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La Cassa per il Mezzogiorno. Dalla salvaguardia dell’Archivio alla promozione della ricerca
l Seminario di studi La Cassa per il Mezzogiorno. Dalla salvaguardia dell’Archivio alla promozione della ricerca si è tenuto sabato 20 aprile presso l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, con l'introduzione di Paola Carucci, Sovrintendente dell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica e interventi di Sveva Avveduto, Direttore dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e sulle Politiche Sociali del CNR, Alessandro Roncaglia, Presidente della Società Italiana degli Economisti e Mario Taccolini, Vice Presidente Vicario della Società Italiana degli Storici Economici.
Al centro del Seminario le relazioni del professor Giuseppe Galasso “L’interesse storico della Cassa per il Mezzogiorno” e del Presidente della SVIMEZ Adriano Giannola “La Cassa protagonista e strumento delle politiche di sviluppo” e l’intervento di Donato Marra, Segretario Generale della Presidenza della Repubblica.
A seguire la tavola rotonda “Intervento straordinario nel Mezzogiorno e nuovi percorsi per la ricerca storica ed economica” a cui hanno partecipato Agostino Attanasio, Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato, Piero Barucci, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e Consigliere della SVIMEZ, la professoressa Lilia Costabile, Archivio Storico degli Economisti e Università di Napoli “Federico II”, Sabina De Luca, Capo Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica, il professor Amedeo Lepore, Coordinatore del Gruppo di lavoro sulla Cassa per il Mezzogiorno, della Seconda Università di Napoli e il professor Guido Pescosolido, Università di Roma “La Sapienza” e Consigliere dell’ANIMI.
Il Seminario fa parte di un progetto più ampio di recupero e valorizzazione dell’Archivio della Cassa per il Mezzogiorno, una mole immensa di documenti inediti pari a circa 50 km di lunghezza lineare, che rischiava di disperdersi, iniziato nel 2011, e si propone di fare il punto della situazione sullo stato dell’andamento del processo di recupero e valorizzazione. L’iniziativa di censire e recuperare il materiale è stata promossa dalla SVIMEZ d’intesa con l’Archivio centrale dello Stato e l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica. Buona parte del materiale, soprattutto documenti inerenti a progetti e a interventi industriali, confluirà in un’apposita sezione dell’Archivio Centrale dello Stato a Roma, mentre i documenti di natura strettamente finanziaria saranno ospitati presso l’Archivio della Fondazione Banco di Napoli a Napoli.
Trattandosi sostanzialmente di materiale inedito, una volta messa a regime, la fruizione del materiale permetterà agli studiosi di aprire nuove linee di ricerca.
Fanno parte del gruppo di lavoro e di ricerca Agostino Attanasio (Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato), Stefania Cantagalli (Dirigente reggente PS/DGPRUC), Paola Carucci (Sovrintendente Archivio Storico Presidenza della Repubblica), Giulio Cecconi (Sindaco della SVIMEZ), Giorgio Centurelli (Esperto nazionale Programmazione Fondi Comunitari e Nazionali presso DPS), Agnese Claroni (Ricercatrice della SVIMEZ), Lilia Costabile (Università degli Studi di Napoli - Federico II), Michele Di Cesare (Esperto del Comitato Economico e Sociale di Bruxelles), Giuseppe Di Taranto (LUISS Guido Carli), Emanuele Felice (Universidad Autonoma de Barcelona), Vittoria Ferrandino (Università degli Studi del Sannio), Adriano Giannola (Presidente della SVIMEZ), Mariano Giustino (Consigliere della SVIMEZ), Susanna Greco (Bibliotecaria della SVIMEZ), Alexander Hobel (Ricercatore), Stefania Manfrellotti (Seconda Università di Napoli), Francesco Menafra (Dirigente della ex Cassa per il Mezzogiorno), Daniela Mercurio (Punto di contatto APRE), Riccardo Padovani (Direttore della SVIMEZ), Federico Pirro (Università degli Studi di Bari), Serena Potito (Ricercatrice dell’Università Parthenope), Paola Puzzuoli (Funzionario dell'Archivio Centrale dello Stato), Paola Russillo (CdA ACPA Service), Marco Santillo (Università degli Studi di Salerno), Donatella Strangio (Università La Sapienza di Roma), Giulia Velotti (Dottore di ricerca Università Orientale di Napoli).
Il gruppo di lavoro è coordinato da Amedeo Lepore, Consigliere della SVIMEZ
Longevità e capacità di resilienza delle imprese familiari nella provincia di Salerno fra XX e XXI secolo = Longevity and resilience of family firms in the province of Salerno between the 20th and 21st century
Longevità e capacità di resilienza delle imprese familiari nella provincia di Salerno fra XX e XXI secolo
After Second World War, the Salerno province industry lived an intense growth, mainly thanks to the aids for the southern Italy. There were not many steelworks, petrochemical and engineering mills, compared to other areas of the southern Italy, but there was a lively movement of small and medium industries, especially in manufacturing. Among the seventies and eighties the national and international crisis damaged the Italian economy and also other Western economies. In the Salerno province, the state enterprises, those belonging to the foreign multinationals or the great enterprises of the northern Italy, were the worst hit by the crisis. On the other hand, although with uncertainty, many local enterprises managed to have a continuous development. They were mainly family businesses, created and managed by the Salerno province entrepreneurs, expression of the territory, the culture, the traditions that have been able to take energy from the local context and the resources to aim at the excellence. To this today, though forty years of special legislation for the southern Italy are not enough to launch a continuous development and in particular an independent development of the southern enterprises, the industrial development of southern Italy is linked to small and medium enterprises, especially in the manufacturing sector. Among the several experiences of local and family capitalism of the southern Italy, I have chosen to analyze one of the entrepreneurial reality more long-running of the Salerno province. It is the system of enterprises of the Di Mauro family from Cava de’Tirreni. Since the end of nineteenth century, the Di Mauro family was able to establish, expand and reinvent its business in the field of printing, publishing, and converting industry, passing unscathed to the difficult junctures of the twentieth century, and now coming to be very important in the business of the southern Italy.La provincia di Salerno ha rappresentato, nella seconda metà del Novecento, una delle realtà più rilevanti del Mezzogiorno d’Italia sotto il profilo industriale. Nel secondo dopoguerra l’industria nell’area salernitana visse un’intensa crescita, soprattutto grazie agli aiuti per il Mezzogiorno. Rispetto alle altre aree del Sud Italia, non vi furono grandissimi stabilimenti siderurgici, metalmeccanici e petrolchimici ma vi fu un movimento vivace di piccole e medie industrie soprattutto nel settore manifatturiero. Tra gli anni Settanta e Ottanta le crisi nazionali e internazionali segnarono il passo dell’economia italiana e più in generale di tutte le economie occidentali. Nella provincia di Salerno le fabbriche statali, quelle appartenenti a multinazionali estere o alle grandi imprese del settentrione furono le più colpite dalla crisi. Al contrario molte aziende locali riuscirono, sebbene con momenti di incertezza, ad avere un ciclo di sviluppo ininterrotto. Si tratta principalmente di imprese familiari, create e gestite da imprenditori salernitani, espressione del territorio, della cultura, delle tradizioni, che hanno saputo trarre dal contesto locale le energie e spesso le risorse per puntare all’eccellenza. Ancora oggi, sebbene quarant’anni di legislazione speciale per il Mezzogiorno non siano bastati a mettere in moto uno sviluppo duraturo e soprattutto autonomo delle imprese meridionali, lo sviluppo industriale meridionale è legato alle piccole e medie attività imprenditoriali operanti soprattutto nel settore manifatturiero. Tra le diverse esperienze di capitalismo locale e familiare di quest’area del Mezzogiorno si è scelto di analizzare una delle realtà imprenditoriali più longeve della provincia salernitana: il sistema di imprese della famiglia Di Mauro di Cava de’Tirreni. Dalla fine dell’Ottocento, la famiglia ha saputo affermare, espandere e reinventare la propria attività nel campo della tipografia, dell’editoria, e della cartotecnica, passando indenne per le difficili congiunture del ’900, e giungendo a essere attualmente una realtà di punta nel tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno.In the second half of the twentieth century, the Salerno province represented one of the most important industrial reality of the southern Italy
“Where there is a will, there is a way”: l’adesione dell’Unione europea alla CEDU alla prova dei nuovi negoziati
Dis-eguaglianza e mercato
Il rapporto tra diseguaglianza e mercato può essere affrontato da molteplici punti di vista. Sul piano economico, coinvolge alcune tra le più controverse problematiche relative al conflitto tra efficienza ed equità nell’ambito dell’economia di mercato: problematiche che, paradossalmente, hanno finito per assumere toni sempre più polemici con il progressivo arricchirsi delle società. Sul piano politico, comprende l’ampio ventaglio delle azioni pubbliche volte a ridurre le diseguaglianze sociali prodotte dalle dinamiche di mercato: azioni che sono il frutto di scelte del legislatore e delle amministrazioni circa i tempi e i modi dell’intervento pubblico nell’economia (a monte, all’interno o a valle del mercato; in forma di regolazione, gestione o perequazione). Sul piano giuridico, riguarda tutto l’insieme delle norme e delle istituzioni che in un determinato ordinamento disciplinano il funzionamento del mercato, cercando di contemperare adeguatamente libertà individuale ed equità sociale.
La prospettiva adottata in questa sede è quella del diritto costituzionale. Dopo avere sinteticamente ricostruito il modello economico delineato dalla Costituzione italiana, nei suoi presupposti teorici e nei suoi sviluppi dottrinali e giurisprudenziali, si cerca di comprendere se esso sia stato effettivamente attuato o sia stato in tutto o in parte disatteso. Partendo dai fondamenti del pensiero economico e di quello politico per arrivare alle loro applicazioni pratiche, si valuta quindi la compatibilità con il sistema costituzionale – e, segnatamente, con il principio di eguaglianza formale e sostanziale di cui all’art. 3 Cost. – dell’odierno «capitalismo di mercato»
La salute mentale e il decisore pubblico: una strategia a rete tra Lea e policentrismo regionale
I diritti sociali tutelati dalla Costituzione e da norme sovranazionali (all’istruzione, alla salute, all’assistenza sociale, al lavoro, all’abitazione) esigono spesso la predisposizione di servizi e l’erogazione di prestazioni, la cui individuazione e realizzazione comportano delicate scelte politiche, legislative, amministrative e finanziarie, che sono precedute e seguite da complesse valutazioni tecniche ed economiche: una preventiva analisi tecnico-scientifica delle situazioni e dei bisogni, un’analisi tecnico-economica dei diversi tipi di strumenti e di effetti, un’analisi dei vincoli normativi e finanziari, delle norme più idonee e delle misure più efficaci ed efficienti per soddisfare i vari bisogni, dei relativi costi e delle risorse necessarie per finanziarli. Le valutazioni tecniche sono prive di legittimazione democratica, ma orientano e condizionano le scelte politiche e la discrezionalità amministrativa: a volte agevolano l’esercizio dei diritti e a volte rischiano di svuotarli, il che pone anche il problema della tutela giurisdizionale dei diritti sociali. Il volume indaga sull’incidenza della “tecnica” sulle scelte legislative, amministrative e giudiziarie di effettiva protezione dei diritti sociali in cinque ambiti: decisioni di bilancio, programmazione degli interventi e dei servizi, normazione, determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali, discrezionalità amministrativa e tutela giurisdizionale
