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University of Bologna and AICS together for Armenia: reflections on the quality of the conservation projects
The paper presents the goals, actions and outcomes of the Rochemp project, an initiative promoted by the University of Bologna together with AICS. Among the several initiatives of the project, a special focus is reserved to the activities managed by the international and transdisciplinary group of work, with the purpose of defining useful recommendations and guidelines to shape new policies and improve the quality of conservation projects in Armenia
From know-how to show-how. Ovvero comunicare per il restauro
Nell’investigare nuovi significati del dualismo know-how/show-how, l’articolo riflette sul ruolo e sull’importanza delle tecnologie di comunicazione per l’intervento sulla preesistenza storica. L’analisi di alcuni noti restauri e delle relative vicende mediatiche offre l’occasione per esaminare processi e strumenti informativi chiamati a veicolare i contenuti del progetto, interrogarsi sulla loro efficacia in relazione alle istanze della disciplina, nonché ricercare spazi e modi di divulgazione capaci di trasferire conoscenza e contribuire concretamente alla tutela del patrimonio.The dualism know-how/show-how comprises different features and reading keys. This second article reflects on the role and importance of the "ICT" - Information and Communication Technologies for the intervention on historical pre-existence. The analysis of some well-known restoration works and the related media events offers the opportunity to examine processes and information tools for conveying the project contents, to question their effectiveness concerning the issues of the discipline, as well as to investigate ways of dissemination leading concretely to the transferability of knowledge and protection of Cultural Heritage
Dissonant heritage and war. Identità come disvalore nel dibattito contemporaneo sulla conservazione del patrimonio
L'argomento della proposta riguarda la conservazione, la comunicazione e la salvaguardia del patrimonio dissonante causato da conflitti, sia reali (guerra) che di interpretazione. Il progetto si basa sull'analisi di un campione significativo di casi studio relativi a questo specifico patrimonio, caratterizzato da un'eredità controversa che ne ha segnato la storia e in cui ha assunto ruoli differenti. L'analisi mette in evidenza un possibile percorso di risignificazione in atto, in cui la comunicazione dei valori, oltre lo stigma ad esso associato, diventa parte di un nuovo modo di comprendere questo complesso patrimonio da parte della comunità. Questi casi studio vengono analizzati con l'obiettivo specifico di identificare tattiche appropriate per affrontare la conservazione di un patrimonio dissonante che non lo è tanto in virtù di una "eredità macchiata", una memoria difficile da gestire, ma perché acquisisce (o sta acquisendo) dissonanza attraverso una comunicazione che manipola e altera la loro memoria stratificata con l'intento di far diventare un bene un elemento divisivo per le comunità. Si apre così una comprensione del patrimonio dissonante, collegato a quello teorizzato da Tunbridge e Ashworth, che include oggetti al centro di comunità che attribuiscono significati discordanti a un patrimonio, sovrapponendo a una dissonanza originata dalla storia stessa dei significati derivati da cambiamenti che causano un'inversione di valori e messaggi. Questa manipolazione non è legata alla "rimozione del trauma", ma è invece deliberatamente distorta per fomentare sentimenti legati al nazionalismo e per aprire una ferita (vulnus) nella comunità, particolarmente dove le tensioni tra "gruppi sociali" si sono solo parzialmente placate. Nella produzione di questo 'Nuovo' patrimonio dissonante, le piattaforme virtuali (social media) svolgono un ruolo fondamentale, poiché l'accesso ad esse non solo è semplificato e meno filtrato rispetto ai canali di comunicazione ufficiali (radio, stampa), ma anche per la loro visibilità, velocità di diffusione e mancanza di una "validazione". Il messaggio così lanciato raggiunge un vasto pubblico, in particolare tra quei gruppi meno abituati all'uso degli strumenti digitali o meno preparati culturalmente, e quindi più inclini ad assorbire acriticamente contenuti non verificati (ad esempio, fake news). In questo conflitto interpretativo, la questione del "perché conservare" diventa il prodotto di un consenso piuttosto che il risultato delle ragioni profonde che dovrebbero essere alla base delle scelte riguardanti il patrimonio culturale. L'obiettivo del progetto è quindi identificare, attraverso l'analisi di esperienze significative, quali strumenti innovativi possano individuare e controllare questa nuova forma di rischio per il patrimonio, mappando situazioni in cui ci sono tensioni veicolate attraverso una comunicazione manipolata, e identificando tattiche basate sull'analisi di casi virtuosi di risignificazione del patrimonio dissonante, al fine di influenzarne positivamente la salvaguardia e delineare una strategia di gestione per la conservazione e la comunicazione di questo lascito architettonico
From know-how to show-how. Ovvero comunicare i restauri
Giocando sui termini di know-how e show-how, il contributo approfondisce il ruolo della comunicazione nell'intervento sulla preesistenza. L'analisi di alcuni noti restauri offre l'opportunità di riflettere su autorialità e anonimato del progetto, interrogandosi sulle conseguenze del processo di associazione autore-opera per la disseminazione della cultura del restauro.By playing on the terms of know-how and show-how, the paper reflects on the importance of communicating the intervention on historical pre-existence. The analysis of some well-known restoration works offers the opportunity to reflect upon the authorship and anonymity of the project, trying to underline the positive consequences of associating well-conduced intervention to specific names and technicians for the dissemination of the culture of restoration
Guardare le tracce della storia. (Ri)trovare, (ri)conoscere
Il saggio affronta il tema dell’osservazione della città storica come pratica critica capace di unire percezione sensoriale e analisi storica. Attraverso il riferimento a studi classici e contemporanei — da Lynch a Debord, da Benjamin a La Cecla — gli autori propongono una riflessione sulla città come palinsesto di memorie materiali e immateriali. L’osservazione diventa così un atto consapevole e dinamico che consente di riconoscere, nelle stratificazioni e nelle discontinuità delle superfici architettoniche, le tracce della storia e le testimonianze del passato. Dalla scala urbana a quella del dettaglio, la lettura delle trasformazioni, delle sovrapposizioni e dei segni del tempo si configura come una vera e propria indagine archeologica e critica, in grado di restituire significato alla materia costruita e di rinnovare la consapevolezza del patrimonio. La città storica emerge, in questa prospettiva, come un organismo vivo, stratificato e interrogante, la cui osservazione diretta diviene strumento di conoscenza, di memoria e di trasmissione culturale.
Abstract (English)
The essay explores the observation of the historic city as a critical practice that bridges sensory perception and historical analysis. Drawing on both classical and contemporary studies—from Lynch to Debord, Benjamin, and La Cecla—the authors reflect on the city as a palimpsest of material and immaterial memories. Observation is presented as a conscious and dynamic act that allows the recognition of history’s traces and past testimonies within the stratifications and discontinuities of architectural surfaces. From the urban scale to the detail, the reading of transformations, overlaps, and temporal marks becomes an archaeological and critical investigation, capable of restoring meaning to the built matter and renewing awareness of heritage. In this perspective, the historic city appears as a living, layered, and questioning organism, whose direct observation becomes a means of knowledge, memory, and cultural transmission
From Industrial Revolution to contemporary preservation. Reflection on historical systems.
The essay follows the 7th EAAE workshop (European Association for Architecture Education), held in Prague in 2019. Starting from the example of outstanding buildings in the Czech capital, the reflection concerns the debate about conservation and/or demolition of technical systems. A shift of perspective toward a holistic approach to conservation policies, where also technical elements represents a key issue is here emphasized, stressing the importance of fostering a balance among human comfort, conservation needs and low costs
Dissonant Heritage and War. Conservation and Communication of a Difficult Legacy
This article presents the Co.Co.War project as a critical and operational framework for addressing dissonant heritage shaped by war, political violence, and manipulative narratives. It examines how architectural heritage becomes divisive through conflicts of interpretation, identity politics, and distorted communication, leading to neglect, rejection, or destruction. Drawing on a transnational matrix of case studies and experimental labs in Italy, Bosnia and Herzegovina, and Armenia, the research proposes value-oriented conservation and communication strategies. By integrating material preservation with cultural supervision and participatory approaches, the project redefines conservation as a tool for mediation, dialogue, and the re-signification of difficult legacies
Conservare Il Dissonant Heritage: Strategie Di Ricerca Nel Progetto Co.Co.War
The paper discusses the safeguarding and the communication of Dissonant Heritage caused by both belligerent hostilities (war) and interpretative conflicts, assuming that this kind of heritage is characterised by values that, when misinterpreted, can lead society to perceive the "negative" message as prevailing over the "positive" one. The aim of the research is to identify appropriate tactics to address the preservation of a Heritage that is perceived as Dissonant not due to a “tainted legacy”, but rather because of deliberative communication that alters its stratified memory and turns it into a divisive element. The study proposes a methodological framework for analysing such heritage, integrating critical historiography, participatory practices, and communication strategies. Through selected case studies, it explores how inclusive narratives and multi-vocal interpretation can mitigate the divisiveness and support the construction of a shared memory. The paper concludes by advocating for a dynamic and context-sensitive approach to conservation, which recognises the evolving meanings of Dissonant Heritage in contemporary society.
Il contributo affronta il tema della salvaguardia e della comunicazione del Patrimonio Dissonante generato sia da ostilità belliche sia da conflitti interpretativi, assumendo che tale patrimonio sia caratterizzato da valori che, se fraintesi, possono indurre la società a percepire il messaggio "negativo" come predominante rispetto a quello "positivo". L'obiettivo della ricerca è individuare strategie adeguate per la conservazione di un patrimonio percepito come dissonante non per via di un’“eredità contaminata”, ma piuttosto a causa di una comunicazione deliberata che altera la memoria stratificata, trasformandola in un elemento divisivo. Lo studio propone un impianto metodologico per l’analisi di questo patrimonio, integrando storiografia critica, pratiche partecipative e strategie comunicative. Attraverso l’esame di casi studio selezionati, esplora come narrazioni inclusive e interpretazioni plurivocali possano attenuarne la natura divisiva e favorire la costruzione di una memoria condivisa. Il paper si conclude auspicando un approccio dinamico e sensibile al contesto per la conservazione, capace di riconoscere i significati in evoluzione del Patrimonio Dissonante nella società contemporanea
Ripartire dalle Comunità. Il progetto Linea Galla Placidia tra economia circolare e sviluppo sostenibile
Il contributo riflette sui processi che hanno portato alla riscoperta del paesaggio militare dei bunker della Linea Galla Placidia, soffermandosi sulle strategie di conservazione introdotte per estenderne il ciclo di vita e sulle attività dirette a promuoverne la conoscenza e la fruizione pubblica. In particolare, lo scritto descrive le dinamiche partecipative sottese alla progettazione, l’incidenza in termini di sostenibilità e l’integrazione tra comunità, ambiente, patrimonio culturale ed economia circolare, proponendo poi un affondo sulla natura e le caratteristiche di uno strumento abilitante pensato ad hoc per la cura continua dei bunker e dei contesti che li ospitano. Le considerazioni si inquadrano all’interno progetto Linea Galla Placidia, finanziato a partire dal 2020 dalla Regione Emilia-Romagna con il contributo dei Comuni di Ravenna e Riccione, volto a evitare fenomeni di de-patrimonializzazione di cui sono vittima le eredità del passato cosiddette “dissonanti”The paper reflects on the processes that have led to the discovery of the bunker military landscape of the Galla Placidia Line, focusing on conservation strategies to extend its life cycle while enhancing the activities for its knowledge and public enjoyment. In particular, the essay describes the participatory process behind its definition, the impacts in terms of sustainability, and the integration of community, environment, cultural heritage and circular economy. Moreover, it delves into the nature and features of an enabling toolkit which is tailor designed for the continuous care of bunkers and their context. The discussion is framed within the Linea Galla Placidia project, funded from 2020 by the Emilia-Romagna Region with the financial support of the Municipalities of Ravenna and Riccione, aimed at avoiding de-patrimonialization phenomena suffered by the so-called “dissonant heritage
Una rocca consona ai tempi e agli uomini mutati. La Rocca delle Caminate, nuovo Castello del Duce. Luigi Corsini 1924-27
In 1923 a Regional fascist Committee decided to offer the Rocca of Caminate to a rising Benito Mussolini. The ancient ruins of the fortress have to be revived as the Dux’s castle, giving life to a new symbol of the leader’s great origins. Being an eminent chief involved coming from a land of strength and honour.
The superintendent Luigi Corsini, charged with all the phases of the restoration (survey, design, supervision), achieved an interesting and complex project, thanks to his education, to the historical setting and to his contemporary cultural debate. The project proceeded from both the philological and stylistic restoration theories, and reached a brought back image of a medieval crenellated fortress.
Works started on September 1924 and Corsini decided to complete the ruins of the surrounding walls and the still standing portion of the central tower with Guelph battlements, while a new summer residence was rebuilt, rising from the castellan’s house foundations. At the end a lighthouse was placed on the top of the central tower: its light was celebrated everywhere as a sign of the Mussolini’s power, spread on his homeland
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