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    Pandemia e Infodemia. Informazione, conoscenza, automazione

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    This article aims to explore the connection between the conflicts in information policies occurring during the present pandemic situation and the potential abuse of automation technologies in the processing of information. From a historical point of view, the connection between an effective elaboration of information and the development of automation technologies has been devised by authors such as Norbert Wiener, Claude Shannon and Alan Turing, at the very beginning of the modern theory of information. This seemed to be justified by historical circumstances that are still quoted in order to discipline and “militarise” the spreading of information during the pandemic. By taking reference to authors such as Gilbert Simondon and Bernard Stiegler, on the contrary, it may be shown that automation cannot by itself guarantee the most appropriate diffusion and sharing of information during a global crisis, whereas, according to these authors, a certain margin of indetermination – freedom and concreteness – must be implemented in any automatic process to let a machine, even the most algorythmic one, work properly and rightly serve the cause of its users

    Un gioco di "specchi rovesciati": la figura dell'esperto in un discorso scientifico e in un discorso complottista

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    Come è stato sottolineato in numerose occasioni, il complottismo prende costantemente e ultimamente sempre più piede in diversi ambiti della società e in diversi campi di studio (Cueille, 2020). Tra i quadri teorici volti a spiegare il successo di questo fenomeno, adotteremo il punto di vista della retorica (Danblon e Nicolas, 2010; Di Piazza, Piazza & Serra, 2018; Danblon, 2020; Amossy & Koren, 2020). Nello specifico, ai fini di questo studio, limiteremo la nostra discussione all'analisi dell'ethos e degli effetti del riso nella costruzione della prova etica (Aristotele; Woerther 2007; Amossy 2010; Di Piazza 2021). In particolare, analizzeremo la costruzione discorsiva di un ethos di esperto in due discorsi che, a prima vista, possono sembrare analoghi. In entrambi i casi, un oratore analizza e critica il comportamento di un terzo individuo, mobilita una particolare epistemologia e, per farlo, lo fa di fronte a un pubblico di pari (Perelman e Olbrechts-Tyteca, 1958). Eppure i due interlocutori hanno status molto diversi e rappresentano quadri epistemologici opposti. Il primo è un professore di psicologia sociale in un'università belga. Il secondo è un « lettore », anche lui belga, noto per le sue posizioni complottiste. La nostra ipotesi sarà che siamo piuttosto di fronte a un ethos di "esperto marginale" nel complottista, accanto a un ethos di esperto tradizionale nell'accademico, e che la costruzione di un ethos di esperto marginale da parte del complottista gli permetterebbe di squalificare l'autorità dell'esperto tradizionale (Danblon, 2006; Di Piazza, 2014; Oreskes, 2019; Klein, 2020)
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