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Fare pragmatica per fare grammatica: un percorso sulla gestione verbale del conflitto
L’attenzione alla qualità delle competenze d’uso della lingua è un tema attuale a scuola. I docenti spesso lamentano scarsa efficacia nelle produzioni dei bambini, non solo nella lingua scritta, ma anche nell’interazione orale. L’uso di parole poco appropriate o la difficoltà a cogliere gli impliciti conversazionali possono generale fraintendimenti, se non addirittura situazioni di conflitto, con importanti ricadute sia sul successo scolastico che nelle relazioni. Poiché gli approcci più tradizionali basati sull’insegnamento di lessico e grammatica non sempre garantiscono lo sviluppo delle abilità d’uso della lingua,diventa importante trovare nuove strade.A partire da queste considerazioni, nel presente contributo si illustra un possibile percorso didattico sulla gestione verbale del conflitto. La proposta è basata sulle esperienze condotte in classi seconde,terze e quarte della scuola primaria grazie al progetto di formazione e ricerca-azione «Oggi facciamo pragmatica». Nel
presentare i materiali didattici si intende offrire una traccia pratica facilmente riadattabile a diversi contesti, senza la pretesa di essere prescrittivi rispetto alle possibili modalità di accompagnare gli allievi nell’esplorazione della pragmatica, ma piuttosto con l’intenzione di stimolare interesse e curiosità a sperimentare
Innovare la didattica con la formazione. Il Discussion Study per promuovere pratiche inclusive nella didattica della scrittura a scuola
Con l’obiettivo di aiutare i docenti a sfruttare le potenzialità della discussione in classe, all’interno del progetto Osservare l’Interlingua, grazie collaborazione con il gruppo di ricerca FAR Unimore dedicato al Lesson Study, si sono sviluppati alcuni percorsi formativi basati sulla metodologia del Lesson Study (Bartolini, Ramploud, 2018), una forma di progettazione e analisi collaborativa di attività didattiche che permette ai docenti di osservare al microscopio una lezione, sviluppando sia capacità analitiche sia consapevolezza rispetto al proprio ruolo nella gestione delle dinamiche comunicative. Il nostro contributo intenderebbe esplorare le possibili ricadute del Discussion Study (DS: Bertolini et al, ics) – inteso come evoluzione del più noto Lesson Study (LS) – sullo sviluppo della professionalità del docente. Il DS trae le sue origini dal LS cinese e nasce per diventare uno strumento per lo sviluppo professionale dei docenti, coinvolgendoli in esperienze collettive a carattere di ricerca (Chen e Yang, 2013). Il DS richiama in modo evidente alcuni aspetti e caratteristiche del microteaching (Singh et al.1987) e del team teaching (Buckley 2000) che sono ulteriori e alternativi strumenti per lo sviluppo della professionalità del docente.
Questo contributo è volto a esaminare le ricadute formative dello strumento del DS sulle consapevolezze e capacità degli insegnanti di gestire la discussione in classe. L’obiettivo è osservare se e come il Diccussion study è in grado di modificare l’agire didattico a scuola. Il Discussion study prevede infatti la costituzione di piccoli gruppi di insegnanti, studenti universitari e ricercatori, con l’obiettivo di condividere la microprogettazione di una lezione di un’ora dedicata alla discussione in classe. Dopo aver proposto la lezione agli allievi, il gruppo analizza in dettaglio la video-registrazione, concentrandosi in particolare sul parlato del docente, identifica punti di forza e punti deboli, definisce strategie migliorative e riprogetta collaborativamente un secondo intervento per la stessa classe
La competenza pragmatica per comunicare all'università: e-mail e colloqui di richiesta di studenti italofoni e internazionali
La presente ricerca è stata condotta con il fine di individuare i bisogni comunicativi degli studenti universitari parlanti nativi (PN) e paranti non nativi (PNN) di italiano, attraverso l’osservazione di tre fenomeni diversi: la percezione di ciò di cui si ha bisogno per comunicare efficacemente e adeguatamente all’università con un professore; la competenza pragmalinguistica necessaria per fare richieste in modo appropriato al contesto accademico, nella corrispondenza scritta e nella conversazione con il docente; la gestione delle sequenze di chiusura alla fine del colloquio con il docente. Per perseguire gli scopi dello studio sono stati impiegati due strumenti: un questionario per rilevare la percezione degli studenti riguardo ai propri bisogni comunicativi in ambito accademico e una raccolta di produzioni scritte e orali, su cui è stata condotta un’analisi testuale. I testi collazionati sono specificamente e-mail di richiesta inviate a docenti universitari e colloqui tra docenti e studenti. I testi degli studenti italofoni sono spontanei, mentre quelli degli studenti internazionali sono stati elicitati tramite task scritti e role-play. I risultati ottenuti mostrano che gli studenti universitari PN e i PNN siano mediamente competenti nella gestione della diafasia nello scritto e nel parlato formale. Per entrambi i gruppi, quindi, data la sovrapponibilità dei risultati ottenuti, l’analisi evidenzia che è possibile un raffronto tra esigenze glottodidattiche. Questo dato conferma l’assunto che la competenza diafasica delle varietà alte non fa parte della competenza linguistica naturale e spontanea, ma che, in un ipotetico continuum della competenza parlante nativo/parlante non nativo, le varietà formali della lingua costituiscano un’area di sovrapposizione, in cui tanto il parlante madrelingua quanto l’apprendente necessitano di istruzione. La sintesi dei risultati ottenuti da questa ricerca apre pertanto a una riflessione sull’opportunità di pensare ed elaborare strumenti di formazione specifici per l’italiano della comunicazione accademica, dedicati agli studenti universitari che entrano a far parte del sistema universitario italiano, sia italofoni sia in mobilità internazionale
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Morfologia del nome
M. CHINI è autrice di tutto il cap. tranne i parr. 3.2.1. (pp. 49-51), 3.3.1 (p. 53) e 3.4.6 (pp. 62-64), scritti da Stefania Ferrari
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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