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    La santità medievale. (Con un saggio introduttivo di G. Barone)

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    Fenomeno di enorme rilevanza nella società e nella cultura medievale, la santità è oggetto di un numero davvero considerevole di studi. Il volume si propone di offrire un orientamento nel quadro della vasta bibliografia, corredato da una introduzione sulla storia della santità (Giulia Barone); sulla storia della letteratura agiografica e della disciplina agiografica (Umberto Longo). La bibliografia a cura di Umberto Longo è strutturata in capitoli suddivisi in sezioni, comprende duemilacinquecento voci ed è organizzata in una serie di percorsi tematici che riflettono gli indirizzi della ricerca sull’agiografia e la santità

    La santità medievale

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    Fenomeno di enorme rilevanza nella società e nella cultura medievale, la santità è oggetto di un numero davvero considerevole di studi. Il volume si propone di offrire un orientamento nel quadro della vasta bibliografia, corredato da un saggio introduttivo sulla storia della santità (Giulia Barone); e da un panorama storiografico sulla storia della letteratura e della disciplina agiografica (Umberto Longo). La bibliografia a cura di Umberto Longo è strutturata in capitoli suddivisi in sezioni, comprende duemilacinquecento voci ed è organizzata in una serie di percorsi tematici che riflettono gli indirizzi della ricerca sull’agiografia e la santità

    A Saint of Damned Memory. Clement III, (Anti)Pope

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    Subito dopo la morte dell’(anti)papa Clemente III avvenuta a Civita Castellana nell’anno 1100, diverse fonti scritte recarono testimonianza dei molti miracoli – «plurima miracula» – avvenuti attorno alla sua tomba. Questi miracoli contribuirono alla diffusione della fama della santità di Clemente, che fu vigorosamente sostenuta dal partito antigregoriano e risolutamente osteggiata dai successori di Gregorio VII. Affermata dagli uni, contrastata dagli altri e in definitiva condannata all’oblio, la santità di Clemente III illustra ampiamente le ragioni per cui la Riforma del secolo XI non può essere interpretata come un processo univoco e lineare

    «O utinam anima mea esset in corpore tuo!». Pier Damiani, l’amicitia monastica e la riforma

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    L'amicizia si esprimeva attraverso la densissima serie di relazioni di Pier Damiani con una folla di interlocutori, a cominciare dai membri della sua comunità per finire con i monaci di Cassino e Cluny. Una speciale sensibilità emotiva e la condivisione di peculiari comportamenti ascetici e penitenziali alimentavano la forza vincolante che orientava la ristretta cerchia degli asceti seguaci di Pier Damiani a sviluppare, attorno alla passione di Gesù, una teologia per cercare di vivere la propria carne. Per quanto riguarda gli anni '60 del secolo XI si cerca di estendere la proposta di perfezione ascetica di questa cerchia, in particolare verso il monachesimo di Cassino

    I cistercensi, il papato e la riforma a Roma alla metà del secolo XII: l'abbazia dei Santi Vincenzo e Anastasio

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    ITALIANO: Il saggio prende in esame la presenza cistercense nell’abbazia romana dei Santi Vincenzo e Anastasio alle Acque Salvie nel quadro dell’articolato processo di riforma ecclesiastica tra XI e XII secolo, all’interno del quale convivono riforma monastica, elaborazione del primato pontificio e consolidamento territoriale del Patrimonium sancti Petri. Sono indagati i profili del primo gruppo di monaci riformatori all’indomani dell’insediamento cistercense nel 1140. Il fatto che gli esponenti di tale monachesimo, rigoroso e riformatore, fossero intellettuali o comunque uomini con una formazione culturale eccellente, provenienti da ambienti e centri notevoli, come nel caso dei pisani, o eccezionale come nel caso di Nicolò Maniacutia, provvide senz’altro di un ulteriore valore scelte che nell’azione del papato alla metà del XII secolo unirono all’esigenza di incrementare la proliferazione di centri di riforma religiosa e culturale quella di disporre di elementi affidabili e rigorosi nella costruzione e amministrazione territoriale, economica e politica del Patrimonium sancti Petri. / ENGLISH: The paper examines the Cistercian presence in the Roman abbey of SS. Vincenzo e Anastasio alle Acque Salvie in the framework of the complex process of ecclesiastical reform between the eleventh and twelfth centuries, within which monastic reform, the elaboration of papal primacy and the territorial consolidation of the Patrimonium sancti Petri coexisted. The research outlines the profiles of the first group of reforming monks in the wake of the establishment of the Cistercian settlement in 1140. The fact that exponents of such a rigorous and reformist form of monasticism were intellectuals or, in any case, men with an excellent cultural background, who came from remarkable milieux and centers (as in the case of the Pisans) or exceptional as in the case of Nicolò Maniacutia, certainly gave additional value to the papal choices around the mid-twelfth century. In fact, the popes felt the need to foster the proliferation of the centers of religious and cultural reform by relying on trustworthy and rigorous churchmen when it came to constructing and administering the territory, economy and politics of the Patrimonium sancti Petri

    L’idolo delle origini. la ri-costruzione della storia a Farfa attraverso le stratificazioni di un testo

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    Il saggio inaugura la nuova collana promossa dall'ISIME e dall'abbazia di Farfa con la pubblicazione anastatica della cosiddetta Constructio farfensis curata da Ugo Balzani, accompagnata da uno studio che, oltre a ripercorrere le varie tappe della storia del testo nelle sue intricate relazioni e dipendenze testuali e nei suoi percorsi editoriali, propone nuove considerazioni sui suoi rapporti con altri testi, sulle sue funzioni e sulla sua identità

    L'esperienza di riforma avellanita e i rapporti con il mondo monastico

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    E' stato possibile rilevare un itinerario all'interno dei lavori e delle azioni di Pier Damiani volgendo l'attenzione su alcuni passi e alcuni punti focali a partire dai suoi scritti agiografici, che recano testimonianza delle varie fasi dell'azione di Pier Damiani e della sua reazione al definirsi del processo di riforma. C'è un'evidente evoluzione nell'atteggiamento di Pier Damiani dall'inizio della sua carriera fino alla fine; la sua agiografia costituisce un sensore sensibile ed estremamente raffinato di questo sviluppo che riflette e trasmette incisivamente gli ideali di santità dell'autore e le sue aspirazioni ascetiche in direzione della riforma. Negli ultimi anni della sua vita Pier Damiani sembrò ritrarsi dalla riforma ecclesiastica romana per orientarsi verso una riforma di quelli che egli riteneva le epressioni forti del monachesimo (Cluny e Montecassino) per coinvolgerli nel propri progetti di riforma

    Culto dei santi e storia del territorio in Sabina. Il santuario di San Michele al Monte Tancia nell’altomedioevo

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    Il saggio intende mettere in luce le relazioni che intercorrono tra culto dei santi e territorio. Nella formazione della identità del territorio della Sabina il culto dei santi è senza dubbio uno degli elementi che maggiormente concorrono alla definizione. Si prendono in esame le strategie cultuali e scrittorie dell’abbazia di Farfa tra alto e pieno medioevo per la promozione dei culti in relazione al controllo religioso – e non solo- del territorio con una specifica attenzione alle vicende legate al controllo del santuario di S. Michele al Monte Tancia

    Romualdo di Ravenna e le sue fondazioni

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    Contributo incentrato sui risvolti spirituali e le motivazioni profonde dell'azione di fondatore di Romualdo, in rapporto alla sua esperienza esistenziale e alIa sua idea di riforma del monacheslmo della Chiesa e della societa cristiana

    Agiografia e identità monastica a Farfa tra XI e XII secolo

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    Lo studio parte dall’esame di un testo composto alla fine dell’XI secolo - inizi del XII nel codice Farf. 32, della Bibl. Naz. Centrale di Roma che è il primo e unico testimone agiografico di cui attualmente disponiamo sulla Vita dell’abate Tommaso (VIII secolo), secondo fondatore dell’abbazia di Santa Maria di Farfa in Sabina. Questo testo deve essere considerato alla luce del clima culturale e ideologico farfense della fine dell’XI secolo, del quale rappresenta una testimonianza significativa e in linea con il Chronicon di Gregorio di Catino e la documentazione. Si tratta della celebrazione liturgica della figura di Tommaso e della seconda fondazione di Farfa, la cui buona riuscita è evidenziata attraverso l’inserzione nella dodicesima lezione dei ritratti dei primi quattordici abati. Non si può affermare che sia “sic et simpliciter” la Constructio farfensis, opera più antica che doveva contenere antiche tradizioni storico-agiografiche farfensi, e che molto probabilmente rappresenta una fonte importante di tale testo, quasi sicuramente la principale, ma non sembra assiomatico e forse è limitante concepire il testo presente nel cod. Farf. 32 come la copia, peraltro incompleta, di tale opera. Secondo la testimonianza di Gregorio da Catino la Constructio possedeva un proemio che trattava di Lorenzo, di cui non vi è alcuna traccia nel testo del Farf. 32. Il testo deve essere considerato come un’unità coerente sul piano della struttura formale e contenutistica, nella quale in una compresenza di piani e in una “labilità di confini”, confluiscono elementi mutuati dalla tradizione agiografica e storica, scritta e assai probabilmente orale, ma che è permeato anche di una palese valenza politica volta al presente. Rispetto alla Constructio può essere definito una riscrittura, la “riattualizzazione agiografica” di un testo, che assume una nuova identità e riflette le posizioni ideologiche e politiche di Farfa negli ultimi anni del secolo undecimo. Può in realtà essere definito Constructio, ma nella versione dell’XI secolo, inserita nel quadro di un processo di ridefinizione della memoria storica e agiografica in rapporto costante con le strategie politiche del monastero. Nel clima politico infuocato del periodo cruciale della lotta per le investiture, in seguito alle polemiche sulla prima fondazione di Farfa e le minacce alla sua stessa autonomia da parte della curia romana, il testo liturgico del Farf. 32 rappresenta una testimonianza perfettamente in linea con le esigenze politiche di Farfa, che rilancia il culto per Tommaso e pone in evidenza la celebrazione della sua seconda fondazione indipendente da Roma. Nel manoscritto Farf. 32 si trova una testimonianza assai indicativa del rapporto di osmosi tra storia, agiografia e liturgia nella codificazione dell’identità monastica di Farfa e della capacità di rifunzionalizzazione e attualizzazione delle tradizioni agiografiche
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