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    Fuori tutto. Cronache sull'apocalisse programmata del centro commerciale

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    Il paradigma del mall americano, monumento della condizione suburbana, è in crisi. Lo scenario della retail apocalypse, ovvero la chiusura o la desertificazione dei centri commerciali, rappresenta non solo un fenomeno diffcilmente arrestabile nello sviluppo del commercio di massa, ma anche l'altra faccia dell'espansione del mercato. Nonostante l'invasione di ghostboxes, deadmalls e greyfields, oggetti apparentemente non identificati nel pianeta architettura, sembri inevitabile e sistemica, una delle possibili "cure" ai mall colpiti da "malattia" e "morte" – come direbbe Victor Gruen – risiede nella trasformazione di quella scatola chiusa circondata da un'isola di asfalto; in altre parole, il demalling, o apocalisse programmata del centro commerciale

    Sondare il limite

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    Breve presentazione della ricerca di Valentina Rodani sulla condizione liminale di Gorizia. Una città che abita un territorio molto particolare, segnato dal continuo spostarsi dei confini nazionali e dall’alternarsi dell’autorità esercitata da centri di potere differenti. Le azioni di trasformazione ambientale hanno dovuto negoziare qui con una controintuitiva impermanenza dello stato del suolo e dei suoi quadri giuridici e culturali

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Unwalling. Da enclave militare a spazio pubblico nel cuore dell'Europa

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    Racchiusa nel suo recinto da circa un chilometro di muro perimetrale, la caserma Francescatto di Cividale nei suoi quasi sette ettari di estensione rappresenta solo uno tra i frammenti che nel tempo hanno stratificato lo spessore della frontiera. Caserme e casermette, ospedali, alloggi militari, depositi, polveriere, poligoni di tiro, osservatori, bunker, trincee, campi di volo, fortificazioni confinarie, città fortificate e non solo, rappresentano in una spazialità di forme e (dis)misure eterogenee la materializzazione del turbolento processo di confinamento della frontiera dinamica e mobile compresa tra l’arco orientale delle Alpi e l’Alto Adriatico. Nel loro insieme questi frammenti a scala variabile assemblano una topologia di muri ed enclaves che figura la “Fortezza Friuli Venezia Giulia” e una delle infrastrutture difensive più dense d’Europa. Questo paesaggio d’eccezione si trova paradossalmente al punto di intersezione tra le fondamentali vie di comunicazione Nord-Sud, tra Baltico e Adriatico, ed Ovest-Est, tra pianura padana e area danubiana, nel territorio transfrontaliero oggi condiviso tra Italia, Slovenia, Croazia e Austria. Pertanto il lento processo di smilitarizzazione, sdemanializzazione e risignificazione di questa geografia invisibile nel suo complesso, e dell’ex enclave militare della caserma Francescatto nello specifico, va necessariamente osservato da una prospettiva europea. Oggi infatti si guarda a quel limes non più nella sua accezione esclusiva di via militare e zona comprensiva delle fortificazioni che la circondano, ma recuperando il significato originale del termine, e cioè di via traversa, un percorso o via di contatto e collegamento. La visione dell’European Green Belt sembra suggerire questa prospettiva dinamica, non considerando più le architetture del potere e i paesaggi prodotti dall’ex cortina di ferro come una terra di nessuno o death strip. Infatti quello spessore variabile che si estende per più di dodicimila chilometri è letto oggi come uno spazio potenziale di vita e di libertà, come risorsa paesaggistica, come rete ecologica condivisa, come un bene e fine comune. Tale sequenza di paesaggi stratifica sia un archivio materiale e un paesaggio della memoria, che un laboratorio vivente di paesaggio europeo. Si tratta di processi in atto non solo in Europa, ma nel mondo intero. Come, ad esempio, nel caso della zona di demilitarizzazione tra le due Coree DMZ, che non è più esclusivamente una zona di espulsione umana ma è stata involontariamente riscoperta come una riserva della biosfera dello spessore di quattro chilometri per un'estensione di duecentocinquanta chilometri. Analogamente, una spessa rete di ecologie da condividere nella frontiera tra Stati Uniti e Messico è resa visibile, reclamata dalle comunità che la abitano e grazie agli strumenti del progetto viene esplorata attraverso scenari e immaginari trasformativi. In Europa, la mostra Unbuilding walls presentata alla Biennale Architettura di Venezia ha interrogato i progetti architettonici e urbani che sono sorti lungo il percorso dell'ex fascia confinaria a Berlino dopo la riunificazione della Germania. Questa rilettura ha esplorato le strategie e i dispositivi del progetto in grado di affrontare le tensioni spaziali tra separazione e connessione, tra la necessità del ricordare e l’urgenza del trasformare, tra la volontà di rinnovare e la questione del conservare, tra l’iconicità di visioni univoche e l’invisibilità di storie alternative. Ne è emersa una progettualità molteplice ed eterogenea che, offrendo una pluralità di approcci, tipologie e idee, contribuisce al processo spaziale di cura e guarigione. Il progetto di architettura, città e paesaggio opera in quel tempo intermedio e in quello spazio interstiziale tra il micro e il macro, tra specificità localizzate e geografie in divenire, tra l’urgenza del presente e la costruzione di futuro. Cogliendo la sfida simbolica di demolire il portato ideologico di quei muri, intesi come dispositivi dell'esclusione, del controllo e della segregazione, il progetto agisce quindi sulla spazialità dell'attraversamento, interrogando quei vuoti di significato e tracciandone le potenzialità trasformative, e sulle temporalità effimere e transitorie quanto su un orizzonte temporale ampio. Il progetto di rigenerazione, riqualificazione e riuso dell'ex enclave militare Francescatto di Cividale interroga queste misure dello spazio e del tempo e attraversandole offre uno sguardo dinamico per dare forma a una parte di città e per costruire un nuovo paesaggio nel tempo. Il progetto si muove a partire dalla demolizione incrementale di quel chilometro di muro per innescare le fasi di un processo di restituzione in grado di connettere gradualmente l'area dell'ex caserma al micro e macro contesto in cui si trova e alle comunità che lo abitano. Fase dopo fase, il progetto riscopre e attiva la genealogia dello spazio e del luogo, innestato a ridosso del sedime delle mura storiche e direttamente affacciato sul fiume Natisone. Infatti l’ex caserma – situata lungo l'asse del decumano – e il centro storico di Cividale si interfacciano alla stessa scala, e il progetto crea un dialogo tra le due “città” che finora si erano necessariamente ignorate. Il segno della matrice e la logica insediativa dei due assi del cardo e del decumano, agendo come un object trouvée, offre la chiave di lettura delle relazioni spaziali e la misura tra le preesistenze ambientali. Le strategie del progetto agiscono in maniera incrementale, stratificando nel tempo azioni di demolizione selettiva, di riconversione e riuso, di riciclo e di innesto puntuale sui manufatti edilizi e sulle superfici. Il processo di restituzione va quindi a convertire la superficie impermeabile dell'ex caserma in un parco pubblico dalla vocazione paesaggistica e culturale. Riflettendo sugli altri frammenti che compongono quello spessore della frontiera evocato in precedenza, è possibile osservare come il progetto di rigenerazione, riqualificazione e riuso dell'ex enclave militare Francescatto di Cividale offra, più che un modello, un’ipotesi di lavoro e una prospettiva per interrogare attraverso gli strumenti del progetto le complessità e le contraddizioni di un passato ancora materializzato nel presente, ma che è in grado di dare forma a un futuro alternativo, potenziale, possibile e preferibile, nel cuore dell'Europa

    The Liminality of a Voluntary Exile. Max Fabiani on the Deserts of the Carso/Kras

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    The experience of exile often embodies the loss of the homeland, a voluntary or forced displacement through migration or expulsion, thus a moving-away-from more than a going-towards. The case of Max Fabiani may seem paradoxical in this sense. From being the architect at the centre of the Austro-Hungarian Empire, who contributed to Otto Wagner’s Modern Architecture, Fabiani chose voluntarily to give up his position to return to his native soil, in the framework of the not-yet-finished WWI and the rise of border fascism. The place was marked by a multilingual culture and a fluid society which will no longer last. His decision will reverse emblematically in the experience of becoming a foreigner in his homeland, isolated on exilic grounds, dealing with shifting power structures, interfacing with one social group in conflict with another, at the margins of a provincial and polarised society. By questioning this voluntary exile as a state of transition and suspension in time and space, it is possible to observe how the project for the Ferrari villa and garden (Štanjel/San Daniele del Carso, from 1920), on the backdrop of the Plan for the reconstruction of the towns, villages and hamlets of the Isonzo–Soča river basin (Isontino–Posočje, 1917-22) reveals tensions and contradictions between a banned past and an uncertain future, while new figures and set of relations may arise. The project thus discloses camouflages, counterpoints, negotiations, mediations and co-existences between vernacular and modern, not a nostalgic nor epic conception but the prospective search for the grounded otherness of the place, that acts as a form of projective resistance to all those disruptions enacting the architect’s personal hell. Exile unfolds here wandering through the deserts of the Carso/Kras not to reach a promised land but to enduringly question its survival by design

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Liminal Architecture: Blurring a Limitation into a Design Research Perspective

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    The doctoral research "Liminal architecture. Enduring Experimentation on the Threshold of the Moving Border" is a manifesto of liminal architecture for the Italo-Slovenian border, detecting the design strategies and tactics to deconstruct the border spatial ordering while creating alternative design imaginaries to facilitate the spatial coexistence and dialogue between cultures. By framing the category of the liminal, this research offers a theoretical position able to read a shifting border from the perspective of architectural discourse and practice, thus suggesting a particular extension and understanding of the notion of liminality in the architectural discourse. The specificity of this field and the phenomenology under observation offer an interpretative grid able to turn and blur a limitation in a potential design perspective, yet to (be) explore(d)

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods
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