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    Descrizione fenomenologica e indagine fisiologica. La strada di Ewald Hering // Phenomenological description and physiological investigation. Ewald Hering’s path

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    Nelle Conferenze di Amsterdam Husserl parla delle origini della fenomenologia nei termini di una «radicalizzazione di un metodo sviluppato e praticato da tempo già da alcuni ricercatori nelle scienze naturali e in psicologia», citando al riguardo Ernst Mach e Ewald Hering. Il presente contributo intende mostrare l’importanza rivestita da Hering nell’ambito della nascita della fenomenologia, in primo luogo attraverso la celebre controversia sulla percezione dei colori che, nella seconda metà dell’Ottocento, lo vide protagonista assieme a Hermann von Helmholtz

    La camera oscura, ieri ed oggi, nelle scienze della visione

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    The paper reconstructs the main theoretical implications of the dark room related to perceptual issues, the luck of the dark room in the modern era, and the discredit attached to it in the course of the 20th century. Despite this discredit, the main embarrassing implications of the dark room are still implicitly present in some very important theories developed during the second half of the 20th century. On the other hand, the contemporary theories that are free of such implications contain a gap concerning how we can come to explain the class of representational contents of the perceptual experience

    A proposito di fatti e valori. Wolfgang Köhler e l’arredo del mondo

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    Il tema dei rapporti tra fatti e valori occupa un posto di rilievo nel dibattito filosofico contemporaneo e ormai da tempo sono state fortemente ridimensionate le ragioni della dicotomia entro la quale, per tutta la prima metà del Novecento, l’intera questione era stata confinata. Soprattutto nell’ambito dell’etica analitica, l’idea di una frattura tra il dominio dei fatti e il dominio dei valori è stata a lungo dominante e, grazie all’influenza del testo di R.M. Hare The Language and Morals (1952), è rimasta incontrastata sino alle soglie degli anni Sessanta. In radicale controtendenza con questo panorama, nel 1938 usciva il testo di Wolfgang Köhler The Place of Value in a World of Facts, frutto delle William James Lectures tenute negli Stati Uniti dal rappresentante della Gestaltpsychologie, su invito dell’Università di Harvard, tra il 1934 e il 1935. Il saggio prende in esame la prospettiva di Köhler, la critica da questi portata alla dicotomia tra asserti descrittivi e asserti valutativi alla base dello stereotipo (già weberiano) della neutralità e avalutatività della scienza e alla egemonia goduta sulla questione dall’ impostazione neo-empirista facente capo a R. Carnap, A.J. Ayer, H. Reichenbach, C. L. Stevenson

    Il tutto e le parti. La Gestaltpsychologie tra filosofia e ricerca sperimentale (1912-1922)

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    Il concetto di Gestalt rappresenta un importante nodo della riflessione filosofica e psicologica del Novecento. Le discussioni sul suo significato e sulla sua portata (soprattutto sino agli anni ’30 del Novecento) hanno caratterizzato parte significativa della cultura europea, mentre la Gestaltpsychologie va senza dubbio collocata tra i principali e più dibattuti indirizzi della psicologia novecentesca. Lo scopo primario del lavoro è restituire il senso complessivo dell’itinerario intellettuale dei protagonisti della Gestaltpsychologie, analizzare l’ambiente della loro formazione, mettere a fuoco un contesto culturale in cui si intrecciano eredità filosofiche e nuove frontiere nel campo della sperimentazione
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