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Neurobiologia del ricordo onirico: la ricerca delle basi elettrofisiologiche del richiamo e dell'oblio del sogno
Negli ultimi anni numerosi studi hanno tentato di indagare i correlati EEG alla base del richiamo del sogno, partendo dall’assunzione che il ricordo onirico sia l’unico e possibile oggetto di indagine scientifica. Marzano et al. (2011) hanno osservato che specifici pattern EEG presenti negli ultimi 5 minuti di sonno erano in grado di predire il successivo recupero del sogno. Nello specifico, il decremento dell’alpha temporo-parietale durante lo stadio 2 NREM e l’incremento del theta frontale durante il REM erano associati al ricordo onirico. Dal momento che tali pattern EEG erano già stati riscontrati in veglia in relazione a buone prestazioni in compiti di memoria episodica (Klimesch, 1996; 1999), fu possibile ipotizzare una sovrapponibilità tra i meccanismi di codifica e recupero delle memorie episodiche tra diversi stati di coscienza.
Nonostante la ricerca delle basi EEG del richiamo del sogno abbia fatto notevoli passi in avanti negli ultimi decenni, rimangono ancora irrisolte alcune questioni. Da una parte, si deve considerare che la maggior parte delle indagini sono state condotte mediante disegni between-subjects, non consentendo di comprendere se i pattern EEG relati al ricordo onirico fossero ascrivibili a fattori di stato o di tratto. Dall’altra parte, si vuole sottolineare che gli studi sono stati realizzati quasi esclusivamente su soggetti giovani e la relazione tra invecchiamento e dreaming è stata scarsamente indagata.
L’obiettivo del primo lavoro è stato proprio quello di chiarire la questione “stato-tratto” mediante un disegno within-subjects, tentando, dunque, di comprendere se i correlati EEG del ricordo onirico fossero dipendenti da fattori contingenti il background fisiologico di riferimento da cui i soggetti venivano risvegliati (ipotesi di stato), oppure se fossero dipendenti da fattori interindividuali stabili dei soggetti registrati (ipotesi di tratto).
24 soggetti giovani sono stati registrati mediante polisonnografia (PSG) per almeno 2 sessioni sperimentali, al fine di ottenere entrambe le condizioni di ricordo (REC) e non-ricordo (NREC) del sogno al risveglio da uno stesso stadio di sonno (2NREM o REM). I dati quantitativi dell’EEG sono stati analizzati con la Fast Fourier Transform. I confronti statistici tra REC e NREC hanno mostrato che: a) il ricordo onirico al risveglio da NREM è predetto da un decremento del delta fronto-temporale sinistro (p≤0.0034).; b) il ricordo onirico al risveglio da REM è associato all’incremento dell’alpha parietale (p≤0.008) e da un trend che va nella direzione di un incremento del theta frontale. Date le numerose evidenze di una relazione tra theta frontale e memoria, si è scelto di applicare un’analisi specifica per l’attività oscillatoria (algoritmo BOSC-Better OSCillation, Caplan et al., 2001) del range del theta, che ha confermato la presenza di una robusta associazione tra il theta delle regioni frontopolari e il ricordo onirico. Tale pattern EEG è risultato, peraltro, relato al carico emotivo soggettivamente stimato del ricordo del sogno.
Tali risultati sono da un lato in linea con i Modelli di Attivazione (Antrobus, 1991), vale a dire con l’idea che un background EEG caratterizzato da una maggiore desincronizzazione possa favorire il successivo recupero dell’attività mentale (Antrobus, 1991). Dall’altro, la relazione tra il theta frontale e il ricordo onirico nel REM replica i riscontri di Marzano et al. (2011), fornendo ulteriore supporto all’ipotesi di continuità. Inoltre, i risultati sono coerenti con una ipotesi di “stato”: non sono caratteristiche stabili dei soggetti registrati a predire il ricordo onirico al risveglio, ma è una particolare attività corticale durante uno specifico stadio di sonno a determinare il successivo richiamo del sogno.
Il secondo studio aveva lo scopo di indagare gli specifici pattern EEG relati al ricordo onirico nell’anziano.
40 anziani sani sono stati registrati con PSG notturna. 20 soggetti sono stati risvegliati da fase REM e 20 da stadio 2 NREM, raccogliendo al mattino l’eventuale ricordo onirico. I dati quantitativi dell’EEG sono stati analizzati con la Fast Fourier Transform. Per gli ultimi 5 min di sonno è stata effettuata la detezione dell’attività oscillatoria con il metodo BOSC. I confronti statistici tra i REC e i NREC hanno evidenziato che: a) Il ricordo onirico al risveglio da stadio 2 è associato ad una trend che va nella direzione di un incremento dell’attività beta nelle aree temporali durante l’intera notte; b) Il ricordo onirico al risveglio da REM è associato ad un trend che va nella direzione di un incremento dell’attività alpha durante l’intera notte. La BOSC ha rilevato che le oscillazioni alpha a 8.5 Hz negli ultimi minuti di sonno REM predicono il successivo ricordo onirico (p≤0.025). E’ emersa inoltre una relazione robusta tra alcuni parametri macrostrutturali, indicativi della frammentarietà del sonno, e le variabili oniriche. In particolare, per i soggetti risvegliati da sonno NREM: a) la vividezza del ricordo onirico è correlata positivamente alla durata della veglia intrasonno; b) l’indice di efficienza del sonno è correlato negativamente alla lunghezza soggettivamente stimata del sogno; c) il numero totale di parole del report è correlato negativamente al numero di arousal. Per i soggetti risvegliati da sonno REM la bizzarria è correlata positivamente con il numero di arousal.
Presi assieme, tali risultati appaiano compatibili con quanto rilevato nello studio precedente, e, dunque, ancora una volta in linea con i Modelli di Attivazione (Antrobus, 1991), dal momento che l’elevata attività beta in NREM e l'attività alpha in REM possono ritenersi espressione di un relativo arousal corticale.
E’ opportuno evidenziare alcuni limiti presenti nei due studi condotti. Nel primo esperimento, sebbene i nap pomeridiani abbiano consentito di reiterare più agevolmente le sessioni sperimentali, è possibile che il sonno dei soggetti registrati possa essere meno stabile in questa fascia oraria. Nel secondo lavoro emerge, invece, l’assenza di una notte di adattamento. Tale scelta è stata motivata da una difficoltà di reclutamento e disponibilità, entro la popolazione anziana, di modificare le proprie abitudini di sonno per più di una notte consecutiva. Sarebbe opportuno per il futuro realizzare un’indagine volta a confrontare i correlati EEG del ricordo onirico tra giovani ed anziani entro un unico protocollo notturno. Inoltre, sarà utile considerare anche la condizione del “white dream”, corrispondente alla sensazione del soggetto di aver sognato senza però essere in grado di riportare alcun contenuto onirico. E’, infatti, possibile ipotizzare che a un livello “intermedio” di ricordo onirico, possa corrispondere anche un livello medio di attivazione corticale. Infine, si prevede di tenere sotto controllo, con ulteriori indagini, il contributo della variabile omeostatica e circadiana, implementando un protocollo notturno che preveda risvegli multipli per ciascuno stadio e ciclo di sonno, con la relativa raccolta di report onirici
Correlati elettroencefalografici del ricordo dei sogni nella narcolessia
Introduzione
Diverse studi hanno mostrato come i narcolettici presentino un’attività mentale durante il sonno particolarmente vivida, con un’elevata frequenza di incubi e sogni lucidi. In generale, i narcolettici mostrano una frequenza nel ricordo onirico più elevata rispetto ai soggetti sani, ma ciò nonostante mancano studi sui correlati EEG del ricordo dei sogni in questa popolazione. L’obiettivo del presente studio è indagare, utilizzando un disegno di ricerca within-subjects, l’eventuale presenza di un pattern EEG durante il sonno che sia predittivo del successivo ricordo onirico nella narcolessia. La scelta di questo campione è motivata anche da alcune caratteristiche cliniche di questi pazienti, tra cui gli addormentamenti in REM, condizione difficilmente riscontrabile in soggetti sani e che consente di indagare i correlati EEG legati al dreaming escludendo il possibile fattore confondente di un precedente sonno NREM.
Metodo
Sono stati sottoposti al MSLT 43 pazienti (25 maschi e 18 femmine, età media: 35 ± 14.2 anni) con diagnosi di narcolessia di tipo 1 (NT1) e al risveglio da ogni nap è stato chiesto di descrivere verbalmente l’eventuale esperienza onirica ricordata. Il campione sperimentale è stato determinato in base alla presenza delle due condizioni recall (REC) e no-recall (NREC), al risveglio da 2 nap caratterizzati selettivamente da sonno REM o NREM. Usando questo criterio, sono state selezionate 20 combinazioni REC/NREC all’interno dello stesso soggetto per il sonno REM e 23 per il sonno NREM (età media=35 ± 14.2). Come indice di attivazione corticale, è stato confrontato tra le condizioni il rapporto tra le potenze delta e beta.
Risultati e conclusioni
Dai risultati emerge che un decremento del delta centro-parietale per i risvegli dalla fase REM e un decremento del delta e un incremento del beta parietale destro per quelli in fase NREM sono predittivi del successivo ricordo dei sogni. Inoltre, considerando il rapporto tra le potenze delta e beta, il sonno NREM associato alla condizione REC mostra anche un'attivazione corticale più elevata. I risultati sembrerebbero coerenti con i principali modelli di attivazione, secondo i quali una maggiore attivazione cerebrale faciliterebbe il recupero dei contenuti onirici. Infatti, i risultati mostrano come un’attività EEG maggiormente sincronizzata, e quindi livelli più bassi di attivazione corticale, impedisca il recupero mnestico dell’attività onirica, per cui il ricordo dei sogni sembrerebbe più probabile quando vi è una maggiore attivazione cerebrale durante il sonno. Inoltre, i risultati su un campione clinico di NT1 sono coerenti con alcuni recenti studi nell’ambito del dreaming su soggetti sani; tale coerenza con la letteratura potrebbe essere indicativa del fatto che i meccanismi di codifica della memoria episodica durante il sonno non risentono dello specifico disturbo del sonno. Infine, le aree cerebrali che mostrano differenze significative tra le condizioni REC e NREC, sia per il REM che per il NREM, risultano essere quelle parietali, coerentemente con il loro ruolo chiave nella produzione, codifica e recupero dell'esperienza onirica
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
koamabayili/VECTRON-author-checklist: VECTRON author checklist
We have done our best to complete the author checklist relating to the use of animals in the hut study. Note that the objective for the hut study was to evaluate the IRS treatment applications for residual efficacy against Anopheles mosquitoes, including the local An. coluzzii mosquito population. Cows were only used to attract mosquitoes into the huts and no tests were carried out directly on the cows. The author checklist is intended for use with studies where experiments are carried out on animals, which is why we have had such difficulty in completing this for the hut study, as many of the questions do not relate to how the cows were used
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