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Implant-supported mandibular overdentures: a cross-sectional study.
Abstract
Objective: The aim of this cross-sectional study was to determine the clinical outcome and patient satisfaction in subjects treated with mandibular overdentures supported by two implants. Material and methods: One hundred and fifty-nine patients, who received restorative therapy in the edentulous mandible consisting of a bar-retained overdenture supported by two osseointegrated implants in a private clinic in Italy, were recalled for a clinical and radiographic examination. One hundred and forty-one subjects with 280 implants attended the examination. The average follow-up time was 3.9 years. The radiographic examination included assessments of the distance between the implant margin and the most coronal position of bone-to-implant contact at the mesial and distal aspects of each implant. A questionnaire regarding comfort, satisfaction with the treatment, aesthetics, speaking capacity and efficiency in chewing was obtained from each subject. Biological and technical complications were recorded and the number of visits due to complications between the delivery of the prostheses and the re-examination was determined. Results: The results from the examination revealed that the number of lost implants was small and the average marginal bone level around the implants was 0.67 mm apical of the implant margin. The most frequently observed complication was hyperplasia of the mucosal tissue under the bar construction. Few patients experienced loosening of retention. The vast majority of patients reported to be satisfied in relation to the restorative therapy from both functional and aesthetic points of view. Conclusion: Patients with edentulous mandibles may be successfully rehabilitated by means of two implants supporting a bar-retained overdenture. To cite this article: Bressan E, Tomasi C, Stellini E, Sivolella S, Favero G, Berglundh T. Implant-supported mandibular overdentures: a cross-sectional study. Clin. Oral Impl. Res. xx, 2011; 000-000. doi: 10.1111/j.1600-0501.2011.02225.x.
© 2011 John Wiley & Sons A/S.
PMID: 21631597 [PubMed - as supplied by publisher
Who trades with whom? Exploring the links between firms' international activities, skills and wages
L’industria aerospaziale. Innovazione, tecnologia e strategia economica.
Questo libro analizza le dinamiche industriali e tecnologiche del settore aerospaziale, i processi di generazione di competenze tecnologiche, e le ricadute su altre attività industriali.
Ci sono due ragioni fondamentali che sottendono il nostro interesse in tale settore industriale. La prima riguarda la sua importanza come fonte di opportunità innovative, mentre la seconda concerne la sua centralità politica rispetto alle strategie europee di difesa.
Il peso dell’industria aerospaziale sul totale della produzione manifatturiera nei paesi industrializzati non è molto elevato. Fatta eccezione per Canada, Stati Uniti e Regno Unito, la produzione aerospaziale, misurata in termini di valore aggiunto, non raggiunge il 2% del totale manifatturiero. Tuttavia, tale settore possiede un ruolo fondamentale nella generazione di nuove tecnologie contribuendo in maniera significativa all’innovazione e alla crescita economica ben al di là dei confini settoriali sia attraverso meccanismi di diversificazione tecnologica e produttiva che attraverso flussi di conoscenza e innovazione diretti ad altre attività produttive.
Il libro è organizzato come segue. Il capitolo 1 confronta l’andamento delle principali variabili economiche (fatturato, occupazione, import-export) e tecnologiche (R&S, brevetti e pubblicazioni scientifiche) per l’Europa, gli Stati Uniti e quando possibile il Giappone, nel settore aerospaziale.
Il capitolo 2 considera l’analisi dell’evoluzione tecnologica in alcuni sottosettori dell’aerospazio (aeronautica, motori, avionica e spazio) identificando le principali traiettorie tecnologiche e discontinuità innovative. La storia della tecnologia nei quattro sottosettori consente in particolare di individuare le maggiori innovazioni tecnologiche e le imprese e Paesi che hanno contribuito al loro sviluppo.
Il capitolo 3 analizza la struttura dell’industria aerospaziale per impresa e per paese e discute la dinamica del fatturato dei maggiori produttori a livello internazionale anche in relazione alle dinamiche della domanda ed in particolare della domanda pubblica (difesa e spazio). L’analisi dei capitoli 2 e 3, insieme, permette di identificare anche le aree in cui l’Europa presenta un significativo divario tecnologico e commerciale rispetto agli USA.
Nel capitolo 4 entriamo più in dettaglio nello studio dell’“anatomia” del sistema innovativo aerospaziale. Al suo interno le imprese che chiameremo “integratori di sistema” rivestono un ruolo particolarmente importante.
L’analisi mostra che, sebbene vi sia la tendenza ad esternalizzare alcune attività di progettazione e produzione attraverso accordi di collaborazione e processi di outsourcing, tali imprese continuano a mantenere al loro interno un numero elevato di competenze tecnologiche - condizione necessaria per preservare appunto il ruolo di integratori di sistema. Il sistema di relazioni verticali tra “integratori di sistema” e imprese subfornitrici rappresenta un primo importante ambito di generazione e diffusione di innovazioni. Un secondo meccanismo riguarda la diffusione per così dire “orizzontale” sia attraverso i processi di diversificazione delle imprese aerospaziali che attraverso “ricadute tecnologiche” e applicazioni che vanno ben al di là dell’industria aerospaziale stessa.
L’importanza tecnologica del settore lo colloca o quanto meno dovrebbe collocarlo anche al centro delle riflessioni riguardanti le politiche industriali italiane ed europee. Le conclusioni del volume sono dedicate ad alcune riflessioni in questo ambito
Valutazione di prodotti alternativi per ridurre il potenziale ascosporico di Venturia inaequalis
Un basso potenziale ascosporico in campo è la condizione di base per una corretta pianificazione della strategia di difesa contro la ticchiolatura del melo. La rimozione dei residui vegetali, l’impiego di urea e la calce dolomitica rappresentano le soluzioni riconosciute come valide per la riduzione dell’inoculo. È stato allestito un esperimento con l’utilizzo di lettiere artificiali di foglie infette da ticchiolatura, per sperimentare l’efficacia di prodotti alternativi. La prova, durata tre anni, svolta nel periodo da dicembre a maggio, ha confrontato una tesi non trattata, il Remedier®, formulato a base di Trichoderma spp., l’urea, fertilizzante inorganico, e il siero di latte, ammendante organico. Le lettiere trattate rispettivamente con urea in autunno, con Remedier in primavera e con siero di latte ad autunno e primavera, hanno consentito di diminuire la produzione di spore in riferimento al non trattato. La riduzione, valore medio di due anni, è stata di circa il 60% per l’urea, del 50% per l’agente di biocontrollo e del 40% per il siero di latte. In particolare la strategia d’impiego di Remedier se ulteriormente indagata, potrebbe essere implementata con maggiori probabilità di successo, soprattutto in agricoltura biologica, dove non è possibile intervenire nella gestione dell’inoculo di ticchiolatura se non mediante onerose operazioni di tipo meccanico o l’utilizzo della calceA low level of inoculum is a prerequisite to planning an effective protection strategy against apple scab. To date inoculum reduction approaches proven to be effective are treatments with urea, dolomitic lime and removing leaf litter from orchard. It was settled an experiment to evaluate alternative products applications to reduce the effectiveness of the apple scab inoculum of artificial leaves litters. Remedier, Trichoderma based product, urea, inorganic fertilizer and whey, organic amendant, were compared during a three overwintering period study. A partial reduction of the ascospores production if compared to untreated leaves litters, it was achieved respectively by autumn application of urea, spring application of Remedier and both autumn and spring applications of whey. From two years assessments the spore reduction was about 60% for urea, 50% for Remedier and 40% for whey. Trichoderma based product, could be an interesting option to reduce the apple scab inoculum especially in organic farming where there are no others means, the costly mechanical operations and use of dolomitic lime apar
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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