1,355,457 research outputs found

    Neurotrasmettitori alimentari

    No full text
    Nutrirsi è essenziale alla vita. La costanza dell’attività cerebrale, scandita da picchi che dipendono da quello che la mente è impegnata a fare, è garantita dal rifornimento di glucosio, ma anche da altre sostanze di origine non carboidratica. I meccanismi attraverso i quali il nutrimento influenza l’attività cerebrale però sono numerosi e molteplici, e comprendono la modulazione del metabolismo energetico neuronale e la regolazione epigenetica della plasticità sinaptica. Alcuni componenti alimentari hanno un ruolo nello sviluppo cerebrale dalle prime orchestrazioni dei segnali morfogenici sino alla tarda vita fetale e prima vita postnatale, e poi anche nella modulazione della neurogenesi dell’adulto (Briguglio M.a. et al., 2020). Sostanziali avanzamenti sono stati raggiunti nel campo dei nutraceutici, a cui sono attribuiti effetti antiossidanti, immunomodulanti, e neurotrofici. Tuttavia, mentre i nutrienti sono facilmente utilizzati dal nostro corpo, molti nutraceutici sono misconosciuti e si ignora sia la loro capacità di attraversamento delle barriere fisiologiche sia i loro effetti centrali. Molto spesso, il loro consumo è associato ad un dispendio inutile di denaro e persino a sfavorevoli interazioni farmacocinetiche (Briguglio M.b. et al., 2018, Zanaboni Dina C. and Porta M., 2019). Recentemente, si è scoperto che alimenti di origine animale, frutta, piatte commestibili e radici contengono neurotrasmettitori. Nonostante piante e animali appartengano a regni diversi, tali strutture chimiche si ritrovano in entrambi: acetilcolina, glutammato, GABA, dopamina, serotonina, istamina. Anche la microflora batterica intestinale dell’uomo produce neurotrasmettitori (Briguglio M.c. et al. 2018). Qual è il loro significato? Che conseguenze potrebbero avere nel modulare il nostro sistema nervoso? Nell'attuale panorama clinico, la neuropsichiatria ha adottato in maniera crescente l’uso di cibi o diete in diverse condizioni quali, ad esempio, il mal di testa, l’epilessia farmacoresistente, o la malattia di Parkinson (Briguglio M.d. et al., 2019). L’inclusione di un nutrizionista nella pratica neuropsichiatrica è ormai di fondamentale importanza per il successo terapeutico (Briguglio M.e. et al., 2016, Briguglio M.f. et al., 2018). La conoscenza di queste sostanze è estremamente importante per avanzare la conoscenza nel campo della nutrizione, il cui ambito, purtroppo, è sempre più orientato verso ready- to-eat, highcalorie, e tasty foods, come se fossimo ritornati alla fame di quando eravamo “semplici” cacciatori e raccoglitori

    Per il recupero del Manoscritto Veronese delle Institutiones di Gaio.

    No full text
    L'Unità di ricerca di Bologna, coordinata da Filippo Briguglio, provvederà (in coordinamento complessivo con il lavoro delle altre unità), avvalendosi del supporto critico delle schede realizzate dalla stessa e dalle altre unità, e secondo priorità concordate in fase di avanzamento della ricerca, alla realizzazione del restauro del manoscritto veronese, quale base per la successiva realizzazione di schede contenenti il nuovo apografo e la conseguente proposta di una nuova edizione del testo. L'unità di ricerca dell'Università di Bologna si propone specificamente di continuare un'indagine paleografica, da essa iniziata nel 2005, sul Codex rescriptus XV (13) della Biblioteca Capitolare di Verona, contenente le Istituzioni di Gaio. Il metodo particolare ed estremamente complesso di acquisizione e successiva elaborazione delle immagini digitali sviluppato dal prof. Briguglio (che prende le mosse da una tecnica utilizzata dalla NASA per le ricerche interplanetarie), ha l'obiettivo di separare e di recuperare le diverse scritture sovrapposte presenti nel Codice Veronese, giungendo ad un “restauro digitale” del prezioso manoscritto. Attraverso l'utilizzazione di avanzatissime tecnologie, in continuo perfezionamento, e con l'impiego di nuovi dorsi digitali espressamente modificati, si sta sottoponendo ad esame l'intero codice, al fine di realizzare una nuova rilettura delle Institutiones gaiane. La scriptura prior, sottostante il testo attuale del codice, talora di impossibile o assai difficile decifrazione ad occhio nudo e alla luce naturale, viene recuperata per mezzo di un procedimento di acquisizione in forma di immagini digitali (caso per caso, si applicano diverse metodiche, che vanno dalla fotografia multispettrale [MSI Multi-spectral imaging] alla acquisizione di immagini RGB ad altissima definizione) e tramite un successivo processo di editing digitale delle stesse. La scriptura prior in onciale ha un'altezza di pochi mm e la ritrazione ed elaborazione dell'immagine del testo gaiano, coperto in numerosi fogli da due scritture successive (a questo proposito si sottolinea la recentissima individuazione, da parte del prof. Briguglio, di una quarta scriptura pregaiana presente in alcuni punti del manoscritto [Cfr. F. BRIGUGLIO, Gaius. Ricerche e nuove letture del Codice Veronese delle Institutiones, Bologna, 2008, p. 77 ss.]) e dall'imbrunimento della pergamena, vanno compiute carattere per carattere, interpretando i lacerti d'inchiostro in base alla consuetudine che il gruppo di ricerca ha acquisito dello specifico modus scribendi dei due copisti, oltre che alla conoscenza delle numerose abbreviazioni dell'onciale e delle modifiche apportate al testo delle Institutiones da uno o più correttori posteriori ai due originari trascrittori (cfr. F. BRIGUGLIO, La Paternità di Gaius in una scritta ritrovata del Codice Veronese delle Institutiones, in MINIMA EPIGRAPHICA ET PAPYROLOGICA. vol. XI, 2008, p. 205 ss). La metodologia applicata dal gruppo di ricerca e i primi risultati ottenuti sono stati illustrati nel Convegno «Gaio ritrovato»: le «Pagine scomparse» nel Codice Veronese delle Institutiones, tenutosi presso l'Università di Bologna il 20 giugno 2006 e nei relativi Atti ora pubblicati (F. BRIGUGLIO, «Gaio Ritrovato». Le «pagine scomparse» nel Codice Veronese delle Institutiones, in MINIMA EPIGRAPHICA ET PAPYROLOGICA. vol. X, 2007, pp. 123 - 192). A titolo di esempio dei risultati che la ricerca può conseguire, si presenta la risposta alla vexata quaestio della nota lacuna di Gai. 2, 95 (folium 86v), relativa all'acquisto del possesso per procuratorem, che l'esame paleografico con i nuovi metodi ha consentito di dare (cfr. F. BRIGUGLIO, Tantum de possessione quaeritur... ». Gai. 2, 95 e l'acquisto del possesso «per procuratorem». Nuove indagini paleografiche sulla lacuna contenuta nel folium 86v del manoscritto veronese "Codex XV (13)". in AA. VV., Studi per Giovanni Nicosia, Milano, 2007, pp. 107 - 14

    ART. 392 (RIASSUNZIONE DELLA CAUSA)

    No full text

    Art.. 366 bis: Formulazione dei motivi

    No full text

    Art. 360 bis: Inammissibilità del ricorso

    No full text

    Art. 363: Principio di diritto nell'interesse della legge

    No full text

    «Gaio Ritrovato». Le «pagine scomparse» nel Codice Veronese delle Institutiones

    No full text
    L'autore compie uno studio e una nuova lettura del Codex XV (13) della Biblioteca Capitolare di Verona, contenente, come è noto, il testo delle Istituzioni di Gaio, l'unica opera del diritto classico romano giunta a noi quasi interamente senza il filtro operato dall'intervento dei Compilatori giustinianei. La ricerca in questione mira, da un lato, al recupero delle parti, finora considerate indecifrabili, del Palinsesto Veronese, dall'altro, alla realizzazione di una nuova edizione critica delle Istituzioni di Gaio. Il modernissimo metodo di acquisizione e successiva elaborazione delle immagini digitali, al fine di separare e recuperare le diverse scritture sovrapposte, permette di non incorrere nei gravi inconvenienti delle tecniche invasive utilizzate dai paleografi del secolo XIX. Mediante l'utilizzazione di avanzatissime tecnologie, in costante perfezionamento, e con la creazione di nuove apparecchiature fotografiche multispettrali appositamente concepite, si sta sottoponendo ad esame l'intero codice al fine di realizzare una nuova rilettura delle Institutiones. Lo “strato” di scrittura sottostante il testo attuale del codice, talora di impossibile o difficile decifrazione ad occhio nudo e alla luce naturale, viene recuperato per mezzo di un complesso processo di acquisizione in forma di immagini digitali (caso per caso, si applicano diverse metodiche, che vanno dalla fotografia multispettrale alla scansione ad altissima risoluzione) e tramite un successivo editing delle stesse. La scriptura prior in onciale ha un altezza di pochi millimetri e la ritrazione ed elaborazione dell'immagine del testo gaiano, nascosto da una o due scritture successive e dall'annerimento della pergamena, vanno spesso eseguite lettera per lettera, interpretando i lacerti di inchiostro in base alla consuetudine dello specifico modus scribendi dell'amanuense oltre che alla conoscenza delle abbreviazioni dell'onciale. A titolo di esempio dei risultati che la ricerca può conseguire, si presenta la risposta alla vexata quaestio della nota lacuna di Gai 2, 95 (folium 86v), relativa all'acquisto del possesso per procuratorem, che l'esame paleografico con i nuovi metodi ha consentito di dare
    corecore