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    Recensione a: Jacques Houriez, Paul Claudel rencontre l'Asie du tao

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    Tra i critici più particolarmente impegnati nello studio dell'opera di Paul Claudel, colui che fra i primi ha cercato di individuarlo e definirlo nei suoi rapporti tra letteratura e testo sacro, Jacques Houriez presenta ora una monografia che, con dovizia di particolari, si interessa al problema dell'incontro e della conoscenza del tao

    On Tao-min 道民 on the Che-hsi 浙西 Region in the Sung 宋 Dynasty

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    In the Southern Sung there was a religious group of half-priest, half-lay persons in the Che-hsi area known tao-min. They were regarded as a dangerous religious sect in the Southern Sung and often were restricted by the officialdom. Until now they have either been seen as followers of Manichaeism known ch'ih-ts'ai shih-mo 喫菜事魔 or as believers in the Po-yun 白雲 sect which was a heterodox Buddhist sect. Both theories are but deductions based on a memorial of 1198 or one of 1202 which quotes the former, while the real situation of the tao-min then was unclear. This essay makes use of tao-min materials as yet unintroduced which were recorded in the Wu-hsing chin-shih chi 吳興金石記 and the Chia-ho chih 嘉禾志. The tao-min were a group of construction workers who built such things as stone bridges and temples, and they received the patronage of the local Che-hsi authorities. It is clear that, even after their prohibition order was issued, they did not completely change and continued actively into the Yuan 元 dynasty. Furthermore, their active social situation in Che-hsi will be outlined, and we will show that half-priest, half-lay Buddhist believers similar to tao-min lived elsewhere in China and that such believers in fact supported the Buddhist activities at the time. Finally, we have deduced that while tao-min were not Manichaean and can be seen as followers of the Po-yun sect they were not its leadership stratum but rather a stratum of believers belonging to the larger Po-yun group

    Il Tao e la Filosofia di Jaspers. Ontologie dell'esistenza tra Cina e Occidente

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    1) Proposito e focus della ricerca: scopo della presente ricerca è approfondire l'attuale conoscenza che del taoismo filosofico antico abbiamo in Occidente, attraverso la lettura “esistenzialista” di Laozi fatta da Karl Jaspers. Il focus è l'analisi della fuorviante, in certo grado, assimilazione del taoismo alla filosofia dell'esistenza e alla metafisica neoplatonica che ispira lo stesso Jaspers. 2) Metodo : si tenta di chiarire il perché Jaspers fraintenda Laozi e il taoismo seguendo il seguente percorso: A) esplorando il concetto di esistenza elaborato da Jaspers (mögliche Existenz) nonché la sua ipotesi storiografica del periodo assiale dell'umanità (SEZIONE PRIMA: JASPERS); B) esplorando inoltre (nella SEZ. SECONDA: TAOISMO): 1. l'evoluzione storica del concetto di tao, 2. l' “onto-cosmologia” taoista (nozione coniata da Cheng Zhongying 成中英), 3. l'assenza nella lingua cinese classica del verbo essere (A. Graham) e 4. la relativa assenza nel taoismo di una ontologia metafisica; C) analizzando e confutando l'interpretazione metafisica di Laozi argomentata compiutamente da Jaspers ne I grandi filosofi, alla luce di quanto esposto nella prima e nella seconda sezione (SEZIONE TERZA: JASPERS E IL TAOISMO). 3) Risultati: 1– La causa principale del fraintendimento della nozione di tao nell'interpretazione di Jaspers è riposta nello stesso concetto guida e cardine della filosofia dell'esistenza: il concetto di esistenza. Jaspers parla di “esistenza possibile”(mögliche Existenz) concetto questo che si fonda sull'idea di “possibilità” (ted. möglichkeit, gr. δύναμις) esistenziale, ovvero sull'idea della possibilità d'essere o non essere da parte d'ogni esserci e d'ogni cosa. In virtù di tale idea Jaspers afferma che “il Tao è nulla” – nulla di ciò che possiamo vedere, udire, toccare e prendere: “Per tanto che l'essere è ciò che vediamo, ascoltiamo, prendiamo, che è immagine e figura, il Tao è nulla” afferma risolutamente Jaspers in Die grossen Philosophen. Il tao è, in questa interpretazione, oltre l'esperienza. E' un essere trascendente e però, allo stesso tempo, è l'immanente processo del divenire tra l'essere e il nulla di ogni cosa. Il tao è per Jaspers “esistenza possibile”; è cioè la possibilità e la libertà d'essere o non essere propria d'ogni cosa e d'ogni esserci. 2– Tuttavia Jaspers, al di là di questo errore ermeneutico, coglie e chiarisce alcuni importanti aspetti della cultura e del pensiero cinese che sono: “l'armonia del tutto”, “l'assenza del tragico” e “la mancanza di soteriologie”. 3– Jaspers ad ogni modo non coglie il cuore pulsante del taoismo: non si avvede infatti che nel taoismo ogni cosa e ogni essere, così come appaiono e si manifestano nell'esperienza, sono tao. 4) Tentativo di conclusione: Jaspers non coglie il cuore pulsante del taoismo poiché intende il tao – in virtù del suo concetto d'esistenza – come un Super-essere, come un essere straordinario esistente oltre l'esperienza (come il suo Umgreifende, o come il Bene di Platone, l'Uno di Plotino, il Dio di Agostino). Il tao però non giace oltre l'esperienza, la sensibilità e la natura e non è un essere stra-ordinario. Il tao è ogni essere e ogni cosa, così come necessariamente e spontaneamente si manifestano. Ma per comprendere il taoismo e per poter compiere un tuffo nel mare del tao, Jaspers e tutti noi – in quanto occidentali –, dovremmo oltrepassare il nostro ethos e dovremmo dismettere il nostro abito d'interpretare e vivere il cambiamento come un “divenire altro” (E. Severino), ossia la nostra abitudine a intendere il cambiamento come la manifestazione della “possibilità esistenziale” (δύναμις) propria d'ogni cosa d'essere o non essere, ovvero come un divenire tra l'essere e il nulla. Questo significa però che, per intendere in modo corretto e filosoficamente coerente il cuore pulsante del taoismo, dovremmo ricorrere a una nuova ontologia dell'esistenza. Ed è in questa prospettiva e con questo intento che si è chiamato in causa il discorso filosofico di E. Severino

    Jacques Houriez, Paul Claudel rencontre l’Asie du tao

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    Tra i critici più particolarmente impegnati nello studio dell’opera di Paul Claudel, colui che fra i primi ha cercato di individuarlo e definirlo nei suoi rapporti tra letteratura e testo sacro, Jacques Houriez presenta ora una monografia che, con dovizia di particolari, si interessa al problema dell’incontro e della conoscenza del tao («connaissance» e «co-naissance» sono le due nozioni qui da subito menzionate). Come si legge nel «Préambule. Du mode de connaissance selon Claudel» (pp. 7-8),..

    Parole che danno vita

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    Il volume Parole che danno vita di Roberto Quero esplora il potere trasformativo del linguaggio e della narrazione nella dimensione etica e spirituale dell’essere umano. Inserito nel contesto del Terzo Corso di Teologia della Laurea Triennale presso l’Università Cattolica, il testo si sviluppa attorno all’idea che le parole possano essere strumenti di libertà o di oppressione, di illuminazione o di oscuramento. Attraverso un approccio narrativo, il libro intreccia il racconto biblico con la letteratura profana, dimostrando come il linguaggio sia una chiave di accesso alla comprensione del bene e della giustizia. Le riflessioni di Quero si snodano tra riferimenti a Sant’Agostino, Francesco d’Assisi, e autori come George Eliot e Paul Ricoeur, evidenziando come la narrazione sia un elemento essenziale per la costruzione del senso della vita e della fede. Il volume affronta il rapporto tra parola e potere, mostrando episodi storici di censura e controllo del linguaggio, e invitando il lettore a riscoprire il valore delle storie nel processo di discernimento e crescita personale. Attraverso un linguaggio accessibile e coinvolgente, Parole che danno vita si presenta come un testo che non solo introduce alla teologia narrativa, ma che invita il lettore a diventare protagonista di un percorso di scoperta e trasformazione.The book Parole che danno vita by Roberto Quero explores the transformative power of language and narrative within the ethical and spiritual dimensions of human existence. Rooted in the framework of the Third Course in Theology for the Bachelor’s Degree at Università Cattolica, this work engages with theological hermeneutics, literary analysis, and philosophical inquiry to examine how words can either liberate or constrain, enlighten or obscure. Through a narrative-driven methodology, Quero interweaves biblical stories, literary classics, and contemporary cultural reflections, demonstrating how storytelling serves as a key mechanism for interpreting reality, shaping moral consciousness, and fostering critical engagement with the self and society. The book underscores the interplay between sacred and secular narratives, illustrating how biblical texts function not merely as doctrinal sources but as dynamic, performative discourses that challenge and inspire the reader. Drawing from figures such as Augustine, Francis of Assisi, George Eliot, and Paul Ricoeur, the author emphasizes the existential and pedagogical dimensions of narrative theology, where biblical parables and literary fiction alike provide ethical paradigms and cognitive frameworks for making sense of human experience. Furthermore, the text delves into the historical and political dimensions of language, addressing issues of censorship, knowledge control, and the emancipatory potential of reading. Through an interdisciplinary approach—bridging theology, semiotics, literary studies, and ethics—this work offers a compelling reflection on the power of words to shape individual identity and collective memory. Written in an accessible yet academically rigorous style, Parole che danno vita serves as an invaluable resource for scholars in humanities, theology, religious studies, and cultural criticism, as well as for readers interested in the intersections of faith, literature, and philosophy. The book ultimately presents an invitation: to engage with texts not as passive recipients but as active interpreters and co-creators of meaning, in a continuous dialogue between tradition and contemporary ethical challenges

    Application of Barthes' "Death of the Author" to qur'an: possible or impossible?

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    Qur'an as the sacred book of Muslims has been subjected to different types of interpretations from the beginning of its revelations, approximately from 1400 years ago. All the Islamic theology scholars, even unmuslims, tried to make a contribution as the best of their abilities to its understanding. By the advent of new post-structuralist approaches of textual analysis techniques in West, the possibility of interpreting this holy book has obsessed the modern textual analysts all over the world. This article tried to investigate the possibility of Barthes’ “Death of the Author” as one of the most controversial theories of modern text analysis. Considering the fact that, the author of Qur'an has not been a human to compose the text based on the dominant social, cultural and economical context of that time, the application of Barthes’ “Death of the Author” to the Qur'anic interpretation seems to be logically impossible. Furthermore, as the Qur'anic verses are classified into two categories of “Mohkamaat” and “Motashabehaat” based on Quran itself, this theory of text analysis can be utmost be applied to the latter in order to offer a better comprehension of the “Mohkamaat” as there are various interpretations of these “ayahs” in Islamic literature

    Effetto dell'intervallo di monitoraggio sulla risposta alla TAO : proposta di un trial clinico randomizzato

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    Le ultime linee guida pubblicate dall’American College of Chest Physicians (ACCP) nel 2008 suggeriscono che l’intervallo di monitoraggio fra due rilevazioni di INR durante la terapia anticoagulante orale (TAO) non dovrebbe superare le 4 settimane, ma la raccomandazione è solo di grado 2C (Weak recommendation). Un nostro recente studio osservazionale ha mostrato come un intervallo di 6 settimane sia associato a un minor rischio di INR trombotico (0.3306, CI 95%: 0.26821-0.40470) ed emorragico (0.2659, CI 95%: 0.19724-0.35848), rispetto ad uno di 4 settimane. Questo potrebbe essere in parte dovuto al fatto che i soggetti scelti dal clinico per le visite a 6 settimane sono verosimilmente più stabili e con INR terapeutico da più tempo rispetto ad altri soggetti. Sulla base dei risultati sopra riportati, e dell’impatto che questi possono avere sulla gestione del paziente in TAO, sui risparmi per la Sanità Pubblica, oltre che sulle maggiori risorse e tempo per il personale sanitario, si ritiene necessario valutare, attraverso uno studio clinico controllato randomizzato, se sia possibile visitare pazienti stabilmente in fascia terapeutica ad un intervallo di 6 settimane anziché ad uno di 4 settimane, senza che questo comporti una minore efficacia della terapia in termini di rischio di INR non terapeutico (emorragico e trombotico), prevedendo il protocollo clinico abbreviato a quattro settimane per i soggetti a rischio. I soggetti arruolati verranno assegnati ad una delle due strategie di monitoraggio sopra suggerite. Verranno utilizzati metodi statistici per dati longitudinali, così da tenere in debita considerazione la natura prospettica dello studio. Il protocollo dettagliato dello studio verrà presentato al congresso. Il contributo che questa ricerca potrebbe dare è molto rilevante, e la partecipazione ad esso di altri centri FCSA potrebbe incrementarne la valenza scientifica, poiché l’intervallo terapeutico è ad oggi un aspetto cruciale della TAO visti gli studi in parte contrastanti sull’argomento
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