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Tessere vitree dai mosaici del XVII secolo del Palazzo del Quirinale
L’arte del mosaico, rifiorita nella Roma del XVI secolo, richiese inizialmente l’importazione degli “smalti” da Venezia. Tale materiale vetroso, da cui ricavare le tessere, venne poi prodotto anche a Roma. I mosaici del “Torrino” nel Palazzo del Quirinale vennero eseguiti in momenti diversi del XVII secolo, circa un secolo dopo l’inizio delle decorazioni a mosaico della basilica di San Pietro.
Di tre gruppi di campioni provenienti da tre diverse decorazioni del Torrino sono state analizzate le composizioni chimiche mediante ICP-OES. Sono state individuate produzioni diverse, sia fra mosaici del Quirinale studiati sia rispetto a quello di San Pietro, della fine del XVI secolo, preso come termine di confronto
Il blu di smalto in dipinti murali: il caso del Correggio nella cupola del Duomo di Parma
a cura di Vandini M
Continuità e discontinuità nelle produzioni vetrarie altoadriatiche tra il IX sec. a.C. e il XIV sec. d.C.
Progetto PRIN 2009 “Continuità e discontinuità nelle produzioni vetrarie altoadriatiche tra il IX sec. a.C. e il XIV sec. d.C.” (coordinatore nazionale G. Molin – Università di Padova)
Il vetro antico è un materiale di pregio, la cui resistenza all'alterazione ne fa un importante indicatore archeologico se studiato da un punto di vista morfometrico e archeometrico. Mentre gli studi classificativi su base cronotipologica hanno una lunga tradizione, gli studi archeometrici si sono sviluppati a partire dagli anni '970 e costituiscono oggi un importante contributo alle conoscenze di settore. Il Progetto ha carattere interdisciplinare e prevede un deciso approccio archeometrico (80%) e un più contenuto impegno archeologico (20%), comunque indispensabile per garantire il conseguimento degli obiettivi finalizzati a:
- acquisire conoscenze sullo sviluppo della tecnologia del vetro e sugli scambi interculturali relativi;
- individuare le fonti di materie prime;
- individuare le direttrici di commercio intraarea (scambi tra area rivierasca ed entroterra) ed interarea (scambi con/tra il Bacino mediterraneo e il Continente Europeo);
- permettere un più efficace utilizzo del vetro come indicatore archeologico.
Per poter comprendere l'evoluzione della presenza di reperti vitrei nell'area di interesse dell’Unità di ricerca dell’Università di Bologna (sede di Ravenna), l'ambito cronologico della ricerca viene compreso tra l'età proto-villanoviana romagnola fino ad una fase successiva nel XIV secolo e l'area indagata si estende dal sito archeologico di Classe (Ravenna) a zone limitrofe sia lungo la costa sud-est, nel territorio di Rimini, che nel vicino entroterra. Lo studio giunge alla classificazione tipologica e alla collocazione cronologica dei reperti rinvenuti, con il completamento di informazioni ottenuto attraverso l'analisi archeometrica dei dati relativi ai campioni di vetri. Le analisi dei dati di reperti da un sito, con una precisa cronologia permettono di evidenziare similarità o differenze fra produzioni di oggetti coevi ed eventualmente isolare oggetti di produzione locale o di importazione. Di grande interesse per l'area ravennate è anche la comprensione della tecnologia per la produzione di vetro musivo, con l'obiettivo di individuare possibili contiguità o differenze rispetto alla produzione di vetro destinato ad altri impieghi. Particolare attenzione viene rivolta allo studio del vetro per mosaico, espressione artistica simbolo della città di Ravenna e del suo patrimonio culturale.
Un altro importante obiettivo dell'unità è la messa a punto di metodologie di indagine non distruttive per l'analisi micro morfologica e micro strutturale e la applicazione di metodi per la determinazione della composizione chimica elementare mediante microscopia elettronica a scansione (SEM-EDS)
Conservazione del Tempio della Roccia Scolpita di Samaipata, Santa Cruz-Bolivia
Il progetto, al suo primo di attività e di presunta durata pluriennale (da 3 a 5 anni), ha lo scopo di preservare la Roccia Scolpita nel sito archeologico ‘El Fuerte de Samaipata’, la roccia scolpita più grande del Sud America e monumento unico nel suo genere. Si realizza un lavoro di osservazione e ricerca per l’implementazione di un programma di conservazione volto a preservare la lettura del sito. La finalità è la progettazione di misure conservative e di restauro, e l'adozione di un programma di
manutenzione e conservazione che permetta di limitare il deterioramento della Roccia. In questo primo anno di attività la metodologia di lavoro si realizza attraverso le seguenti operazioni:
- Osservazione dello stato attuale di conservazione
- Riconoscimento e schedatura e delle manifestazioni di degrado
- Fotografia
- Rilievo topografico
- Analisi dei dati
- Test di prodotti di consolidamento in situ
In accordo con il permesso concesso dal Ministero della Cultura di Bolivia, per questa prima fase del progetto è stato progettato un protocollo diagnostico dello stato di conservazione della Roccia Scolpita e una sperimentazione di consolidamento chimico le cui caratteristiche saranno da analizzare nei prossimi anni
Studio di fattibilità per la riqualificazione dell'area denominata "Piazzetta degli Ariani" - Ravenna
Il progetto ha come riferimento un luogo urbano, scorcio cittadino ravennate, situato in posizione centralissima, in cui si colloca il battistero degli Ariani, uno dei monumenti dichiarati Patrimonio dell’UNESCO della città di Ravenna. La piazzetta è un angolo suggestivo della città, soggetto a degrado ed abbandono e meritevole di una attenzione volta ad una sua generale riqualificazione urbanistica. Il grande interesse storico e artistico dell’area della piazzetta, polo religioso e culturale di primaria importanza nella Ravenna antica, non emerge oggi in quanto essa non gode della meritata valorizzazione conservativa e urbanistica. Le problematiche conservative dell’area riguardano le strutture e le facciate degli edifici presenti nella piazza, in particolare la Basilica dello Spirito Santo e il cosiddetto muro di Drogdone (Droctulf).
La possibilità di effettuare un intervento conservativo efficace e di progettare una conservazione preventiva del sito è fortemente dipendente dalla conoscenza delle strutture e dei materiali, nonché dallo studio analitico-diagnostico dei fenomeni e delle cause di degrado. Di altrettanta importanza è la ricerca storica e della storia conservativa del sito.
L’obiettivo del progetto è la definizione di modalità di ricerca funzionali alla risoluzione delle problematiche che interessano l’area, con la proposta di indagini preliminari e preparatorie ad interventi di conservazione e valorizzazione dell’area. Lo studio, realizzato a cura di un team con molteplici competenze disciplinari, si articola in quattro temi principali:
- Risolvere una modalità di ricerca storico-culturale per la ricostruzione delle vicende del sito, in termini di inquadramento urbanistico, di sviluppo edilizio e di storia conservativa.
- Realizzazione di un piano di intervento per la diagnostica delle strutture, finalizzata alla valutazione di eventuali dissesti strutturali e alla stesura di un progetto di intervento.
- Definizione di un protocollo di indagini analitico - diagnostiche sui materiali delle murature e sui paramenti decorativi, nonché sull’ambiente (rilievi, indagini archeometriche, monitoraggio climatico e microclimatico,...).
- Ipotesi di valorizzazione del sito nel contesto delle attività culturali della città, in base alla normativa urbanistica vigente.
I risultati previsti dello studio di fattibilità sono i seguenti:
- Stesura di un progetto di indagine del sito ai fini della sua riqualificazione, comprensivo di stima dei costi di intervento.
- Pubblicazione dei risultati in volume monografico.
- Mostra multimediale da realizzarsi nella stessa piazzetta.
Il focus su tale sito rappresenta un laboratorio, ma anche un'opportunità di studio e di approccio metodologico eventualmente applicabili anche ad altri siti e ad altre problematiche simili
Le tipologie di vetri intensamente colorati: il problema della classificazione del vetro musivo
Diversi autori hanno proposto categorie classificative dei vetri incolori in funzione della composizione chimica di campioni vetrosi analizzati e, nella maggior parte dei casi, la discriminazione è avvenuta in funzione delle differenze riscontrabili nella concentrazione di componenti principali o comunque abbondanti. Dagli studi suddetti è possibile individuare un numero relativamente limitato di categorie di vetri diffusi in area mediterranea ed europea nel primo millennio d.C., a sostanziale conferma dell’ipotesi di pochi centri di produzione primaria di vetro.
Il campo di studi relativo alla composizione chimica e alla tecnologia di produzione del mosaico è stato affrontato da alcuni autori ma solo raramente in maniera sistematica e certamente non esaustiva dal punto di vista delle classificazioni funzionali alla ricostruzione dell’evoluzione cronologica e geografica della tecnologia vetraria specifica per la produzione di tessere. Ciò che appare sicuramente evidente è il fatto che la tecnologia di produzione di vetro per mosaico doveva essere diversa e più complessa rispetto a quella del vetro incolore, sia per la necessità di aggiunte alla miscela di base sia per la tecnica di fusione che presumibilmente necessitava di successivi e ripetuti trattamenti termici al fine di ottenere le gradazioni cromatiche desiderate. In questo lavoro si affronta il problema della classificazione dei vetri per mosaico operando confronti con le categorie note per i vetri incolore a partire dai dati relativi alla composizione chimica
Ceramiche a rivestimento stannifero di produzione faentina. Analisi qualitative dei materiali provenienti dal Castello di Rontana (Brisighella - RA)
Analisi qualitative delle ceramiche rivestite individuate negli scavi del castello di Rontana (Brisighella - Ra
Metodi archeometrici per lo studio del vetro musivo
Tra le varie tipologie di materiali vetrosi, quella delle tessere dei mosaici presenta peculiarità di varia natura: dalle numerosissime varietà cromatiche alle tecniche per ottenerne l’opacità, dalla complessa composizione chimica alla carenza di informazioni sulle tecniche produttive di questa speciale categoria di vetri nell’antichità. Da ciò l’esigenza di ricercare e proporre metodi di studio e di classificazione adeguati per ottenere dalle indagini scientifiche di questi materiali le informazioni utili ai fini archeometrici. Nel corso degli anni sono stati raccolti dati relativi a qualche centinaio di tessere musive di diverse epoche (dal I-II secolo a.C. al XVI secolo d.C.) da area mediterranea e la questione della produzione di vetri per mosaico è stata affrontata secondo diversi punti di vista: da un lato, quando necessario, si sono messi a punto criteri per il riconoscimento di materiali non appartenenti alla produzione originale, dall’altro si è affrontata la questione archeometrica della provenienza delle tessere, delle materie prime con cui queste sono state prodotte, elaborando sistemi di classificazione basati sul trattamento dei dati di composizione chimica. Semplici elaborazioni statistiche hanno consentito di confrontare materiali musivi di diversa provenienza o cronologia al fine di studiare la evoluzione delle tecniche di produzione di tali materiali e, dal confronto tra materiali musivi e materiali vetrosi destinati ad altri impieghi, è emerso che il vetro per mosaico ha sempre seguito le evoluzioni tecnologiche del proprio tempo, e non solo quelle della tecnologia vetraria, ma anche della industria metallurgica e della produzione di pigmenti. In questo lavoro, attraverso l’esame di casi di studio, si vuole presentare un quadro dello stato dell’arte degli studi dei materiali vetrosi per mosaico che, anche dal punto di vista del restauro, si pongono come una categoria particolare di grande interesse
Classification and technology of Byzantine mosaic glass
Glass-making is a very sophisticated skill and the contribution given by the chemical analyses of glass materials is fundamental for the classification of glass types and for identifying compositional groups according to consistent characteristics that can be associated with chronological and geographical differentiations. The chemical composition of glasses is particularly complex: to a few basic constituents many components were added, either derived from impurities in the raw materials or intentionally incorporated into the glass mix. The field of study concerning the chemical composition and the technology of Byzantine mosaic production has not been dealt with in a systematic manner and certainly not exhaustively from the view point of classification according to the reconstruction of chronological and geographical development. Nevertheless, it is of great interest because it is probable that during the Byzantine period the production of mosaic glass was greater than for any other type of glass. We propose a methodology for classifying Byzantine mosaic glasses on the basis of simple statistical treatment of the chemical composition data. Compositional data relative to basic and accessory constituents together with colorants were analysed and elaborated through binary diagrams. Byzantine glasses are also compared to glasses of different epoch and provenence
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