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Prassi istituente e lavoro
Institutional praxis and work
The article, starting from an examination of the concept of institution as it has been advanced in the human and philosophical sciences, tries to dis-cuss the theme of labor democracy in neoliberal capitalism. According to the author, it is necessary to develop a new kind of form of enterprise idea starting from what is defined as principle of the common. The practices of the common are defined as institutional practices that consist, not only in projecting a desirable end towards the future, but also in implementing, here and now, a principle of self-government of social and productive world, achievable through the definition of a new collective political sub-ject . Contributing to bring out this common political action remains an ax-is of the struggle against the new management, which destroys the moral and collective dimension of work
Beyond the ‘salary institution’: on the ‘society of performance’ and the platformisation of the employment relationship
In this contribution the author discusses the intimate relationship between
the crisis of the wage labour system of industrial capitalism and the growing
diffusion of spaces of exploitation related to the explosion of digital algorithms
and platforms. In other words, it is argued that capitalist transformation (in
the post-Fordist sense) has had a decisive impact on the social relationship
of subordination by inscribing the practices of exploitation of labour into an
extended space that the traditional category of subsumption was not able to
describe effectively. Even more specifically, work in contemporary society – a
society where the digital paradigm takes on an unprecedented configuration
through the platformisation of capital-work relationships – is forced to
redefine itself as a mere performance, where performance means an activity
that is basically stripped from the social protections of paid employment and
is legitimised on a social level only by virtue of its immediate commercial
usability. In other words, work in the society of performance is a subjective
space deprived of the (formal and substantial) protective dimensions that were
specified during what is sometimes referred to as the wage-earning society.
At the same time, work is also a space subjected to an extraction of value
according to a precise and renewed neoliberal logic that finds in the new urban
fabric a place to renew its social hegemony
Marx, Spinoza e il feticismo delle merci
Il motivo per cui è doveroso accogliere con interesse la riedizione degli appunti scritti da Karl Marx quando aveva 23 anni sul Trattato teologico-politico (d’ora in poi TTP) e sull’Epistolario di Baruch Spinoza risiede nel fatto che questo volume permette di tornare a porre attenzione sulla straordinaria importanza dell’opera del giovane Marx, con buona pace di Louis Althusser che giudicava i lavori giovanili del Moro poco più che degli ‘esercizi’ di formazione intellettuale. La lettura di Spinoza che il Quaderno testimonia e che Marx ha portato avanti durante i suoi (poi abbandonati) studi accademici, ha, a mio avviso, influenzato la sua opera più di quanto sia generalmente riconosciuto, financo quella matura, che della precedente è uno sviluppo coerente e necessario
Il reddito di base: note teoriche e un breve bilancio delle sue prime sperimentazioni
L’Europa sta attraversando, oramai da tempo, una profonda crisi e gli effet-ti pandemici che l’hanno travolta sono destinati a inasprire questa grave situa-zione. La sua legittimità come comunità politica non è mai stata, tanto, come oggi, rimessa in discussione. L’indispensabile difesa e rilancio dell’Europa pas-sa allora dalla volontà politica di ridisegnare il suo profilo istituzionale e dalla capacità che avremo di progettare e quindi realizzare, a livello continentale, un nuovo modello universalistico di solidarietà sociale. La tesi che tenteremo di so-stenere è che talerilancionon possa più attendere: bisogna urgentemente tro-vare il modo di inaugurare una nuova stagione della politica europea. Ci trovia-mo, infatti, di fronte alla forse nostra ultima occasione per orientare in modo radicalmente nuovo l’idea di sviluppo che ha indirizzato negli ultimi trent’an-ni, lasciatemi dire, in modo disastroso, la dinamica economica e sociale della vecchia Europa
Operaismo/post-operaismo e sociologia di posizione
La fondazione di una sociologia di posizione non può che partire dalla radicale messa in discussione del rapporto tra teoria e prassi, così come questo è stato fatto proprio dalla sociologia mainstream. Dobbiamo calarci all’interno di questa tensione, costitutiva di ogni pratica sociologica, senza alcuna ingenuità, consci che non è nell’ambito della sociologia critica (e ancor più nella sociologia della critica) da un lato, o della “beatificazione” retorica dei soggetti marginali dall’altro, che l’approccio posizionale potrà giungere a definire una sua legittimità. In questo contributo l'autore sostiene che per posizionarsi epistemologicamente in modo corretto sia necessario assumere alcune posture che non trovano in queste prospettive una decisiva e soddisfacente declinazione. Il riferimento alla tradizione operaista e post operaista per quanto non debba essere adesivo è una delle condizioni imprescindibili per fondare una nuova sociologia di posizione
Introduzione alla seconda edizione aggiornata de "La società della prestazione", di Anna Simone e Federico Chicchi
Il movimento No TAV in Valle di Susa: dispositivo Grandi Opere e fermento soggettivo
Il movimento No TAV in Valle di Susa: dispositivo Grandi Opere e fermento soggettiv
Lavoro in frantumi: sofferenza e desiderio nell'epoca della precarietà generalizzata
L’esistenza umana è ontologicamente confrontata con le insidie e la durezza della realtà. Mai però come oggi, a causa della crescente fragilità dei legami sociali, si è dato un periodo tanto gravido di incertezze e inquietudini. Le istituzioni della modernità che avevano nel bene e nel male organizzato e governato la dinamica della vita individuale e collettiva, primo tra tutti il lavoro, sembrano, infatti, ora incapaci di fornire alla soggettività un efficace ancoraggio sociale. Per questo motivo la contemporaneità può essere descritta come Il tempo della precarietà. In questo tempo, integralmente orientato dal “discorso del capitalista”, il carico dovuto alla preoccupazione e alla sofferenza per lo svilimento della dimensione lavorativa ha infatti raggiunto livelli insostenibili e fino a pochi anni fa addirittura inimmaginabili.
In questo saggio si presentano argomentazioni teoriche che interrogano a fondo la questione della precarietà e della sofferenza che immancabilmente ne deriva. Parlare di precarietà, tentare di definirla oltre il luogo comune, diventa allora un punto di partenza essenziale per poter riconoscere, nell’ordine di questa inedita condizione sociale generalizzata, la dimensione sempre singolare di ogni sofferenza e per interpellare il proprio desiderio come risorsa possibile ed inestimabile da difendere e promuovere ad ogni costo
Platform, Sharing or Gig? Ambiguities and Ambivalences of the Digitalization of the Economy
The rapid growth of the debate around the crucial transformations that our economy
is having through the development and public diffusion of digital technologies seems
to have a consequence: the confusing multiplications of words and concepts regarding
labour and the following difficulty in formulating univocal definitions. Thus, such
ambiguity often impedes to focus the real extent that the impact of digital technologies
is having on our society. While in its initial stage their potential in reshaping the
organization of services provision has attracted optimist comments from scholars and
commentators, especially after workers started to organize and struggle, a flourishing
critical literature has later emerged.
In this article we want to frame a potential critical point of view on these transformations,
focusing on some specific configurations they assumed: the platform business
model and the so-called gig and sharing economy. We will start by scrutinizing the
concept of platform. At first glance, platform is a business model allowing for the
creation of new market places for the exchange of labour power, resources and assets,
but they are also responsible of reconfiguring working processes and labour relations
towards an algorithm-based exploitation. Secondly, we will move towards sharing
economy and gig economy, which represent emerging sectors that, on the other side,
condense larger socio-economic transformations.
Our aim is to show how these concepts represent a contested terrain between long
term innovations, digital technologies and labour struggles
CAPITALISMO COME ASSIOMATICA SOCIALE. NOTE A MARGINE SUL CONCETTO DI SFRUTTAMENTO
Exploitation is still an essential analytical category to understand capitalism and its most recent transformations. However, the same concept should be profoundly reconsidered and updated. In this article the author attempts, in this regard, to contaminate the Marxian theoretical perspective on the exploitation with Deleuze and Guattari’s analysis, as they proposed in their works about capitalism and schizophrenia. In particular, what is being argued is the necessity of reading the exploitation in the contemporary capitalism according to a operative double logic: on the one hand a dialectic logic based on the subsumption of labour to capital (but less and less relevant), on the other a axiomatic logic based on the impression of the subjectivity to capital (instead increasingly relevant). The functional relationships between these two different logics of capitalism have to be continually mended and integrated together and, just for this reason, they are, eventually, here identified as the space of fragility of the contemporary capitalist system
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