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    Il riallestimento della manica sinistra e delle sale cinquecentesche del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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    Progetto redatto in virtù’ dell’accordo di collaborazione tra il DiAP - Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Universita’ degli Studi di Roma ‘Sapienza’ ed il MNETRU - Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma. Responsabile Scientifico DIAP prof. Andrea Grimaldi; Responsabile Scientificio MENTRU Direttore dott. Valentino Nizzo. Il progetto fa parte degli approfondimenti progettuali condotti nell’ambito della Ricerca di Ateneo Sapienza “ll museo che cambia. Il ruolo dell'istituzione culturale quale luogo di conoscenze esperite, tra spazio fisico e spazio virtuale. Il caso del Museo Nazionale di Villa Giulia” e prefigura un nuovo scenario spaziale per l'allestimento museografico della manica sinistra e delle sale cinquecentesche del Museo, coniugando il dato qualitativo dello spazio fisico con i contributi comunicativi che possono essere raggiunti dai nuovi sistemi di realtà aumentata, sempre più presenti all'interno dei musei contemporanei

    La “macchina del tempio”. Allestimento multimediale del tempio di Alatri nei giardini del Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

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    Il progetto è l’esito dell’approfondimento esecutivo di uno dei casi studio individuati all’interno di una ricerca universitaria dal titolo “Il museo che cambia. Il ruolo dell'istituzione culturale quale luogo di conoscenze esperite, tra spazio fisico e spazio virtuale. Il caso del Museo Nazionale di Villa Giulia”. Affronta il recupero e la messa in valore di un vecchio dispositivo museografico, uno dei primi esempi di archeologia ricostruttiva in Italia, il cosiddetto tempio di Alatri, edificio edificato nei giardini di Villa Giulia sulla base degli studi dell’archeologo Felice Barnabei, fondatore alla fine del XIX° secolo del Museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, che giaceva in uno stato di semi abbandono all’interno degli spazi aperti del museo. Su ideazione museologica del direttore del Museo, Valentino Nizzo, il gruppo di ricerca ha tradotto in termini museografici l’idea di recuperare e valorizzare la struttura ripensandone l’interno come “macchina del tempo”, che in un gioco di parole diviene “macchina del tempio”, sorta di dispositivo spazio-temporale capace di riavvolgere il nastro della storia e portare i visitatori a vivere la sensazione di volare sulle antiche città dell’Etruria di cui il sistema di comunicazione multimediale di tipo “immersivo” racconterà la storia. Il progetto ha sviluppato tutto il sistema museografico-allestitivo riconfigurando la fodera interna dello spazio e il sistema di accesso all’ambiente, coordinando gli interventi architettonici con quelli impiantistici, così importanti per questo tipo di progettazione

    Introduzione al volume. Il museo che cambia. Il caso studio del Museo Nazionale Etrusco di VILLA GIULIA

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    Lo scritto presenta il lungo lavoro di ricerca scientifica e progettuale condotto dal gruppo del prof. Grimaldi nel periodo di direzione del Museo nazionale etrusco di VILLA GIULIA del prof. Valentino Nizzo che ha portato a sviluppare una serie di scenari innovativi per gli spazi facenti parte del museo

    The Harmodios Skyphos in the Villa Giulia

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    Bicknell Peter J. The Harmodios Skyphos in the Villa Giulia. In: L'antiquité classique, Tome 39, fasc. 1, 1970. pp. 159-160

    L'affaire du musée de la villa Giulia, à Rome

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    Blanchet Adrien. L'affaire du musée de la villa Giulia, à Rome. In: Bulletin Monumental, tome 65, année 1901. p. 374

    Biblioteca junto a facultad de arquitectura de Villa Giulia, Roma

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    Biblioteca junto a facultad de arquitectura de Villa Giulia, Roma. Convocatoria Noviembre. Plan 1996. Proyecto fin de carrera. Universidad Politécnica de Madrid. Escuela Técnica Superior de Arquitectur

    Sculpture étrusque archaïque : le cavalier marin de la Villa Giulia

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    Hus Alain. Sculpture étrusque archaïque : le cavalier marin de la Villa Giulia. In: Mélanges d'archéologie et d'histoire, tome 67, 1955. pp. 69-126

    Un nuovo sarcofago con Nekyia tipo Villa Giulia

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    Edizione di una replica del sarcofago romano con scena di Oltretomba nel Museo di Villa Giulia, finora ritenuto un unicum, databile alla fine del I sec. a. C

    Per una idea di museo multipolare: la "grande" Villa Giulia

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    Nella storia dell’architettura europea, e italiana in particolare, l’approccio al tema del riuso del patrimonio edilizio esistente è sempre stato oggetto di esiti progettuali significativi. Se per secoli la questione della modificazione dell’esistente è stata al centro dell’evoluzione urbana delle nostre città, nel corso dell’ultimo secolo l’accelerazione indotta dalle nuove tecniche di costruzione ha spinto verso una sorta di radicalizzazione delle modalità di risoluzione delle questioni, con, da un lato, l’emergere di un approccio totalmente conservativo, quando all’organismo edilizio si riconosceva un significativo portato valoriale, e, dall’altro, quello sostitutivo quando non si riscontravano evidenti attributi qualitativi. Oggi la cultura architettonica internazionale guarda con maggiore attenzione a tutto il costruito, recuperando la vecchia via della trasformazione – in alcuni casi anche radicale – degli organismi edilizi, ma in una logica di riciclo non soltanto materiale delle strutture, quanto soprattutto spaziale. Quello che architetti come i francesi Lacaton & Vassal o Flores & Pratz ci mostrano con il loro lavoro è che occorre tornare a prestare attenzione a quello che già c’è, per cercare di cogliere nell’esistente quelle che potremmo definire come le potenzialità intrinseche ai manufatti edilizi. In quest’ottica il progetto di architettura viene a caricarsi di valenze significanti che traguardano il mero dato della pura percezione della forma esteriore, sostanziandosi come quel processo che pone in equilibrio forme antiche e nuove esigenze d’uso attraverso la capacità del progettista di attribuire nuovi significati e nuovi valori a ciò che già esiste e che non deve essere considerato uno scarto ma può invece fungere da innesco per processi di risignificazione sia di materiali sia di spazi, in una logica di riciclo proattivo adattivo. È quella che abbiamo definito come la “terza via” del progetto di riuso. Il saggio presenta con grafici viste e testi di commento a queste ultime il progetto di recupero delle ex concerie Riganti facenti parte del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia proposto quale esempio di “riuso adattivo”
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