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Il rapporto fra pubblico e privato
Un alloggio dignitoso, nell’accezione più ampia del termine, in cui è garantita la permanenza nel tempo, è uno dei tasselli di quell’articolato mosaico che ricostruisce nel suo insieme la condizione ideale di cittadinanza attiva, la cui concretizzazione si esplica nella possibilità di esercitare il diritto di ognuno di determinare le condizioni della propria esistenza.Il testo approfondisce le risposte ai problemi correlati alla dimensione abitativa messe in atto dagli attori istituzionali e dal Terzo Settore nella provincia di Firenze, le quali, nel loro – anche fisiologico – presentare difformità nei metodi, nell’organizzazione del servizio, oltre che nella natura e persino negli obiettivi, impediscono di ricondurre le strutture presenti sul territorio analizzato ad un “sistema”. A questo universo variegato sembra comunque possibile ricondurre due caratteristiche trasversali che ne evidenziano, come le facce di una stessa medaglia, da un lato l’estrema importanza all’interno della rete di sostegno alla povertà estrema, e dall’altro tutte le criticità connesse ad una situazione che nella capacità di fornire risposte a situazioni emergenziali trova il suo pregio ed il suo limite
Eterogeneità culturale e spazi pubblici in un distretto industriale: il Macrolotto 0 di Prato come zona di transizione
Antiziganismo: strumenti interpretativi e fenomenologia contemporanea
The article is divided into three parts. The first concerns the concept of Anti-Gypsyism; the second, the stereotypes and the research conducted by the author on the alleged kidnapping by Roma; concludes with a discussion about the link between Anti-Gypsyism, power and urban space. Anti-Gypsyism is a distinct type of racist ideology. It is, at the same time, similar, different, and intertwined with many other types of racism. Anti- Gypsyism is used to justify and perpetrate the exclusion and supposed inferiority of Roma and is based on historical persecution and negative stereotypes (see also Nicolae 2006).
According to Herzfeld (1997) stereotypes can be used for trade or in situations of conflict in which questions of identity are played out. Individuals and social groups appropriate these collective imaginations and use them to reify their sense of collective self. The analysis of cases of alleged kidnapping clearly shows the “baby-stealing Gypsies” stereotype in action and exemplar in action and how it produces effects of reality.
Drawing on an ethnographic study on the cases of alleged kidnapping of non-Romani children by Roma and Sinti adults in Italy, the research demonstrates how negative stereotyping which construct the Roma as dangerous nomadic people, foreigners from whom society must be protected, can affect their treatment by prosecutors, lawyers and judges in the Italian judicial system.
The conflation of Romani identity with nomadic lifestyle features widely in Italian public discourse on the Roma and, as it has been validly pointed out in scholarly debate (Piasere 1991, Brunello 1996, Sigona 2002), has gone some way towards building differential treatment towards Romani groups in particular in relation to housing policies and the spread of ‘nomad camps’ (Sigona 2005)
Significati e pratiche di condivisione. Alcuni aspetti di vita quotidiana delle persone che vivono in strada (1)
Le balene sconfiggono i confini. Appunti per una narrazione fra storie familiari e spazi urbani
he article is an ethnographic text and it concerns those people that the society defines “marginal”, “excluded” or “poor”; notions used in a critical approach. The narrative discourse used is the expression of the narrative mode of thinking that «deals - Bruner writes - in human or human-like intention an action and the vicissitudes and consequences that mark their course. It strives to put its timeless miracles into the particulars of experience and to locate the experience in time and place» (1986, Actual minds, possible words, Cambridge, Mass.: Harvard University Press). The fragments of the family histories are placed in specific urban spaces and temporality related to immigration, immersed in the city and connected to the right to housing, speculative property interests, and policies
Progetti di rete e progetti di comunità tra conflitto e dono. Alcune considerazioni dall’Antropologia culturale
Gente di sentimento. Per un'antropologia delle persone che vivono in strada
E’ possibile guardare alle persone di strada attraverso un approccio che sappia illuminare aspetti della loro vita quotidiana che non siano solo necessariamente legati alla dimensione della “mancanza” (da o di qualcosa)? Ciò che si è cercato di fare qui – al di là di possibili “pregiudizi” comuni e/o scientifici – è stato cogliere, far emergere e portare all’analisi costruzioni collettive di modalità di vita e risposte in grado di dare un “senso” strutturante al presente come al passato. È un modo altro di poter parlare di persone che vivono in strada, che non rappresenta un’alternativa a sé stante, ma una significativa integrazione a quello che c’è già. Attraverso il percorso etnografico, infatti, emergono esperienze conoscitive, narrazioni della realtà, vissuti di sofferenza, “cerimonie quotidiane”, costrutti collettivi, tutti elementi, questi, che si snodano nei vissuti quotidiani e vedono intrecciarsi pratiche, valori e sentimenti, i cui piani concorrono a formare relazioni e interpretazioni delle ‘cose’ del mondo e a forgiare una dimensione collettiva capace di supportare il singolo con le sue diversità. L’invito è, dunque, quello di seguire questo percorso etnografico e “scoprire” altre dimensioni del vivere in strada che possono aprire, non solo gli scienziati sociali, ma forse in primo luogo coloro che operano in questo campo, ma anche i cittadini in generale, a nuove modalità attraverso le quali relazionarsi con questa realta
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