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Meinong's Object. Theory and the History of Philosophy-Paradigmi. Rivista di critica filosofica 2/2021
Bolzano e Cantor
For many centuries the predominant opinion of philosophers and mathematicians
was that infinite is only potential (quite in Aristotle’s sense of power) and that
actual infinite is, on the contrary, intrinsically not consistent. Among the first,
Bolzano has “proved” that actual infinite exists and that no contradiction arises if there
is a biunivocal correspondence between an infinite set and many of its proper subsets.
To be sure, Bolzano’s Paradoxes of Infinite had a powerful influence on Cantor’s
views about actual infinite, but their theories are in many respects at odds. Indeed,
according to Bolzano, if there is a biunivocal correspondence between sets A
and B this does not imply that A is as great as B; therefore we cannot define cardinal
numbers by means of the notion of biunivocal correspondence. Moreover he maintains
that a whole is greater than its parts. Bolzano claims that infinite sets can be
different in size and that there are infinite numbers: but, following his point of view,
he characterizes them in a way by no means compatible with Cantor’s. In conclusion
Bolzano’s insights on infinite do not prefigure Cantor’s theories, rather they
constitute an alternative approach to infinite which some modern mathematicians
pay attention to
Assumptions and Objective Value-Theory. Meinong’s Psychology of Valuation
The problem of value and the related effort in proposing a scientific-objective treatment of it are of the utmost importance in Meinong’s philosophical thought. Theoretically speaking, it is common to talk of a conceptual path that led Meinong to abandon the subjective perspective he out- lined in the early 1890s in favour of an objective one developed during the period 1910–1920. Accordingly, the goal of this paper is twofold: on the one hand, we sketch out both the more significant aspects of the subjective value-theory developed in the Psychologisch-ethische Untersuchungen zur Werth-Theorie (1894) and the main thesis characterizing the objective value-theory that Meinong approximately started to outline after the publication of the second edition of Über Annahmen (1910). On the other hand, we wish to highlight that this change was determined both (1) by his elaboration, from 1899 onwards, of a theory of objects within which the so-called ‘dignitatives’ and ‘desideratives’ have a specific ontological relationship, and (2) by the attention Meinong paid to assumptive phenomena
Bernard Bolzano e la tradizione filosofica
Nella letteratura su Bolzano si è soliti indicare in lui il più grande logi-co nel periodo che va da Leibniz alla metà dell’Ottocento. Tuttavia, Bol-zano non fu solo un logico, né il suo confronto con la tradizione filosofica è limitato alle teorie logiche. Come per ogni grande filosofo, anche per Bolzano il rapporto con la tradizione si configura lungo almeno tre diret-trici: (i) la sua lettura di alcune figure e momenti importanti del passato; (ii) la sua collocazione nella storia della filosofia; (iii) la sua ricezione da parte di quei filosofi che ne hanno raccolto l’eredità o ne hanno sviluppa-to ulteriormente alcune teorie.
In questa prospettiva, ci è parso necessario individuare, da una parte, le fonti speculative della filosofia bolzaniana e, dall’altra, i “luoghi notevo-li” del suo pensiero – in particolare riguardo alla logica, alla filosofia del linguaggio, alla metafisica e alla matematica – che hanno maggiormente contribuito a gettare le basi per la riflessione contemporanea in tali ambi-ti. Il rapporto di Bolzano con la tradizione filosofica si segnala così per ciò che egli ha raccolto, trasmesso e rielaborato, fornendo a quelli che defini-remmo suoi topoi – ad esempio, oltre al proposizionalismo, l’impiego di enunciati a carattere metalogico, la distinzione tra deduzione e relazione di fondazione, la ricerca della pura e semplice probabilità in luogo della prova fornita dal sillogismo apodittico, la nozione di funzione proposizio-nale e l’inqua¬dramento matematico-formale della nozione di “infinito in atto” – un minuzioso apparato concettuale, tale da rendere il suo capola-voro, la Wissenschaftslehre (1837), un autentico compendio storico dei concetti della filosofia, rilevante anche per l’apparato di “note” che ac-compagna la trattazione sistematica dei più importanti problemi logici e scientifici, come la verità, il giudizio, la rappresentazione, l’argomenta¬zione e l’espressione.
Bolzano viene sovente letto come un antikantiano, un assiomaticista o il padre della filosofia analitica, ma in realtà egli è pienamente immerso nel suo tempo – come risulta anche dall’attenzione che rivolge a filosofie, come quella hegeliana e schellingiana, pur lontane dal suo modo di pensa-re – e accoglie per intero, se non nella tematica quantomeno nella pro-blematica, l’eredità “critica” del kantismo, così come l’interesse, del tutto illuministico, per le diverse forme dell’esperienza conoscitiva. In partico-lare, il centro della sua logica filosofica – forse non il suo aspetto più ori-ginale, ma certamente il più noto – vale a dire quella nozione dell’«in sé» che, con un’attenta indagine semantica, egli estende alle verità, alle rap-presentazioni e alle proposizioni, gli consente, per così dire, di fissare in senso formale la realtà senza ricadere nella mitologia empiristica del “da-to” e, d’altra parte, di mantenersi distante da qualsiasi tentazione di reifi-care le strutture logiche in cui le forme oggettuali trovano espressione, proponendo anzi tali strutture come compagini significative di carattere ideale. L’azzeramento logico-formale della “coscienza” e dell’“essere”, cioè dei due poli entro cui, tradizionalmente, si muoveva l’indagine filoso-fico-metafisica, conduce infatti Bolzano all’apertura di uno spazio seman-tico inedito che, nel riguardare gli “oggetti” ovvero i “contenuti oggettivi” dei segni logici, accoglie – senza peraltro mai riprodurre passivamente – istanze realistiche, innestandole al contempo sul tronco di quel rigore me-todologico che gli proveniva dall’eredità leibniziana.
Infine, se – sullo sfondo di una profonda consapevolezza logica e ana-litica – il carattere sincretico e non certo meramente eclettico della filoso-fia bolzaniana permette di contemperare aspetti realistico-aristo¬telici con istanze idealistico-platoniche, così come di conciliare l’impo¬sta¬zione ra-zionalistica leibniziana con conclusioni marcatamente empiriche di deri-vazione lockeana, d’altra parte esso consente anche, proprio attraverso la sua eredità, di porsi al di qua di rigide contrapposizioni come quella tra costruttivismo e formalismo. Il contenuto della proposizione in sé – ossia il nucleo di tutta la teoria logica bolzaniana – è infatti certamente ideale e formale, ma il senso che esso esprime (con un chiaro richiamo al lekton stoico) non può essere inteso altrimenti che attraverso l’operazione dell’as¬serzione, cioè a dire mediante quella particolare attenzione ai fatti dell’espe¬rienza che, nel commercio quotidiano delle parole, consentono di stabilire – in una direzione tutt’altro che formalistica – i limiti del discorso umano sul mondo
SPINOZA E L'UGUAGLIANZA
Il discorso filosofico sull’uguaglianza si presenta in termini centrali nel Trattato Teologico-politico, come una struttura portante sia della pars theologica, sia di quella più propriamente politica del libro. Quel discorso viene sviluppato lungo un tracciato argomentativo ‘a tre stadi’, che comprende, in sequenza: a) la destrutturazione del carattere speciale, della unzione eccezionale degli Ebrei rispetto agli altri popoli; b) la comune natura, l’uguale caratura modale degli individua, e la conseguente equazione diritto-potenza: equazione costitutiva di ciascuno (jus naturale uniuscuiusque), dei singoli uomini e di ogni altro essere vivente; c) la democrazia quale species apicale dell’imperium, quella naturalmente più potente, proprio perché costruita sul più completo riconoscimento e sulla più ampia traduzione istituzionale dell’uguaglianza modale, l’unica aperta all’inclusione e al dispiegamento di tutti, nella universale libertas.
Facilmente riconoscibile (lineare, evidente), questo percorso non appare tuttavia in grado di evitare una differenza cruciale, che si insinua nell’antropologia del modo (del modo-uomo), e che si rivela incomponibile: una bipartizione, una polarità (ragione-passione, sapiente-volgo), tale da rendere concettualmente non solo difficile ma alla lunga proprio ingestibile, impercorribile l’obiettivo pratico-concettuale dell’uguaglianza democratica, almeno nella sua versione funzionale moderna. Questo scacco teorico (che si affianca, sul piano storico-politico, alla sconfitta della fazione repubblicana olandese) prelude alla nuova riflessione dell'ultimo, incompiuto Trattato politico, imperniato sulla nozione di 'multitudo'. Il volume esce presso OLMS (Hildesheim - Zürich - New York, nella Collana "Europea Memoria
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