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Giovanni Multari- corvino + multari
Presentazione dei principali progetti firmati dall’arch. Giovanni Multari dello studio
corvino + multar
Architetture d'acqua
Architetture d’acqua: le forme dell’acqua è una ricerca condotta nell’ambito del Laboratorio di Progettazione Architettonica e Urbana – Architettura del Paesaggio, diretto da Giovanni Multari e Michelangelo Pugliese, tutor Domenico Ciaravolo. La presenza dell’acqua nella costruzione di alcune architetture ha spesso determinato la forma stessa dell’architettura. L’acqua è l’elemento intorno al quale lo spazio si organizza, assume posizione, determinando una stretta relazione tra la concezione architettonica e l’elemento naturale stesso, nelle specifiche declinazioni di un programma
La diversità come valore della architettura della città
This text defines the Business Centre of Naples as a place that undoubtely requires new transformation, a ‘periphery’, not in a topological meaning but certainly of sense, a place ‘on the margins’. The “Plan for the reconstruction of Porto, Mercato and Pendino districts” of 1946 by Luigi Cosenza and the project elaborated for the “Competition for the new Courthouse of Naples” by Salvatore Bisogni, Luigi Pisciotti, Agostino Renna and Uberto Siola are presented as two lost opportunities of solving, in a different way related to the mono-functionality that characterizes the Business Centre, the request for tertiary buildings and facilities in Naples. The work of the Laboratory directed by Giovanni Multari faces some issues already posed by these ‘excellent’ projects, sharing with them especially the choice of introducing a mix of functions as necessary condition to build a liveable city. The presence of many different functions is able to guarantee also a morphological articulation of urban spaces and buildings here placed and will made this part of the city experienced by people with different needs in different times of the day: those that move here for working, those that live here, those that will find a reason to spend here their leisure time. The project of the open public space is central in this kind of project and aims to ‘give measure’ – proportions – to the huge open spaces of the Business Centre. It is really interesting that, to do this, the project evokes, in an analogical reference, the places of the historical city of Naples: the decumanus and the cardines, a square that looks like a forum. Those are the reasons why the text is titled Diversity as a value for the architecture of the city a diversity – functional, morphological, related to different ways of living these places – that the projects of the Lab directed by Giovanni Multari aimed, as a whole, to realize in the Business Centre of Naples
Italian Foreign Architecture Baukuh – Onsitestudio
La "radice" dell'Architettura italiana
Giovanni Multari
I processi di globalizzazione che hanno caratterizzato
la storia recente, senza dubbio, hanno messo
in crisi l’idea di una identità nazionale attraverso
l'ibridazione dei confini culturali e geografici. La
mostra Italian Foreign Architecture, che sofferma
il proprio sguardo sull’opera e le attività di ricerca
di due studi milanesi, Baukuh e Onsitestudio, prova
a riconoscere, in questa condizione generale,
l’idea di una “radice” dell’architettura italiana che
conserva stretti legami con una idea di tradizione
e di modernità, anche laddove i confini appaiono
fluidi e l’architettura generalmente propone, come
detto, forme di ibridazione e di adattamento in un
immaginario mondo
Il palazzo delle Poste e Telegrafi. Considerazioni sul processo tipologico di un edificio speciale contemporaneo
La storia dell’evoluzione della posta da una realtà locale e circoscritta, con mete raggiungibili a piedi in giornata, ad una rete strutturata, internazionale ed unificata, costituisce lo spunto per ricostruire l’evoluzione dei relativi edifici predisposti al servizio. Dai semplici alloggi intermedi di sosta dei romani, i mansiones, passando per le stazioni antiche, le positae, si passa ai piccoli uffici postali dei sette Stati preunitari ed all’articolazione, sotto il Regno, in una struttura gerarchica, che passa dalle direzioni centrali agli uffici ed alle distribuzioni.
La ricerca, attraverso lo studio analitico di casi studio, rappresentativi delle diverse fasi storiche e tipologiche, tenta di ricostruire l’evoluzione organico-processuale del Palazzo delle Poste e dei Telegrafi, dalla matrice di riferimento alla maturazione del tipo.
I progressi nel campo scientifico, dall’invenzione del telegrafo e del telefono alla radio, l’inserimento della fascia della sportelleria e del vano nodale per il pubblico, la separazione dei flussi e nuovi aspetti legati alla ventilazione, alla luce ed alla limitazione del rumore prodotto dalle apparecchiature, innescano un processo di evoluzione e complessificazione del tipo, con la conseguente proliferazione degli spazi necessari al complesso di funzioni integrate richieste, alla rifunzionalizzazione di percorsi in origine scarichi o di percorrenza ed all’annodamento delle corti interne.
Da una prima fase transitoria, in cui gli uffici postali venivano posti nella preesistenza senza interventi di adeguamento tipologico–strutturale, considerando gli edifici come contenitori nei quali inserire le funzioni, si passa alla riconfigurazione distributiva, strutturale ed organica di edifici esistenti, palazzi signorili e conventi, acquisiti grazie all’esproprio per pubblica utilità e scelti per la loro rispondenza alle esigenze di decoro, di accessibilità e di vicinanza al centro storico e/o ai nuovi assi amministrativi.
Il processo di distillazione del tipo, guidato dalle direttive dell'ufficio tecnico del Ministero, si codifica, nei primi anni del ‘900, negli edifici innalzati su aree sottratte al tessuto stratificato, grazie all’arma dell’esproprio od ai piani di risanamento del centro storico, che ripropongono la matrice del tipo edilizio del palazzo, adattata ed aggiornata al nuovo complesso di funzioni integrate richieste.
Lo studio di alcuni casi emblematici, analizzati nella loro componente urbanistica, evolutiva e tipologica, permette di riepilogare le mutazioni e le varianti sincroniche e diacroniche del tipo, giungendo alla definizione di alcune varianti, in funzione del rapporto tra vani seriali, sportelleria e salone del pubblico, sintetizzati in schemi riepilogativi.
Le mutazioni tipologiche, indotte dall’architettura del regime e dalle nuove correnti internazionali, portano alla creazione di impianti caratterizzati dal decentramento del pubblico verso la periferia dell’edificio, a contatto con la città, e dalla progressiva coincidenza tra atrio e salone, che assume la configurazione di una galleria, parallela alla facciata, ad espansione virtuale della piazza urbana prospiciente. Sotto l’aspetto linguistico la politica monumentale e celebrativa fascista, porta all’inserimento di motivi estranei al carattere funzionale dell’edificio, ma rispondenti all’esigenza simbolica e propagandistica del regime, che, ricorrendo all’affidamento diretto degli incarichi agli architetti degli uffici tecnici del Ministero, quali Mazzoni o Narducci, o ad artisti in linea con la politica nazionale, come Piacentini e Bazzani, costruiva volumi imponenti e squadrati, simboli dell’efficienza del governo.
Contro il monopolio costruttivo dei palazzi postali, da parte dell’ufficio tecnico del Ministero delle Poste si muovevano le nuove leve, da Vaccaro, a Samonà, Libera e Ridolfi, i quali ebbero la possibilità di esprimersi solo attraverso la pratica del concorso. Se il linguaggio razionalista appare sommessamente nei quattro edifici postali del concorso di Roma degli anni Trenta, affiancando l’utilizzo della struttura a telaio cementizio alle pareti in muratura tradizionale, irrompe, invece, nel palazzo postelegrafico eretto a cavallo della seconda guerra mondiale dai BBPR all’E42 a Roma nelle facciate, attraverso la manifestazione dell’ossatura portante trilitica ed in planimetria, dove l’adozione di un metodo funzionale, comporta la disgregazione dell’organismo edilizio unitario e simmetrico e la sua scomposizione in blocchi funzionali fisicamente separati e formalmente distinti, in relazione alla destinazione seriale o nodale inserita.
Dopo la seconda guerra mondiale, accanto alla permanenza delle sedi centrali, nei palazzi costruiti nei cinquant’anni precedenti, si sviluppa, seguendo la progressiva espansione della città verso le periferie, una diffusione capillare degli uffici postali di quartiere, che, come nel periodo preunitario, occupano interamente o anche parzialmente, il livello terreno di edifici già esistenti.
La progressiva digitalizzazione dei servizi, l’estensione dell’area commerciale e l’inclusione del settore bancario e finanziario, hanno innescato dei processi ancora in atto di evoluzione funzionale e tipologica del palazzo postale, che potrebbero, potenzialmente, portare alla scomparsa od alla riduzione della sportelleria, in favore di spazi di consulenza individuali col cliente, trasformando il palazzo in un vano nodale policentrico
ARCHITETTURA E PAESAGGIO PER L’ESISTENTE
Medma, architettura e paesaggio per l’esistente, è una ricerca che prova a instaurare nuovi paradigmi per il progetto di architettura e di paesaggio sperimentando, attraverso il processo del progetto, i modi per acquisire la conoscenza, le possibili letture e le forme di interpretazione
La stratificazione provocata
La querelle Antico e Nuovo nei centri storici italiani ritrova una sua composizione all’interno dei lavori del Master di Eccellenza per la Città Storica che avanza le sue proposte progettuali nel rispetto delle preesistenze dell’antica Neapolis, dei rari esempi di contemporaneità di valore e del dibattito culturale che riporta a ruolo di protagonista non solo le emergenze architettoniche ma anche tutta l’edilizia minore che tesse la trama e l’ordito della città nella sua storia. In tale azione si evidenziano le distinzioni tra centro antico e centro storico, non legate a precostituite definizioni ideologiche ma a valenze culturali e storiche. La stratificazione, essenza stessa della città, segnale dal passato al futuro nel suo divenire, è stata quasi del tutto interrotta nel XIX sec. per interventi speculativi e di modesta qualità edilizia, piuttosto che di dignità architettonica ed una carente di lungimiranza in sede legislativa. Nell’ambito delle ricerche del Master essa trova nuove regole informative e possibilità in interventi che tendono all’eccellenza annunciata, sia pure in dimensioni ed investimenti ridotti, dimostrando come i vincoli e gli elementi ostativi possano trasformarsi in valore aggiunto. Un progetto contemporaneo, quello oggetto dello studio, in un centro antico così pieno di stratificazioni ma fortemente alterato e degradato, che ha come parametri fondamentali riqualificazione e rifunzionalizzazione, partendo dagli spazi pubblici, dalle piazze, dalle corti, da quegli ambiti di risulta che possono rappresentare i luoghi per la socialità ed un volano per gli interventi privati
The Resistance of Architecture
The book, edited by Giovanni Multari, wants to disseminate scientific papers in response to the international call, open to both invited and selected architects. The call wants to question and investigate on the architecture as "permanence" of an idea that is grafted into the complex processes of transformation of the urban and natural environment. The resistance of Architecture, is the order strategy still reliable today? Can the current conditions of architecture be traced to principles of order and to interpret the balances of a construction process that regulates the size of the architecture itself? The topic addresses the architecture that is not renewed but prolonging its existence describes a transformation of the city and the landscape. This is the idea of “RESISTANCE”, an unequivocal position of the history that allows the architecture to support the life in its development and to establish a privileged relationship with time. A process of knowledge of the architectural project that is the result of a collective and cumulative construction; this construction determines the invariants of change and describes the transformation strategies of the stratified environment
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