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    Commento a un commento: per il saggio manzoniano su "La Rivoluzione Francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859"

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    Il presente saggio nasce da un lungo lavoro di curatela dello scritto manzoniano La Rivoluzione Francese del 1789, e si offre come Commento a un commento. Dunque l'autore intende riflettere, in parallelo, sulla natura dell'atto critico dell'edizione e del commentario, considerato in linea teorica, e insieme offrire alcuni estratti concreti, con connesse meditazioni metodologiche, dall'esercizio ermeneutico svolto intorno a un'opera così complessa come l'ultimo grande saggio storico del Manzoni. Si parte dalla storia del testo, dalle sue diverse stampe, dai problemi filologici legati alle varie incomplete stesure, dallo studio delle soluzioni adottate dai precedenti curatori. Si ragiona, infine, su come costruire un commento agile ma puntuale e innovativo, tanto sul versante linguistico-stilistico quanto su quello storico-critico, per proporre l'opera a un pubblico non solo accademico.This essay moves from La Rivoluzione francese del 1789 written by Alessandro Manzoni, and is offered as Commentary to a comment. The author, who already worked on this topic, intends to reflect on the nature of the critical edition and together to offer some concrete excerpts from the hermeneutic exercise carried out around the last great historical essay of Manzoni. It analyzes the history of the text, its various prints, the philological problems associated with the incomplete texts and the study of the solutions adopted by previous curators. Finally, it shows how to build an agile but punctual and innovative comment, both on the linguistic-stylistic side as well as on the historical-critical side, to propose the work also to a non-academic audience

    La guerra sadica e la guerra dinamica di F. T. Marinetti tra “8 anime in una bomba“ e “L’alcova d’acciaio“

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    The article compares some passages from two of Marinetti's works on the subject of war, the book of experimental prose 8 Anime in una bomba and the novel L'alcòva d'acciaio, analysing in particular Marinetti's exploration of the themes of sadism and cruelty. The comparison is based on the theories of the social psychologist Kurt Lewin on the perception of space and landscape in war (Krieg-slandschaft) and on Alberto Maria Banti's studies on the construction of patriotic-national rhetoric around the theme of both male and female body as the object of sadistic or masochistic impulses.El artículo compara extractos de dos obras de Marinetti sobre el tema de la guerra, el libro de prosa experimental 8 Anime in una bomba y la novela L'alcòva d'acciaio, investigando en particular la exploración de Marinetti de los temas del sadismo y la crueldad. La comparación se basa en las teorías del psicólogo social Kurt Lewin sobre la percepción del espacio y el paisaje en la guerra (Kriegslandschaft) y en los estudios de Alberto Maria Banti sobre la construcción de la retórica patriótica-nacional en torno al tema del cuerpo masculino y femenino como objeto de impulsos sádicos o masoquistas.L'article compare des extraits de deux œuvres de Marinetti sur le thème de la guerre, le livre de prose expérimentale 8 Anime in una bomba et le roman L'alcòva d'acciaio, en étudiant en particulier l'exploration par Marinetti des thèmes du sadisme et de la cruauté. La comparaison se base sur les théories du psychologue social Kurt Lewin sur la perception de l'espace et du paysage dans la guerre (Kriegslandschaft) et sur les études d'Alberto Maria Banti sur la construction de la rhétorique patriotique-nationale autour du thème du corps masculin et féminin comme objet de pulsions sadiques ou masochistes.Nell’articolo si mettono in relazione alcuni brani tratti da due opere di Marinetti di argomento bellico, il libro di prose sperimentali 8 Anime in una bomba e il romanzo L’alcòva d’acciaio, investigando in particolare l’esplorazione marinettiana dei temi del sadismo e della crudeltà. Il confronto si costituisce appoggiandosi alle teorie dello psicologo sociale Kurt Lewin sulla percezione dello spazio e del paesaggio in guerra (Kriegslandschaft) e agli studi di Alberto Maria Banti sulla costruzione della retorica patriottico-nazionale intorno al tema del corpo maschile e femminile fatto oggetto di pulsioni sadiche o masochistiche

    Tra Una serata in famiglia e Ekìdrosi. Su Sconclusione di Giorgio Manganelli

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    The essay focuses on one of Giorgio Manganelli's least studied works, Sconclusione, published in 1976 and never reprinted. It analyses the peculiar, apparently non-Manganellian, style of the novel, humble, almost banal, and interprets it in the light of the contrast between it and the author's back cover, which is instead markedly in tune with the author's voice. In order to do this, the critical notion of pastiche is used, misaligning it from the usual value given to it in the Italian cultural panorama (mixture of styles) as well as from the international one (imitation), in order to propose an idea of autopastiche, intended as an (intentionally) imperfect imitation of one's own style by an author.Il saggio si concentra su una delle opere meno studiate di Giorgio Manganelli, Sconclusione, edita nel 1976 e mai più ristampata; vi si analizza il peculiare, apparentemente non manganelliano, registro stilistico del romanzo, dimesso, quasi banale, e lo si interpreta alla luce del contrasto tra esso e la quarta di copertina autoriale, questa invece marcatamente sintonica con la voce dell’autore. Per fare questo si utilizza la nozione critica di pastiche disallineandola tanto dall’usuale valore che le si dà nel panorama culturale italiano (mescolanza di stili) quanto da quello internazionale (imitazione) per proporre una idea di autopastiche, inteso come imitazione (volutamente) im-perfetta del proprio stile da parte di un autore

    Mimmo Cangiano, Cultura di destra e società di massa. Europa 1870-1939, Milano, Nottetempo, 2022

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    La recensione discute l'ampio studio di Cangiano mettendolo in relazione con i suoi modelli e paradigmi dichiarati (da Jesi a Lukács) e osservandone i punti di interesse e di originalità soprattutto nella scelta delle tre sezioni di approfondimento monografico su Péguy Malaparte e Jünger contrapposte ai tre grandi quadri storici che coprono l'arco 1870-1939

    "Il sogno orgiastico della peste": Manzoni e la Rivoluzione Francese

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    Il saggio, che funge da prefazione alla curatela dell'opera manzoniana, propone una lettura innovativa dell'ultima fase dell'attività dello scrittore lombardo, giunto a riconoscersi compiutamente nel ruolo dello storico e finalmente deciso a misurarsi con l'impresa magnanima di affrontare il più grande evento della sua epoca. Partendo da alcuni spunti offerti dal pensiero di M. Foucault e dal saggio del giurista-scrittore Salvatore Satta "Il mistero del processo", si cerca qui di rovesciare la consolidata immagine di un Manzoni senile, reazionario, antigiacobino e terrorizzato dalle masse popolari, per osservare invece le novità e le peculiarità, stilistiche come concettuali e metodologiche, di un'opera che è stata per troppo tempo misconosciuta e fraintesa. Avvalendosi anche degli studi di F. Furet, e di studiosi del diritto come Mannori e Scucimarra, si è evidenziato come il Manzoni conduca un'analisi serrata da un lato dei comportamenti politici dei deputati degli Stati Generali, concentrando un'attenzione senza precedenti, con osservazioni lucidissime e puntuali, sulle dinamiche interne dei movimenti parlamentari tra maggio e giugno dell'89, solitamente ignorati dagli storici dedll'Ottocento, e di come e dall'altro lato produca una critica, paragonabile per certi aspetti a quella di Tocqueville, dell'immaginario e delle rappresentazioni che la rivoluzione ha prodotto di sé, decostruendone il mito e offrendo una precocissima disamina del funzionamento dell'evento rivoluzionario

    Sfuggente madrepatria. Presenza e assenza del paesaggio nella letteratura italiana della Grande Guerra

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    Il libro Sfuggente madrepatria è nato da un biennio di corsi universitari bolognesi e insieme dalle sollecitazioni ricevute, oltre che dai classici studi dedicati alla Grande Guerra, da autori e discipline diverse, dalla storia all’antropologia agli studi sui media e la culture visuali. Se la Grande Guerra ha avuto, dal Carso alle Alpi, un effetto devastante non solo sugli uomini ma anche sui paesaggi, e se i paesaggi, in primis le altissime quote, hanno imposto regole e sforzi inediti per combattere in ambienti così ostili, che cosa è passato, di tale impatto nelle rappresentazioni letterarie? Che cosa diventa, nell’esperienza di reduci-scrittori come Stuparich, Alvaro, Soffici, Malaparte, Marinetti e altri, il paesaggio di quella guerra? Come si fa testo un territorio annichilito, ma soprattutto invisibile e inconoscibile? La I guerra mondiale ha più spesso cancellato che rappresentato il paesaggio in letteratura in conseguenza delle condizioni, mai prima date e mai più ripetute, di quel conflitto, e sempre la rappresentazione dei luoghi si è fatta estremamente problematica

    Stratigrafie mitologiche nel tema figurativo del Trionfo della morte: i casi di D’Arrigo e Bufalino

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    Intento del saggio è di esaminare un peculiare caso di "letteratura delle macerie" (Sebald) nel '900 italiano. Vi si studia il modo in cui riemerge e viene utilizzata l'immagine del "Trionfo della morte", il celebre affresco di anonimo quattrocentesco che si trova a Palazzo Abatellis, a Palermo, in due importanti romanzi di autori siciliani: "Horcynus Orca" di Stefano D'Arrigo e "Diceria dell'untore" di Gesualdo Bufalino. Il saggio prima mette in evidenza il trattamento - più esplicito in Bufalino, più dissimulato in D'Arrigo - della memoria iconografica e mitica dell'affresco, posto in connessione diretta con le distruzioni patite dalla Sicilia nella II guerra mondiale, poi prende in esame come archetipo l'opera di Libero De Libero ed Enzo Sellerio realizzata nel 1958 per l'editore Flaccovio, un monumentale libro d'arte e di poesia che può aver concretamente stimolato la fantasia di entrambi i romanzieri.The aim of the essay is to examine a peculiar case of «literature of the ruins» (Sebald) in the Italian Twentieth Century. It studies the way in which the image of the Triumph of Death, the famous anonymous 15th century fresco preserved in Palazzo Abatellis (Palermo), re-emerges and is used in two important novels by Sicilian authors: Horcynus Orca by Stefano D’Arrigo and Diceria dell’untore by Gesualdo Bufalino. The essay first highlights the treatment – more explicit in Bufalino, more concealed in D’Arrigo – of the iconographic and mythical memory of the fresco, placed in direct connection with the destruction suffered by Sicily in World War II, then examines as an archetype a volume by Libero De Libero and Enzo Sellerio printed in 1958 for the publisher Flaccovio, a monumental book of art and poetry that may have concretely stimulated the imagination of both novelist

    Quella sera in cui accadde tutto, e nessuno se ne accorse. Il primo luglio dell’89. Dal saggio su "La rivoluzione francese del 1789" di Alessandro Manzoni

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    L'articolo propone l'analisi di un passo proveniente dal saggio manzoniano incompiuto dedicato alla rivoluzione francese del 1789 e al confronto con la cosiddetta rivoluzione italiana del 1859, ossia a una parte cruciale del Risorgimento. In particolare si esamina una pagina nella quale Manzoni racconta un episodio marginale avvenuto a Parigi il 1 luglio del 1789; un episodio dove l'autore legge la prima manifestazione del vuoto di potere che il fenomeno rivoluzionario ha generato, e la radice di tutta la turbolenza politica che seguirà nei dieci anni successivi, fino all'ascesa di Napoleone

    "Et in Arcadia ego": i taccuini fotografici di Emilio Cecchi

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    L’articolo si concentra sul libro-reportage di Emilio Cecchi, Et in Arcadia ego, nato da una visita della Grecia nell’estate del 1934. Lo studio prosegue una ricerca su letteratura e visualità inaugurata da chi scrive con un articolo dedicato a Messico e alle foto scattate da Emilio Cecchi. Anche in questo caso ci si è avvalsi dell’esame dei negativi inediti conservati all’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux: circa duecento immagini che documentano il percorso dello scrittore tra Creta e Grecia continentale, e che rappresentano l’equivalente dei Taccuini come avantesto dell’opera. Si ragiona inoltre sull’impianto del libro, sulle varianti tra le diverse edizioni, e sull’influenza esercitata da Cecchi su Brandi e Arbasino.Et in Arcadia ego : Emilio Cecchi’s photo books · The article focuses on Et in Arcadia ego, Emilio Cecchi book of reportage, inspired by his tour of Greece in the summer of 1934. The essay continues a research into literature and vision, first started by myself in an article about Messico and Emilio Cecchi’s photographs. Once again, I went to see the unpublished negatives held at the Contemporary Archives of Gabinetto Vieusseux : about two hundred pictures that document the writer’s journey in Crete and mainland Greece and that are the equivalent of his Taccuini as prefatory material. In addition, the paper reflects on the layout of the book, the variants in the different editions, and Cecchi’s influence on Brandi and Arbasino

    Il discorso "Del romanzo storico" e il dialogo "Dell'invenzione": un crocevia, non un approdo

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    Il saggio propone una nuova interpretazione del celebre saggio teorico di Manzoni sul Romanzo storico, sottraendosi alla vulgata che vuole questo scritto come una tardiva e non fondata autocritica dell'autore dei Promessi sposi, proponendo invece un'idea di continuità evolutiva del pensiero manzoniano, che poggia sulla profonda rielaborazione del romanzo e dei suoi rapporti con la storiografia. A partire dalla famosa relazione di Karl Witte del 1831, l'articolo riflette sulla parallela elaborazione del saggio, nato come lettera in risposta alle obiezioni di Goethe del 1828, con il cantiere della Quarantana e soprattutto con lo sviluppo della Storia della Colonna infame, e riconosce gli scritti manzoniani pubblicati nel 1850 (Dell'invenzione e il Discorso sul romanzo storico) come un nodo problematico che fa finalmente giustizia del cortocircuito storia/invenzione, muovendo così verso la messa a fuoco del grande lavoro definitivo del tardo Manzoni, il Saggio sulla Rivoluzione francese del 1789, punto archimedico in cui la meditazione intorno a massa e potere, giustizia e applicazione della giustizia, sovversione del potere costituito e sua ricostruzione, precipita e si definisce in modi grandemente innovativi, destinati a esser riconosciuti dalla critica letteraria e storica solo a Novecento avanzato
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