1,721,204 research outputs found
Il ruolo della scuola nella tutela dei minori. La metodologia relazionale
Così come accade a molte altre organizzazioni pubbliche e private, nel periodo storico che stiamo attraversando le scuole si trovano a far fronte a una crisi di risorse economiche, di certezze politiche e di possibilità di sviluppo. Chi opera in questi contesti sembra dover tirare i remi in barca, per resistere in attesa di orizzonti migliori. Il contributo di Folgheraiter pare quindi in controtendenza, in quanto propone di ampliare il ruolo della scuola, ragionandone le funzioni e le responsabilità in merito alla grande questione della tutela dei minori. Attraverso esempi precisi e ampie riflessioni, l’autore propone una prospettiva metodologica in cui le relazioni diventano l’elemento cardine per l’individuazione e la soluzione dei problemi sociali, anche nelle scuole di oggi
Manifesto del Metodo Relational Social Work
Il Metodo RSW indica a tutti gli esperti del welfare una via maestra: affermare solo ciò che si pratica.
Prima di imporre impegnativi cambiamenti esistenziali ad altri, gli operatori sociali, i dirigenti dei servizi, gli amministratori, i formatori e gli stessi studiosi dovrebbero mostrare «come si fa», nel rispetto di una semplice Regola aurea:
«Fai a te stesso il bene che tu vorresti che i tuoi simili facessero a loro stessi e agli altri».
Lavoro relazionale, sapere esperienziale, reciprocità, corresponsabilità e partecipazione. Sono questi i principi ai quali profondamente s’ispira, per declinarli operativamente, il Metodo RSW.
Con l’obiettivo di stimolare la riflessione epistemologica sul senso del Lavoro sociale professionale, Fabio Folgheraiter ne stila un Manifesto di «assiomi e corollari» sintetici. L’intento non è di cristallizzarne le idee e le logiche ma, al contrario, di rilanciare, nel perdurante tempo di crisi dei nostri sistemi di welfare, un dibattito fondazionale attorno a un differente paradigma del «prendersi cura».
Spaziando dalle competenze tecniche di guida/facilitazione relazionale a quelle esperienziali; dalle reti istituzionali agli aiuti relazionali diretti; dai modelli di Stato sociale alle logiche di governance, questo piccolo libro condensa utili suggestioni per tutti i Lettori interessati a capire come possano esistere, nelle comunità, sistemi socioassistenziali aperti «al loro senso», più umani e più efficienti nello stesso tempo
Cos'è davvero il community social work. La prospettiva relazionale.
Storicamente il community social work (il Lavoro sociale di comunità) è il famoso
terzo filone del mestiere degli operatori sociali, quello che si propone di affrontare
situazioni di disagio sociale «all’ingrosso», per così dire. Le fragilità sono viste in capo
a comunità intere, da intendersi sia come territori specifici (comunità locali: quartieri,
paesi, piccole città), sia come ideali connessioni tra preoccupati «di qualche cosa»
(comunità d’interesse) (Mayo, 2002). Non parliamo perciò di interventi «uno a uno» su
singoli issues (lavoro di caso – casework), né di interventi chiusi entro i confini di piccoli
gruppi (lavoro di gruppo – groupwork). Ci riferiamo ad azioni professionali di seconda
istanza, vale a dire ad azioni lievitanti, che si prefiggono di smuovere a loro volta un’azione
sociale sottostante di portata collettiva. In realtà vediamo un’articolazione del
processo in almeno tre gradi: a) il darsi da fare indiretto di un esperto facilitatore o guida
relazionale che catalizza e/o sostiene; b) il darsi da fare diretto di una certa «pluralità»
di appartenenti a una data comunità (un gruppo-guida o una cabina di regia, ecc.)
che c) aiutano una pluralità ancora più ampia di concittadini ad attivarsi per risolvere
problemi comuni, così che poi a cascata possano ricevere benefici potenziali tutti
quanti indistintamente, vale a dire la comunità intera, anche quelle componenti che
(inevitabilmente) non hanno potuto o voluto coinvolgersi (Folgheraiter, 2011; 2016)
GLI ANZIANI FRAGILI NELLA TRANSIZIONE VERSO LA NON AUTOSUFFICIENZA. ESPERIENZE DI VITA E INDICAZIONI PER I SERVIZI ALLA PERSONA.
Lo scopo della ricerca è stato comprendere le motivazioni che portano le persone anziane fragili a rivolgersi tardivamente ai servizi domiciliari socioassistenziali facendo luce sulla fase di transizione verso la non autosufficienza. Il paradigma multidimensionale di fragilità (Gobbens, 2010) e l’approccio del Relational Social Work (Folgheraiter, 2011, 1998) hanno fatto da sfondo al lavoro di ricerca che si è sviluppato in due fasi. Nella prima è stata realizzata un'indagine preliminare volta ad individuare tra le persone anziane fragili residenti a casa propria nel Comune di Brescia quelle non beneficiarie di servizi domiciliari mediante la somministrazione di un questionario; in seguito, sono state realizzate delle interviste semistrutturate nei confronti di persone anziane fragili (16), delle loro persone di riferimento (9) e delle diadi anziano fragile-persona di riferimento (7) per comprendere perché si rivolgono tardivamente ai servizi domiciliari.
L’analisi dei dati ha evidenziato che, in linea con la letteratura internazionale, le persone anziane fragili esprimono svariati bisogni. I dati, tuttavia, mettono in luce anche le risorse e la resilienza dimostrata dai partecipanti alla ricerca che fa sì che essi non possano essere unicamente considerati fragili. Infine, i risultati riportano come la pianificazione del proprio futuro rappresenti per le persone anziane fragili un nodo critico.The present research aims at understanding the reasons that lead frail elderly people to turn to home care services late, shedding light on the transition phase towards non self-sufficiency.
The multidimensional paradigm of frailty (Gobbens, 2010) and the Relational Social Work Approach (Folgheraiter, 1998, 2011) underpin the present research work which has been developed in two phases. In the first phase a preliminary survey has been carried out to identify among frail elderly people residents at home in the province of Brescia those who not receiving home care services through the administration of a questionnaire. In the second phase, semi-structured interviews have been carried out with frail older persons (16), informal caregivers (9), dyads of frail older person-informal caregivers (7) to understand why frail elderly people turn to home care services late.
The analysis of the data showed that, in line with the international literature, frail elderly people express various needs. The data, however, highlight too the resources and resilience by the research participants that demonstred they cannot be considered solely frail. Finally, the results give emphasis to how plan one's future represents a critical issue for frail older people
IL COINVOLGIMENTO DELLE PERSONE INDICATE COME AUTORI DI VIOLENZA NEI PROCEDIMENTI DI TUTELA MINORILE IN PROVINCIA DI BRESCIA
The occurrence of episodes of Intimate Partner Violence (IPV) in families with children and adolescents exposes the latter to potentially disadvantageous situations that merit the initiation of assistance child protection services. As has been widely stated in previous studies, the work of those involved in the protection of minors moves towards two tensions: social help and control (Folgheraiter, 1998; Marzotto, 2002; Allegri, 2005; Amadei, 2007; Raineri, 2007; Folgheraiter, Donati, Raineri, 2011). Within these two dimensions, following episodes of intimate partner violence, the child protection social worker's assesment intervention focuses on the victim mother and, in particular, on assessing her parenting skills in order to understand to what extent and how she can provide protection and safety to her minor child (Stanley, 2011; Hughes, et al., 2013). As previous studies have suggested, the mother victim receives more assessment and more help from social services than the perpetrator and father of the children, who is less involved in the assessment and help process (Coohey, 2007; Stanley, 2011; Hughes, et al, 2013). International research shows such a low level of involvement of people reported as perpetrators that it is necessary to speak of "invisible men" in child protection services (Featherstone, 2007; Strega et al, 2008; Dominelli et al, 2010; Baynes, et al, 2012; Maxwell et al, 2012; O'Sullivan, 2013; Ewart Boyle, 2015; Smith, 2019). This PHD thesis illustrates the research work carried out during the years 2021 - 2023 in Brescia, within six (6) child protection services. Following a qualitative approach and through the documentary analysis of 44 social files of the Child Protection Services, the research aimed to understand if, with which interventions and modalities, social workers involve, during the social investigation, men who have perpetrated violence against their partner. The research aimed to deepen the study by collecting data on the contacts between the social workers and the perpetrators, on the assessment of parenting skills, on the interventions activated during the investigation in favor of the children and adolescents, their mothers, and fathers, and finally, by studying in depth the project proposals submitted to the judicial authority. Starting from the findings, the thesis proposes reflections on the defining of involvement and the social problem in situations of violence. It also proposes an in-depth study of the assessment carried out by child protection social workers in cases of intimate partner violence. Finally, reflections are offered on the recognition and management of violence in the practice of child protection social workers. Finally, in its theoretical part, the thesis offers the opportunity to reflect on the link between social work and violence, as well as the opportunity to deepen the topic of help relationship with persons reported as perpetrators of violence.Il verificarsi di episodi di violenza intima tra partner (Intimate Partner Violence – IPV) all’interno di famiglie con bambini e ragazzi espone, quest’ultimi, a possibili situazioni pregiudizievoli meritevoli dell’avvio di percorsi di aiuto nei servizi di tutela minorile. Come ampiamente affermato dagli studi pregressi il lavoro degli operatori in tutela minorile si muove verso due tensioni: l’aiuto sociale e il controllo (Folgheraiter, 1998; Marzotto, 2002; Allegri, 2005; Amadei, 2007; Raineri, 2007; Folgheraiter, Donati, Raineri, 2011). All’interno di queste due dimensioni, a seguito di episodi di violenza intima tra partner, l’intervento valutativo degli assistenti sociali di tutela minorile si concentra sulla madre vittima ed in particolare sulla valutazione delle sue competenze genitoriali al fine di comprendere quanto e come ella possa offrire protezione e sicurezza al figlio minore (Stanley, 2011; Hughes, et al, 2013). Come suggerito da studi precedenti, la madre vittima è destinataria di maggiori valutazioni, ed anche di maggiori interventi di aiuto, da parte dei servizi sociali rispetto all'autore della violenza, e padre dei bambini, il quale risulta essere meno coinvolto nel percorso valutativo e di aiuto (Coohey, 2007; Stanley, 2011; Hughes, et al, 2013). La ricerca internazionale mostra un così basso livello di coinvolgimento delle persone indicate come autori che è necessario parlare di "uomini invisibili" nei servizi di tutela minorile (Featherstone, 2007; Strega et al, 2008; Dominelli et al, 2010; Baynes, et al, 2012; Maxwell et al, 2012; O'Sullivan, 2013; Ewart Boyle, 2015; Smith, 2019). La tesi dottorale qui presentata illustra il lavoro di ricerca condotto, negli anni 2021 – 2023, in provincia di Brescia all’interno di sei (6) servizi di tutela minorile. Secondo un approccio qualitativo e attraverso l’analisi documentaria di 44 cartelle sociali dei servizi tutela minori, la ricerca ha voluto comprendere se, con quali interventi e modalità gli assistenti sociali coinvolgono, durante l’indagine sociale, gli uomini che hanno agito violenza contro la propria partner. La ricerca si è posta l’obiettivo di approfondire il percorso di indagine attraverso la raccolta di dati in merito ai contatti tra assistenti sociali e persone indicate come autori, alle valutazioni delle capacità genitoriali, agli interventi attivati durante l’indagine in favore di bambini e ragazzi, le loro madri e padri, nonché, infine, attraverso l’approfondimento delle proposte progettuali formulate all’autorità giudiziaria. La tesi dottorale, a partire dai dati emersi, propone riflessioni in merito alla dimensione definitoria del coinvolgimento e del problema sociale in situazioni di violenza. Inoltre, viene proposto un approfondimento circa l’assesment svolto dagli assistenti sociali di tutela minorile alla presenza di episodi di violenza tra partner. Riflessioni, infine, sono proposte in merito al riconoscere e fronteggiare la violenza nella pratica degli assistenti sociali di tutela minorile. La tesi, infine, offre, nella sua parte teorica, l’occasione di riflettere circa il legame tra Social Work e violenza, così come l’opportunità di approfondire il tema dei percorsi di aiuto con persone indicate come autori di violenza
Reti e facilitazioni di reti nella tutela dei minori
La tutela dei minori è l'ambito dei servizi sociali maggiormente controverso, in cui più spesso le decisioni dei professionisti sono oggetto di polemiche. questo libro apre la speranza a uno scenario diverso: lavorare in un altro modo è possibile, e ci sono varie sperimentazioni che indicano una strada promettente
Servizio Sociale
L’operatore sociale è un esperto di «metodologia del vivere» (methodology
of life planning). È un professionista che deve di continuo capire
come entrare nella vita percepita come insoddisfacente o fuori controllo
di persone inizialmente estranee, che a lui si rivolgono nella speranza di
avere conforto o aiuti vari. Alcuni di questi benefici l’operatore li estrarrà
già confezionati dal «sistema» di welfare sotto forma di prestazioni oggettive
(standard provisions), altri aiuti saranno invece costruiti dalla capacità «generativa» della relazione
di aiuto che si andrà a instaurare (Folgheraiter, 1998; Raineri, 2004). In
ogni caso, l’aiuto è da intendersi in senso globale come costruzione o ridefinizione
o supporto a un progetto di vita
ASSISTENTI SOCIALI E ADOLESCENTI CON PROBLEMI DI USO DI SOSTANZE: LA RELAZIONE DI AIUTO NEI SER.D DEL VENETO
Adolescence — a crucial transitional period between childhood and adulthood, characterized by significant challenges related to individual development, self-redefinition, and relationships with adults and peers—can be profoundly and significantly influenced by encounters with substances. Substance use during this stage of life, as highlighted by the WHO, pose substantial risks to both physical health and social life, with dangers of exclusion, isolation, and school dropout. In Italy, there is an increasing number of adolescents with substance use related problem seeking help from services at an early age, and working with this target group proves particularly challenging due to difficulties in engagement throughout the help process and the high frequency of relapses (Feldstein Ewing et al., 2016; Chung et al., 2015; White, 2007; 2012). The conducted research aimed to investigate and deepen the understanding of social work with individuals who use substances within the SerD (Italian addiction services), focusing on the experiences of adolescents and the work of social workers in these contexts. Social work, in fact, has been intrinsically engaged from its origins in situations and sufferings related to substance use, implementing actions aimed at addressing and mitigating the negative effects of substance use on individuals, families, and communities (Straussner, 2001; Paylor et al., 2012). However, the scientific literature in this area within the Italian context is still limited. This study aimed to explore the coping pathways undertaken by adolescents who use substances, focusing on their experiences with the SerD and the role of social workers in accompanying these young individuals through the complex network of helping relationships. To achieve a better understanding of the presence, pathways, and experiences of adolescents in the SerD, as well as the role, specificity, and helping relationship with social workers, the approach of participatory research (Aldridge, 2015; Folgheraiter, 2018; Panciroli, 2019) was adopted, involving co-researchers (four social workers and three young adults with lived experience) in two steering group.
The research project comprised two distinct studies: the first, quantitative, analyzed secondary data extracted from the digitized social records of SerD in the Veneto Region, focusing on individuals under the age of 24. The second, qualitative, utilized a participatory approach to analyze interviews conducted with both social workers from these services and young adults who were former service users.
The results of the first study provide a description of the adolescent service users of the Veneto SerD between 2017 and 2021, confirming an increase in the presence of young individuals in these services and highlighting specific trajectories, particularly concerning age range, gender, and citizenship. The second study allowed for the exploration and description of the perspectives, practices, and experiences of social workers within the Veneto SerD, as well as the stories, experiences, and viewpoints of young adults who had undergone treatment at the SerD during adolescence.
The findings, broad and multifaceted, converge on the importance of the helping relationship as a central element of the entire experience at the SerD for these young individuals, and thus at every stage of the recovery process. The stories of the young people provided interesting reflections on their experiences with substances, with the services, and particularly on the process of change they lived and faced. The interviews with social workers describe their role in supporting and facilitating change for these young people within a recovery experience that appears to be intrinsically social. Finally, the results discussed with the co-researchers offer reflections that enrich the existing literature — particularly from a theoretical perspective regarding social work in the field of addictions—and offer valuable guidance for professional practice.In adolescenza - periodo di transizione cruciale tra l’infanzia e l’adultità contraddistinto da significative sfide che si articolano tra lo sviluppo individuale, la ridefinizione del sé e delle relazioni con gli adulti e i pari di riferimento - l'incontro con le sostanze può influenzare in modo profondo e significativo il percorso di crescita di un giovane. Il consumo e la dipendenza da sostanze in tale fase della vita, come ben evidenziato dall’OMS, rappresentano un rischio significativo in termini tanto di salute fisica quanto di vita sociale, con rischi di esclusione, isolamento, abbandono scolastico.
In Italia, gli adolescenti con problemi di dipendenza da sostanze che si rivolgono ai servizi in età precoce sono in aumento e il lavoro con questo target risulta particolarmente complesso per le difficoltà di ingaggio lungo tutto il percorso di aiuto e l’alta frequenza di ricadute (Feldstein Ewing et al., 2016; Chung et al., 2015; White, 2007; 2012).
La ricerca condotta ha avuto l’obiettivo di indagare e approfondire il lavoro sociale con persone che fanno
uso di sostanze all’interno dei SerD, focalizzando le esperienze degli adolescenti e il lavoro degli assistenti sociali in tali contesti. Il lavoro sociale, infatti, risulta essere intrinsecamente e sin dalle sue origini impegnato nelle situazioni e nelle sofferenze connesse all’uso di sostanze mettendo in atto azioni orientate a fronteggiare e mitigare gli effetti negativi dell’assunzione di sostanze su individui, famiglie, comunità, (Straussner, 2001; Paylor et al., 2012), nonostante ciò la letteratura scientifica in questa area nel panorama italiano risulta essere esigua. Lo studio condotto si è proposto di esplorare i percorsi di fronteggiamento intrapresi dagli adolescenti che fanno uso di sostanze, concentrandosi sull'esperienza con i Servizi per le Dipendenze (SerD) e sul ruolo degli assistenti sociali nell'accompagnamento di questi giovani nella complessa rete della relazione di aiuto. Per giungere a una maggiore comprensione della presenza, dei percorsi e delle esperienze degli adolescenti nei SerD, nonché del ruolo, della specificità e della relazione di aiuto con gli assistenti sociali, si è adottato l’approccio della participatory research (Aldridge, 2015; Folgheraiter, 2018; Panciroli, 2019) attraverso il coinvolgimento in qualità di co-ricercatori in due gruppi guida composti rispettivamente da quattro assistenti sociali e tre giovani adulti esperti per esperienza. Il progetto di ricerca ha visto la realizzazione di due diverse ricerche, la prima di stampo quantitativo ha analizzato dati secondari ricavati dalle cartelle sociali informatizzate dei SerD della Regione Veneto relative a giovani under 24. La seconda, di stampo qualitativo, attraverso l’adozione dell’approccio partecipativo, ha
analizzato i contenuti di interviste dirette sia agli assistenti sociali di questi servizi sia a giovani adulti ex service users. I risultati della prima ricerca condotta consentono una descrizione dell’utenza adolescenziale dei SerD del veneto tra il 2017 e il 2021 confermando un aumento della presenza dei giovani nei servizi ed evidenziano la presenza di alcune traiettorie specifiche in particolar modo rispetto al range di età, al sesso e alla cittadinanza. La seconda ricerca ha permesso di esplorare e descrivere prospettive, pratiche e vissuti di assistenti sociali dei SerD del Veneto, nonché storie, esperienze e punto di vista di giovani adulti che hanno vissuto un percorso nei SerD in adolescenza. I risultati, ampi e articolati, convergono sull’importanza della relazione di aiuto quale elemento centrale di tutta l’esperienza al SerD dei ragazzi e dunque di ogni fase del processo di recovery. Le storie dei ragazzi hanno permesso interessanti riflessioni circa l’esperienza con le sostanze, con i Servizi e in particolar modo il processo di cambiamento vissuto e affrontato. Le interviste agli assistenti sociali consentono di descrivere il ruolo di sostegno e cambiamento dei ragazzi entro un’esperienza di recovery che appare intrinsecamente sociale. Infine, i risultati discussi con i co-ricercatori consentono delle riflessioni che arricchiscono la letteratura di riferimento - anche da un punto di vista teorico circa il lavoro sociale nelle dipendenze - e che possono rappresentare utili indicazioni alla pratica professionale
Legami di fiducia e cura delle relazioni. La possibile riscossa della scuola
Sempre più nella Scuola dell’obbligo entrano problemi sociali complicati
oltre ogni limite, problemi che non riguardano solo le «superficiali»
sfere della cognizione, del comportamento o della buona educazione, ma
che investono in profondità la personalità e l’esistenza intera degli alunni.
La sociologia ci dice, ma si potrebbe dirlo pure a occhio, che tali ostici
problemi sono dovuti per gran parte al collasso o alle gravi difficoltà delle
famiglie (Rossi, 2001). La Scuola può fronteggiare tali
sfide? Può tenere botta ad esse senza farsi dissestare organizzativamente, ma
anzi, se possibile, addirittura trovandosi rivitalizzata nella sua ecologia interna
Il futuro del welfare. Mutualità e sussidiarietà relazionale
Quale futuro possiamo aspettarci per il nostro welfare? Questa domanda, che preoccupa molti in un’epoca di crisi profonda, chiede in realtà di pensare a scenari futuri del tutto diversi rispetto a quelli cui siamo abituati. Probabilmente, come avvenuto in passato, il mutamento porterà a paradigmi nuovi, così come al costituirsi di un welfare basato su principi e valori diversi da quelli consueti. Un osservatore attento può cogliere già ora qualche segnale di un tale cambiamento. A questo proposito, l’autore dell’articolo ci segnala, tra i fattori più importanti, l’ottica mutualistica e una nuova concezione di sussidiarietà. A partire da un’attenta riflessione sul ruolo dello Stato nei confronti della società, viene proposta una chiara definizione di sussidiarietà orizzontale, facendo riferimento all’importanza degli sforzi civici autonomi. Viene inoltre messa in luce una visione innovativa e profonda del modo di intendere l’aiuto e — in generale — il senso del welfare
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