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    Donne architetto nel Movimento Moderno

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    Review of the book Author: Carmen EspegelItalian translation by: Bruno MelottoTitle: Donne architetto nel Movimento ModernoLanguage: ItalianPublisher: Christian MarinottiSerie: Il pensiero dell’architettura (edited by Orsina Simona Pierini)Characteristics: 15x21 cm, 224 pag, paperback, black and white.ISBN: 978-88-8273-183-0Year: 2021Recensione al libro Autore: Carmen EspegelTraduzione italiana di: Bruno MelottoTitolo: Donne architetto nel Movimento ModernoLingua del testo: ItalianaEditore: Christian MarinottiCollana: Il pensiero dell’architettura (a cura di orsina Simona Pierini)Caratteristiche: formato 15x21 cm, 224 pagine, brossura, bianco e neroISBN: 978-88-8273-183-0Anno: 202

    Cimitero di Muda Maé a Longarone Ricostruzione: tra memoria, sofferenza, invenzione

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    Hollowed out of the belly of the mountain, the Muda Maé Cemetery at Longarone resembles a rediscovered ancient necropolis, a symbol of memory and rebirth following the dramatic events of the Vajont disaster in October 1963.Questioning the meaning of this work, beyond what it stands for, means investigating the context which generated it and the problem of reconstruction in general, a theme constantly present throughout history in which certain fundamental questions of the architectural debate – still in progress – become explicit through real and binding situations.The work exhibited here represents a possible direct manifestation of a design approach based on a dialectical relationship and continuity with respect to a specific story and context. The theme of memory linked to reconstruction assumes a key role in the understanding and development of the contemporary project.Scavato nel ventre della montagna il Cimitero di Muda Maé a Longarone si configura come un’antica necropoli ritrovata, simbolo di memoria e di rinascita in seguito ai drammatici eventi provocati dal disastro del Vajont dell’ottobre 1963.Interrogarsi sul significato di quest’opera, al di là di ciò che essa rappresenta, significa indagare sul contesto che l’ha generata e sul problema della ricostruzione, tema costantemente presente nel corso della storia nel quale si rendono esplicite, attraverso situazioni reali e cogenti, alcune questioni fondanti del dibattito architettonico, tutt’ora in atto.Il lavoro qui esposto rappresenta una possibile manifestazione diretta di un approccio progettuale basato su un rapporto dialettico e di continuità rispetto alla storia e al contesto. Il tema della memoria legato alla ricostruzione assume quindi un ruolo chiave per la comprensione e lo sviluppo del progetto contemporaneo

    Segni, spazio, figure. Giuseppe Samonà: le icone dello Stretto

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    Perché scrivere oggi una tesi di Composizione architettonica sull’opera e la figura di Giuseppe Samonà? L’esistenza di una vasta produzione critica sul lavoro del maestro siciliano che si muove trasversalmente rispetto a una copiosa quantità di argomenti, oltrepassando i confini dell’architettura dalla sfera teorica e operativa a quella didattica, potrebbe indirizzare la questione verso una conclusione problematica. Una possibile risposta – tra le risposte – sta nel proporre un’indagine puntuale che, selezionando alcune opere emblematiche, sia in grado di ricostruire le questioni generali mostrandole attraverso l’analisi di casi particolari. Questa ricerca individua lo Stretto di Messina come nucleo fondativo dell’opera di Samonà, una presenza costante lungo tutta la sua vita e capace di tenere insieme tutti gli aspetti della sua produzione, intellettuale e progettuale, all’interno di un lungo processo di maturazione che si svolge nell’arco di circa cinquant’anni. Il problema dell’unità architettura-urbanistica legato alle questioni di elaborazione linguistica e di espressione formale, visti attraverso il filtro di quello che Samonà definisce “iconismo semantico”, sembrano affondare le proprie radici negli anni di formazione giovanile, aprendo la strada ad un’interpretazione che segue un principio di continuità nella ricostruzione di queste vicende. Dagli anni delle prime esperienze progettuali, passando per la realizzazione della Nuova Palazzata di Messina, fino ad arrivare al Concorso per il Ponte sullo Stretto, questo “luogo” convoglia la quasi totalità dei temi affrontati da Samonà nel corso della sua opera – contemporaneamente sul piano teorico e su quello operativo – e quindi cercare di mostrare questo processo sembra essere una chiave di lettura stimolante per tentare di offrire una visione unitaria della costruzione del suo pensiero, oggi forse non del tutto chiarita

    Paesaggio e silenzio

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    What does it mean nowadays to conceive a monument, to establish how it is made and what is the object of its presence? Why build places of memory for today’s society? What significance does the monument assume, and what can be its modes of expression within the contemporary world? The answer to these questions, through the project, takes place by deliberately distancing itself from certain formal and figurative issues aimed at communicating messages of pietas through a monumentality that has become “tired” and laden with superficial pathos: it is precisely through the integration of art and architecture that a possible way forward is sought that moves from an anti-rhetorical vision, privileging the experiential dimension and the mnemonic mechanism. Two towers rise from the remains of a shipwreck; placed on the boundary between land and sea, they accompany visitors on a “journey of memory” that unfolds in a condition of continuous instability, evoking the memory of a tragic crossing of the Mediterranean Sea.Cosa significa oggi pensare un monumento, stabilire come sia fatto e quale sia l’oggetto della sua presenza? Perché edificare luoghi della memoria per la società odierna? Quale significato assume il monumento e quali possono essere le sue modalità di espressione all’interno del mondo contemporaneo? La risposta a queste domande, attraverso il progetto, avviene allontanandosi volutamente da alcune questioni formali e figurative volte a comunicare messaggi di pietas attraverso una monumentalità ormai “stanca” e carica di pathos superficiale: è proprio attraverso l’integrazione tra arte e architettura che viene ricercata una possibile via che muove da una visione antiretorica, privilegiando la dimensione esperienziale e il meccanismo mnemonico. Due torri sorgono dai resti di un naufragio; poste al limite tra terra e mare accompagnano i visitatori in un “viaggio della memoria” che si sviluppa in una condizione di continua instabilità, evocando il ricordo di una tragica traversata del Mediterraneo
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