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Labyrinthine sensory cells: is a monoamine the chemical transmitter?
In sensory cells of the frog labyrinth, reserpine and guanethidine have proved able to affect the rnorphology of the synaptic apparatus, in particular of synaptic bars, to a substantial degree. Further pharmacological tests have also enabled some authors to suggest on the basis of morphological evidence that a monoamine, in all likelihood a catecholamine, may be responsible for chemically operating the junctions between pair cells and afferent nerve fibers. This hypothesis has been tested in our laboratory by electrophysiological methods, and the negative results we recorded are briefly presented in this report.
Isolated preparations of posterior semicircular canals in Tyrode solution were obtained from frogs (Rana esculenta) weighing 20-25 g, following a method described elsewhere. Suitable cupula movements were produced by means of a mìcrosyringe, whose piston was driven by a small loudspeaker. Action potentials in the ampullary nerve were picked up by suction electrodes. Both spontaneous discharges and responses to sinusoidal cupula deflections were recorded.
The effects of reserpine and guanethidine were tested on two groups, each comprising 10 frogs. The drugs were administered by precisely following the scheme suggested by Osborne and Thornhill. After this treatment, which made the animals become obviously myotic, isolated preparations of posterior semicircular canals were removed by careful dissectìon.
Fatigue tests were carried out by prolonged sinusoidal stimulations of suitable amplitude and frequency (0.1-5 Hz) for up to 1 h. The nerve discharges recorded were compared with those elicited from a group af 5 control preparations but revealed no significant difference . The same was true even after treatment periods 24 times longer and with
doses 5-10 times greater than those employed by Osborne and Thornhill.
Possible involvement of catecholamines in synaptic transmission at the periphery of the vestibular apparatus was also investigated subsequently by testing the effects of dibenamine and D(-) INPEA in vitro at concentrations of 10-6-10-4 M, these drugs being specific α- and β-blocking agents respectively.
The receptor responses to sinusoidal stimulations (0.5 Hz for 20 s) were recorded at 3 min intervals before exposure to the drugs, during a 30 min period of exposure, and after washing. Neither dibenamine nor D(-) INPEA affected evoked discharges from the ampullary nerve to any degree.
Since it is highly improbable that there are any significant differences in the mechanisms of labyrinthine receptors as between different kinds of European frogs, this investigation highlights an embarassing contrast between electrophysiolocal cvidence and morphological data. The importance of synaptic bars in cytoneural transmission in the labyrinthine sensory system is not diminished by these results. Nevertheless the hypothesis that a monoamine may act as the transmitter appears not to be supported by electrophysiological data. The nature of the chemical transmitter in labyrinthine sensory cells ís therefore still far from being identified, and the catecholamine hypothesis appears to be highly questionable
Effetto della concentrazione del K+ sull'eccitabilità dei recettori ampollari
Il polo "endolinfatico" delle cellule ciliate dell'orecchio interno si trova in contatto con un mezzo molto ricco in K+ (50-100 mM/l). Tuttavía non è ancora- chiarito se l'elevata concentrazione endolinfatica di K+ sia un fattore indispensabile per il mantenimento dell'eccitabilità di questi meccanorecettori. Quando i canali semicircolari isolati vengono immersi in una soluzione di Tyrode anfibi (KCl 2,6 mM/l) la scarica spontanea si riduce in modo considerevole; in minor misura anche la risposta alle deflessioni cupolari dei recettori ampollari risulta diminuita. L’eccitabilità tuttavia tende a ritornare alla norma se la concentrazione del KCl nel liquido di Tyrode viene aumentata di 2-4 volte. Se l'intero labirinto della rana viene posto in liquido di Tyrode, evitando l'apertura dei canali e quindi la penetrazione del liquido di Tyrode nel loro interno, l'eccitabilità dei recettori resta elevata; d'altra parte la scarica si innalza solo di poco quando il contenuto in K+ nel bagno viene aumentato di 2-4 volte.
I risultati indicano che la scarica dei recettori ampollari, in particolare quella di riposo, è notevolmente sensibile alle variazioni del contenuto in K+ del liquido che bagna il polo "endolinfatico" delle cellule.
Vengono avanzate alcune ipotesi sul possibile meccanismo d'azione de1 K+ a livello delle ciglia dei meccanorecettori
Effects of d-tubocurarine on the ampullar receptors of the frog
In order to better define the action of D-Tubocurarine on the ampullar receptors in frog vestibular apparatus the drug was applied to isolated open semicircular canals as well as to the entire undissected labyrinths. Curare was able to depress or abolish, according to the doses employed (50-200 μg/ml), both the resting discharge of the ampullar receptors and their responses to mechanical or electrical stimulations only when it was administered to the isolated open semicircular canals; contrariwise almost no effect was detectable when curare was administered to undissected preparations. The action of this drug develops earlier on the sensory units responsible for spikes of higher amplitude than on those responsible for medium and lower spikes: this effect may be interpreted as an enhancement of the threshold extended to the whole receptor population comprising the crista ampullaris. Curare blockade of the mechanical responsiveness in ampullar receptors is fully reversible in about 15 min after withdrawal of the drug while both resting discharge and electrical responsiveness are much more rapidly restored and even enhanced in excess of normal values after washing. The site and the possible mechanism of action of D-Tubocurarine on ampullary receptors are discussed
Analisi dei potenziali lenti e della frequenza di scarica derivabili dai canali semicircolari di rana
Trinker ha ampiamente descritto le vistose variazioni del campo elettrico che si possono misurare in prossimità dell'ampolla dei canali semicircolari in relazione agli spostamenti della cupola. Non è chiara tuttavia l'origine di tali segnali ne è nota la loro correlazione con la dinamica cupolare e la scarica afferente derivabile dai nervi ampollari.
Le nostre ricerche sono state condotte su preparati di canale semicircolare isolato di Rana, derivando dal nervo ampollare dissezionato, mediante elettrodi fluidi, le risposte elettriche alle deflessioni della cupola, ottenute con un dispositivo meccanico di precisione. Il campo elettrico ampollare determina la frequenza di scarica delle fibre afferenti e, con ogni probabilità, ha origine nelle giunzioni citoneurali. Infatti i potenziali lenti in risposta agli usuali stimoli scompaiono in presenza di curaro, anche in piccole dosi.
Per quanto riguarda la scarica afferente, in essa si possono riconoscere unità diverse, classificabili in base all'ampiezza dei rispettivi potenziali d'azione. L’attività spontanea è sostenuta esclusivamente da unità che conducono spikes a basso voltaggio; esse sono caratterizzate da una bassa soglia e la loro frequenza di scarica è strettamente correlata con la posizione della cupola. La frequenza di scarica di queste unità aumenta per deflessioni della cupola in senso eccitatorio e diminuisce per deflessioni in senso inibitorio in modo quasi simmetrico rispetto alla scarica di riposo. Le unità che conducono spikes ad alto voltaggio sono invece silenti quando la cupola è in riposo, e vengono attivate solo per ampie e rapide deflessioni cupolari in senso eccitatorio; la loro risposta, quindi, è praticamente unidirezionale e più strettamente correlata con la velocità della cupola che con la sua posizione
Effects of veratridine on ampullar receptors of the frog
The action of the veratrum alkaloid veratridine has been tested on the sensory apparatus of the frog semicircular canals. Intracellular and extracellular recordings of the electrical responses evoked by sinusoidal mechanical stimulations of the ampullar organ could not reveal an action of the drug on the hair cells whereas the onset of the impulse discharge at the encoder of the afferent nerve fibres is largely facilitated by veratridine. The mechanism of the drug action is discusse
Concentrazione in potassio dell'endolinfa di rana
E' noto che l'endolinfa, contenuta all'interno del labirinto membranoso, presenta un contenuto in ioni inorganici analogo a quello dei liquidi intracellulari; per quanto riguarda i cationi è infatti caratterizzata da una elevata concentrazione in K e da una bassa concentrazione in Na.
Tutti gli Autori sono concordi nell'attribuire alla composizione ionica dell'endolinfa, ed in particolare all'elevata concentrazione in K, una grande importanza sebbene non si sia precisato il suo significato nella funzione dell'apparato stato-acustico. Secondo Johnstone l'elevato contenuto in K dell'endolinfa condizionerebbe il mantenimento del potenziale endolinfatico, mentre Lowenstein ritiene che esso sia da porre in relazione con il mantenimento delle caratteristiche chimico-fisiche dei mucopolisaccaridi presenti negli organi sensoriali dell'orecchio interno.
E' evidente che una interpretazione del significato funzionale dell'elevato contenuto in K dell'endolinfa richiede la determinazione esatta della concentrazione di questo ione; tuttavia le difficoltà legate alle tecniche di prelievo del liquido endolinfatico e del dosaggio di quantità molto piccole di questo ione, hanno portato a discordanze nei valori ottenuti come indicato nella Tabella (omissis) ove sono riportati i dati della letteratura sul contenuto in K nell'endolinfa di diverse specie animali e gli Autori che li hanno ottenuti.
Scopo della presente ricerca è stata 1a determinazione della concentrazione del K nell'endolinfa della Rana. La necessità di conoscere questo dato si è presentata nel corso delle ricerche sulla fisiologia dei canali semicircolari di questo animale che già da alcuni anni sono oggetto di studio nel nostro laboratorio. L'unico dato sul contenuto in K dell'endolinfa della Rana è quello di Henriksson, Gleisner e Johansson 136 mEq/1; esso merita di essere verificato in quanto, secondo il risultato di questi Autori, l'osmolarità dell'endolinfa della Rana risulterebbe di 300 mOsm e quindi notevolmente superiore a quella comunemente accettata per i liquidi organici di questa specie animale. I nostri esperimenti sono stati effettuati su rane (Rana esculenta) del peso di 20-25 g nel periodo primavera-estate. Al fine di ottenere la massima quantità di endolinfa il labirinto membranoso veniva completamente isolato, sotto un microscopio binoculare, e posto in una soluzione isotonica di saccarosio per evitare che all'atto del prelievo il campione potesse essere contaminato dal Na presente nella normale soluzione fisiologica. Venivano scartati i preparati nei quali insorgeva il dubbio che la parete del labirinto fosse stata lesa durante la dissezione. Il preparato veniva quindi trasferito su una tavoletta di plexiglas inclinata, perfettamente asciutta e pulita. La superficie esterna del labirinto era accuratamente asciugata mediante carta da filtro. Per il prelievo veniva utilizzata una micropipetta di vetro, ottenuta da un capillare del diametro di circa 1 mm, tirato alla fiamma, dopo essere stato accuratamente lavato con acqua bidistíllata, acetone, cloroformio. La pipetta era connessa mediante un tubicino di politene con una siringa micrometrica; attraverso una piccola apertura praticata nella parete del labirinto si faceva penetrare la punta della micropipetta il cui riempimento avveniva inizialmente per capillarità e veniva successivamente facilitato con moderate suzioni ottenute con la microsiringa, mentre il labirinto veniva delicatamente compresso con un sottile bastoncino di vetro. In ogni prelievo il livello raggiunto dall'endolinfa nel capillare era contrassegnato da una sottile tacca colorata. Il campione prelevato, il cui volume variava fra 0,4-2,6 microl era diluito in 25 ml di acqua bidistillata e conservato in recipienti di politene. Con lo stesso capillare utilizzato per ogni prelievo veniva poi prelevato un ugual volume di una soluzione di KCl contenente 100 mEq/l di K. Anche questo volume veniva diluito in 25 ml di acqua bidìstillata. La concentrazione del K presente nel campione poteva così essere determinata per confronto con un uguai volume della soluzione a titolo noto. Per le determinazioni spettrofotometriche si è utilizzata un'apparecchiatura comprendente uno spettrometro ottico della Jarrell-Ash, modello 82000 ed un bruciatore del tipo Nippon-Jarrell 10 cm raffreddato ad acqua ed alimentato con una miscela aria-acetilene alla pressione rispettivamente di 2 e 1 atmosfera. L'elettronica associata comprendeva un fotomoltiplicatore Hamamatsu R 406 con relativa alimentazione. La sensibilità dell'apparecchiatura era sufficiente per rivelare 0,01 ppm di K. Veniva fatta preliminarmente la taratura dell'apparecchio utilizzando soluzioni di 1C a titolo noto (0,05; 0,1; 0,2; 0,5 ppm) e quindi le determinazioni su 5-10 ml dei diversi campioni. Alla fine delle analisi la taratura dell'apparecchio veniva controllata. La determinazione del K nell'endolinfa è stata fatta su un numero complessivo di 36 labirinti. Nell'intervallo di tempo tra i prelievi e le analisi i campioni erano conservati in frigorifero alla temperatura di 0 °C. Le concentrazioni in K dell'endolinfa ottenute dai diversi preparati hanno mostrato una notevole variabilità (20-120 mEq/l) nei 36 campioni analizzati. Dalla media di tutte le determinazioni la concentrazione in K dell'endolinfa della Rana è risultata di 50,167 +/- 3,116 mEq/1. Questa misura è qualitativamente in accordo con l'osservazione che il contenuto in K dell'orecchio interno è nettamente superiore a quello dei liquidi extracellulari; essa è tuttavia notevolmente inferiore al valore ottenuto da Henriksson e Coll. E' improbabile in ogni caso che la concentrazione in K dei liquidi organici della Rana, possa presentare una variabilità così ampia da giustificare la dispersione dei valori da noi ottenuti. Questa variabilità quindi è da attribuirsi ad errori sperimentali quali, ad esempio, fortuite diluizioni o contaminazioni dei campioni durante i prelievi. D'altra parte l'eventuale diluizione dei campioni con liquidi esterni al labirinto non sembra essere una sistematica fonte di errore. Infatti se si mettono in relazione i volumi dell'endolinfa prelevati con i valori della concentrazione del K misurata, l'analisi della varianza permette di escludere (P <1%) una dipendenza tra le due variabili e cioè che le minori concentrazioni di K siano state trovate in corrispondenza dei prelievi più abbondanti. La concentrazione in K di circa 50 mEq/l, da noi ottenuta per l'endolinfa di Rana, sembra in ogni caso molto più attendibile di quella trovata da Henriksson e Coll.; infatti nella maggior parte delle altre specie animali la concentrazione del K nell'endolinfa è stimata pari a circa 30 volte quella dei liquidi extracellulari. Assumendo che questi ultimi nella Rana contengano 2 mEq/1 di K, la concentrazione di questo ione nell'endolinfa dovrebbe essere di circa 60 mEq/l, valore che ben si accorda con i risultati delle nostre determinazioni
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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