1,720,983 research outputs found
Schooling, inside and outside the enclosure. The "Tutti a iscol@" program in Sardinia seen as an experimental tool to involve young people in imagining the city
The aim is to look at the entire city as a place of learning, both in its material and immaterial dimensions, integrating classroom teaching with the incidental education provided by entrepreneurial activities and associations that already contribute to the direct and indirect education of young people and that corroborate a close and shared relationship between pedagogy and territorial vocations. Taking the
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school beyond the fence can expand its role in the city and open its spaces to other uses and actors in time slots other than those of teaching, can give back to this space the role of social and cultural centrality that is one of the main legacies of the twentieth century.
A significant example in Italy is the season of policies promoted by the Region of Sardinia "Tutti a Iscol@", which fund integrated projects between schools and local actors. This proposal presents the workshop "Logos digitales" (IMMOI, 2017), which took place at the secondary school of the Istituto Comprensivo of Su Planu (CA), as a direct result of the field research work of the author, in collaboration with other professionals
Un sasso in uno stagno. Le scuole come spazio di centralità sociale e culturale in contesti in transizione nella Sardegna meridionale
Il contributo si propone di raccontare per quali ragioni lo spazio dei servizi, e nello specifico quello delle scuole, possa essere un elemento di innesco per la rigenerazione urbana di contesti in transizione sociale, con un affondo su tre casi nel sud della Sardegna. Nella prima parte si presenta lo sfondo su cui si colloca la ricerca, l’entità e le caratteristiche del patrimonio dello spazio dei servizi e si inquadra il caso delle scuole come emblematico. Si vuole evidenziare la necessità di pensare la scuola non come un elemento chiuso, ma come una polarità che possa avere un riverbero a scala più ampia, creando un connettivo nel contesto urbano e territoriale. Il ruolo pedagogico che la scuola ricopre in sé potrebbe essere esteso al contesto sociale e innescare così un processo di immaginazione della città che possa coinvolgere anche gli abitanti, in particolare quelli più giovani
Ragazzi madre. Interazioni tra scuola e territorio, coinvolgere i più giovani nell’immaginazione e trasformazione dello spazio pubblico
Le scuole sono state i primi e più importanti spazi educativi istituzionalizzati e capillari nel territorio italiano. L'enorme patrimonio di edifici e spazi aperti, diffuso nella maggior parte delle città, ha accentrato la spinta del secondo dopoguerra all’educazione e alfabetizzazione del Paese in uno spazio pubblico riconoscibile (Renzoni 2011; Laboratorio Standard 2021; Mattioli et al. 2022). Anche se la scuola ha conquistato nel tempo una presa culturale sulle abitudini sociali e sulla capacità di autodeterminazione dei giovani, l'apprendimento dal territorio continua a essere il tipo di formazione più accessibile e continuo nel tempo Alcuni segni del potenziale rapporto tra scuola e territorio si depositano sullo spazio urbano, come nelle strade di San Sperate, nel Sud Sardegna, trasformate in un museo a cielo aperto dall’iniziativa dell'artista Pinuccio Sciola. Questa esperienza, iniziata con la pittura ribelle con i bambini del posto, è stata poi intercettata anche dalle scuole ufficiali, con laboratori che coinvolgono gli studenti nella progettazione e trasformazione dello spazio pubblico. Coinvolgere i bambini nell'immaginazione e nella trasformazione dello spazio pubblico attraverso attività ludico-partecipative può dare al progetto una prospettiva futura e inclusiva. Si valorizza la loro quotidiana capacità di “fare finta che”, principio essenziale del progettare, che combina percezione estetica e reazione emotiva (Geddes, 1915), educando questi giovani abitanti fin dai primi anni (e indirettamente le famiglie) a una comprensione e a una sperimentazione del loro diritto alla città (Lefebvre, 1970)
Learning by playing games: involving and educating the younger inhabitants to the awareness and imagination of the city
The difficulty of inhabiting the contemporary cities defines boundaries and impacts especially on the weaker sections of the population, of which children have the least strong decision-making and communicative power. Finding effective methodologies of involvement is important to educate the inhabitants from the earliest autonomous understanding and experimentation of the city, to build a deep-rooted sense of respect and awareness towards the commons. It is also a fundamental requirement to adapt top-down projects to truly inclusive models for the needs of all inhabitants.
The proposal reflects on the role of playing games to involve and educate the younger inhabitants in the awareness of the urban space. Starting from the experience with IMMOI collective, the research refers to the processes of investigation and education about the design of urban spaces and possible uses of abandoned spaces, involving children between 6 and 12 years old.
Therefore, different games were designed starting from innovative pedagogical methods and trying different approaches depending on the age and the learning mechanisms of the children involved.
The methodologies have been tested with groups of children of three intermediate cities of southern Italy, inside schools, libraries and underused public spaces. The scale of these towns makes them meaningful for research since they present poor urbanity and peculiar social dynamics, which are produced by the “in-between” condition that weakens the cultural and intergenerational relations.
Educating children to the right to the city is a fundamental asset to improve public space and playing is an effective method to imagine the city
Disegnare un albero. : fare spazio a contaminazioni plurali per un progetto socio-ecologico collettivo
La transizione ecologica ci chiama a guardare al progetto di suolo dello spazio pubblico con uno sguardo diverso, che ribalti le prospettive esclusivamente antropiche di progetto. Un’infrastruttura essenziale da cui partire per un cambio di paradigma si può trovare nel patrimonio di suoli permeabili e vegetali pubblici, acquisiti in gran parte dei territori durante gli anni del miracolo economico. Soprattutto in contesti con una limitata regia nel progetto urbano, non solo le pertinenze delle dotazioni, in primis quelle scolastiche, soffrono spesso di una mancanza di qualità progettuale e manutentiva, ma anche gli spazi dedicati all’infrastruttura vegetale, risultano ritagli inutilizzati lungo strada di piani di lottizzazione, non in continuità con altri spazi aperti per diventare effettivamente fruibili, né concepiti da progettisti, amministrazione e abitanti per poter esser contaminati da specie vegetali autonome e vagabonde. Partendo da un caso di ricerca- azione a Sinnai, al margine della Città metropolitana di Cagliari, si ragiona sulle possibilità del progetto di fare spazio alle pulsioni di contaminazione da parte della collettività (umana e non), di assumere una postura di ascolto, accogliendo un grado di indeterminatezza necessaria. Ripensare il progetto urbano in termini ricettivi nei confronti di istanze inespresse, a volte già in atto, e di attori (umani e non), la cui voce rimane in sordina, potrebbe innescare un processo di immaginazione della città più inclusivo e versatile nel tempo
Schrödinger's [cat] SCHOOL: Engaging the youngest in imagining and transforming the public space for a more inclusive and participatory urban regeneration
Schools have been the main institutionalized cultural spaces widespread and capillary all over Italian territories. The enormous heritage of buildings and open spaces, spread in most towns, centralized the post-war educational drive in a recognizable public space. Even if schools conquered over time a cultural grip on young people's social habits and capacity for self-determination, learning from the territory continues to be the most accessible kind of education. The research investigates the spatial characters of the transition of (institutionalized and non-institutionalized) learning spaces, starting from exploratory fieldwork in the Sardinian territory. Rereading some research-action processes and some emblematic cases, the research denotes a collection of spatial elements and actions of learning. This spatial code of imparai [SRD: verb 1. learning, teaching] combines open and integrated uses of the official schools and incidental or informal education of the "improper school". This code sets the ground rules of a collectively directed game. This role game can engage young people in imagining educational scenarios, in which schools may be open spaces of socialization or territory may be an inclusive and plural educational space
KEEP (OFF) THE GRASS! (Guerrilla) Gardening in schools as a practice of determination of the right to the city
The demographic growth during the economic miracle has provided the whole Italian territory with a stock of permeable soils and green spaces, both widespread and pertinent to other facilities. School spaces regulations require that 2/3 of the lot area have to be open, seen as an extension of educational space and a catalyst for recreational activities among students: “2.0.2. The area not covered by the buildings must be adequately wooded, arranged in green, and equipped to allow a permanent performance, even outdoors, of educational and gymnastic-sports activities; the arrangement, provided in the project, shall be such as to allow its easy and appropriate maintenance.” DM 18.12.1975 The frustration of seeing uncared spaces in their town and poorly maintained and unusable school courtyards triggers more or less invasive practices of vandalism. Even areas of vegetation along the streets are often just cutouts of soil that suffer from the lack of maintenance and continuity with other open spaces that could make them usable. Starting from a case of research-action in a town in southern Sardinia, it is reasoned on the urges of modification of space by young people in practices of direct manipulation. The workshop presented a horticultural project in the underused school garden and the production of seed bombs to spread in unused permeable spaces around the town. Finding propositive occasions of manipulating the urban space can give children greater autonomy and awareness of their right to the city. Highlighting the relationship between the unheard voices of children and the mistreated voice of the non-human world could start a collaborative relationship for a necessary socio-ecological transition
Piccola pedagogia delle recenti progettualità in Sardegna : in equilibrio tra urbanità e naturalità, un agire progettuale.
Per affrontare una tematica complessa come quella delle progettualità elaborate in tempi recenti in Sardegna, che lavorano in relazione con depositi di una serie di stagioni trasformative importanti, si è scelto di partire da quello che c’è, dalla perlustrazione del territorio e di ciò che su questo è stato depositato. In un territorio caratterizzato da diverse fragilità come quello sardo, il progetto urbano dovrebbe cercare di creare scenari futuri che possano indicare la via a progettualità che recepiscano quel ruolo pedagogico che il progetto urbano deve sentire di avere. Si è scelto di selezionare alcuni dei casi lodevoli nel progetto e nelle pratiche, guardando ai lasciti che hanno depositato, che sono a tutti gli effetti l’eredità visibile, tangibile e praticabile che quotidianamente condiziona la formazione spaziale del contesto sociale che lì gravita. I lasciti che l’abitare un territorio deposita sul suolo costituiscono la scenografia quotidiana di vita dei suoi abitanti e imparare a riconoscerne caratteristiche e relazioni può essere uno strumento di indagine per testare il polso delle nostre possibilità di futuro
Abitare un territorio. Forme e intensità di cura del suolo, un dialogo tra due paesi del sud Italia
A differenza del risiedere, che rimanda alla dimensione giuridica del vincolo tra l’individuo e un determinato luogo, l’abitare è l’insieme complesso di pratiche che mettono in relazione l’esistenza dell’essere umano e il perdurare del luogo. Questo paper ragiona sulla maniera in cui la non totale sovrapposizione tra il risiedere e l’abitare genera una molteplicità di forme e intensità di cura dei luoghi. In una stagione in cui i processi di transizione sociale ci impongono un urgente riflessione, politiche e progetti locali sembrano concentrarsi più sulle potenzialità di un travaso di popolazioni (anche solo temporanee) che sulle prese sociali e progettuali già presenti. Guardando le pratiche già in atto, si può imparare dalla comunità presente (Illich, 1973) per mettere a sistema progettualità che si possano radicare nel territorio, incentivando processi di cura e sviluppando la capacità di immaginazione e di formulazione di domande di spazi, come strumento di indagine per testare possibili scenari futuri.
Proponiamo di sviluppare i ragionamenti qui introdotti attraverso due casi dell’Italia meridionale che mostrano un’ampia gamma di forme e intensità dell’abitare, con dinamiche e sistemi di relazioni confrontabili in contesti territoriali diversi. I casi studio in dialogo sono Biccari (FG) e Solanas (CA); il primo comune intermedio alle pendici dei Monti Dauni in Puglia, il secondo isola amministrativa del comune di Sinnai nella costa sud orientale della Sardegna
Città ribelli. Esperienze lungo la costa napoletana, tra fratture e riappropriazioni
Nel guardare alla costa come spazio pubblico e bene collettivo, la città di Napoli si pone come caso emblematico per la sua condizione di grande difficoltà di accesso al litorale, che la caratterizza come una città dal mare negato, in cui la costa si coglie solo per frammenti. Lungo la sua estensione geografica, si incontrano numerosi ostacoli che nel tempo hanno modificato l’originario rapporto tra la città e il mare, impedendone la fruizione diretta. Nonostante questa condizione, è possibile cogliere lungo lo spessore costiero molteplici realtà che cercano di recuperare e rivendicare il rapporto città-mare. In particolare guardando al di là della fascia ferroviaria, che separa il litorale dal tessuto urbano del quartiere di San Giovanni a Teduccio, esiste la realtà di Art33: un hub culturale che, riutilizzando alcuni spazi di un ex edificio scolastico, ne mantiene l’intento pedagogico esteso alla società e la volontà di aprirsi attraverso processi di inclusione e innovazione sociale. Dal quartiere sono visibili spinte da parte della comunità per riappropriarsi della risorsa mare e della sua fruizione, scavalcando spesso alcuni impedimenti e utilizzando i pochi frammenti di costa del quartiere, attraverso alcuni usi informali. La riconquista di un nuovo rapporto con il mare, in questo quartiere periferico, può essere spunto di riflessione su come gli abitanti possano ritrovare nella costa uno spazio pubblico ora negato. Il contributo indaga il ruolo che possono avere queste realtà all’interno del più ampio tema degli equilibri tra interno e margine costiero e del recupero del rapporto città-mare nel contesto napoletano
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