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    Alberto Martinengo, Giovanni Matteucci and Silvia Vizzardelli discuss. Alessandro Bertinetto's Il pensiero dei suoni (The Thought of Sounds)

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    Alberto Martinengo, Giovanni Matteucci and Silvia Vizzardelli discuss Alessandro Bertinetto's Il pensiero dei suoni (The Thought of Sounds). After presenting the book's main theses, the authors critically examine Bertinetto's approach to philosophy of music. Martinengo focuses on the phenomena of musical improvisation and on their compatibility with debates in Continental aesthetics. Matteucci retraces the role of aesthetic experience in the theoretical discussion around music. Vizzardelli places Bertinetto's perspective within the most recent issues in analytic aesthetics and offers a critical response

    FULGURATIO

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    The essay develops the theoretical figure of fulguratio as a paradigm of discontinuous and non-derivative genesis, one that escapes both causal logic and developmental schemes. The impetus to recover this term from medieval Scholasti- cism arises from a critical engagement with Konrad Lorenz, who—dissatisfied with the available terms to name the arrival of the new—resorts precisely to fulguratio. In dialogue with Nicolai Hartmann, fulguratio is thematized as an ontological leap: a founding act that introduces a new level of being without depending linearly on those below, while nonetheless preserving a connection with them. To this theoretical background, Leibniz contributes a grammar of the possible which, though grounded in continuity, nonetheless allows for fissure as a real modality of emergence. All the thinkers here gathered share a theoretical mission: to carve out conceptual space for the logic of the leap, while remaining attuned to the universal rhythm from which that leap takes off

    La voce: ilinx e mimicry

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    Questo saggio interroga l'oggetto voce attraverso una prospettiva teorica a cavallo tra estetica e psicoanalisi. Lacan inquadra la voce, nel Seminario X, tra i cinque oggetti pulsionali o oggeti a. Ai primi tre individuati da Freud (seno, feci, fallo), Lacan aggiunge lo sguardo e, appunto, la voce. Sono parti di corpo separabili, cedibili, che nulla hanno in comune con gli oggetti che rinveniamo nel mondo, in quanto sono piuttosto oggetti bucati, il contorno di una mancanza, la cornice di un vuoto. Mentre emettiamo la "nostra" voce, con un movimento che sembra partire da noi per volgersi all'esterno, si produce l'eco di una rotta inversa per cui siamo proprio noi a finire dentro la nostra stessa voce. A questa intimità clandestina, Lacan dà il nome di estimità. La particolare natura dell'oggetto voce consente di ridisegnare il paradigma dell'imitazione facendolo virare verso quello dell'ilinx, del vortice, e della mimicry. La figura di Caillois diventa a questo punto centrale per Lacan stesso. Gran parte del saggio è dedicata a ricostruire il rapporto di Lacan con Caillois

    Preface

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    Si tratta della Prefazione ad un volume collettaneo dedicato alla morfogenesi discontinua. Illustra il metodo della ricerca e presenta il contenuto di ciascun capitolo

    The Call to Jump. Empathy and Separation among Jaspers, Blanchot and Lacan

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    This paper addresses a crucial point of philosophy of empathy, having as protagonists Karl Jaspers and Maurice Blanchot. Our focus is Blanchot’s reading of the notion of process as opposed to that of development and his emphasis on innovative power of Jaspers’ thought. Empathy loses its fusional, analogical connotation and opens up to an irreducible experience, totally different, in the name of interruption and jump. It will be precisely the notion of “bond without relationship” to guide the developments of Lacanian psychoanalysis and the harsh polemic against empathy that Lacan will carry out starting from Seminar II. Keywords: Blanchot, Empathy, Jaspers, Lacan, ProcessThis paper addresses a crucial point of philosophy of empathy, having as protagonists Karl Jaspers and Maurice Blanchot. Our focus is Blanchot’s reading of the notion of process as opposed to that of development and his emphasis on innovative power of Jaspers’ thought. Empathy loses its fusional, analogical connotation and opens up to an irreducible experience, totally different, in the name of interruption and jump. It will be precisely the notion of “bond without relationship” to guide the developments of Lacanian psychoanalysis and the harsh polemic against empathy that Lacan will carry out starting from Seminar II. Keywords: Blanchot, Empathy, Jaspers, Lacan, Proces

    L'odio un errore logico?

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    L' articolo mette in discussione l’idea dell’odio come passione immutabile e naturale, interpretandolo invece come un fenomeno anacronistico e logicamente inadeguato rispetto alle acquisizioni del pensiero contemporaneo. Attraverso il dialogo tra psicoanalisi, filosofia e topologia, l’odio viene descritto come una passione “metrica”, legata a logiche di separazione rigide e paranoiche, incapaci di cogliere la compossibilità di interno ed esterno, amore e distruzione. Richiamandosi a Freud, Lacan e Heinrich Mann, il testo mostra come la proliferazione dell’odio segnali una frattura tra pensiero e realtà, spesso sfruttata politicamente. La proposta è quella di sostituire la categoria tradizionale di odio con una grammatica topologica degli affetti, capace di pensare l’“odio non senza amore” e di intercettare in modo non paranoico la conflittualità contemporanea

    Deleuze sensibile

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    L'articolo ricostruisce la filosofia di Gilles Deleuze come una vera e propria forma di vita, mettendo in luce il ruolo centrale della differenza, della sensibilità e dell’affetto nella creazione concettuale. Attraverso il confronto con Derrida, Nietzsche, Spinoza e altri pensatori “minori”, emerge una concezione del pensiero come pratica intensiva, capace di sopportare il paradosso e di affrancarsi dalla logica dell’identità e della negazione. Il testo dialoga con la recente biografia concettuale di Domenicali e Vignola, mostrando come l’opera di Deleuze si sviluppi in modo non lineare, rizomatico, e come la sua filosofia continui a offrire strumenti critici per comprendere e abitare la contemporaneità

    Georges Didi-Huberman e la somiglianza sovversiva

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    L'articolo esplora il concetto di somiglianza sovversiva elaborato da Georges Didi-Huberman a partire dal pensiero di Georges Bataille, mostrando come la somiglianza non rimandi alla stabilità dell’identico, ma apra a processi di deformazione, eterogenesi e alterazione radicale. Attraverso esempi tratti dall’arte, dalla psicoanalisi e dall’esperienza sensibile (come il passaggio perturbante dall’occhio all’uovo), il testo indaga l’informe come movimento interno alla forma, una “insubordinazione materiale” che destabilizza ogni logica essenzialista. In questa prospettiva, la vita stessa si manifesta come tensione paradossale tra forma e dissoluzione, sapere e delirio della materia, inaugurando un pensiero non dualistico e profondamente moderno

    Atmosfere e psicopatologia

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    Il contributo esplora la nozione di atmosfera come chiave interpretativa privilegiata per ripensare l’esperienza estetica e la psicopatologia contemporanea. Muovendo dalla riflessione estetica e dalla Neue Ästhetik, l’autrice mostra come il sentire non sia riducibile a una dimensione interiore del soggetto, ma si configuri come fenomeno spaziale, ambientale e relazionale. In ambito clinico, l’atmosfera emerge come un “terzo” impersonale e sovrano che attraversa la scena terapeutica, orientando l’esperienza di paziente e terapeuta al di là dell’intenzionalità soggettiva. Questo spostamento consente di ridefinire concetti centrali come empatia e fatto clinico, aprendo a un paradigma di campo in cui la trasformazione non è prodotta né dal singolo né dalla co-creazione, ma da forze atmosferiche che li trascendono. La psicopatologia atmosferica si delinea così come un sapere capace di accogliere l’alterità, l’estraneità e la dimensione estetica del sentire, senza ridurle a schemi diagnostici o interioristici

    Gli oggetti assoluti di Anish Kapoor

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    L'articolo analizza l’opera di Anish Kapoor attraverso la nozione di “scrupolo”, intesa come attenzione minuziosa ma anche come piccola pietra aliena che emerge nello spazio dell’esperienza. Incrociando arte, psicoanalisi e filosofia, l’autrice mostra come gli oggetti di Kapoor non siano espressioni dell’interiorità soggettiva, bensì entità autonome, “terze”, che mettono tra parentesi il rapporto tradizionale tra soggetto e oggetto. In dialogo con il libro "Metafisica dello specchio" di Federico Leoni, l’opera di Kapoor viene letta come una pratica dell’oggetto assoluto: materico e insieme evanescente, interattivo e sublime, capace di far coesistere pieno e vuoto, presenza e assenza. L’esperienza estetica diventa così immersiva e relazionale, invitando lo spettatore a muoversi nello spazio e a ripensare i dualismi fondamentali della metafisica occidentale
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