1,721,206 research outputs found

    Munichia: la dea, il mare, la polis. Configurazioni di uno spazio artemideo, Prefazioni di Mario Torelli e Mika Kajava

    No full text
    Nella strutturazione funzionale del sistema politeistico greco assume particolare rilievo la topografia degli spazi sacri, indicativa del rapporto ideale e materiale che una determinata divinità intrattiene col territorio in cui la sua presenza è fatta oggetto di culto specifico. La dimensione territoriale del potere della divinità appare immediatamente evidenziata dall’epiteto primario con cui la divinità stessa è adorata. In tale prospettiva, al discorso sullo spazio sacro si affianca la riflessione sul paesaggio religioso che caratterizza la divinità, marcandone aspetti e funzioni in relazione agli scenari mitopoietici e alle processualità antropopoietiche attivate dalla prassi rituale all’interno dell’ambiente socialmente costruito e culturalmente orientato. Con tali premesse si procede all’analisi della realtà cultuale di Munichia, il piccolo promontorio proteso sullo stretto di mare tra Atene e Salamina dominato dal tempio consacrato ad Artemide detta appunto Munichia, il cui sguardo controlla l’accesso ai porti del Pireo

    In limine. Religious Speech, Sea-Power, and Institutional Change: Athenian Identity Foundation and Cultural Memory in the Ephebic Naumachía at Piraeus

    No full text
    Topic of this paper is the religious commemoration of a historical event in Classical Athens and the role of cultural memory in its conception and performance. I intend to propose as case study the celebration of the events happened on both the eve-night and the day of the famous naval battle of Salamis, after which the Athenians claimed Greeks’ attention for having been the Saviours of Hellas. Probably from 480 B.C., the Athenian youths celebrated the victory of Themistocles’ fleet over the Persians at Salamis by playing a ritual naumachía, aboard sacred boats, in the small harbour of Mounychia (Akti Koumoundourou) at Piraeus. This tradition is testified by epigraphic sources from the Hellenistic Age until the Roman Imperial Age. Besides highlighting the positive impact of the contest and collective training in forging sense of membership and fostering unity in society, the Athenian ephebic rituals carried out at Piraeus offers us a good example of religious practice linked to a historical celebration, in the remote historical setting of Classical Athens being made topical on the level of collective memory, at the time of institutional change based on the concept of property rights. In fact, the “Naval Law” introduced by Themistocles in 483/2 B.C., established the institution of trierarchy to produce warships to face the Persian invaders. This reform led to the first attempt to define the costs and benefits of public goods in the field of national defence. Thus, institutional change in Ancient Athens, through an efficient arrangement of property rights and duties, had long-term consequences on economic performance, creating a new growth path and ensuring economic prosperity and social justice

    Il sóphisma e l’arte dell’inganno

    No full text
    attraverso gli esempi mitici di quelli che potremmo definire “maestri d’inganno”, è possibile ricostruire un quadro culturale in cui si riscopre l’antica funzione cosmogonica e ordinatrice comune al Prometeo agkulo-métēs e aioló-mētis, dove l’accento è posto sulla centralità dell’astuzia, intesa come abilità ‘sofistica’ di interpretazione (= presa di posizione, alterazione, apátē) della realtà, e sul ruolo di Mêtis – l’accorta prudenza, la riflessione sottile, che alla dimensione d’intelligenza associa il valore di premeditazione – divinità polimorfa e primordiale delle antiche teogonie orfiche che, sul modello esiodeo (ma attraverso una nuova teologia della genesi), ponevano il potere di metamorfosi e l’attività plasmatrice (= capacità di adeguarsi alla realtà delle cose e di intervenire su di essa) – all’origine della condicio humana, secondo un processo di ordine intellettuale

    The Greek Gods in Modern Scholarship. Interpretation and Belief in Nineteenth and Early Twentieth Century German and Britain, di Michael Konaris, Oxford: Oxford University Press, 2016

    No full text
    Le livre de Michael D. Konaris (M.D.K.) offre un panorama précis de l’histoire des études et de l’interprétation dans une perspective historico-religieuse du polythéisme grec, concentrant son analyse sur la période comprise entre le XIXe s. — date à laquelle on place conventionnellement l’apparition de la science des religions moderne, liée principalement aux noms de F. Max Müller, Edward B. Tylor, James G. Frazer1 — et le début du XXe s., en privilégiant les lignes de recherche développées principalement par les écoles allemandes et britanniques. De cette étude naît un tableau articulé et raisonné des principales visions théoriques et des approches méthodologiques qui ont dominé l’histoire du philhellénisme tant allemand que victorien, encadré dans une description plus générale du panorama culturel, historique et religieux des deux États-nation à leurs débuts

    “Erro lungo la casa dall’ampia porta di Hades”. Configurazioni mitiche dello spazio oltremondano nella rappresentazione greca: il cosmo di Hades come luogo di negoziazione dei significati

    No full text
    Nell’architettura escatologica dell’epica eroica il viaggio oltremondano dei trapassati segue apparentemente un’unica direzione, risolvendosi nell’immagine dello «scendere all’Ade», genericamente impiegata per designare la fine della vita. Una certa configurazione dell’aldilà è già presente nell’Iliade, dove il passaggio obbligato per accedere al mondo di sotto è plasticamente visualizzato dalle «porte d’acciaio» e dalla «soglia di bronzo» che segnano l’accesso a un luogo che, in una dimensione ancora decisamente verticale (e non sferica) del cosmo, occupa una posizione di assoluta centralità, situandosi a livello di punto mediano sulla perpendicolare che dalla volta celeste scende al fondo degli abissi (sotterranei e sottomarini). Tuttavia, nell’anatomia del cosmo tracciata da Omero appaiono ulteriori elementi che sembrano suggerire una dislocazione pensata anche in termini di spazialità orizzontale, disegnando un percorso che va dal centro del mondo conosciuto verso territori sempre più periferici, marcatamente decentrati. In Esiodo, la doppia localizzazione dell’Ade appare perfettamente coordinata in una rappresentazione unitaria, cosciente delle reciproche interrelazioni esistenti tra dimensione orizzontale e dimensione verticale, entrambe fortemente qualificate da quei luoghi geometrici (centro e periferia) percepiti come punti o linee nodali nella scansione dello spazio cosmologico. L’immagine che si stava formando si modifica: dal piano verticale su cui era composta essa ruota di nuovo verso un piano orizzontale, annullando i contrasti altobasso. Una tale facoltà di ruotare le rappresentazioni potrebbe essere interpretata non tanto come esempio di mitologie residue che entrano in conflitto, quanto piuttosto come una caratteristica della modalità di costruzione di un certo tipo di rappresentazioni, un modo dinamico di inglobare elementi contradditori, a loro volta testimoni di quel «lavoro della cultura» (Obeyesekere 1990) in cui si rispecchia l’agire di processi tesi a fronteggiare l’ambivalenza suscitata da contenuti ansiogeni (come la paura della morte). Nell’ottica di un rapporto dinamico e dialettico tra margine e centro improntato a una logica descrittiva smaccatamente «contro-intuitiva» (Boyer 1994 e 2001) che fa del regno sotterraneo un vero e proprio spazio «paradoxos», la Soglia dell’Ade può perciò essere concepita e percepita a un tempo come Centro assoluto e Periferia estrema, finendo per rappresentare una vera e propria porta cosmica, identificata anche con le Porte della Notte e del Giorno o con la Porta del Sole. Entro un tale orizzonte concettuale, l’infernale vestibolo d’accesso allo spazio ipogeico dell’Ade si configura, più che come immagine di un luogo effettivo, come concetto dinamico operativo all’interno di un sistema religioso e culturale che riconosce nell’esperienza dell’«attraversamento della soglia» un elemento o momento assiomatico della processualità antropopoietica (Calame 2003).In the eschatological architecture of the heroic epos the otherworldly journey of the dead apparently follows only one direction, resolving itself in the image of the «descent to Hades», that is generally used to designate the end of life. A certain geographical configuration of the other world is already present in the Iliad. In the first of the two Homeric poems, the necessary step to gain access to the Netherworld is materially displayed by the «steel doors» and the «threshold of bronze» marking the entrance to a place that, in a vertical (and not yet spherical) dimension of the universe, fits into place of absolute centrality at a middle point on the perpendicular line going from heaven down to the earth and sea chasms. However, in the Homeric anatomy of the cosmos, there are also further elements that seem to suggest also a horizontal dislocation, forming a seemingly unstable and contradictory image of the otherworldly route from the center of the world to more peripheral, markedly decentralized lands. In Hesiod, the twofold localization of Hades seems to be perfectly coordinated in an unitary representation, where the high-low contrasts are solved. The resultant image seems to be inspired by a conscious vision of the mutual interrelations between horizontal and vertical dimensions, both deeply qualified by those geometrical places (centre and borders) that are perceived as key points in the articulation of the cosmological space. Such a power to rotate representations (from a vertical plane to a horizontal one) could be interpreted not so much as an example of residual divergent mythologies, but rather as a feature of the mode of construction of a certain type of representations, that is to say as a dynamic way to incorporate contradictory elements, in their turn witnesses of that «work of culture» (Obeyesekere 1990) in which one could recognized the action of processes aiming to face up to the ambivalence of anxiety-inducing contents. As part of a dynamic relationship between margin and center – that is inspired by a blatantly «counter-intuitive» (Boyer 1994, 2001) logic making the underground realm an actual «paradoxical» space – the Threshold of Hades can be conceived and perceived simultaneously as absolute Centre and extreme Periphery, ending to represent an actual cosmic Gate that is also identified with the gates of Night and Day or with the doorway of the Sun. Within such a theoretical horizon, the Netherworld’s entrance looks as a dynamic concept operating in a religious and cultural system that recognizes in the experience of «the threshold crossing» an axiomatic item in the self-building process of social man (Calame 2003)

    Tra cielo e terra. Amphiaraos nel Mediterraneo antico, di Chiara Terranova, Roma: Aracne editrice, 2013

    No full text
    Alla figura di Amphiaraos – indovino, medico e guerriero argivo, legato nel mito alla saga dei Labdacidi (o Ciclo Tebano, inerente le luttuose vicende che avrebbero colpito la stirpe di Laio, di Edipo e dei suoi figli Eteocle e Polinice) e connesso nel culto a pratiche di divinazione incubatoria (enkoimesis) – è dedicato il lavoro di Chiara Terranova, edito per Aracne editrice, che va a inserirsi di diritto nel novero degli studi rivolti, nel corso dell’ultimo decennio, all’indagine su una delle molte divinità “minori” della salute, troppo spesso e a lungo neglette a favore di Asklepios

    Usi letterari e significati culturali del kredemnon in Grecia antica: la «retorica costitutiva» del velo nella prassi dell’invisibilità

    No full text
    As a medium, the body bears witness to the religious traditions trying to inscribe their belief systems onto and into the body by means of a "constitutive rhetoric", that is «the art of constituting character, community and culture in language» (J. Boyd White, Heracles' Bow, Madison 1985, p. 37), relating to "the language or symbols capacity to create a collective identity for an audience especially through condensation symbols, literature, and narratives" (T.O. Sloane, in Encyclopedia of Rhetoric, New York 2001, p. 616). Looking at the ways of conceptual representation inherent in a given culture – in our case ancient Greek culture – this paper starts by actual consideration that veiling or unveiling the head or body is never a neutral act, for the loading of communicative intentions and of symbolic implications that concealment and revealing of oneself collect and convey. Hence, the need for a rigidly codified and normatively founded regulation (of which we have evidence from the Assyrian law code to Koranic regulations, passing through Biblical requirements and Greek-Romans rituals and customs) of the processes of exposure understood as revelation of what we tend to conceal as the innermost and secret part (the body, the person, the identity, the essence not only of the individual as a social being, but also of the deity as a manifestation of the "separate" dimension of the sacred). This protection is entrusted to the veil "system" and the dynamics of concealment and representation, disappearance and performance, that are activated by the usage of the veil as a semiotic device and by the visual pattern of the un/veiled body in the "practices of invisibility"

    ANEMOI. Morfologia dei venti nell’immaginario della Grecia arcaica, di Daniela Coppola, , Napoli: Liguori Editore, Università di Napoli “Federico II”, «Pubblicazioni del Dipartimento di Discipline Storiche» 24, 2010

    No full text
    Nato come approfondimento della tesi dottorale discussa in Storia Antica presso il Dipartimento di Discipline Storiche dell’Università di Napoli “Federico II”, il lavoro di Daniela Coppola si presenta innanzitutto come acuta disamina condotta con acribia filologica e perspicace sensibilità al testo e ai contesti ad esso sottesi. A partire dalla variegata terminologia, l’autrice contribuisce a delineare e differenziare, con oscillazioni semantiche regolari, la natura dei venti in rappresentazioni mitiche principalmente desunte dall’epos eroico e teogonico greco, da cui emerge una realtà connotata da uno statuto ambiguo in quanto legato alla singolare polimorfi a di un fenomeno atmosferico inquadrabile, dal punto di vista programmaticamente storico-religioso, nella categoria delle potenze extra-umane che “agiscono” nel presente, secondo la nota definizione brelichiana ripresa dall’autrice. Collocati «alla frontiera tra mondo reale e mondo irreale», gli ánemoi sono concepiti, per l’interferenza del fenomeno atmosferico con le due dimensioni umana e divina, come entità «capaci di varcare la barriera tra la vita e la morte» e di superare la distinzione tra mortali e immortali

    Viaggio nell'immaginario europeo: fiabe a confronto

    No full text
    L’idea del “viaggio” nasce dall’intenzione di tracciare un percorso che vuole essere di conoscenza e presa di coscienza della memoria storica del continente europeo. La convinzione che induce a intraprendere un tale viaggio è che la memoria si recupera attraverso l’immaginario di un popolo, espresso, tra le altre cose, dalla tradizione folkloristica e novellistica tramandata sul duplice livello scritto e orale. “Una parola gettata nella mente a caso produce onde di superficie e di profondità... coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significato e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio” (Italo Calvino) “Viaggio nell’immaginario europeo” è un libro concepito come un’ampia raccolta di fiabe provenienti da diversi paesi europei, talvolta considerate su un piano comparativo, individuando cioè quanto dell’immaginario popolare appare comune a questo o a quel paese, al di là degli elementi distintivi e caratterizzanti. In primo luogo si tratta di un libro di fiabe, ideato, pertanto, allo scopo di sottolineare l’universalità della fiaba popolare, nonché di un libro sull’arte del “fabulare”, perciò pensato come libro di narrativa. Sebbene consapevoli del fatto che la narrativa conosce anche altre forme di diffusione, come la novella, il racconto o romanzo breve, e il più articolato romanzo, intendiamo qui occuparci esclusivamente e canonicamente delle fiabe popolari, cioè di quei contenitori narrativi che, tramandandosi di generazione in generazione per poi essere raccolti in definitiva da qualche scrittore con intenti più o meno colti, più o meno divulgativi, traggono la loro origine dal racconto orale. Si vuole, dunque, sottolineare soprattutto il carattere tradizionale della materia narrata, il riscontro ottenuto nell’immaginario popolare e la fortuna che tale genere ha riscosso e riscuote per il suo carattere di “archetipo” e la struttura paradigmatica dei contenuti e delle forme. In secondo luogo il libro, per gli intenti stessi da cui è mosso, si presenta chiaramente in prospettiva interdisciplinare, interessando, cioè, non solo l’ambito letterario, italiano e straniero, ma anche la geografia dei paesi d’appartenenza delle fiabe ivi riportate e la storia, sia perché il folktale (racconto popolare), pur non alludendo a un preciso contenuto storico, è sempre specchio di costumi, comportamenti, credenze, afferenti a un sistema sociale, sia in senso “trasversale”, perché individua tra le molteplici espressioni di narrativa tradizionale di tutti i popoli un innegabile nesso storico, al quale corrisponde un fondo comune di motivi narrativi e di elementi formali. In tal senso il libro attiene anche a quella che oggi si definisce “storia della mentalità”. Il termine tedesco per indicare la favola è märchen, il conte populaire dei francesi, che in inglese diventa fairytale o, più genericamente, folktale o wondertale, se è marcatamente presente la categoria del meraviglioso e dell’incredibile; i russi usano il termine skazka. La forma lessicale migliore è il tedesco märchen, che indica una fiaba di una certa lunghezza con una successione di motivi e episodi specifici, che si svolge in un mondo irreale senza una precisa definizione di luoghi e personaggi, ricca di eventi ed elementi meravigliosi e strabilianti (Stith Thompson). Non è poi troppo difficile, anche se i margini di caratterizzazione sono sottili, distinguere tra la novella di boccaccesca o chauceriana memoria, che s’inquadra in un mondo reale con ben definiti riferimenti spazio-temporali, pur non negandosi l’incursione del meraviglioso o, comunque, dell’inconsueto; gli herotales, o leggende d’eroi, che raccontano di lotte sovraumane di popoli che appartennero ad età eroiche, simili alle saghe nordiche; la saga vera e propria (säge in tedesco, local tradition o, anche, local legend in inglese), leggenda storicamente inquadrata o storia mitica di un personaggio che appartiene alla memoria popolare; il mito, “racconto ambientato in un mondo che si suppone abbia preceduto l’ordine attuale... collegato con le credenze e le pratiche religiose di un popolo”. All’interno dei folktales si collocano anche gli etiological tales (molto simili agli aitia di alessandrina memoria) e le storielle umoristiche (yest, humorous, anedot, merry tales). In ultima istanza si fa riferimento, naturalmente, a un patrimonio narrativo a cui si devono molte forme di scrittura moderna
    corecore