1,354,555 research outputs found
Vulvar Lichen Sclerosus from Pathophysiology to Therapeutic Approaches: Evidence and Prospects
Vulvar lichen sclerosus (VLS) is a chronic, distressing, inflammatory disease with an enormous impact on quality of life. Treatment goals are relieving symptoms, reversing signs and preventing anatomical changes. Despite the availability of numerous therapeutic options, treatment outcome may not be entirely satisfactory and a definitive cure does not exist. This may be due to the fact that the exact VLS etiopathogenesis remains unknown. The objectives of this paper were to review the most up-to-date knowledge on VLS etiopathogenesis and to consider the available therapies through the lens of a plausible pathogenetic model. An electronic search on both VLS etiopathogenesis and its treatment was performed using the National Library of Medicine PubMed database. Based on current knowledge, it is conceivable that various, heterogeneous environmental factors acting on a genetic background trigger an autoimmune, Th-1 response, which leads to a chronic inflammatory state. This, in turn, can determine both tissue and micro-vascular injury and activation of signaling pathways involved in fibroblast and collagen metabolism. This pathogenetic sequence may explain the effectiveness of anti-inflammatory treatments, mostly topical corticosteroids, in improving VLS clinical-pathological changes. Further deepening of the disease pathways will presumably allow key mediators to become new therapeutic targets and optimize the available treatments
result 0 Document Comparison between different femoral bone remodelling patterns after ACL reconstruction in patients over 40 years of age: TC analysis
L'economia dell'azienda agraria: tra analisi dei processi e sintesi teorica
La disponibilità, a partire dalla metà del Novecento, di una compiuta teoria microeconomica della produzione ha offerto agli economisti agrari italiani il riferimento ideale per fornire risposta a quella che era percepita come una difficoltà storica dell’Economia agraria, vale a dire, la mancanza di un corpo teorico unitario della materia capace di rappresentare in modo sintetico la realtà economica agricola la cui unità produttiva si era andata via via trasformando da “azienda” in “impresa”.
Il lavoro di Enzo Di Cocco sull’Economia aziendale che si sviluppa dagli anni Quaranta alla fine dei Sessanta e che approda ad una nuova sistemazione dell’Economia dell’azienda agraria segna una svolta decisiva nel percorso evolutivo della disciplina.
Il lavoro tenta di delineare i termini mediante cui le problematiche relative alla determinazione degli ordinamenti produttivi aziendali agricoli e della loro rappresentazione analitica sono state storicamente affrontate dagli autori più significativi della tradizione pre-neoclassica e quelli, invece, propri della sistemazione marginalista della materia effettuata da Enzo Di Cocco. Emerge l’ampia capacità di tener conto della complessità della realtà fattuale da parte dei primi in contrapposizione alla inefficacia descrittiva ed esplicativa del riduzionismo assiomatico-deduttivo della trattazione neoclassica. Da una parte venivano attentamente considerate le reali condizioni della produzione e veniva individuato nell’attenta e complessa opera imprenditoriale di organizzazione e di adattamento reciproco dei “cooperatori” il meccanismo determinativo dell’ordinamento produttivo aziendale e la chiave di interpretazione del grado di efficienza produttiva; dall’altra parte, a tutto ciò viene sostituito il solo principio deterministico dell’uguaglianza tra produttività marginale dei fattori e loro prezzi. Laddove venivano considerati con estrema attenzione i complessi aspetti dell’organizzazione produttiva e della temporalità dei processi agricoli, viene fatto posto al solo meccanismo allocativo del mercato.
Tuttavia, la ricchezza analitica degli autori pre-neoclassici pur esprimendo un compiuto e rigoroso paradigma conoscitivo della realtà oggetto di studio, non arriva e non aspira ad assumere la forma di sintesi perfettamente formalizzata tipica dell’impianto marginalistico, ragion per cui il fascino dell’elegante formalismo neoclassico, sebbene con ritardo rispetto all’Economia generale, ebbe alla fine la meglio sulla complessa articolazione descrittiva degli economisti precedenti.
Tuttavia, anche con l’adesione della disciplina al paradigma marginalista l’Economia agraria non si è mai disfatta del tutto di quell’orientamento analitico e descrittivo proprio della sua tradizione. Non è certo un caso se nei manuali di Economia agraria accanto alla “teoria”, svolta in termini di curve marginali e prezzi di mercato, si trova quasi sempre anche un capitolo di “metodi” dove viene esposta una strumentazione metodologica che pur avulsa da qualsivoglia sistemazione teorica, continua a costituire il vero elemento di reale osservazione e lettura della realtà dello studioso. A partire dai “modelli aziendali” cosiddetti “neo-analitici” all’analisi dell’efficienza aziendale mediante indici, l’Economia agraria è stata continuamente percorsa da tentativi volti a cogliere la complessa articolazione della realtà produttiva agricola, tentativi che, in mancanza di una coerente e rigorosa cornice concettuale di riferimento si sono risolti nella elaborazione di strumenti spesso di indubbia rilevanza operativa ma di scarsa rilevanza teorica.
La dicotomia tra teoria e metodi che ha fatto seguito all’adesione dell’Economia agraria al paradigma neoclassico, ha fatto sorgere l’urgenza di una rivisitazione critica del bagaglio analitico e teorico della disciplina e della ricerca di nuovi e più efficaci strumenti di rappresentazione della produzione agricola, dotati al contempo di quella generalità descrittiva ed esplicativa che solo una nuova teoria che fondi le proprie ipotesi sull’osservazione della realtà può avere.
Il processo critico che si è sviluppato all’interno dell’Economia agraria a partire dai lavori di Georgescu Roegen, è giunto a prefigurare la possibilità di schemi teorici capaci di esprimere una pluralità di modelli rappresentativi. All’interno di questo modello generale che si esprime per mezzo di funzionali temporali di produzione e di costo, il modello neoclassico finisce per assumere il ruolo di un caso limite particolare, quello della produzione di fabbrica organizzata in linea perfettamente stabilizzata, quando si renda possibile, perché esplicitamente ininfluente, la considerazione dei caratteri temporali, organizzativi e, insomma, di tutti i vincoli che caratterizzano la produzione
Leconomia agraria italiana tra analisi dei processi e sintesi teorica
Il lavoro degli economisti agrari contemporanei di Bandini è segnato dal tentativo di fornire risposta ad una difficoltà storica dell’Economia agraria. Tale difficoltà consisteva nella mancanza di un corpo teorico unitario della materia, capace di rappresentare in modo sintetico la realtà produttiva agricola la cui unità produttiva si era andata via via trasformando passando da ”azienda” agraria a ”impresa” agraria.
Il tentativo di Bandini e degli economisti agrari del suo tempo di ricercare quel principio di “unitarietà”, la cui mancanza oscurava la dignità scientifica della disciplina viene sviluppato senza rinunciare a quella dimensione analitica e, in particolare, strettamente collegata alla tradizione della Scuola degli agronomi e, poi, a Serpieri. Dimensione analitica che pure, insieme all’unitarietà teorica, costituisce, inscindibilmente, come era ben chiaro in Serpieri, la seconda delle condizioni essenziali ai fini della scientificità della disciplina.
L’Economia agraria continua a essere priva di una sintesi efficace tra il momento analitico e quello teorico. Anche, e soprattutto, dopo la sistemazione teorica effettuata da Di Cocco, si afferma definitivamente la figura dell’Economista agrario attuale, caratterizzato da una sorta di “complesso di Giano”, una bifrontalità che mostra una faccia teorica da una parte e una faccia analitico-descrittiva dall’altra. La fronte teorica viene esposta nelle occasioni accademiche o quando si tratti di mostrare la raffinatezza teorica della materia, e si avvale di tutto l’apparato marginalista. La fronte analitico-descrittiva viene invece esposta quando si tratti di scendere realmente nel campo d’indagine dei reali processi della produzione economico agraria e si avvale di un bagaglio strumentale raccolto nel tempo e costituito dai cosiddetti “metodi”. Quella dei “metodi” costituisce una rastrelliera metodologica e strumentale fondamentale a cui l’economista agrario deve attingere quando si presenta la necessità di comprendere i meccanismi economico produttivi dell’impresa agraria. Lì vi può trovare apporti disciplinari di molteplice origine: da quelli tecnico-agronomici, a quelli meccanico-agrari, a quelli estimativi, a quelli contabili-finanziari.
Quello dei “metodi” costituisce un bagaglio importantissimo il cui insieme, pur non arrivando a fornire unitarietà teorica ed esaustività scientifica alla disciplina, testimonia della vitalità analitica della storia del pensiero economico agrario. Infatti, l’Economia agraria non ha mai rinunciato definitivamente a poter pervenire ad una efficace rappresentazione scientifica di quei particolari tipi di processo produttivo che sono costituiti dalla produzione economica agricola.
In questo senso, Bandini costituisce una figura importante dell’Economia agraria italiana alle prese con l’eterno, irrisolto dilemma tra le esigenze di una strumentazione analitica versatile e multidisciplinare e le necessità di un “tutto armonico” capace di ricondurre a unitarietà teorica, a poche ben identificate leggi, l’infinita articolazione fenomenica
Un caso di artrite psoriasica con epatotossicità e non-responsiva a etanercept e con successiva recovery dopo infliximab.
- …
