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Sovrano o Tiranno? Il Diálogo entre Caronte y el ánima de Pedro Luis Farnesio
This article focuses on some crucial aspects of a satirical text of the sixteenth
century, the Diálogo entre Caronte y el ánima de Pedro Luis Farnesio, which
had a high circulation both in Italian and Spanish circles. The author of
the dialogue, probably the diplomat Diego Hurtado de Mendoza, describes
the conspiracy of Piacenza (1547) from an anti-farnesian and anti-papal
point of view, setting it in a perspective of pro-imperial propaganda. This
way opens up a new horizon and wanders from the local background, both
politically and culturally. Therefore, we are in the middle of a debate on
the theme of sovereignty and its possible degeneration into tyranny. The
article gives a Machiavellian reading of the text, comparing extracts of the
Principe and of the dialogue to analyze Pier Luigi Farnese’s government
action in a way which goes beyond the topos of the tyrant
L’Inquisizione a Modena nel primo Seicento
La tesi ha come oggetto una storia istituzionale del tribunale dell’Inquisizione di Modena durante il primo trentennio della sua attività, a partire dall’istituzione della cosiddetta “nuova” Inquisizione nel 1598. Fino a quel momento il tribunale modenese era stato una vicaria del Sant’Ufficio ferrarese, ma, con la devoluzione della città alla Santa Sede, Modena assurge a capitale dei domini estensi e, contestualmente, a sede di un’Inquisizione generale.
L’analisi impiega diversa documentazione per la ricostruzione del funzionamento e dell’attività del tribunale e dei suoi inquisitori, privilegiando l’aspetto del doppio controllo: quello del Sant’Uffizio sul tribunale modenese e quello di Modena sui territori sottoposti alla sua giurisdizione.
Si fornisce anzitutto un breve stato dell’arte che, da una parte mette a fuoco alcuni punti salienti del dibattito storiografico sul tema dell’Inquisizione in Italia, dall’altra fornisce un ragguaglio delle principali pubblicazioni che si sono servite della documentazione relativa all’attività del tribunale modenese, in particolare di quella conservata presso l’Archivio di Stato di Modena.
Viene dunque illustrata la situazione politica del ducato estense, territorialmente ridotto in seguito alla devoluzione di Ferrara e che subisce un totale riassestamento, non solo territoriale, ma politico, sociale e religioso. È fondamentale collocare l’attività dell’Inquisizione modenese entro le vicende del periodo per poter capire i meccanismi attraverso cui essa riuscì ad impiantarsi e ad esercitare il suo controllo, con le conseguenti negoziazioni e definizioni/ridefinizioni di rapporti, soprattutto tra potere politico e tribunale ecclesiastico che, a propria volta, non può essere pienamente inteso senza considerare quali fossero i rapporti dei duchi d’Este con Roma in quel momento di transizione.
Altro aspetto importante da tenere presente è quello relativo ai rapporti tra vescovi e inquisitori. Attraverso l’analisi di documenti (soprattutto sinodi, carteggi e fascicoli del foro vescovile) si è potuto appurare che, negli anni in oggetto, non si verificarono episodi di conflitti o frizioni tra le due figure di giudici. I vescovi modenesi del primo Seicento mantenevano infatti un rapporto di collaborazione con gli inquisitori, dedicandosi principalmente a compiti pastorali e a ruoli diplomatici a servizio della famiglia ducale.
Dopo aver presentato il contesto ed aver fornito alcune informazioni sugli istituti di conservazione presso i quali è stata condotta la ricerca, si entra nel vivo della trattazione, presentando l’attività degli inquisitori operanti durante il trentennio considerato attraverso la loro corrispondenza. Le lettere, sebbene siano espressione dell’istituzione - e quindi del punto di vista - dominante, offrono delle informazioni preziose circa la realtà di cui davano conto. Lasciano emergere, in effetti, alcune delle situazioni su cui si è voluto porre maggiore attenzione: i conflitti territoriali e di competenze con le diverse figure di ordinari nei territori sottoposti a diocesi diverse da Modena o nullius diocesis, ma anche problemi di carattere economico, legati alla condizione di povertà del tribunale.
Ciò su cui tuttavia si insiste particolarmente sono i conflitti di natura giurisdizionale con la corte. Sebbene, infatti, il duca non fosse in una posizione di forza rispetto al Sant’Uffizio - e, quindi, rispetto ai giudici di fede locali - è pur vero che in talune situazioni si crearono delle frizioni e dei contrasti piuttosto accesi, soprattutto in materia di ebrei - data la tradizionale protezione accordata loro dai duchi estensi sin dal tempo di Ferrara capitale - e nei casi in cui ad essere coinvolti in reati spettanti l’Inquisizione fossero nobili e stipendiati del duca. Un aspetto, in particolare, merita di essere sottolineato all’interno di questo discorso: i rapporti del tutto peculiari dell’Inquisizione modenese con quello che era il personaggio politico più influente degli anni oggetto del presente studio: Giovanni Battista Laderchi, detto l’Imola. Era questi, infatti, ad essere l’interlocutore dei giudici di fede in diverse situazioni più di quanto non lo fosse lo stesso duca. L’esistenza di documentazione inquisitoriale (fascicoli e denunce) relativa a questo personaggio permette di avere un’idea del suo peso e della sua pericolosità, dal punto di vista del tribunale di fede.
L’attività dei primi inquisitori generali di Modena coincide con la fine dell’emergenza ereticale che aveva caratterizzato la seconda metà del Cinquecento, ovvero con la fase dell’istituzionalizzazione dell’Inquisizione, che inizia ad orientarsi verso altri reati, varcando sempre più i confini del foro della coscienza per approdare verso la realtà del quotidiano, dei comportamenti, delle superstitiones, dei rapporti considerati più a rischio: fra tutti, quelli tra i confessori e le loro penitenti - che portarono ad una crescente attenzione nel perseguimento della cosiddetta sollicitatio ad turpia - e quelli tra cristiani ed ebrei.
Dopo aver seguito le vicende attraverso la corrispondenza, si è tentata una ricostruzione dell’attività del tribunale e dei suoi giudici da un altro punto di vista, seguendo i processi veri e propri. Si sono quindi analizzati, a livello quantitativo - attraverso l’uso di un inventario - anche i tipi di reati commessi, per evidenziare l’evoluzione della stessa attività.
A questo punto si è compiuto un passaggio ulteriore, mettendo a confronto questi ultimi dati con quelli emergenti dalla corrispondenza. Lo scopo di quest’analisi è quello di capire quali casi venissero comunicati - e per quali motivi - alla Sacra Congregazione e quale fosse, di conseguenza, il livello del controllo di Roma sull’Inquisizione modenese.
Per dare un’idea concreta di alcuni dei temi trattati durante l’analisi, all’interno dell’ultima sezione si trova una selezione di casi di studio, che mostrano i modi concreti di procedere verso una serie di reati e verso differenti tipologie di imputati.
Questo permette di capire quali fossero le situazioni che destavano l’attenzione degli inquisitori, o se piuttosto non intervenissero motivazioni particolari nel determinare il loro orientamento. In questo senso vanno tenuti presenti tutti gli elementi sottolineati nelle sezioni precedenti, in riferimento ai personaggi coinvolti (nobili, donne, ecclesiastici, ebrei, etc.), ai conflitti con la corte (nei casi di ebrei e nobili), alle tendenze generali dell’Inquisizione nel corso del XVII secolo.
Si vedrà altresì quali erano i reati di eresia contro cui si procedeva - o non si procedeva più - a quest’altezza cronologica, quando l’eresia era stata ormai completamente debellata, sia in generale, che nel particolare, ossia in una delle realtà che più aveva contribuito ad allarmare Roma e da cui era scaturita la decisione di tornare a servirsi dei tribunali dell’Inquisizione.
Nell’Appendice documentaria che chiude il lavoro si trovano trascritti tre documenti prodotti nel periodo in esame. Il primo è un modello di editto, che i cardinali della Sacra Congregazione avevano ritenuto di dover inviare a tutte le sedi inquisitoriali per uniformare la formazione degli editti. Gli altri due documenti, invece, sono due prontuari ad uso degli inquisitori: “Modo et ordine, che osserva il Reverendo Padre Inquisitore nell’essercitare il suo Officio nella Città di Modena” e “Contro di quai persone proceda il Santo Officio della Inquisitione”, ritenuti particolarmente interessanti in quanto pienamente rispondenti alle esigenze dell’analisi condotta: il primo si riferisce ai casi in cui erano coinvolti a vario titolo (come imputati o come testimoni) personaggi a servizio del duca e nobili legati alla corte; il secondo, invece, precisa quali casi fossero compresi entro le principali categorie di reati perseguiti dal tribunale dell’Inquisizione
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Una digital library per l’Archivio del Dicastero per la Dottrina della Fede. Dall’apertura alla fruizione digitale ede. Dall’apertura alla fruizione digitale
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
koamabayili/VECTRON-author-checklist: VECTRON author checklist
We have done our best to complete the author checklist relating to the use of animals in the hut study. Note that the objective for the hut study was to evaluate the IRS treatment applications for residual efficacy against Anopheles mosquitoes, including the local An. coluzzii mosquito population. Cows were only used to attract mosquitoes into the huts and no tests were carried out directly on the cows. The author checklist is intended for use with studies where experiments are carried out on animals, which is why we have had such difficulty in completing this for the hut study, as many of the questions do not relate to how the cows were used
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