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L’intersezione tra media education e hate speech. I futuri cittadini digitali crescono onlife
Negli ultimi anni numerosi interventi didattici, formativi e progetti di ricerca (Ranieri
2016, Vitullo 2019) si stanno dedicando alla prevenzione e al contrasto dei
discorsi d’odio online, con l’obiettivo di implementare le capacità critiche dei
minori che navigano in rete e formare futuri cittadini digitali in grado di distinguere
le news dalle fake news, di comunicare correttamente ed efficacemente online,
evitando di produrre contenuti offensivi e violenti. Narrare, contro-narrare,
analizzare e decostruire i linguaggi d’odio sono gli esercizi in cui maggiormente
si cimentano in classe alunni, insegnanti, educatori, formatori e ricercatori,
muovendosi in un ambiente – quello virtuale – in costante mutamento e che
rende, quindi, difficile la standardizzazione di modelli educativi di lunga durata
Vitullo M., Daniele Di Cola (2023), CRITODISEGNO. Le annotazioni grafiche di Carlo Ludovico Raggianti: strumenti per una critica visiva, Fondazione Ragghianti studi sull’arte: Lucca, 256 pp. «Il capitale culturale», n. 29, 2024, pp. 689-690
Tracce di Orientalismo
Nell’ultimo capoverso di Tracce di Orientalismo, l’autrice si chiede: “Le Primavere
arabe possono essere innanzitutto una Primavera culturale per lo stesso
Occidente? Il mondo accademico, intellettuale, ma soprattutto il giornalismo
occidentale, saranno finalmente in grado di raccontarci il mondo arabo come
soggetto attivo della sua storia? O saremo ancora una volta noi gli autori del
racconto?”.
Questo testo costituisce una lucida analisi della storia dell’Egitto dall’inizio
della colonizzazione occidentale al rovesciamento del Presidente Hosni Mubarak.
Prendendo proprio l’Egitto come modello paradigmatico di un Oriente
meticolosamente analizzato e “svelato” nelle sue realtà più recondite, eppure
inesorabilmente sorprendente, sfuggente, mutevole e composito, sempre
“altro”, quasi per suo stesso “destino”, Alessandra Vitullo trasforma l’Egitto
nell’esempio di un nuovo paradigma interpretativo della mutevole realtà orientale.
L’Oriente, sempre descritto come un blocco monolitico, in cui ogni paese,
ogni cultura, ogni gruppo etnico rappresentava come uno specchio frammentato
la medesima realtà immobile ed auto-referenziale, si apre nella ed alla diversità
di un nuovo sguardo volto allo studio ed all’analisi dettagliata di ogni
singola realtà storica.
Il Medio Oriente musulmano, fin dall’epoca medievale caratterizzato come
la “minaccia”, il “nemico” dell’Occidente, nella nostra epoca contemporanea
è divenuto sinistramente la “negazione di ogni valore occidentale”, il ribaltamento
psicotico delle virtù che hanno fatto dell’Occidente il simbolo del “progresso”
, della “civiltà” e della “democrazia”. Un’analisi storica dettagliata,
però, priva di intenti apologetici ed intellettualmente onesta, ci propone un
nuovo paradigma in cui Oriente ed Occidente non più intesi come due realtà
contrapposte, bensì come parte di un unico processo storico, in cui differenti
civiltà, culture e religioni, dopo il primo incontro, hanno continuato per secoli
ad influenzarsi a vicenda e a confrontarsi: il destino dell’Occidente è radicalmente
intrecciato con quello dell’Oriente, e viceversa. Alessandra Vitullo dimostra,
partendo proprio dall’analisi della travagliata ricerca di libertà ed
autodeterminazione del popolo egiziano, che le radici del rapporto tra Oriente
ed Occidente, così come quelle del “conflitto” e della “cooperazione”, risalgono
ad un epoca più antica, spesso purtroppo dimenticata.
La mancanza di un acuta analisi storica che sappia proporre un lucido quadro
d’insieme, evitando semplici generalizzazioni e preoccupanti slogan quali
“scontro di civiltà” o “minaccia globale all’ Occidente”, sembra mancare nel
panorama del giornalismo non solo italiano. In realtà, gli articoli apparsi sui
diversi quotidiani italiani durante i giorni febbrili delle “primavere arabe” sono
il sintomo di un duplice stato di cose: la permanenza atavica del modello interpretativo
orientalista ed il suo momentaneo disgregamento. La “primavera
araba”, nella sua realtà composita e nei suoi modelli espressivi, ha per la prima
volta aperto una crepa sulla crosta orientalista che per lunghissimo tempo aveva
nascosto la diversa e molteplice realtà storica e sociale dei popoli arabi. Nello
stesso tempo, però, gli analisti politici si sono trovati smarriti di fronte a questa
dinamica realtà e, per questa ragione, hanno tentato di sostituire il paradigma
orientalista con quello delle ideologie politiche occidentali, tentando di leggere
ed interpretare i protagonisti e le rivendicazioni dei popoli arabi alla luce stessa
del recente passato dell’Occidente. Il passaggio dalla barbarie atavica al bisogno
impellente di democrazia è stato troppo repentino; la disgregazione dell’immagine
classica dell’Oriente “dispotico”, e quindi anche “schiavo” per una
sorta di legge del contrappasso, ha avuto un impatto scioccante ed estremamente
seducente sull’opinione pubblica: un Medio Oriente democratico, per
la prima volta interlocutore politico alla pari dell’Occidente? Davanti ad uno
smarrimento così profondo ed alla mancanza di rappresentazioni stabili con
cui confrontarsi, ma pur sempre spinto dalla volontà di riaffermare la sua “superiorità”
culturale, l’Occidente non si confronta più direttamente con
l’Oriente, ma con l’Islam. L’Islam, la religione più largamente diffusa in Medio
Oriente, viene descritta come una nuova minaccia, l’ostacolo stesso alla democrazia
e al progresso dei popoli arabi. Nel panorama giornalistico italiano
cominciano ad essere utilizzati sempre più frequentemente espressioni e termini
quali “Islam politico” e “Sharia”, stravolgendone però del tutto il significato
e piegandolo ai propri interessi interpretativi, fenomeno questo che viene
spiegato con dovizia di particolari proprio in Tracce di Orientalismo.
Viviamo in un’epoca difficile, ma non per i suoi conflitti. Basti pensare al secolo
scorso, in cui due guerre mondiali hanno insaguinato il suolo euopeo e
non solo a pochi anni di distanza l’una dall’altra. Viviamo in un’epoca difficile,
perché siamo ormai immersi, forse senza esserne completamente consapevoli,
nel processo di formazione di nuovi modelli sociali, politici ed economici, che
però hanno bisogno per poter essere di beneficio all’umanità intera, della “cooperazione”,
“della conoscenza” e del “rispetto” tra le diverse civiltà
Apertura 12a Jornada de Bibliotecas y Centros de Documentación de la Universidad de Buenos Aires
Fil: Vitullo, Julieta. Asociación del Personal NoDocente de la Universidad de Buenos Aires. Secretaria de Cultura y Capacitación; ArgentinaPalabras de Julieta Vitullo en la 12a Jornada de Bibliotecas y Centros de Documentación de la Universidad de Buenos Aires
Sesostris César Vitullo
En los medios artísticos de Europa se reconoce a Sesostris César Vitullo (1899-1953) como uno de los escultores más representativos de este siglo. Si bien en la Argentina se le conoce, su obra permanece en Europa; apenas podríamos con-tar algunas esculturas suyas en el país. Sin embargo tanto aquí como allá, la fama de Vitullo se basa en opiniones de entendidos, una especie de consenso general que excluye la investigación monográfica, el estudio atento. Apenas si existen algunos prólogos de circunstancias, algunas críticas de columnas, algunas anécdotas. Empero su obra posee vigencia, posee un extraño elemento vital que, al parecer, emana de su temática sostenida por una suficiencia artesanal que resiste cualquier comparación airosamente.Universidad Nacional de La Plat
Sesostris César Vitullo
En los medios artísticos de Europa se reconoce a Sesostris César Vitullo (1899-1953) como uno de los escultores más representativos de este siglo. Si bien en la Argentina se le conoce, su obra permanece en Europa; apenas podríamos con-tar algunas esculturas suyas en el país. Sin embargo tanto aquí como allá, la fama de Vitullo se basa en opiniones de entendidos, una especie de consenso general que excluye la investigación monográfica, el estudio atento. Apenas si existen algunos prólogos de circunstancias, algunas críticas de columnas, algunas anécdotas. Empero su obra posee vigencia, posee un extraño elemento vital que, al parecer, emana de su temática sostenida por una suficiencia artesanal que resiste cualquier comparación airosamente.Universidad Nacional de La Plat
«Un fatto che nella storia della nostra città non si potrà tacere mai». La Mostra d’Arte antica abruzzese di Chieti del 1905 attraverso un’analisi delle fonti documentarie / «Un fatto che nella storia della nostra città non si potrà tacere mai». Chieti’s 1905 Expo of the “Ancient Art of Abruzzo”. A historical research through the analysis of the sources
Tra metà ‘800 e primo ‘900 l’Italia appena costituita rappresentò un caso particolare per il desiderio di conoscere e valorizzare le proprie radici. In questo clima rientrava il fenomeno delle esposizioni, in quanto occasioni valide sia a dimostrare progresso e modernità raggiunti, sia a ricostruire storie locali e culturali delle comunità del nuovo Stato. Nell’ambivalenza tra un’identità ancora da scoprire e la percezione di radicamento nei territori di appartenenza, tali manifestazioni si svilupparono anche in ambito regionale. Relativamente a questo contesto, il presente lavoro riguarda il caso della “Mostra d’Arte Antica” di Chieti del 1905, che fu scenario d’unione tra arte e artigianato d’Abruzzo nel corso dei secoli. L’analisi dei fatti è stata condotta tenendo conto della documentazione d’archivio e della letteratura critica prodotta all’epoca, con attenzione ai punti di vista di studiosi che evidenziarono anche i pericoli di dispersione legati a questa tipologia di rassegne.
Across the second half of the 19th century and the beginning of the 20th, the newborn Italian nation expressed the desire and the willingness to show itself and be acknowledged by the world. Therefore, exhibitions represented valuable opportunities to unveil the level of progress and modernity achieved. Simultaneously, they served as a platform to enhance the nation-building process through the reconstruction of the local, artistic, and cultural history of the Italian regions within the new State. This ambivalence between a national identity in the making facing a well-rooted local sense of belonging boosted the organization of exhibitions at the regional level. In this context lies the purpose of this research by taking into consideration the “Mostra d’Arte Antica” organized in Chieti in 1905 which linked art and craftsmanship of the Abruzzo Region over times. The study has been conducted by collecting the available sources from local and national archives, with a keen eye on the points of view of several commentators and academics of the time
New Age Goes Online: Relocating Spirituality in Virtual Spaces. The Study of Damanhur
Is internet really a new "electronic temple" where both traditional and New Religious Movements (NRMs) can find and gather their communities? The cryptic rules of ICTs and their capacity of “de-massifyng” and relativizing time and space raises deeper reflections about the human condition as well as the possibility for individuals to reach new levels of transcendence. Several scholars have observed how the internet’s “mysterious” nature and functions have opened new possibilities of “re-enchantment of the world” through generating new personal and spiritual empowerment. This research looks at the internet’s influence on the virtual activity of Damanhur Spiritual Community, a small esoteric village in Northern Italy. The analysis of the structure of Damanhur’s website demonstrates that internet is not merely a tool of communication, but embodies the spiritual philosophy of Community, becoming an empirical part of its values.</p
Rethinking Digital Religion, AI and Culture
Religious or belief organizations address artificial intelligence mostly with two approaches. On the one hand, they defend themselves against oppressive and repressive potential or the legitimate use of AI technologies: China's high-tech surveillance of the Uighur community in Xinyang is an extreme yet realistic and exportable example of how AI could be used to the detriment of the freedom of religion or belief. On the other hand, religious or belief organizations position themselves in the debate on the regulation of AI by providing ethical principles that can be implemented for the sake of human-centered Artificial Intelligence. The participation of religious organizations in the consultation on the White Paper on AI of the European Union (2020) provides a clear example of this second approach.
In this polarized frame this Special Issue aims to explore the different theoretical and practical approaches which position religious or belief communities at extremes poles or at the middle gradients of this polarization. Religions indeed have various agency in shaping AI technology, and contributors are invited to provide case studies where it is possible to observe doctrinal and practical involvement in religious communities to the AI debate and the level of their agency in designing, developing, or applying the AI of the future
Análisis de la relación huésped-patógeno en el sistema Calomys-Virus Junín
Fil: Vitullo, Alfredo Daniel. Universidad de Buenos Aires. Facultad de Ciencias Exactas y Naturales; Argentina
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