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Saggio introduttivo
Rimasta per molti anni all’ombra della più nota Aesthetica, che sancisce di fatto la nascita della disciplina filosofica omonima, la Metaphysica di A.G. Baumgarten rappresenta il trattato fondamentale, da cui non solo la sua riflessione estetica, ma anche quella logica e morale sorgono come gemme sui rami della pianta madre. Con quest’opera il suo autore si inscrive in modo del tutto originale nell’alveo dell’illuminismo tedesco, egemonizzato dalla figura di C. Wolff e dalla sua scuola e dal dibattito fra razionalismo e pietismo. Pur essendo senza dubbio interprete della tradizione illuminista, Baumgarten può tuttavia essere ricondotto solo in parte al wolffismo, soprattutto per quanto concerne temi centrali come, ad esempio, la dottrina della monadologia e quella dell’armonia prestabilita. Su questi argomenti egli si presenta piuttosto, e non senza qualche problema interpretativo, come un leibniziano di stretta osservanza e, in questo senso, la sua distanza da Wolff contribuisce indirettamente a ridimensionare l’immagine, a lungo diffusa, di un Wolff mero sistematizzatore delle teorie leibniziane. La Metaphysica gioca inoltre un ruolo centrale nello studio delle fonti kantiane, dato che proprio su questo trattato Kant ha condotto le lezioni di metafisica e di antropologia per la maggior parte della sua lunga carriera di docente presso l’Università Albertina di Königsberg. La presente traduzione risponde a un bisogno che negli studi italiani sul Settecento tedesco si è fatta vieppiù pressante negli ultimi anni, soprattutto dopo la pubblicazione di tre autorevoli traduzioni: in lingua tedesca, inglese e francese
Il senso e la norma
Il senso e la norma è una raccolta di dodici studi di Giuseppe Lorini il cui file rouge consiste nella indagine della relazione tra il senso (il significato) e la norma. Emund Husserl scrisse che il senso non può essere un pezzo reale dell’oggetto, quasi che il senso sia una pellicola che ricopre le cose, ma che non fa parte di esse. Dal libro Il senso e la norma emerge un’immagine alternativa del senso e della relazione tra il senso e le cose. In particolare, questa immagine si scompone in tre differenti adombramenti che hanno al centro la norma: (i) il senso come componente della realtà-costituita-da-norme, (ii) il senso come componente delle norme stesse, (iii) il senso come condizione trascendentale della realtà-costituita-da-norme
The Rules for Knowing the Human Being: Baumgarten’s Presence in Kant’s Anthropology
The goal of the present essay is to underscore that Kant’s anthropological reflection does not acquire its most accomplished value when it is forcefully placed within the architectural project of the critique, but rather when we question the way in which it can accompany the critical reflection. This possibility becomes almost a necessity in the Critique of the Power of Judgment. Here, by virtue of reflecting judgment, Kant illustrates the agreement between reason, as the universal horizon of judgment, and the singularity of the subject, which conveys any judgment. In doing so, Kant deals with subjectivity according to a perspective that is significantly influenced by Baumgarten’s conception of the I, insofar as it differs from Wolff’s positions. Thus, in the first section of this paper, we will outline the extent to which Baumgarten’s treatment of the relationship between empirical and rational psychology marks a departure from the Wolffian one. In the second part, we will show how Baumgarten’s perspective influences Kant in the 1770s by analyzing Kant’s lectures on metaphysics and anthropology, the basis of which is represented precisely by Baumgarten’s Metaphysica. Then, we will focus on the most original elements of Kant’s anthropological reflection, and finally, we will propose some remarks, aiming at assessing the extent of Baumgarten’s presence in Kant’s anthropological framework
Alexander Gottlieb Baumgarten, Metafisica, testo latino a fronte, a cura di Gualtiero Lorini, Bompiani-Giunti, Milano-Firenze
Rimasta per molti anni all’ombra della più nota Aesthetica, che sancisce di fatto la nascita della disciplina filosofica omonima, la Metaphysica di A.G. Baumgarten rappresenta il trattato fondamentale, da cui non solo la sua riflessione estetica, ma anche quella logica e morale sorgono come gemme sui rami della pianta madre. Con quest’opera il suo autore si inscrive in modo del tutto originale nell’alveo dell’illuminismo tedesco, egemonizzato dalla figura di C. Wolff e dalla sua scuola e dal dibattito fra razionalismo e pietismo. Pur essendo senza dubbio interprete della tradizione illuminista, Baumgarten può tuttavia essere ricondotto solo in parte al wolffismo, soprattutto per quanto concerne temi centrali come, ad esempio, la dottrina della monadologia e quella dell’armonia prestabilita. Su questi argomenti egli si presenta piuttosto, e non senza qualche problema interpretativo, come un leibniziano di stretta osservanza e, in questo senso, la sua distanza da Wolff contribuisce indirettamente a ridimensionare l’immagine, a lungo diffusa, di un Wolff mero sistematizzatore delle teorie leibniziane. La Metaphysica gioca inoltre un ruolo centrale nello studio delle fonti kantiane, dato che proprio su questo trattato Kant ha condotto le lezioni di metafisica e di antropologia per la maggior parte della sua lunga carriera di docente presso l’Università Albertina di Königsberg. La presente traduzione risponde a un bisogno che negli studi italiani sul Settecento tedesco si è fatta vieppiù pressante negli ultimi anni, soprattutto dopo la pubblicazione di tre autorevoli traduzioni: in lingua tedesca, inglese e francese
Introduction to "Knowledge, Morals and Practice in Kant’s Anthropology"
In the Introduction, the editors begin by sketching an overview of recent scholarship on Kant’s anthropology in order to provide a framework for the contributors’ essays. Broadly speaking, this scholarship falls into two categories: historical work on the origins of Kant’s anthropology and conceptual work on its relation to other parts of his philosophical system. They conclude by offering a brief summary of each of the nine essays in the volume
Delle fortificationi di Bvonaivto Lorini, nobile fiorentino, libri cinque : ne' qvali si mostra con le piv facili regole la scienza con la pratica, di fortificare le citta & altri luoghi sopra diuersi siti, con tvtti gli avvertimenti, che per intelligenza di tal materia possono occorrere ...
Includes index.Colophon date: 1596.Engraved t.p. vignette. Engraved port. of author. Numerous woodcut plans, tables, diagrams. Woodcut device at colophon. Initials.Mode of access: Internet.Centered on front pastedown is bookplate of Giovanni Muzio. Inscription on recto of 2nd front free endpaper: 1655 / Di Lelio Onetti.Binding: old vellum. Boards decorated in gilt with central oval and frame, both filled with arabesques. Author's name written on spine. The edges gilt
Il comportamento nomico degli animali non-umani. Verso un’etologia della normatività
Man is not only a social and teleological animal: he is also a nomic animal that can act following rules. Starting from this new image of man, the author asks whether there are also nonhuman animals with this nomic capacity. Generally, the answer to this question is negative, but the author provides four affirmative answers deriving from the ethological, philosophical and legal investigation of normativity (C. Goretti, R. Sacco, F.B.M. de Waal, K. Andrews) that may pave the way for a new field of research: ethology of normativity
Introduction to "Knowledge, Morals and Practice in Kant’s Anthropology"
In the Introduction, the editors begin by sketching an overview of recent scholarship on Kant’s anthropology in order to provide a framework for the contributors’ essays. Broadly speaking, this scholarship falls into two categories: historical work on the origins of Kant’s anthropology and conceptual work on its relation to other parts of his philosophical system. They conclude by offering a brief summary of each of the nine essays in the volume
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