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Didone: la tragedia dell’abbandono. Virgilio, Ovidio, Boccaccio, Marlowe, Metastasio, Ungaretti, Brodskij. Variazioni sul mito.
Didone, esule regina fenicia, fonda Cartagine, accoglie Enea, profugo da Troia, se ne innamora
follemente e, abbandonata, si toglie la vita per aver tradito la fedeltà alla memoria del marito
Sicheo. Questa è la storia che racconta Virgilio nel IV libro dell’Eneide: una commovente tragedia
incastonata nell’epos, forse il testo più celebre e fortunato della letteratura di Roma. Esisteva però
un’altra Didone, l’eroina del mito – precedente all’Eneide – che si gettava tra le fiamme proprio per
non venir meno al primo vincolo nuziale. Di qui il paradosso della sua fama: da eroina della fedeltà
coniugale, Didone diviene, grazie a Virgilio, protagonista di una tragedia di amore e di abbandono.
Ma, nelle riscritture del mito, il dialogo allusivo tra le “due Didoni” riaffiora, a partire da Ovidio,
ogni qual volta un autore vorrà scontrarsi con Virgilio (e con la tradizione culturale “ufficiale” che
si identifica con la sua poesia). Exemplum morale in Boccaccio, tormentata eroina intertestuale nelle
rinnovate forme tragiche del Rinascimento, amante moderna che inaugura la rivoluzione del
melodramma settecentesco, straziante simbolo o allegoria nello sperimentalismo della poesia del
Novecento: infinite e sempre nuove le sfumature nelle quali Didone si rivela nei testi di questo
volume. Poiché inesauribile è la ricchezza della poesia da cui proviene, e universale la sua tragedia
d’amore
‘In aliquem usum tuum convertere’. Macrobio traduttore di Esiodo
This paper analyses Macrobius’ translation of Hesiod (op. 122 f.; 126) in somn. 1.9.7, focusing on patterns of the Roman theory and practice of vertere, and identifying Macrobius’ debts to Virgil (stylistic ones) and Cicero (theoretical) in the context of the poetics of translation in the Late-Antiquity
Nature and Landscape of Italy in Roman Culture from Augustus to Trajan
The Project focuses on Nature and Landscape, regarded as opposing poles in a fundamental dialectic in the Roman world, within a time frame that encompasses two pivotal moments for the development of
imperial culture, i.e. the regimes of Augustus and Trajan. Nature and Landscape will be examined with particular regard to Italy, considered as both a geographical and political entity and an ideological model
in the growing context of the empire. The Project seeks to adopt a new integrated methodology. This will enable scholars of Latin literature (including Classical Reception), archaeologists, ancient art
historians, and scholars of human geography to share their expertise in order to define a theoretical (and methodologically accessible) overview and to produce concrete results within their respective areas of
competence in an overall cooperative approach. The research will thus produce philological and interpretative works on fundamental Roman authors and their reception; analyses of the territory (especially
Latium and Venetia) carried out with geocritical methods and supported by GIS technology (with potential outcomes in terms of social and cultural impact for territorial development); and various specific
works in the fields of archaeology, topography and ancient art history
Didone regina di Cartagine di Christopher Marlowe. Metamorfosi virgiliane nel Cinquecento
Questo libro è una nuova edizione della prima tragedia di Christopher Marlowe, Dido, Queene of Carthage, ma è anche uno studio del rapporto fondamentale tra il drammaturgo elisabettiano e due autori della poesia latina, Virgilio e Ovidio.
La Tragedia di Didone, regina di Cartagine, cui verosimilmente allude Amleto nel suo invito al capocomico nel secondo atto di Hamlet, è infatti una drammatizzazione del libro IV (ma anche del I e del II) dell’Eneide virgiliana. Ma, a differenza delle altre tragedie rinascimentali di Didone, che si appoggiano alle strutture già drammatiche del IV libro eneadico, la Didone di Marlowe ‘rilegge’ tutto il poema virgiliano e i nodi più profondi del suo ‘codice epico’ in maniera simbolica, allusiva e deformante. Ossia, nel tradurre Virgilio per il palcoscenico, Marlowe lo riveste di abiti ovidiani (o ovidianamente medioevali), sfruttando, in modo acuto e consapevole, il rapporto intertestuale e palinsestico che lega l’opera di Ovidio a quella di Virgilio. L’analisi riserva ulteriori sorprese: l’uso allusivo della poesia degli Amores, delle Heroides e, soprattutto, delle Metamorfosi, nel gioco di riscrittura dell’epos virgiliano, si rivela fondamentale non solo per la formazione dell’immaginario simbolico e mitologico che sostiene tutta la poesia di Marlowe ma anche per la genesi del suo stesso teatro. Un teatro che, nei suoi aspetti più originali e moderni, nasce dunque dalla parola ecfrastica e spettacolare della poesia ovidiana.
Il testo critico di Dido, Queene of Carthage è accompagnato da una nuova traduzione dall’inglese e da un commento analitico
Medea’s magical metaphors: ars amandi and ars medendi in Ovid, Metamorphoses 7
Il libro VII delle Metamorfosi presenta insidie interpretative irrisolte, quali la funzione di Medea, apparentemente duplice, nonché l’assenza di vere e proprie metamorfosi nei suoi tre racconti principali, letti come segmenti disgiunti. Attraverso la fittissima rete intertestuale (costituita in larga parte da echi virgiliani) si scopre però che, lungi dall’essere meri «pezzi di bravura», i prodigi di Medea e la narrazione della peste – in un fine gioco di riverberi interni – rappresentano la chiave di lettura unitaria dell’intero libro, alla luce della consueta metafora elegiaca eros/nosos. La peste, potente «Realisierung» didascalica del tropo elegiaco, svela il gioco metaforico sotteso al libro e i carmina di Medea si rivelano come null’altro che un ennesimo remedium amoris. Ma la magia di Medea, nella consapevolezza retorica delle sue metafore (speciosa nomina), diviene anche immagine stessa della poesia ‘spettacolare’ delle Metamorfosi, nel suo tentativo costante di sondare i limiti dei carmina
Pirro Ligorio, il De arte gymnastica di Mercuriale e Virgilio, Eneide V
Questo articolo tratta di un particolare caso di ricezione di Virgilio (e della poesia latina in generale) nell’arte e nella trattatistica scientifica del Cinquecento. L’analisi del testo del De arte gymnastica di Girolamo Mercuriale – e dei riferimenti alla letteratura latina in esso contenuti – dimostra come i fantasiosi dettagli iconografici ideati da Pirro Ligorio per la raffigurazione dei caestus nelle xilografie che accompagnano il trattato di Mercuriale (e nei disegni per gli affreschi estensi di Bastianino) abbiano come modello la poesia virgiliana del V libro dell’Eneide.
Hoc scriptum tractat de fortuna Vergili (et aliorum Latinorum poetarum) in scriptis de artibus saeculo decimo sexto editis et in picturis eiusdem aetatis. A Hyeronimo Mercuriali, in libris sex De arte gymnastica, caestus descripti sunt, quorum facies redditur et in emblematis, a Phyrro Ligorio pictis, quae Mercurialis opus ornant, et in picturis, quas Bastianinus Ferrarae fecit. Quae descriptio et imagines cestuum a versibus Vergilii, in libro quinto Aeneados, deductae esse videntu
Medea’s Magical Metaphors: ars amandi and ars medendi in Ovid, Metamorphoses 7
Attraverso l’analisi della fitta rete intertestuale sottesa a Ov. Met. 7, il paper individua nella metafora eros/nosos una chiave di lettura unitaria per l’intero libro. In questa luce, i carmina di Medea si rivelano come null’altro che un ennesimo remedium amoris e la narrazione della peste diviene una potente «Realisierung» didascalica del tropo elegiaco. Ma, in questo gioco, la magia di Medea, nella consapevolezza metaletteraria delle sue metafore, diviene anche immagine della stessa poesia ‘spettacolare’ delle Metamorfosi e del suo tentativo costante di sondare i limiti dei carmina
Il pudor di Didone e i due pudori di Heroides VII 97s
Il significato del termina pudor nel IV libro dell'Eneide - parola chiave nell'economia 'drammatica' della 'tragedia di Didone' - diviene chiara alla luce dell'intertestualità euripidea e della rilettura ovidiana nelle Heroides
Lingua Latina Botanica, 植物学拉丁文,(第 3 版)
Il volume è la terza edizione del più importante trattato di latino botanico in lingua cinese, e presenta una voluminosa parte di grammatica del latino classico (con elementi di pronuncia) per gli studenti cinesi
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