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    Introduzione

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    Il volume Pratiche Urbane, curato da Angelo Armentano, raccoglie il materiale di quasi un decennio, fatto di progetti, di laboratorio, di attività di studio di produzione. Con il materiale proposto, Armentano, oltre ad inaugurare la forma di un preciso bisogno pedagogico e di uno specifico linguaggio interpretativo, testimonia una innovazione metodologica; il volume contiene una lettura nella lettura dell'opera d'arte

    DANNO ASSONALE DIFFUSO E LESIONI DEL TRONCO ENCEFALICO

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    Si definiscono “danno Assonale diffuso” (Diffuse Axonal Injury -DAI) i danni da trauma cranico espressi, neuropatologicamente, da alterazioni assonali della sostanza bianca; essi conseguono a biomeccanismi traumatici peculiari e sostanzialmente differenti rispetto a quelli responsabili dei traumi da impatto diretto. A partire dalla prima descrizione di Strich 1 del 1956, che eviden- ziava diffusi fenomeni di degenerazione assonale in pazienti af- fetti da demenza e storia clinica di trauma grave, sono state utilizzate differenti definizioni per identificare la medesima mani- festazione patologica, quali ad esempio le seguenti: “diffuse damage of immediate impact type”, “shearing injury”, “diffuse white matter shearing injury” e, infine, da Adams e coll. “diffuse axonal injury” 2. Il termine “danno assonale diffuso” è però con- siderato, in relazione a recenti evidenze neuropatologiche, non appropriato, sia perché in reperti autoptici sono state frequente- mente rilevate lesioni multifocali anziché diffuse e sia perché il meccanismo alla base del danno è riconducibile, come vedremo, a un’elongazione tensile che interessa gli assoni più che a un reale strappamento di fibre. Il termine “Danno Assonale Trauma- tico” (Traumatic Axonal Injury -TAI) appare, quindi, più efficace nella definizione del quadro fisiopatologico e anatomopatologico e sarà usato in seguito nel presente capitolo

    Le théâtre contemporain a-t-il un chœur ? La rédemption mouawadienne d’un dispositif refoulé

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    S’interroger sur le chœur équivaut à questionner (tâche titanesque !) les fondements du théâtre occidental, voire même son origine. Le faire à partir d’une perspective qui est celle du théâtre contemporain, si d’un côté facilite la charge, de l’autre exige que l’on passe par une resémantisation du terme « chœur ». Au demeurant, comme le témoigne son essor depuis les années 1990, on lui préfère celui de « choralité ». Cela dit, un retour de ce dispositif sur la scène contemporaine reste indéniable : un retour qui questionne ses fonctions originelles, son statut et qui va bien au-delà de l’expression d’une polyphonie homogène ou du partage des croyances d’une communauté ressemblée. Or, réfléchir sur le retour du chœur à l’ère contemporaine implique aussi qu’on le fasse en corrélation avec une autre récupération voire réémergence : celle du tragique, de la tragédie grecque. Une récupération que loin de témoigner d’un goût pour l’archéologie ou pour une représentation abstraite d’un substrat mythique ou universel atteste, plutôt, un besoin de déterrer le souvenir d’une humanité enfouie (Cf. P. Pavis, 2007). En raison de cela, le cas de figure choisi pour mener cette enquête sur le chœur d’origine grecque sera la trilogie Des Femmes mise en scène par Wajdi Mouawad, en 2011. Ce spectacle, aboutissement d’une collaboration entre Mouawad (metteur en scène et acteur), Robert Davreu (traducteur des trois pièces de Sophocle – Les Trachiniennes, Antigone et Electre – dont se compose la trilogie) et Bertrand Cantat (chanteur et « metteur en musique » des chœurs du spectacle) porte en scène le souffle épique (et à ne pas négliger, autobiographique) auquel le dramaturge a désormais habitué son public, mais avec un militantisme et un engagement nouveau et/ou renouvelé envers les formes de l’écriture classique, dont l’attention portée au chœur est emblématique

    Les pratiques discursives numériques adoptées par ONU Femmes contre la violence basée sur le genre. Est-il possible d’être agentif via X?

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    Dans cet article, nous nous attacherons aux pratiques discursives adoptées par l’institution mondiale ONU Femmes – entité de l’ONU se consacrant à l’égalité des sexes et à l’autonomisation des femmes – dans le cadre de sa première campagne de sensibilisation sur les réseaux sociaux numériques : 16 Jours d’activisme contre la violence basée sur le genre. Pour mener à bien cette étude de cas, nous examinerons les tweets des trois dernières années de cette campagne sur X (anciennement connu sous le nom de Twitter), en portant notre attention sur les traits de l’énonciation, sur la relation entre l’institution et les destinataires de la campagne sur les RSN, et sur les caractéristiques techno-discursives de la campagne elle-même. L’objectif consistera à observer les éventuels changements dans la démarche discursive de l’institution à la lumière des différentes dynamiques de communication imposées par le canal choisi. Au final, nous nous demanderons si ONU Femmes réussit à sensibiliser durablement les internautes ou si son agentivité est compromise et si, enfin, cet organisme continue de tenir un discours d’autorité

    Obtaining Externally Valid Heterogeneous Treatment Effects

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    This directory runs all associated code for the Global Poverty Research Lab, Research Methods Initiative Research Note "Obtaining Externally Valid Heterogeneous Treatment Effects". Only the raw data is provided, the tables and figures need to be re-created by running the associated do files

    Le scale argomentative. Seconda edizione

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    La teoria dell’argomentazione, che questo testo illustra in maniera particolarmente perspicua, afferma che gli enunciati della lingua possiedono non solo – non necessariamente – un contenuto informativo, ma anche uno specifico orientamento argomentativo. Questa caratteristica rivelerebbe la presenza di una disposizione innata delle strutture linguistiche all’uso persuasivo. Pur essendo radicata in una concezione strutturalista della lingua, e pienamente inserita in una prospettiva benvenistiana sull’enunciazione, la teoria dell’argomentazione di Oswald Ducrot ha suscitato interesse anche in ambiti teorici distanti, come la filosofia del linguaggio d’impronta analitica e la linguistica generativa. Come è stato detto anche a proposito di Paul H. Grice, il suo lavoro assomiglia a quello di un miniaturista, che ricerca nel dettaglio dei tratti, dei morfemi e delle frasi la logica generale della lingua. A più di quarant’anni dalla prima pubblicazione, il volume, in una nuova edizione italiana arricchita da un contributo di Salvatore Pistoia-Reda e François Récanati, appare tuttora fertile di spunti e suggestioni rilevanti, e costituisce una lettura particolarmente istruttiva per linguisti e filosofi di varia estrazione

    Le scale argomentative

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    La teoria dell’argomentazione afferma che gli enunciati, da intendersi come realizzazioni concrete delle frasi in contesto, possiedono non solo – non necessariamente – un contenuto informativo, ma anche uno specifico orientamento argomentativo. Questa caratteristica, insita nella stessa natura linguistica degli enunciati, rivela la presenza di una disposizione innata delle strutture linguistiche all'uso persuasivo. Radicata in una concezione strutturalista della lingua, e pienamente inserita in una prospettiva benvenistiana sull'enunciazione, la teoria dell’argomentazione, nella particolare elaborazione fornita da Oswald Ducrot, ha suscitato vivo interesse anche in ambiti teorici distanti, come la filosofia del linguaggio d’impronta analitica e la linguistica generativa. A distanza di anni ormai dalla sua prima pubblicazione, questo testo appare tuttora fertile di spunti e suggestioni ancora rilevanti, e costituisce una lettura particolarmente istruttiva per linguisti e filosofi di varia estrazione
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