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    Criminalizzare la postverità? Un dialogo postvero

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    Ragionare di postverità e diritto penale non è semplice: il tema è sfuggente, in continuo divenire e pone questioni delicatissime, tra le quali è arduo muoversi con equilibrio. Per questa ragione, quello che segue, più che un contributo “a tesi”, è un tentativo di sollevare problemi: non abbiamo una posizione conclusiva da proporre in merito alla criminalizzazione del discorso postveritiero, se sia la cosa giusta da fare all things considered. Da qui anche l’idea del dialogo, che va letto come un abbozzo di discussione, non come l’offerta di incontrovertibili soluzioni. La struttura dialogica dello scritto non rispecchia le posizioni ora dell’uno ora dell’altro dei due autori (per questo i partecipanti non sono indicati coi nostri nomi); essa serve solo a rendere visibile la natura più problematica che assertiva del testo, nonché il travaglio discorsivo che lo ha condotto a stesura. La risposta alla domanda che sta nel titolo, insomma, la affidiamo ai nostri vaniloquenti personaggi, nei quali non ci identifichiamo affatto, e dai quali, anzi, tutto sommato ci dissociamo

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Quando la traduzione specialistica passa per i termini non specialistici

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    La traduzione di un saggio di linguistica pone problemi di natura pratica e teorica: essa si colloca infatti all’incrocio tra la traduzione letteraria e quella specialistica in senso stretto. Un saggio o un trattato di discipline come la filosofia, l’economia, l’antropologia, la linguistica non si costituisce semplicemente come un contenitore in cui si veicolano asettici contenuti di pensiero scientifico, ma rappresenta un testo con tutta la sua complessità ideologica e culturale, espressa in una lingua che molto spesso si caratterizza come idioletto specifico di un autore. Di conseguenza, la traduzione saggistica deve tener conto di questi tre livelli: il contenuto scientifico in senso stretto, l’ideologia o paradigma culturale che sottostà a tale contenuto e lo specifico modo attraverso il quale quel particolare contenuto scientifico viene espresso. Nel caso di un saggio di linguistica il valore della traduzione, che senza ombra di dubbio potremmo definire tecnico-specialistica, può passare non tanto, o perlomeno non solo, attraverso la resa della micro-lingua specifica (cioè, attraverso una buona equivalenza del metalinguaggio), ma piuttosto nella capacità di trasporre nel testo tradotto l’intero mondo culturale e l’idiosincratico mondo concettuale dell’autore. Questo lavoro è il frutto di osservazioni scaturite dall’analisi contrastiva di due traduzioni inglesi (Baskin 1959, Harris 1983) del Cours de linguistique générale di Saussure. Effettuando il confronto tra le traduzioni, è emerso in modo netto come i due traduttori siano stati animati da spiriti diversi soprattutto per gli ultimi due dei livelli individuati sopra. In questo scenario, si è fatto riferimento al trattamento che alcune parole, cariche di valenze ideologiche, hanno ricevuto nelle due traduzioni, portando testimonianza del diverso orientamento dei traduttori: quello di Baskin, incentrato sul rispetto dell’autore, e quello di Harris, volto piuttosto a facilitare il compito del lettore. Nel saggio si è verificata dunque la resa di termini saussuriani come organisme, espèce, image. Ancora si è indagato il trattamento delle metafore impiegate da Saussure. In conclusione, si è visto come, a differenza della traduzione di Baskin, fedele all’originale, quella di Harris si configuri come il frutto di un’operazione di ammodernamento e, per certi aspetti, di tecnicizzazione dell’originale saussuriano: Harris, operando cancellazioni, sostituzioni e inserimenti, in nome di una maggiore trasparenza scientifica, sposta completamente l’asse del suo lavoro sul piano dello specialismo, manifestando una forte tendenza a tradurre il linguaggio ordinario in linguaggio tecnico specialistico

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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