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    On the threshold of being no more I succeed in being another

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    Una carriera di frontiera. Come l’architettura è di frontiera. Tra l’esattezza del conteggio matematico e l’intuizione alla base del progetto. Tra le discipline, comprese in questa parola (dal design al paesaggio, attraversando edifici pubblici e privati, dentro e fuori, nel vicinissimo del dettaglio e nell’insieme della costruzione, nella sua strada, nel suo quartiere, nella sua città), o sue sorelle (come le altre arti) e complementari (ingegneristiche o umane, la sociologia o la psicologia). Come si declina una disciplina di frontiera in un contesto di frontiera, nell'indeterminatezza di un futuro sospeso da un’incertezza di lungo corso? Cosa rende specifica, l’attività di ricerca e di didattica svolta in queste condizioni? Che frutti porta, nella consapevolezza di un ulteriore frontiera, tra gli atteggiamenti di successive generazioni e modi diversi di intendere e pesare didattica e ricerca, nel loro rapporto ineludibile e complesso, strumento e sperimentazione reciproca? Si traduce forse nella forma sintetica di un progetto, didattico o professionale, mai sviluppato senza relazioni, ma sempre nel rapporto con mondi altri, complementari o differenti. Un progetto capace di prefigurare un modo di ricerca altro che metta a sistema competenze, facce diverse e complementari, cercando di sciogliere ed evolvere tensioni nella forma sintetica dell’architettura. Un atteggiamento di sintesi, che nel recupero dell’edilizia residenziale pubblica chiama a raccolta la capacità di lettura dell’identità del costruito del restauro, di comprensione degli abitanti della sociologia e delle scienze umane, di miglioramento tecnologico e sostenibilità dell’ingegneria e delle discipline tecnologiche. Un atteggiamento che si trasferisce anche a ricerche di ampia portata e finanziate, in cui il contributo singolo acquisisce valore se integrato ad altri, portando a maggiore ampiezza di vedute e articolazione degli studi, capace di comporre la frammentarietà estrema dei contributi specialistici

    Patrimoni silenti: Pratiche museografiche e culture del progetto a forte impatto sociale

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    “Viviamo assediati dal rumore, sottomessi al ritmo sincopato e frenetico di un’attualità che lancia fugaci lampi sul mondo per suscitare immagini istantanee che scompaiono prima che le possiamo catturare” (Carlos Martí Aris 2002, 119). Vi sono, però, ambiti nei quali il silenzio, la memoria, la traccia, i vincoli sociali e i valori identitari nei quali si manifesta lo spirito dei luoghi sono ancora forti ed è a questi aspetti che volgono le mie ricerche. Parte dei miei studi ha per oggetto l’arte e il dialogo simbiotico che instaura con l’architettura in cui viene esposta. La partecipazione a progetti di ricerca internazionali e la convinzione che la ricerca finanziata imponga un impegno etico mi ha, poi, spinto verso temi museografici dalle più forti ricadute sociali, quali la valorizzazione dei patrimoni culturali materiali, lo studio di reti museali diffuse, la trasmissione di “archeologie della memoria” legate a episodi drammatici della storia europea (fortificazioni, luoghi controversi, e i monumenti divisivi come gli Spomenik nella ex-Jugoslavia). In queste esperienze è stata fondamentale la collaborazione con esperti di altre discipline (antropologia, scienze dell’educazione, museologia, arte, comunicazione), che si è rivelata importante per comprendere le criticità che accompagnano progetti di musealizzazione e allestimento di patrimoni difficili. Un ulteriore filone di ricerca riguarda l’abitare collettivo. L’esito di prime riflessioni condotte con Viviana Saitto dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” sul fallimento delle megastrutture di residenza sociale è stato raccolto nel 2018 in Utopia S.r.l. e il lavoro continua con lo studio delle strategie di riqualificazione d’interni di complessi iconici, alternative all’abbattimento e coerenti con le visioni architettoniche e sociali originali.Sono, infine, coinvolta in progetti che vertono sulle strategie di rivitalizzazione di spazi pubblici marginali attraverso interventi di “architettura tattica”

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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