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    Le strade : Un progetto a moite dimensioni (Anna Moretti)

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    Fumagalli Mario, Ferrario Marina, Vacheret Guy. Le strade : Un progetto a moite dimensioni (Anna Moretti). In: Flux, n°27-28, 1997. pp. 86-88

    Sviluppo tecnologico e trasformazione dell’industria automotive italiana

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    Nel capitolo si evidenzieranno le specificità dell’industria dell'auto italiana evidenziando come, alcune anomalie, portino a corroborare l’ipotesi che l’attuale crisi dell’automotive italiana sia collegata a tali anomalie e a tendenze generali che risultano essere sostanzialmente indipendenti dalla transizione tecnologica. Nella terza sezione si identificheranno le variabili per valutare come e in che misura l’attuale accelerazione dello sviluppo della tecnologia potrà condizionare la trasformazione dell’industria. Nella quarta sezione si commenteranno brevemente alcuni risultati riportati nel capitolo precedente e le implicazioni per la filiera dell’elettrificazione del drivetrain. La quinta sezione chiude il capitolo con alcune indicazioni di policy

    La crisi dell’auto italiana tra eredità del passato e un futuro possibile

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    Il 2025 sarà un anno cruciale per l’industria automobilistica europea, con l’entrata in vigore di limiti più severi alle emissioni. I produttori dovranno accelerare l’elettrificazione, ma molti europei e statunitensi risultano in ritardo rispetto ai concorrenti asiatici, specialmente nell’offerta di auto compatte, fondamentali per il mercato dell’Europa meridionale. Le difficoltà del settore hanno sollevato preoccupazioni, con alcuni leader industriali e politici che denunciano un vantaggio ingiusto per i produttori cinesi, portando all’introduzione di dazi. In Italia, la crisi della produzione automobilistica è profonda, con livelli storicamente bassi e difficoltà per i fornitori. Il governo ha chiesto di anticipare la revisione del target di emissioni zero dal 2035 al 2025. La fusione FCA-PSA in Stellantis ha ridotto il ruolo italiano nelle attività di ricerca e sviluppo, aggravando la situazione. Lo studio analizza come la filiera italiana stia affrontando la transizione tecnologica, tra opportunità legate all’elettrificazione e rischi di contrazione. La digitalizzazione e lo sviluppo di infrastrutture di ricarica stanno ridefinendo i confini del settore, ma resta da capire se il bilancio complessivo della trasformazione sarà positivo o negativo per l’industria italiana

    Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano 2022 - Introduzione

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    Questa introduzione elabora e presenta i contenuti del volume in cui sono riportati i primi risultati dell’Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano al fine di inquadrare la situazione della filiera alla luce dell’accelerazione nello sviluppo della tecnologia che l’industria sta vivendo soprattutto a causa della normativa europea che ha decretato la fine delle vendite dei produzione di motori endotermici al 2035. L’Osservatorio nasce a seguito della collaborazione tra il CAMI – Dipar‐ timento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia e Motus‐E, l’associazione degli operatori industriali che promuovono la modalità elet‐ trica, e cerca di individuare le variabili chiave per valutare se e in che misura lo sviluppo tecnologico condizionerà l’evoluzione dell’automotive, e in definitiva se rappresenta un’opportunità o una minaccia. L’obbiettivo principale dell’Osservatorio è quello di produrre evidenze scientifiche identificate sull’ecosistema della mobilità da rendere fruibili al sistema economico, imprenditoriale, politico‐istituzionale, nonché scienti‐ fico. L’Osservatorio si basa su un database composto dalle imprese appar‐ tenenti alla filiera industriale della mobilità su strada (filiera auto, moto, micromobilità, bus, truck, oltre a società fornitrici di servizi ingegneria, componentistica e servizi aftermarket e infrastrutture di rifornimento e ricarica elettrica e assimilati)

    Prospettive per la filiera automotive italiana alla luce della crisi del 2020

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    Nell’anno 2020 l’Italia ha dovuto fare i conti con la crisi sanitaria ed economica determinata dalla diffusione del virus COVID-19. La straordinarietà della situazione, con l’Europa alle prese con lockdown e fermi produttivi, ha portato l’Osservatorio a far seguire alla tradizionale rilevazione avviata a fine Febbraio 2020 una seconda indagine di approfondimento mirata a raccogliere le prime reazioni delle imprese della filiera alla crisi da coronavirus. Questa edizione del volume è, quindi, particolarmente ricca di spunti in quanto collega la fotografia del 2019 alla situazione generata dalla pandemia nel 2020. Il quadro complessivo è quello di una filiera i cui risultati in termini di fatturato, produzione ed export erano già in contrazione nel 2019 e, di conseguenza, particolarmente esposta alla crisi del 2020, soprattutto per alcune categorie di imprese meno resilienti. Il superamento di questa situazione critica potrà giocarsi sulla capacità di sviluppare aggregazioni e reti per l’innovazione, con obiettivi importanti di competitività dell’intera filiera sullo scenario internazionale

    I parchi fornitori degli stabilimenti campani di FCA (Pomigliano e Pratola Serra) Internazionalizzazione delle forniture e peso della componentistica nazionale

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    Il contributo intende effettuare un approfondimento dei parchi fornitori dei due stabilimenti campani di FCA, Giambattista Vico di Pomigliano ed ex FMA di Pratola Serra in provincia di Avellino, quest’ultimo dedito alla produzione di motori diesel di media e alta cilindrata (1900 cc). Diversamente dalla panoramica sugli indotti meridionali degli stabilimenti FCA localizzati nel Mezzogiorno esposta nel precedente numero del Rapporto, l’analisi verterà questa volta sull’insieme del parco fornitori dei due stabilimenti al fine di misurare l’incidenza della componente estera degli approvvigionanti e la distribuzione dei fornitori italiani sul territorio nazionale. L’attenzione nei confronti di questi due stabilimenti è tanto più rilevante nella prospettiva di un nuovo cambio dello loro missione produttiva, considerato che lo stabilimento di Pratola Serra in conseguenza delle scelte che si stanno profilando circa la produzione dei motori diesel, dovrebbe da qui a poco conoscere produzioni diverse che tuttavia oggi non hanno riscontro in alcun piano di investimento. Ugualmente lo stabilimento di Pomigliano dovrebbe ritornare alla produzione di vetture di gamma media o superiore, in previsione del ritorno alla produzione di uno o più modelli Alfa o del marchio Jeep. Nel caso di Pomigliano si tratterebbe del ritorno alla produzione storica dello stabilimento almeno per ciò che riguarda il marchio Alfa. Il contributo si baserà su un’analisi dell’elenco fornitori dei due stabilimenti e sarà corredato da osservazioni di carattere qualitativo, ivi compreso un focus su alcune imprese “locali” del settore della componentistica, e di natura statistica (andamento dell’import-export con riferimento alla due province in cui sono localizzati gli stabilimenti oggetto della ricerca). Considerato il breve tempo a disposizione il contributo intende offrire, anche in questa circostanza, i primi risultati di un’indagine esplorativa che dovrebbe sostanziarsi in futuro di una ricerca più solida con interviste sul campo
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