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    Fotografare il patrimonio costruito, tra espressività narrativa e oggettività documentale

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    La rappresentazione fotografica del patrimonio costruito nelle sue diverse declinazioni sembra oscillare fin dalle sue origini -riconducibili alla diffusione della pratica del viaggio di formazione e favorita dal progresso tecnico dei mezzi di riproduzione – fra due opposte istanze: quella di esprimere visivamente i contenuti emozionali suscitati da luoghi e architetture e quella di documentarne oggettivamente peculiarità fisiche e stato di conservazione. Nel XIX secolo in Italia e nelle principali città europee, sostenuti da una richiesta quantitativamente ed economicamente crescente, si diffondono sempre più figure di fotografi-artisti, la cui disponibilità a sperimentare le potenzialità del nuovo strumento e procedure tecniche talora fantasiose è messa al servizio di un’individuale sensibilità nel catturare l’anima delle città. Si collocano in questa duplice prospettiva sia l’esperienza italiana degli adepti al Circolo fotografico Caffè Greco di Roma, accomunati dall’adozione di un linguaggio pittorico-vedutista, e sia quella del fotografo parigino Eugène Atget, la cui vastissima produzione fotografica è caratterizzata da una marcata tensione verso l’oggettività descrittiva. Negli stessi anni i fratelli Alinari fondano a Firenze l’omonimo studio fotografico, i cui stilemi di neutralità orienteranno soprattutto le campagne pubbliche di censimento del patrimonio e costituzione di fondi archivistici, come quella del GFN-Gabinetto Fotografico Nazionale, poi confluito nell’ICCD- Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. Negli anni ’80 del secolo scorso, mentre in Italia si consolida l’approccio istituzionale alla rappresentazione visuale del patrimonio materiale in senso fortemente documentale e oggettivistico, in Francia, sotto la presidenza Mitterand, viene lanciata la Mission Datar, che, riferendosi in parte al modello operativo della ottocentesca Mission héliographique, raggruppa 28 fotografi di fama internazionale con il compito di descrivere visualmente “le paysage française des années 1980”, secondo principi che non intendono comprimere, ma anzi valorizzare ampiamente le capacità espressive di ciascuno di essi. In tale scenario, caratterizzato dalla contrapposizione tra istanze artistico-espressive e requisiti documentali e archivistici, il contributo analizza due esperienze di ricerca che hanno saputo recuperare i contenuti con potenziale valore documentale all’interno di collezioni fotografiche nate con tutt’altre finalità. Il primo caso studio indagato si riferisce al lavoro compiuto, per la BEIC- Biblioteca Europea di Informazione e Cultura da Silvia Poli e Pierangelo Cavanna, curatori del Fondo Paolo Monti, grazie al quale circa 17000 immagini (fra positivi, negativi, diapositive e chimigrammi) del fotografo novarese -una volta schedate, datate e geolocalizzate- sono state rese liberamente disponibili su Wikimedia Commons. Il secondo esempio concerne invece la ricerca condotta su circa 240 edifici residenziali, realizzati a Buenos Aires da progettisti e costruttori italiani, documentati fotograficamente nel volume La Repubblica Argentina all’Esposizione Internazionale di Milano, presentato all’Esposizione del Sempione di Milano del 1906. Sulla base di tale repertorio iconografico, sono state effettuate operazioni di identificazione, analisi, schedatura, geolocalizzazione con restituzione per l’identificazione del punto di presa fotografico di ogni edificio utilizzato nel 1906 e confronto fotografico con lo stato attuale, documentando così tangibilmente l’entità di un patrimonio irreparabilmente perduto.Photographic representation of built heritage in its various declinations seems to have oscillated since its origins - traceable to the spread of the practice of educational travel and favoured by the technical progress of means of reproduction - between two opposing instances: that of visually expressing the emotional contents aroused by places and architectures and that of objectively documenting their physical peculiarities and state of conservation. In the 19th century, in Italy and in the main European cities, supported by a quantitatively and economically growing demand, more and more photographer-artists figures spread, whose willingness to experiment with the potential of the new instrument and sometimes imaginative technical procedures is put to the service of an individual sensibility in capturing the soul of cities. Both the experience of the followers of the Circolo Fotografico Caffè Greco in Rome, united by the adoption of a pictorial language similar to the 18th-century vedutismo style painting, and that of the Parisian photographer Eugène Atget, whose vast photographic production is characterized by a marked tension towards descriptive objectivity, are both placed in this dual perspective. In the same years, the Alinari brothers founded the homonymous photographic studio in Florence, whose stylistic features of neutrality will influence above all the public campaigns for the heritage census and the creation of archival funds, such as that of the GFN-Gabinetto Fotografico Nazionale, which later merged into the ICCD-Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. In the 80s of the last century, while in Italy the institutional approach to the visual representation of heritage in a strongly documentary and objectivistic sense was consolidated, in France, under the Mitterand’s presidency, the Mission Datar was launched. The Datar, referring in part to the operating model of the nineteenth-century Mission héliographique, brings together 28 internationally renowned photographers, with the task of visually describing "le paysage française des années 1980", according to principles that do not intend to compress, but rather greatly enhance the expressive capabilities of each of them. In this scenario, characterized by contrast between artistic-expressive instances and documentary and archival requirements, the essay analyzes two research experiences that have been able to recover contents with potential documentary value within photographic collections that were born with completely different purposes. The first case study investigated refers to the work carried out, on behalf of the BEIC–Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, by Silvia Poli and Pierangelo Cavanna, curators of the Fondo Paolo Monti. Thanks to it, around 17,000 images (positives, negatives, slides and chemigrams) of the photographer from Novara were filed, dated and geolocated and, finally, made freely available on Wikimedia Commons. Instead, the second example concerns the research conducted on about 240 residential buildings, built in Buenos Aires by Italian designers and builders and documented photographically inside the book La Repubblica Argentina all’Esposizione Internazionale di Milano, in 1906 presented at the Esposizione del Sempione. On the basis of this iconographic repertoire, the operations of identification, analysis, filing, geolocation were carried out, with restitution for the identification of the shooting point of each building photographed in 1906 and photographic comparison with the current state, thus tangibly documenting the entity of an irreparably lost heritage

    Books That Are Like Walking in Quiet Spaces: Artist’s Books, Unreadable Books, Prebooks and Their Heirs

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    This paper’s aim is to be a comparative investigation of artist’s books of the second half of the twentieth century and a selection of books in the current realm of children’s publishing, in order to establish significant points of contact and intersection between the two worlds, even though they are considered distant and separate.In both arenas, it is possible to identify books characterised by the absence of verbal and iconic code and by multi-sensory communication relying almost exclusively on paratextual elements. The forerunner of these experiments seems to be Bruno Munari’s Libri Illeggibili [Unreadable Books] series, a selection of artwork that forgoes text in favour of an aesthetic function alone, which gave rise to new research, including I Prelibri [Prebooks] by Munari himself, which is a series of twelve books that differ in colour, material, and shape and that lack a narrative. The latter is a model that will become a source of inspiration, in more recent years, for the likes of Katsumi Komagata or Hervé Tullet, who are today authors of innovative ‘open works’whose communicative effectiveness derives from the hybridisation of artistic languages

    La riflessione necessaria: la forza della metacognizione nell’era digitale = Reclaiming Reflection: the Power of Metacognition in a Digital Age

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    Nell'era delle lezioni registrate e della trascrizione automatica, gli studenti sono sempre meno stimolati a organizzare autonomamente in forma scritta le proprie conoscenze. Appunti presi alla lettera, apparentemente perfetti, costituiscono spesso l’unico materiale didattico sul quale fare affidamento. Ascoltare e processare nuove conoscenze, per esempio mentre si assiste a una lezione, è avvertito come uno spreco di tempo quando è possibile stenografare tutto ciò che il docente espone. In questo contesto è fondamentale impiegare un approccio didattico volto alla metacognizione, in grado cioè di fornire allo studente gli strumenti necessari ad abilitare una forma di studio consapevole. La richiesta di un distanziamento dal proprio processo di apprendimento, di un’auto-osservazione oggettiva, trova nelle mappe mentali e concettuali un valido alleato. L’elaborazione, su carta o in digitale, di una rete di collegamenti logici tra più concetti consente, infatti, di lavorare sul rapporto tra l’oggetto dell’apprendimento e le proprie strutture mentali, o!rendo all'individuo la possibilità di orientarsi proficuamente all'interno dei più diversi argomenti disciplinari e di rafforzare al contempo le proprie strategie operative. Il capitolo presenta due esperienze didattiche incentrate sull'elaborazione di mappe mentali, sperimentate nel corso del primo semestre dell’anno accademico 2020/2021 presso l’Università degli Studi di Milano, durante il periodo di didattica a distanza e di didattica digitale integrata dovuto all'emergenza sanitaria globale. Le attività, proposte nell'ambito di discipline scienti#che, sono state progettate per guidare gli studenti nel percorso di studio individuale, consentendo loro di lavorare non solo sull'elaborazione, l’organizzazione e la rappresentazione delle conoscenze, ma anche sulla consapevolezza,l’autoregolazione e il monitoraggio delle proprie strategie di apprendimento. In un caso è stato posto l’accento sull'importanza di uno studio continuativo e strutturato nel tempo, mentre nell’altro è stata favorita la ricerca di soluzioni attraverso il confronto con l’altro. Il lavoro sulla dimensione soggettiva e su quella intersoggettiva ha consentito ai docenti di ottenere informazioni utili per indirizzare la progettazione delle lezioni e per intervenire tempestivamente sulle difficoltà e sulle lacune più evidenti. Il forte entusiasmo partecipativo e i commenti positivi hanno confermato il valore di un evento didattico che mira a promuovere l’attribuzione di un ruolo attivo, competente e autonomo al discente, rendendolo protagonista dell’arte dell’apprendimento

    Mappare il territorio cremonese: dall’iconografia alle tecniche di remote sensing e GIS = Mapping the Cremonese Territory: from Iconography to Remote Sensing and GIS Techniques

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    A causa della pandemia, stiamo assistendo a un grande cambiamento nelle nostre vite, delle nostre città e dei territori estesi in cui sono inserite. In questo senso il paesaggio diviene una risorsa centrale del futuro delle nostre comunità, e la rigenerazione si oppone finalmente alla forte e selvaggia urbanizzazione della seconda metà del XX secolo. A riaccendere le sensibilità ambientali sono le strategie che innescano la riqualificazione dei sistemi periurbani attivi, non più subordinati alla centralità della vita cittadina. A tal fine abbiamo condotto un’analisi carto-iconografica della provincia cremonese, considerando sia l’ambito fisico territoriale sia quello storico-iconografico, finalizzando tali analisi alla creazione di un insieme di direttive strategiche non esplicitate in questa ricerca, che ci permettessero di intuire come interventi puntuali possano esercitare pressioni sul territorio e portarlo gradualmente alla sua riattivazione. Questo lo scopo della ricerca sul paesaggio locale, tra la città di Cremona e il fiume Po, un corridoio verde simile a tante altre realtà in Italia e all’estero, ma di assoluta attualità sotto il profilo della sostenibilità ambientale e meritevole di essere approfondito come tema di ricerca. Allo scopo di giungere a una comprensione più completa dei fenomeni in corso e del passato, è stata effettuata anche un’analisi sinottica sovrapponendo le mappe storiche rinvenute sulla città e sul territorio di Cremona, con la costruzione di una matrice storica mediante la rappresentazione di specifiche linee temporali, e una lettura iconografica dei valori paesaggistici presenti e passati. La ricerca principale sugli ecosistemi è stata condotta a partire dalle mappe provinciali sino a quelle comunali, descrivendo graficamente il rapporto dialettico tra i due elementi di paesaggio più rilevanti del luogo, la città e il fiume, e il verde che li connette. Infine, per comprendere le qualità del carattere del paesaggio, la rappresentazione dei dati è stata elaborata anche mediante utilizzo di immagini satellitari (Remote Sensing) e Sistemi Informativi Territoriali (SIT-GIS) e utilizzata a varie scale, la copertura del suolo è stata definita inoltre attraverso gli ecosistemi terrestri e le zone umide. Tramite l’analisi di indici di vegetazione e di costruito, si è giunti a definire le aree come zone di verdi naturali, semi naturali, a copertura urbana e la loro distribuzione e diffusione in termini comparativi mediante ricerche specifiche sull’evoluzione stagionale delle aree vegetati, l’evoluzione a lungo termine della vegetazione e delle aree edificate e la relativa integrazione con il database del verde urbano di Cremona. Questo punto di vista sincretico, che media tutte le tecniche di analisi e rappresentazione dei dati, mette in luce i punti di forza e di debolezza di una cintura verde che si trova tra la città e il fiume, fornendo informazioni sul miglioramento dei collegamenti reciproci, tangibili e intangibili, fra storia, iconografia e rappresentazione del dato fisico

    Mappatura dinamica delle condizioni stagionali del paesaggio

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    Il progressivo sviluppo delle forme e dei linguaggi della rappresentazione in relazione all’ampia diffusione delle tecnologie digitali ha consentito la costruzione di nuovi modelli interpretativi della realtà, per lo studio di fenomeni complessi in atto nella città e nel territorio. In questo contesto specifico, il ruolo delle mappe, e più in generale dell’azione di mappatura, deve essere inteso non come forma di riproduzione dell’esistente, ma piuttosto come atto creativo per rintracciare nuove relazioni tra le entità territoriali indagate. In particolare, il presente contributo prende in considerazione il tema della mappatura dinamica relativa alle condizioni di clìmax del paesaggio (es. fioritura, foliage, allagamento ecc.), che è resa possibile grazie all’ampia disponibilità di immagini satellitari, che oggi sono utilizzabili grazie alla rete di sensori satellitari, che forniscono dati geo-spaziali per lo studio dei fenomeni in atto sulla superficie terrestre. Si considerano, in particolare, gli aspetti mutevoli del paesaggio, nello spazio e nel tempo, che non possono essere rappresentati in una mappa statica. L’interpretazione dei dati derivanti da serie temporali di immagini satellitari, consente di ‘mappare' particolari condizioni stagionali del paesaggio, che si verificano in contesti ambientali specifici (es. boschi, vigneti, risaie ecc.), e che possono essere di supporto per la definizione di nuove strategie di gestione e sviluppo del territorio, in relazione ai cambiamenti climatici, al monitoraggio dei territori fragili, ma anche per scopi turistici, in particolare per quel che riguarda il turismo esperienziale. Dal punto di vista metodologico, la ricerca mostra l’applicazione delle tecniche di telerilevamento per la costruzione di mappe tematiche multi-temporali, ottenute dall’elaborazione di immagini satellitari multispettrali, mediante le quali è possibile bile calcolare gli indici vegetazionali (es. NDVI). Nell’ambito della ricerca, si riportano gli aspetti metodologici principali, le tecniche di mappatura adoperate mediante l’applicazione degli strumenti GIS e le mappe tematiche risultanti. La metodologia è stata applicata a casi di studio reali, come ad esempio la mappatura del fenomeno scenico della fioritura del Pian Grande di Castelluccio di Norcia e dell’allagamento delle risaie, nel paesaggio compreso tra Torino e Milano, con l’obiettivo di verificarne l’efficacia, sia per quel che riguarda gli aspetti analitici, sia per quel che riguarda l’adeguatezza in termini di rappresentazione grafica.The development of visual representation forms and languages, in relation to the broad dissemination of digital technologies, has enabled the making of new interpretative models of reality, in order to investigate the complex phenomena, which are taking place in the city and in the territory. In this framework, the role of maps, and more generally of the mapping process, must be understood not as a reproduction of the existing world, but rather as a creative practice to trace new relationships between the selected territorial entities. Particularly, the dynamic mapping subject, relating to the climax conditions of the landscape (e.g. flowering, foliage, flooding, etc.), has been analyzed in the current research; nowadays the huge availability of satellite imagery can be used, due to the widespread network of satellite sensors, which provide high-resolution geospatial data for the investigation of phenomena taking place on the Earth surface. Particularly, the seasonal landscape changes, that are variable in terms of space and time, which cannot be represented in a static map, have been taken into account. Such scenic conditions of the landscape, which occur seasonally in specific environmental contexts (e.g. woods, vineyards, paddy-rice fields, etc.), can be ‘mapped’ by processing geospatial data, coming out from time-series satellite imagery. The dynamic map making can support the definition of new strategies that can affect many fields of our society such as landscape management, climate change, fragile territories monitoring and experiential tourism. From the methodological point of view, the research shows the application of remote sensing techniques for multi-temporal thematic map making, by processing multispectral satellite imagery, which enable the computing of vegetation indices. The research shows the main methodological aspects, the mapping techniques, the GIS tools and the resulting thematic maps. The methodology has been applied to case studies in Italy, such as the mapping of the scenic phenomenon of the spring blooming in the Pian Grande of Castelluccio di Norcia, and the flooding of paddy-rice fields, in the landscape between Turin and Milan, with the aim of testing its effectiveness in terms of analysis, and its coherence in terms of graphic representation

    Fotografie di città nell’AI. Sperimentare identità mediate dalle reti neurali

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    Il seguente articolo intende indagare, sotto il profilo teorico-culturale, l’alterazione delle immagini fotografiche da parte dell’intelligenza artificiale come espressione di immagini aleatorie dell’identità della città. In particolare, si intende riflettere sul potenziale apporto scientifico che le reti neurali possono fornire, costituendo un valido modo di restituire rappresentazioni identitarie, seppur fittizie e immaginarie, per restituire l'immagine della città
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