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Dungeons, gratings, and black rooms: A defense of double-anchoring theory and a reply to Howe et al. (2007)
The double-anchoring theory of lightness (P. Bressan, 2006b) assumes that any given region belongs to
a set of frameworks, created by Gestalt grouping principles, and receives a provisional lightness within
each of them; the region’s final lightness is a weighted average of all these values. In their critique,
P. D. L. Howe, H. Sagreiya, D. L. Curtis, C. Zheng, and M. S. Livingstone (2007) (a) show that the
target’s lightness in the dungeon illusion (P. Bressan, 2001) and in White’s effect is not primarily
determined by the region with which the target is perceived to group and (b) claim that this is a challenge
to the theory. The author argues that Howe et al. misinterpret grouping for lightness by equating it with
grouping for object formation and by ignoring that lightness is determined by frameworks’ weights and
not by what appears to group with what. The author shows that Howe et al.’s empirical findings, together
with those on grating induction and all-black rooms that they cite as problematic, actually corroborate,
rather than falsify, the double-anchoring theory
Prefazione a Data. Poesie in dialetto veneto di Luigi Bressan
Presentazione della silloge di Luigi Bressan con brevi note di analisi del testo
Stability rates for patchy vector fields
This paper is concerned with the stability of the set of trajectories of a patchy vector field, in the presence of impulsive perturbations. Patchy vector fields are discontinuous, piecewise smooth vector fields that were introduced in Ancona and Bressan (1999) to study feedback stabilization problems. For patchy vector fields in the plane, with polygonal patches in generic position, we show that the distance between a perturbed trajectory and an unperturbed one is of the same order of magnitude as the impulsive forcing term
La Chiesa e le attese del mondo: la Gaudium et spes e l'insegnamento sociale della Chiesa
Il saggio, contenuto nel volume A quarant’anni dal Concilio della speranza. L’attualità del Vaticano II. Atti del Convegno di Studi. Macerata, 4-6 maggio 2006, a cura di Duilio Bonifazi e Edoardo Bressan, Macerata, EUM, 2008, s’inserisce nell’ampio dibattito storiografico sul Concilio Vaticano II che ha caratterizzato lo scorso decennio. In particolare si sofferma sulla Gaudium et spes – la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo approvata alla vigilia della conclusione dei lavori – in un contesto segnato dall’avvio del processo di globalizzazione dell’economia e da un legame sempre più stretto fra il problema della giustizia e quello della pace, che emergono davvero come i “segni dei tempi” che già la Pacem in terris di Giovanni XXIII nel 1963 aveva invitato a considerare. Fra attese del mondo e speranza cristiana s’inserisce anche l’intervento di Paolo VI, sostenuto per tali implicazioni soprattutto da Charles Journet e Jacques Maritain: in coerenza con la posizione assunta fin dall’inizio dei lavori nell’ottobre del 1962 e con l’enciclica Ecclesiam suam del 6 agosto 1964, ma riprendendo una lunga meditazione iniziata fin dagli anni Trenta, papa Montini vede nell’affronto di questi temi un esito irrinunciabile della novità conciliare. Certo la Gaudium et spes non può non essere letta anche come una sintesi della precedente “dottrina sociale” della Chiesa, risentendo dei condizionamenti specifici di una lunga fase storica, segnata dalla grande impresa fordista e dai sistemi di Welfare State, inevitabilmente collocata nell’orizzonte di una possibile “terza via” alternativa sia all’economia di mercato sia a quella pianificata dei regimi comunisti. Eppure proprio il legame con la dimensione evangelica, irriducibile all’orizzonte della storia, e l’esplicito intento di cogliere e interpretare i “segni dei tempi” consentono alla Gaudium et spes di superare quei condizionamenti di un’ideologia di ispirazione cristiana da cui non era stata esente l’evoluzione dell’insegnamento sociale della Chiesa dalla Rerum novarum in poi. Non ci si trova più davanti a un quadro di riferimento statico e già compreso all’interno di un ordine naturale prestabilito: il “bene comune” si può definire solo in modo dinamico e a questo fa riferimento anche la sottolineatura della “legittima autonomia delle realtà terrene”. Vi è qui un richiamo a quel distinguer pour unir che era stato, e continuava a essere, al centro della riflessione di Maritain e su questa base si possono più agevolmente esaminare le risposte alle istanze del “mondo contemporaneo”, che in realtà si presentano come proposte in un contesto forse per la prima volta messo a tema dal magistero, quello appunto della contemporaneità e della sua necessaria ermeneutica. Tre appaiono le grandi questioni sollevate dalla Gaudium et spes in rapporto al precedente magistero, corrispondenti ai temi della vita economica e sociale, della comunità politica, della realtà internazionale e della pace, con una significativa apertura alla prospettiva della non violenza, sull’esempio di Gandhi, Lanza del Vasto, Martin Luther King, Dorothy Day. La ricerca del “bene comune” non può esprimersi che nell’“oggi”, in quella contemporaneità di cui la Guadium et spes invita a cogliere il valore, non meramente strumentale ma costitutivo dell’umanesimo cristiano
Gating of remote effects on lightness
In various versions of the dungeon illusion (P. Bressan, 2001), we show that grouping between targets and contextual disks determines whether remote luminances affect target lightness or not. In the dungeon illusion, target disks surrounded by contextual disks contrast with them rather than with the immediate background. We formally establish the existence of this illusion and show that it reverses when the luminance of the targets is either lower (double decrement) or higher (double increment) than the luminances of both the background and the contextual disks rather than in between them. On the basis of the double-anchoring theory of lightness (P. Bressan, 2006a), we predict and show that grouping gates the effects of remote luminances in such a way that they go in opposite directions in the double-decrement and double-increment inverted-dungeon illusions. Our results support the double-anchoring theory and demonstrate that luminances that are far away from the targets are irrelevant in some conditions but critical in others
Il colore della luna. Come vediamo e perché.
È opinione comune che il mondo
appaia come lo vediamo
semplicemente perché è così.
Al contrario, la realtà che ci sta
davanti è, per intero, una
costruzione del nostro cervello.
In pagine sorprendenti e curiose,
Paola Bressan svela i complessi
fondamenti scientifici dei piccoli
misteri che costellano la nostra
vita quotidiana. Scopriremo
come costruiamo il mondo e
perché lo costruiamo in questo
modo, a partire dalla catena di
eventi che precede la percezione
visiva, via via fino ai colori, alla
tridimensionalità e alla ragione
per cui alcune cose ci appaiono
in movimento. No, la risposta
non è perché SONO in movimento
Prefazione al volume di Noemi Bressan, Adele Bonolis. Una donna del Novecento e le sue opere
Prefazione alla biografia che Noemi Bressan ha dedicato ad Adele Bonolis, nel quadro del cattolicesimo ambrosiano del secondo dopoguerra. La Prefazione colloca il percorso della Bonolis all’interno di una storia cittadina da secoli segnata da una peculiare sensibilità sociale, che nel secondo Novecento si è riqualificata con una rinnovata creatività, capace di produrre molteplici opere che hanno fatto fronte alle conseguenze sociali del processo di modernizzazione e dunque a nuove fragilità ed emarginazioni
Remote effects on lightness
With the help of the double-anchoring theory of lightness (Bressan, 2006 Psychological Review 113 526 - 553), we investigated the occurrence and reversal of simultaneous contrast in the dungeon illusion (Bressan, 2001 Perception 30 1031 - 1046). In this display, target disks surrounded by contextual disks contrast with them rather than with the immediate background. We show that the dungeon illusion reverses if the luminance of the target is either lower (double decrement) or higher (double increment) than the luminances of both the background and contextual disks, rather than in-between them. We also show that remote luminances outside the display of primary interest affect these inverted-dungeon displays in ways that depend on the strength of grouping between target and contextual disks. As a consequence, the double-decrement inverted-dungeon illusion decreases, and the double-increment inverted-dungeon illusion increases, with remote luminance. We conclude that far-away luminances that are normally ignored as of marginal importance can play a critical role in lightness
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