necessaria rimotivazione critica, individuando alcune linee di tendenza della trasformazione del genere
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