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Introduction to The Middle East and the Cold War: Between Security and Development
The Cold War was a multidimensional conflict whose main area of contention was post-WWII Europe but whose goals and scope reached far beyond the so-called “old continent”. It would be absurd and historically false to determine the political history of the post-WWII Middle East only along the dynamics and time- frame of the Cold War: the Arab-Israeli conflict outlived the fall of the Berlin Wall, the “socialist” republics of Syria and Iraq, for example, survived their major allies of the Eastern bloc, and the Islamic Republic of Iran also shuffled all cards of Cold War alignments and theories. However, evidence from fresh research and recent historiography has shown how the Cold War conditioned the conflicts and dynamics of the Middle East, whose origins were not of its making but whose outcomes were able to affect the strategic balance of power between the two camps, and thus legitimated their interventions. This volume gathers the contributions of young scholars involved with the international history of the Middle East in the 1950s and 1960s. Building on the literature concerning strategic issues, this volume focuses on the linkages between security and development: more precisely, between Cold War interventions and the political and economic dynamics of the postcolonial Middle East
EMILIA-ROMAGNA: ARCHITETTURA E IMPEGNO SOCIALE
La mostra si interroga sul ruolo dell’architettura nel campo esteso del progetto identificando la committenza come l’ampia comunità su cui l’opera impatta. Abbandonando da un lato la matrice artistica dell’architettura che ritiene in sé salvifica la bellezza formale, dall’altro la matrice tecnologica che pretende per la disciplina del progetto uno statuto di scientificità che non le è proprio, viene proposto un ritorno all’essenza politica dell’architettura.
Curatori sezioni
Piacenza: Massimo Ferrari (Politecnico di Milano)
Parma / Fidenza: Dario Costi (Università di Parma)
Reggio Emilia: Andrea Zamboni (Università di Parma)
Modena: Matteo Agnoletto (Università di Bologna)
Bologna: Annalisa Trentin (Università di Bologna)
Ferrara: Gabriele Lelli (Università di Ferrara)
Imola / Faenza / Ravenna: Andrea Luccaroni (Università di Bologna)
Forlì / Cesena / Rimini: Giorgio Liverani (Università di Bologna) Michele Vasumini
Mostra promossa da
Università di Bologna - Campus di Cesena, Dipartimento di Architettura - Dipartimento di Eccellenza MIUR
Con il patrocinio di
MIC Ministero della Cultura
Università di Bologna
Università di Ferrara
Politecnico di Milano
Università di Parma
Ordine degli Architetti della Provincia di Forlì-Cesena
Comune di Neviano degli Arduini
MUseoSElla
Parma Capitale della Cultura 202
Balancing Reconstruction Error and Kullback-Leibler Divergence in Variational Autoencoders
Likelihood-based generative frameworks are receiving increasing attention in the deep learning community, mostly on account of their strong probabilistic foundation. Among them, Variational Autoencoders (VAEs) are reputed for their fast and tractable sampling and relatively stable training, but if not properly tuned they may easily produce poor generative performances. The loss function of Variational Autoencoders is the sum of two components, with somehow contrasting effects: the reconstruction loss,improving the quality of the resulting images, and the Kullback-Leibler divergence, acting as a regularizer of the latent space. Correctly balancing these two components is a delicate issue, and one of the major problems of VAEs. Recent techniques address the problem by allowing the network to learn the balancing factor during training, according to a suitable loss function. In this article, we show that learning can be replaced by a simple deterministic computation, expressing the balancing factor in terms of a running average
of the reconstruction error over the last minibatches. As a result, we keep a constant balance between the two components along training: as reconstruction improves, we proportionally decrease KL-divergence in order to prevent its prevalence, that would forbid further improvements of the quality of reconstructions. Our technique is simple and effective: it clarifies the learning objective for the balancing factor, and it produces faster and more accurate behaviours. On typical datasets such as Cifar10 and CelebA, our technique sensibly outperforms all previous VAE architectures with comparable parameter capacity
Il progetto dell'edificio alto
Indagine sul progetto dell'edificio alto in Italia, con contributi di G.Leoni, T.Trombetti, A. Coppa, F. Bucci, L. Montedoro, A. Zamboni, G. Braghieri, F. Purini, G. Malacarne, P. Solomita, A. Palmieri
Presentazione
Il saggio illustra i contenuti del libro e indaga nello specifico la situazione contemporanea del tema abitativo rispetto alle problematiche economiche e social
Introduzione
Il progetto dell'edificio alto rappresenta una delle chiavi per comprendere le potenzialità di un territorio legato alle forme della costruzione. Il testo propone la definizione di un quadro di riferimento nella ricerca di una identità dei territori in relazione alla costruzione dell'architettura - nel caso specifico dell'edificio alto
Il Landmark di Melbourne (1979), le torri per l'area Garibaldi-Repubblica di Milano (1991) e l'edificio Techint di Buenos Ayres (1984)
Nello scritto Il Landmark di Melbourne (1979), le torri per l'area Garibaldi-Repubblica di Milano (1991) e l'edificio Techint di Buenos Ayres (1984), Gianni Braghieri pone l'attenzione sul tema di architettura dell'edificio alto, indagando in maniera approfondita il rapporto tra città, forma e struttura, attraverso l'analisi critica di alcuni importanti progetti di torri, sia in Italia sia all'estero
Torri e paesaggi urbani
Torri e paesaggi urbani. Il testo corredato da progetti pone in risalto il ruolo dell'edificio alto nella costruzione di un paesaggio urbano. Il carattere urbano degli edifici alti è messo in risalto nella sua componente civica, nel contribuire alla costruzione dei luoghi pubblici e nella componente costruttiva
TUTELA DEL LAVORO E LIBERTA' D'IMPRESA NEI PROCESSI DI ESTERNALIZZAZIONE
L’elaborato analizza le conseguenze lavoristiche della successione fra imprenditori, muovendo da una ricognizione delle varie tipologie di esternalizzazione con le relative esigenze e principali criticità.
L’indagine si concentra in primo luogo sul trasferimento d’azienda, esaminando la normativa e la giurisprudenza europee per passare poi alla disciplina di diritto interno, alle procedure sindacali e a uno specifico focus sul trasferimento delle aziende in crisi.
Successivamente l’autore si sofferma sull’appalto, prendendone in particolare considerazione gli indici di genuinità, i criteri di distinzione dalla somministrazione illecita di manodopera e la tutela delle maestranze in caso di avvicendamento fra imprese.
Da ultimo, la ricerca approfondisce le c.d. “clausole sociali”, sia di prima che di seconda generazione, valutandone la compatibilità con il diritto eurounitario e con la costituzione nonché riflettendo sui possibili rimedi in caso di loro violazione.The author analyzes the labour consequences of the succession between entrepreneurs, starting from a recognition of the various types of outsourcing with the related needs and main critical issues.
The survey focuses primarily on the transfer of businesses, examining European legislation and case-law and then moving on to internal legislation, trade union procedures and a specific focus on the transfer of companies in crisis.
The author then dwells on the contract, taking into account in particular the indications of authenticity, the criteria of distinction from the illicit administration of labour and the protection of workers in the event of turnover between companies.
Finally, the research deepens the "social clauses", both first and second generation, assessing their compatibility with European law and with the constitution and reflecting on possible remedies in case of their violation
Attualità di un "bisogno di Ricci" nei rapporti tra Stato cinese e cultura cattolica
Si tratta di un breve intervento in seno al più importante convegno internazionale organizzato dall'univeristà di Macerata in occasione delle celebrazioni ricciane del 2010, con il quale si cerca di ripercorrere, nella prospettiva dell'assenza di una figura come quella di Ricci, il rapporto Stato-Chiesa nella Cina post-1949 e soprattutto di mettere in evidenza le grandi reciproche incomprensioni culturali -prima ancora che politiche- che hanno caratterizzato e caratterizzano spesso ancor oggi le relazioni fra Pechino e la Santa Sede
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