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Subversão dos sentidos. O Politico e o Poétic das Novas Cartas Portugueses na Paisagem Critica Italiana,
Potere, contro-memorie e spazi di resistenza nelle distopie delle donne
Il saggio fa parte di un volume a carattere interdisciplinare, frutto del progetto strategico sostenuto dall’Università di Bologna, in cui sono stati coinvolti i Dottorati di ricerca in Letterature dei paesi di lingua inglese, Letterature francofone, Iberistica e Letterature comparate, il Centro Studi sulle letterature omeoglotte dei paesi extraeuropei, il Centro interdipartimentale di Ricerca sull’Utopia, discipline come Semiotica, Geografia, Letteratura Inglese, dei paesi di lingua inglese, francese, angloamericana, portoghese, brasiliana, Scienze politiche. R. Monticelli è stata responsabile del sottoprogetto ‘spazio e potere’. Il saggio, comparatistico tra letteratura inglese e angloamericana, tratta degli spazi di potere nelle distopie critiche delle donne, e analizza i porcessi di decostruzione dei regimi totalitari attraverso strategie di resistenza e sovversione del potere. In particolare si incentra su memoria e contro-memoria nei processi di ri-visitazione e rielaborazione della storia legata a traumi fondativi come la shoah e la schiavitù
Paesaggi sonori & anafonie equine: l'immaginario sonico dell'espansione verso Ovest
Alla luce degli studi innovativi di Murray Schafer sul soundscape (il paesaggio sonoro) e di quelli di ecologia acustica in relazione alla schizophonia (conseguenza dell’aver culturalmente separato i suoni da chi li produce naturalmente, consegnandoli a un’esistenza indipendente e magari amplificata), il saggio vorrebbe ricostruire innanzitutto il suono dell’America in relazione alla percezione dello spazio. E’ un ambito di studi piuttosto recente che ha tuttavia trovato documentazione e respiro nei lavori di Mark M. Smith (Listening to Nineteenth-Century America, 2001), Richard Cullen Rath (How Early America Sounded, 2003), Jonathan Sterne (The Audible Past. Cultural Origins of Sound Reproduction, 2003), ed anche una sponda da antropologia contemporanea ed etnologia in quelli di Veit Erlmann (curatore di Hearing Cultures. Essays on Sound, Listeming and Modernity, 2004), Emily Thompson (The Soundscape of Modernity. Architectural Acoustics and the Culture of Listening in America, 1900-1933, 2002) e Jim Drobnick (curatore di Aural Cultures, 2004), Michael Bull & Les Back (curator di The Auditory Culture Reader, 2003). Con un coté più specificamente accostato alla musica, si fa riferimento ai volumi di Christoph Cox & Daniel Warner (curatori di Audio Culture. Readings in Modern Music, 2005), agli studi della IASPM convogliati in Soundscapes. Essays on Vroom and Moo (1994) e soprattutto al lavoro seminale di Philip Tagg, oggi condensato nel “monumentale” Ten Little Title Tunes. Toward a Musicology of the Mass Media (2003), scritto insieme a Bob Clarida.
Nel contesto di uno studio dell’esperienza sonora dello spazio aperto americano in relazione a un macro-genere che potremmo definire “western”, il saggio riflette sul soundscape associato all’espansione verso ovest, alla frontiera e alla wilderness, ovvero sul rapporto tra suoni e rumori ambientali e la loro resa sonica e musicale nella musica – colta e popolare – in chiave descrittiva, subliminale o quantomeno non-intenzionale, associativa, dichiarativo-propositiva in relazione alla costruzione di un’identità nazionale o regionale (in particolare il tentativo di catturare e riproporre in musica lo “spirito americano”); ovvero, ancora, sulle trasformazioni di un singolo musema (frase musicale minima, dotata di significato) o poco più.
Vengono rintracciate le influenze della musica romantica europea, l’immaginario sonico (ritmico, armonico, melodico) del movimento (diverse le anafonie equine a confronto, dal galoppo al passo del cavallo dei carri/accanto ai carri, su cui poi il saggio si concentra), le stereotipie (musicali) del meraviglioso e dell’esotico (particolarmente utili nel ricreare il contrasto con l’Altro per eccellenza, il Native American, nell’affinare campi e spazi sonici diversi). Il corpus analizzato/utilizzato va da compositori come Ferde Grofé (Grand Canyon Suite) e Aaron Copland (Appalachian Spring, Billy the Kid), alle colonne sonore di film, western televisivi e commercials, alle recenti rivisitazioni di tali temi sonori da parte di compositori e musicisti d’avanguardia come Bill Frisell e altri
Luoghi che non si vedono ma che si ricordano. Le installazioni di Shimon Attie a Berlino e Copenhagen
Questo saggio incentra l’attenzione su due istallazioni di arte pubblica dell’ artista contemporaneo americano Shimon Attie: Writing on the Wall a Berlino e Portraits of Exiles a Copenhagen entrambe realizzate durante un periodo che l’artista ha trascorso in Europa dal 1991 al 1996.
Le sue istallazioni sono un esempio di quella che viene definita post-memorial art, un tipo di arte pubblica in cui lo spazio gioca un ruolo di fondamentale importanza. Nato negli Stati Uniti nel 1957, Attie appartiene a quella generazione di ebrei americani la cui esistenza è stata segnata dai racconti e dalle testimonianze dell’Olocausto. Le istallazioni di Attie sono tentativi creativi di riportare alla luce eventi e paesaggi urbani dimenticati o volutamente oscurati dalla storia
"Un fragile simulacro, un parco a tema". Manhattan nei romanzi del "post 9/11"
Il saggio esamina i cambiamenti intervenuti nel paesaggio metropolitano di Manhattan e nella sua rappresentazione narrativa dopo l'11 settembre 2001, così come appare nei romanzi di Philip Roth, Don DeLillo, Jonathan Safran Foer, Joseph O'Neill, Mohsin Hamid, Jay McInerney e Jonathan Lethem ambientati nel post 9/11
'Sorvegliare e punire': The White Tiger e i Raqs Media Collective
Rilettura dello spazio urbano nel romanzo di Aravind Adiga, The White Tiger, e di alcune installazioni deartisti Raqs Media Collective attraverso le teorie di Frantz Fanon, Michel Foucault e Michel de Certea
Rappresentare l'extraterritoriale: la contro-geografia visuale di Ursula Biemann
In questo capitolo si presenta l’analisi di un video-saggio il quale affronta il conflitto israelo-palestinese da una prospettiva particolare, e cioè provando a raccontare lo spazio extraterritoriale dei campi profughi palestinesi. Per quanto, dunque, X-Mission di Ursula Biemann, artista, curatrice e anche critica svizzera, non sia un esempio direttamente ascrivibile al genere del documentario, in ogni caso dialoga con le questioni poste dalla rappresentazione visiva della memoria, dei suoi spazi e delle sue immagini. I lavori di Biemann da sempre, infatti, interrogano direttamente i modi di documentazione del reale e il ruolo dell’artista come testimone, qui alle prese con un oggetto, il campo, ma anche la figura del profugo, che viene ricomposto attraverso ulteriori testimonianze di “esperti”: avvocati, architetti, giornalisti, antropologi. X-Mission non si propone di ricostruire una memoria, né Biemann intende assegnare ai palestinesi il ruolo esplicito di vittime, ma le strategie di mantenimento e di costruzione di una identità che si basa sull’extraterritoralità propria dei campi profughi, sono in ogni caso segnate dal trauma che si può subire nell’essere esservi confinati, e spesso si affidano alla memoria mitica e mitizzata di una condizione perduta
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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