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I nuovi caratteri dell’emigrazione italiana
L’attenzione verso i trasferimenti all’estero degli italiani è riesplosa prepotentemente negli ultimi anni per effetto della crescita delle partenze che hanno raggiunto una numerosità che non si osservava da alcuni decenni. Sulla base dei dati anagrafici delle cancellazioni per l'estero di cittadini italiani vengono segnalate continuità e novità rispetto al passato della nuova emigrazione. Le propensioni ad emigrare per aree di origine e livelli di istruzione, nonché i principali paesi di destinazione e le differenti caratteristiche demografiche e sociali dei migranti in base alle differenti destinazioni sono gli aspetti discussi nell'articolo
Internal mobility in Italy: A new delay
From the second half of the 1990s, mobility appears to have changed profoundly from the great migrations of the 1960s, for two main reasons: firstly, the rise in short-range mobility; and secondly, the strong increase in attraction by geographical areas in Central and above all North-eastern Italy. In more recent years, the evolution of internal mobility has changed again, with a further fall coupled with a loss of attractiveness for some Central and Northern areas. The recent evolution of mobility could suggest that the large divide between the North and South is closing. However, this is not entirely the case, as differences in mobility by geographicalarea continued to remain and in some cases even increased. In fact, this analysis allows us to show how population loss from the South of Italy has actually risen. This study aims to focus on the evolution of the phenomenon in individual geographical areas and the varying levels of migration between the different genders and age classes. While we are clearly not facing a new boom in out-migration from the South, it is true that out-migration is continuing and represents a serious loss of human capital in this area
L’emigrazione dall'Italia attraverso l’integrazione e l’analisi di rilevazioni statistiche e fonti ufficiali
Il lavoro qui presentato parte dal gap esistente tra le esigenze informative di statistiche migratorie espresse a livello nazionale e internazionale e l’attuale produzione di informazioni sul fenomeno. Il lavoro svolto ha evidenziato il potenziale offerto dall'utilizzo integrato delle fonti disponibili. In particolare, l’integrazione delle fonti ha prodotto un significativo cambiamento delle statistiche sia da un punto di vista quantitativo sia qualitativo. Il lavoro ha consentito di osservare in modo più accurato gli effetti della crisi economica sulle migrazioni internazionali in Italia che non ha solo ridotto gli ingressi di stranieri, come già evidenziato dalla statistica ufficiale, ma che ne ha anche aumentato le uscite in maniera consistente. Inoltre, con questo approccio sono misurabile in un’ottica longitudinale altre tipologie di migrazioni, come quelle di ritorno e circolari, sulle quali la necessità di informazioni si fa sempre più cogente e la disponibilità di dati è pressoché nulla. Al di là di questo obiettivo generale, il lavoro svolto ha avuto come scopo anche quello di fornire nuove possibilità di analisi del fenomeno che consentano di osservare aspetti molto difficili da individuare in un’ottica tradizionale. In particolare ci si è chiesti se l’acquisizione della cittadinanza ha continuato a “proteggere” dall'emigrazione? Quali sono le caratteristiche che, a parità di altre condizioni, sono connesse con una maggiore propensione a emigrare? L’analisi mostra che l’acquisizione della cittadinanza (italiana) rimane un obiettivo per gli immigrati che intendono stabilizzarsi sul territorio, quindi meno propensi a lasciare il Paese. Tuttavia, rispetto a chi era già diventato cittadino italiano nel 2011, chi acquisisce la cittadinanza nel periodo vede l’acquisizione di cittadinanza meno come uno strumento per integrarsi nel paese di accoglienza e sempre più come un passaporto per emigrare all'interno in un altro paese dell’Unione Europea
Nuovi cittadini. Diventare italiani nell'era della globalizzazione
L’obiettivo principale del libro non è quello di discutere concetti, definizioni, norme a livello teorico ma di dare loro sostanza attraverso l’utilizzo di dati statistici aggiornati e “nuovi”, perché resi disponibili solo recentemente grazie alla realizzazione di specifici progetti di ricerca all’interno dell’Istituto nazionale di statistica (Istat). Quello che proponiamo al lettore che vorrà seguirci è un viaggio che inizia idealmente con la scelta del paese verso il quale migrare. Sappiamo bene che la scelta di migrare verso un determinato paese avviene sulla base di molteplici e complessi fattori, non sempre razionali, alcuni di spinta e alcuni di attrazione, alcuni individuali, altri familiari o di comunità, e l’elenco delle cosiddette determinanti non finisce qui. Sappiamo anche che in alcuni casi la migrazione non è il frutto di una vera scelta, ma di una necessità inevitabile (come nel caso delle migrazioni forzate), così come è noto che alcuni migranti si ritrovano in Italia avendo, invece, progettato – e pagato per – un viaggio verso la Francia o la Germania. Nonostante questo, abbiamo voluto comunque comporre il libro immaginando un percorso, in cui si salteranno molte tappe già descritte bene da altri autori, nel quale assume valore centrale l’acquisizione di cittadinanza. Abbiamo immaginato cioè un percorso in cui il migrante abbia in mente, sin dalle prime mosse, di acquisire la cittadinanza. Proprio per questo, anche se consapevoli che nella realtà questo avviene raramente, abbiamo voluto immaginare un primo capitolo in cui chi sceglie di migrare possa tenere conto anche delle norme più o meno favorevoli a una futura acquisizione di cittadinanza. Nel capitolo ci soffermeremo sul confronto di quanto avviene in diversi paesi europei – ma anche in diversi paesi di emigrazione – rispetto all’acquisizione di cittadinanza. Per consentire una scelta “informata” daremo al migrante una descrizione articolata, non solo e non tanto delle norme che regolano l’accesso alla cittadinanza nel nostro Paese, ma soprattutto di quanto è avvenuto negli ultimi anni in termini di acquisizione di cittadinanza, aiutandolo a interpretare i numeri che sono stati diffusi sul fenomeno che talvolta, a una lettura troppo rapida e superficiale, potrebbero addirittura sembrare fuorvianti.
Il cuore del volume è il secondo capitolo nel quale cercheremo di dare un volto ai “nuovi cittadini”, a coloro cioè che vivono in Italia dopo aver acquisito la cittadinanza. È importante fare luce su questa porzione di popolazione poco conosciuta e potenzialmente portatrice di caratteristiche e bisogni diversi da quelli degli stranieri, ma probabilmente diversi anche da quelli di coloro che sono italiani dalla nascita. È inoltre importante – ormai urgente – avere queste informazioni per completare, o quantomeno arricchire con altre tessere, il puzzle sull’immigrazione che gli studiosi hanno provato a ricostruire negli anni. La letteratura sull’immigrazione è ormai sterminata e molti sono stati i rapporti sulla presenza e l’integrazione degli stranieri in Italia. Per semplicità, a questi ultimi limitiamo questa riflessione. Se i due volumi della Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati non hanno avuto seguito [Zincone 2000; 2001], altri rapporti sono diventati appuntamenti annuali. Tra gli altri si segnalano, ad esempio, il Dossier statistico della Caritas e/o di IDOS, il Rapporto sulle migrazioni della Fondazione ISMU, i vari report del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, quello annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Moressa o, ancora, quello sugli alunni non italiani del Ministero dell’Istruzione, in alcuni anni realizzato in collaborazione con la Fondazione ISMU. Ebbene, quasi tutti questi rapporti, spesso corredati da un’ampia documentazione statistica, arrivano al massimo a considerare il momento dell’acquisizione della cittadinanza. Con il cambio di cittadinanza di fatto cessa l’osservazione, cioè le persone con background migratorio cessano quasi sempre di essere oggetto di interesse e si confondono con gli italiani dalla nascita. Si sa pertanto molto poco di coloro che hanno superato anche questo step e sono diventati cittadini italiani, di questa popolazione composita che nel tempo è andata stabilizzandosi sul territorio italiano. Il capitolo proverà a colmare almeno in parte questa lacuna. Dopo una descrizione delle principali caratteristiche demografiche di questo collettivo, così come è stato fatto in altri casi rispetto ai modelli di integrazione [Conti e Strozza, 2006], si proverà a ricostruire i modelli prevalenti di accesso alla cittadinanza seguiti dai diversi gruppi di cittadinanze presenti sul nostro territorio. Si cercherà inoltre di mettere in luce quali caratteristiche individuali, migratorie e del contesto di origine siano maggiormente connesse con un’elevata propensione ad acquisire la cittadinanza italiana.
Nel terzo capitolo si farà un ulteriore passo avanti, andando a osservare alcuni comportamenti successivi all’acquisizione di cittadinanza. Sarà in questo modo possibile comprendere come i “nuovi cittadini” si differenzino sia dagli italiani, sia dagli stranieri, rispetto ai comportamenti nuziali e alle migrazioni internazionali. Sappiamo che il matrimonio è una porta di accesso alla cittadinanza, ma ci sono ancora molti elementi non noti sul come effettivamente si passi dalle nozze a essere cittadino: quali sono le tipologie di coppia che compiono questo percorso, quali le caratteristiche e i tempi di realizzazione? Il tema delle migrazioni è uno di quelli più interessanti sul quale “misurare” le peculiarità dei comportamenti dei nuovi cittadini. Sappiamo infatti che gli stranieri hanno una propensione più elevata degli autoctoni a emigrare all’estero, coloro che acquisiscono la cittadinanza mantengono questa elevata propensione a spostarsi o, come vuole molta letteratura, l’acquisizione della cittadinanza può essere considerata un indicatore di “stabilità” sul territorio? Sarà interessante osservare, dati alla mano, come effettivamente si comportano i nuovi cittadini.
Con il quarto capitolo si conclude il nostro percorso ideale e, a questo punto, il nostro migrante immaginario non potrà che porsi domande sul futuro della cittadinanza in Italia, per sé stesso, ma soprattutto per i suoi figli. Lo aiuteremo descrivendo le principali proposte di riforma di legge attualmente in discussione sia in parlamento, sia tra gli studiosi. Il valore aggiunto che cercheremo di fornire sarà sempre quello di provare ad ancorare ai numeri il dibattito teorico, delineando eventuali scenari possibili. Riteniamo infatti che sia sempre più importante accompagnare con dati di qualità il dibattito sulla cittadinanza. Troppo spesso i numeri vengono utilizzati – talvolta a sproposito – per spaventare. Siamo invece convinti che le statistiche, se utilizzate in maniera appropriata, adeguatamente presentate e spiegate, possano aiutare nella comprensione dei fenomeni, anche di quelli che più facilmente sono suscettibili di generare aspre contrapposizioni politiche.
In quest’ultimo capitolo ci sarà anche una parte dedicata alle seconde generazioni e al loro senso di identità e di appartenenza. Si tratta di un argomento che abbiamo voluto affrontare in questa parte finale del volume dedicata alle prospettive future perché siamo convinti che sul tema della cittadinanza, oltre che dell’identità e dell’appartenenza, delle seconde generazioni, e più in generale dei figli degli immigrati, si giochi una partita straordinariamente importante per la riuscita delle politiche di integrazione e per la costruzione di una società che possa offrire uguali chance di vita a tutti i giovani che vivono nel nostro Paese. Certi di non poter esaurire una materia davvero complessa in un breve volume, speriamo in questo modo di poter contribuire a riaprire un dibattito importante sulla base di informazioni nuove e più complete. Speriamo di offrire ai lettori alcune coordinate sulla base delle quali rendere meno impervia la navigazione verso una società multiculturale capace di garantire inclusione e parità di opportunità a tutte le sue componenti
(s)INE: (soft-graft)-induced new entry tear after elephant trunk procedure
: Elephant trunk and frozen elephant trunk are established procedures for the treatment of aortic arch pathologies, such as aneurysm or dissection. The aim of open surgery is to re-expand the true lumen, favouring correct organ perfusion and the thrombosis of the false lumen. Frozen elephant trunk, with its stented endovascular portion, is sometimes associated with a life-threatening complication: the stent graft-induced new entry. In the literature, many studies reported the incidence of such issue after thoracic endovascular prosthesis or frozen elephant trunk, but in our knowledge, there are no case studies about the occurrence of stent graft-induced new entry with the use of soft grafts. For this reason, we decided to report our experience, highlighting how the use of a Dacron graft can cause distal intimal tears. We decided to coin the term soft-graft-induced new entry to indicate the development of an intimal tear induced by the soft prosthesis in the arch and proximal descending aorta
L'associazione radio-chemioterapica nel trattamento del carcinoma mammario in fase di diffusione metastatica
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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