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    Interview to Stefano Boeri, Stefano Boeri Architetti

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    Il contributo, realizzato sulla base di una conversazione condotta con l'architetto Stefano Boeri, tratta la questione delle stazioni ferroviarie abbandonate e la loro riabilitazione all'interno del tessuto urbano esistente, delle nuove esigenze della città di Milano in termini di spazio pubblico, sistemi verdi, infrastrutture leggere e mobilità sostenibile. L'intervista raccoglie la visione dell'architetto Boeri attraverso l'analisi e la prefigurazione di nuovi scenari metropolitani.The contribution, made on the basis of a conversation with the architect Stefano Boeri, deals with the question of abandoned railway stations and their rehabilitation within the existing urban landscape, of the new needs of the city of Milan in terms of public space, greenery, light infrastructure and sustainable mobility. The interview collects the vision of architect Boeri through the analysis and prefiguration of new metropolitan scenarios

    Entrevista de João Soares a Stefano Boeri

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    entrevista feita a Stefano Boeri, ao seu percurso académico, de arquitecto, urbanista, crítico, curador e director editorial, a partir do ponto de vista da noção de criatividade e inovação, e das suas implicações na cidade contemporânea

    Che lavoro fa Stefano Boeri?

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    Stefano Boeri dirige una rivista, coordina ricerche, modera dibattiti, collabora con artisti, progetta edifici, interviene sui giornali, collabora con fotografi, organizza eventi, interviene alla televisione. Che lavoro fa Stefano Boeri? Boeri ha sinteticamente esposto il suo programma di lavoro nell’editoriale del primo numero di “Domus” da lui diretto (Domus 866, gennaio 2004). L’editoriale è dedicato alla XIV Triennale, curata da Giancarlo De Carlo nel 1968, e alla sua occupazione e distruzione da parte degli studenti, che la contestavano in quanto istituzione borghese. Nella grande foto in bianco e nero che accompagna il testo, De Carlo (anarchico ed eroe borghese in cravatta stretta di lana) affronta gli studenti in un dialogo concitato e troppo presto interrotto. Nel testo, Boeri rivendica gli obiettivi di quella sfortunata mostra e reclama la possibilità di intendere l’architettura come strumento capace di riconoscere, interpretare e suggerire modi di appropriazione dello spazio urbano. Il fallimento della XIV Triennale è dovuto alla sua pretesa di sollevare idee e aspirazioni che non confluiscano unicamente nelle pratiche del progettare. Al suo tentativo di leggere lo spazio come un sensore di fenomeni altrimenti invisibili, come una straordinaria metafora delle nostre società. Ad andare in pezzi con la XIV Triennale è l’idea, ancor oggi viva, di un’architettura che non sia solo un magazzino di prototipi, ma anche un modo -uno dei più efficaci- per capire il mondo e per raccontarlo

    urbania

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    De-sincronizzare i tempi della vita urbana, ripensare gli spazi aperti e quelli domestici, cambiare radicalmente il sistema della mobilità, incentivare l’uso delle energie rinnovabili, realizzare architetture verdi, ricostruire un rapporto di reciprocità con le migliaia di borghi abbandonati sparsi sulle pendici delle Alpi e sulla dorsale appenninica, valorizzare la biodiversità implementando il nostro patrimonio di boschi e foreste. Stefano Boeri, uno dei più influenti architetti e urbanisti italiani, ci mette di fronte alle sfide più urgenti che le città del futuro dovranno affrontare se vogliamo preservare la vita della nostra specie sul pianeta Terra. Immaginare il futuro è diventato con la pandemia un esercizio arduo. È come se fossimo ancorati a un presente cupo che non ci lascia tregua e ci obbliga a svilire, giorno dopo giorno, le consuetudini più preziose del nostro stare insieme. Eppure Urbania dimostra che questa difficile esperienza può diventare un’opportunità per ripensare alla radice la logica e le forme della vita urbana. Grazie a un caleidoscopio di letture, visioni e ricordi personali, Stefano Boeri immagina un pianeta percorso da grandi corridoi della biodiversità dove le foreste e le città trovano un nuovo equilibrio, dove i borghi storici tornano a essere comunità di vita e le metropoli diventano arcipelaghi di quartieri autosufficienti. Un mondo nuovo che può nascere da un’intelligente accelerazione di tendenze già in atto. Un invito a non smettere di sognare

    A cidade difusa e os instrumentos para o seu (re)conhecimento: o “atlas ecléctico” de Stefano Boeri

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    A cidade difusa é o contexto, no quadro da cidade contemporânea, de que parte o presente artigo. Apesar de comparável em certos aspectos a outras realidades urbanas mundiais, essa assume características estruturais específicas que lhe garantem uma localidade concreta, europeia, mesmo que não possa ser generalizável nesse espaço. É possível, então, descrever os seus atributos, sistematizando factos de incompreensão julgados caóticos, mas que assim se classificam – essencialmente – por recusa de ver a figura urbana que está diante dos olhos. A necessidade da sua conceptualização para, em consequência, definir um aparato técnico que lhe seja ajustado, é, contudo, condição para planear e intervir na nova realidade urbana. A noção de um “atlas ecléctico”, tal como descrito por Stefano Boeri (1997/2011) em vários textos, é pretexto para discorrer sobre a pertinência deste instrumento para o (re)conhecimento da cidade difusa, assim a legitimando como expressão urbana «plena».The diffuse city is the concept, within the contemporary city framework, from which stems this paper. Although comparable to some extent to other world urban realities, the diffuse city assumes specific structural features that grant it a concrete placement, a European rootedness, though it may not be generalized within this space as a whole. It’s therefore possible to describe some of its characteristics, pointing out its typical misunderstood aspects, broadly seen as chaotic, a classification mostly due to a refusal to see the urban figure that is before our eyes. The need of its conceptualization to define an adjusted technical apparatus is, however, a prerequisite to plan and act in the new urban reality. The notion of an “eclectic atlas”, as described by Stefano Boeri, is a pretext to discuss the relevance of this instrument for the (re)cognition of the diffuse city, thus legitimating it as full urban expression

    ASCOLTARE L’ARCHITETTURA 2 UN CAMBIO DI PROSPETTIVA, RIPENSARE E VIVERE NEL 3° MILLENNIO DOPO IL COVID-19 WEBINAR STEFANO BOERI-DOMENICO DE MASI-ROBERTO MORASSUT.

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    Un nuovo ciclo di incontri con l'intento di confrontare e far parlare le voci di studiosi e architetti di chiara fama per cercare di comprendere meglio il significato del costruire nel suo divenire storico e porre l'accento su come l'architettura possa essere una nobile disciplina essenziale nel proporre visioni e soluzioni nel dibattito attuale. Intervengono: Luca Ribichini, Presidente Commissione Cultura Casa dell’Architettura OAR, Francesco Aymonino, Commissione Cultura Casa dell'Architettura OAR, Domenico De Masi, Prof. emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Stefano Boeri, Professore Ordinario di Urbanistica presso il Politecnico di Milano, Roberto Morassut, Sottosegretario Ministero dell'Ambiente. - Intervento Luca Ribichini -Ideazione, realizzazione e curatela scientifica: Luca Ribichini, Francesco Aymonino

    Inaugurazione dell'Anno Accademico 2019-2020 dei corsi in architettura del paesaggio. "Stefano Boeri. Architettura e forestazione urbana".

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    Conferenza inaugurale dell'A.A. dei corsi in architettura del paesaggio sul tema della forestazione urbana come forma di contrasto ai cambiamenti climatici

    Dalla città diffusa ai boschi verticali

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    Stefano Boeri Architetti. Il motivo che tiene insieme la sobria modernità proposta da Stefano Boeri è proprio la ricerca di una crasi tra la vasta scala e quella architettonica, crasi inevitabilmente ottenuta attraverso un compromesso tra le due

    The Italian Thought. Consolidamento ermeneutico e attitudine progettuale. Saggio critico che parte dalla lettura del testo di Stefano Boeri, La città scritta, Quodlibet, Macerata, 2016

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    Si tratta di un saggio critico che parte dal testo di Stefano Boeri, La Città scritta, Quodlibet, Macerata, 2016. Il tema è la "differenza italiana", intesa come speranza per progetti di ospitalità e integrazione, condivisione e sostenibilità. Un piano di differenza che viene considerato come punto di partenza, sul quale lavorare collettivamente; precisandolo non solo dal punto di vista teorico ma anche progettuale. Senza dimenticare la particolare condizione culturale e che si è data nei fatti, in specie nel Novecento italiano, soprattutto come difficoltà del progetto di incidere sulla forma del territorio. Se occorre avanzare una critica al funzionalismo neoliberale mettendo in discussione le forme tradizionali della città e del progetto; e se per far ciò sembra fruttuoso partire dalla differenza che caratterizza l’incompiutezza del nostro modernismo e riconoscere come concetti-guida l’accessibilità, l’integrazione e l’immanenza del contesto; occorre allo stesso tempo rifuggire dall'autocompiacimento, dalla narrazione sterile, dal confondere realismo e accettazione dello status quo

    Elogio del tempo (per fare ordine)

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    Introduzione al dibattito tenutosi alla Casa della Cultura martedì 17 maggio 2022 sul libro di Stefano Boeri, Urbania (Laterza, 2021). Nel testo sono evidenziati i contenuti essenziali del libro e alcuni nodi critici
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