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Giovanni Pugliese Carratelli storico della filosofia antica
Il saggio concerne Giovanni Pugliese Carratelli come storico del pensiero antico a partire dal suo volume "Principii della filosofia greca" (1993; nuova ed. a cura di F. Verde, Bibliopolis, Napoli 2023), nel quale il grande storico dell'antichità si occupa di esplorare la controversa questione della nascita della filosofia, confrontando la specificità greca con il Vicino e l'Estremo Oriente Antico
Giovanni Verde e l'arbitrato
iL SAGGIO AFFRONTE IN CHIAVE CRITICA IL RAFFRONTO DEL PENSIERO DI Giovanni Verde sull'arbitrato in raffronto con quello dell'autor
Legislazione regionale siciliana e controllo di costituzionalità
il lavoro è suddiviso in due parti: prima parte di Giuseppe Verde , circa 150 pagine. Seconda parte di Giovanni Scala, circa 150 pagine.
Nella prima parte si ricostruisce l'andamento della legislazione regionale Siciliana con una particolare attenzione al sistema delle fonti. Nella seconda parte si ricostruisce lo svolgimento del controllo di costituzionalità cui è sottoposta la legislazione regionale Siciliana, alla luce dell'art. 10 della Legge costituzionale n. 3/2001 e della giurisprudenza costituzionale
Ricordare Giovanni Pugliese Carratelli
Articolo in ricordo della personalità di Giovanni Pugliese Carratelli (1911-2010), studioso del mondo antico e sodale di Adolfo Omodeo e Benedetto Croce
Premessa
Premessa alla sezione monografica di "Bruniana & Campanelliana" (Anno XXV 2 2019) dedicata a "Il concordismo tra Platone e Aristotele: momenti di storia dell’esegesi dall’antichità al Rinascimento" a cura di Francesco Verde.
Articoli:
Francesco Verde, Antiochus and the Epicureans on the Doctrinal Agreement between Plato and Aristotle;
Riccardo Chiaradonna, The Harmony of Plato and Aristotle in Alexandrian Neoplatonism: Ammonius’ Commentary on the Categories;
Pasquale Porro, «Ex utrisque eliquata una verissimae philosophiae disciplina». La congiunzione necessaria di Platone e Aristotele in Enrico di Gand;
Pietro Secchi, Il dibattito del XV secolo tra platonici e aristotelici e la posizione di Giovanni Pico della Mirandol
G. Pugliese Carratelli, Principii della filosofia greca. La nascita della filosofia, Nuova edizione a cura di F. Verde
Tra i massimi storici dell’antichità, Giovanni Pugliese Carratelli è stato un raro esempio di intellettuale capace di avere una visione globale ed essenzialmente onnicomprensiva del mondo antico, racchiudendo in esso non solo la Grecia, l’Etruria e Roma, ma anche la Grecia d’Occidente, il Vicino e l’Estremo Oriente. Il volume che qui si pubblica in una nuova edizione è uno dei pochi lavori che Pugliese dedicò interamente al pensiero antico. Tema centrale è l’origine storica della filosofia greca: essa è affrontata comparativamente nel contesto delle più antiche civiltà dell’Asia Anteriore ed egee (Minoici e Micenei). Pugliese, da storico, non crede nel cosiddetto “miracolo greco” ma valorizza la specificità e la diversità dell’esperienza greca rispetto alle altre culture precedenti e coeve, accentuando la decisiva rilevanza della struttura della polis per la nascita della filosofia
«C’ha bisognato usarvi una diligentia quasi maravigliosa». Il cantiere dell’acquedotto dell’acqua Felice 1585-1587: il successo di Giovanni Fontana
L’acquedotto dell’Acqua Felice, la rete idrica destinata ad alimentare il Laterano, l’Esquilino, il Viminale, il Quirinale e il Campidoglio, che convogliava in condotte in parte sotterranee e in parte realizzate su arcate, l’acqua delle sorgenti di Pantano dei Griffi (oggi Pantano Borghese) costituì l’opera pubblica più rilevante portata a termine durante il pontificato sistino.
I documenti del fondo Presidenza degli acquedotti conservati nell’Archivio di Stato di Roma hanno costituito la fonte privilegiata dalla quale poter ricavare informazioni riguardanti il cantiere dell’acquedotto. Attraverso i registri dei mandati camerali, i libri dei conti, i libri mastri, i giornali di cantiere e gli atti notarili delle convenzioni con le imprese è stato possibile risalire agli aspetti organizzativi e finanziari del cantiere.
Sisto V riprese le fila di un progetto già predisposto durante il papato di Gregorio XIII con le medesime premesse e motivazioni, mentre la fonte di finanziamento risultò del tutto differente: non ci si affidò ad investitori privati bensì l’opera venne per la maggior parte sovvenzionata dalla Camera apostolica. Nel corso della ricerca sono state identificate le gerarchie dell’articolata burocrazia pontificia con riferimento alla realizzazione dell’opera in esame. Per comprendere il funzionamento del cantiere è stato anche necessario confrontarsi con aspetti riguardanti la gestione e movimentazione del denaro camerale.
L’aministratione dell’opera inizialmente fu affidata all’architetto Matteo Bartolani da Città di Castello, che ebbe modo di soprintendere alle attività svolte nel cantiere dal 1 maggio 1585 (a partire dalle opere di livellamento) fino al 3 luglio 1586 (ultimo pagamento in suo favore). Egli però non riuscì ad assicurare la funzionalità dell’opera e di conseguenza del prosieguo di essa fu incaricato, dal 22 luglio 1586, Giovanni Fontana che riuscì infine a far giungere l’acqua a Roma nel giugno del 1587, mettendo a punto adeguamenti atti a convertire un’opera inutilizzabile in un’opera perfettamente funzionale.
Attraverso le misure e stime di ciascuna fase esecutiva presentate dalle numerose imprese che agivano nel cantiere dell’Acqua Felice è stato possibile determinare la natura e le caratteristiche degli appalti intercorsi tra architetto e imprese, i prezzi delle categorie delle opere finite e dei singoli materiali, le soluzioni tecniche e operative impiegate e il ruolo di sovrastanti e maestranze. Sono state evidenziate anche le differenze delle verifiche finalizzate alla corretta gestione delle finanze pubbliche tra l’iniziale gestione di Bartolani e quella successiva di Giovanni Fontana quest’ultima con l’adozione di procedure del tutto particolari.
Il cantiere dell’Acqua Felice per la sua mole contribuì in maniera determinante all’incremento e qualificazione della produzione e del trasporto di materiali da costruzione, la cui commercializzazione veniva ad assumere così gli aspetti di una vera e propria attività industriale, nella quale furono coinvolti anche i parenti dei Fontana. Inoltre indirettamente l’opera promosse l’attività di compagnie d’impresa gestite da “capimastri intraprendenti” che dettero luogo a vere e proprie attività imprenditoriali. Del resto anche i Fontana andavano assumendo un ruolo imprenditoriale, grazie alla privilegiata relazione con il Papa committente.
In definitiva Giovanni Fontana a seguito del prestigio conseguito con la ‘felice’ conclusione dell’acquedotto, pur restando in subordine rispetto al fratello Domenico, si ritagliò una sua specializzazione nel campo degli interventi di carattere idraulico
Ancora su arbitri e Pubblica Amministrazione (in occasione della l. 21 luglio 2000 n. 205 art. 6)
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